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Libri, “La musica che abbiamo attraversato”, Fantoni Minnella ascolta il Novecento

Maurizio Fantoni Minnella

Maurizio Fantoni Minnella

Davvero una sfida coraggiosa, quella sostenuta dall’ultimo volume del critico e filmaker Maurizio Fantoni Minnella “La musica che abbiamo attraversato”, che ha per sottotitolo una preziosa chiave di lettura dell’opera: “Un viaggio sentimentale nel Novecento” (il libro è pubblicato da Editori Riuniti). Quattrocento pagine per chiudere i conti con il “secolo breve” visto con gli occhi non tanto del critico di professione, quanto dell’appassionato ascoltatore onnivoro, che si muove tra epoche, generi ed autori con passo veloce e sicuro.

Ma non solo il volume è una sfida in sè, con le sue pagine scevre di foto o illustrazioni, ma lo è anche la collocazione del volume all’interno di una “trilogia saggistico-autobiografica”, come annunciato dallo stesso autore: alla musica, seguiranno volumi dedicati a cinema e letteratura. Un programma da far tremare le vene ai polsi.

Ma veniamo a “La musica che abbiamo attraversato”, un volume di difficile definizione. E’ senza dubbio una lunga cavalcata tra la musica che caratterizza il secolo terminato, ma nello stesso tempo è forte, nelle sue pagine, un’anima molto personale, i sentimenti vengono messi in primo piano, gli intrecci con la vita dell’autore sono decisivi. Un approccio che consente a Fantoni Minnella di non perdersi nel labirinto sonoro del Novecento.

Come spesso dice l’autore: “Io sono un uomo del ’900″. E questo lo si avverte ad ogni pagina della sua opera, capace di spaziare dagli antichi ai moderni, dai generi alle contaminazioni, dalla musica colta ad un’avvincente “apoteosi della canzonetta”, dai grandi autori entrati nella storia ai “Magnifici tre”, ovvero la musica “promossa” dal mercato, Miles Davis, Franco Battiato, Ludovico Einaudi (magari si poteva fare poker con Nicola Piovani). Ma è impossibile esaurire la varietà e la vastità delle tematiche affrontate da Fantoni Minnella.

Questa autobiografia dell’ascoltatore onnivoro pulsa di ricordi e di nostalgie. Anzi, si potrebbe dire che la nostalgia è uno dei sentimenti più forti: sarebbe sufficiente leggere le belle pagine sulla casa materna e le prime scoperte musicali. Oppure le sedute nei negozi di vinili per ascoltare, nello splendido isolamento della cabina, note lontane e sconosciute, contando sulla simpatia di colti e competenti commessi. Ma non si può tacere delle chicche di cui è cosparso il volume: dalla citazione di una stupenda e dimenticatissima rivista impegnata come Musica/Realtà all’evocazione dei Tangerine Dream e del grandissimo Anthony Braxton (ma di questo nel libro non c’è traccia di Saxophone Improvisations, ascoltatissimo in quegli anni là).

Insomma, un itinerario di dischi e di musica che ha molto delle passioni generazionali: quasi un itinerario sentimentale che poteva caratterizzare, tra ’70 e ’90, una meglio gioventù corsara, all’infaticabile ricerca del nuovo, dell’antico, dell’imprevedibile. C’è tutto questo, e molto altro ancora, nel libro di Fantoni Minnella. Un libro che si chiude – questo sì che è un miracolo – con indice delle opere e dei nomi, una bella abitudine che gli editori italiani, negli ultimi decenni, hanno cancellato con un certo orgoglio.

 

 

22 dicembre 2015
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