Roma

Roma, Varesini al congresso nazionale dei comitati “Difendiamo i nostri figli”

Un moimento del convegno nazionale a Roma

Un moimento del convegno nazionale a Roma

“Molto probabilmente ci vorrà un’altra manifestazione nazionale. È il solo modo per far arrivare alle orecchie del governo la voce del popolo. Tenetevi pronti!”. E’ questo il messaggio che il portavoce Massimo Gandolfini ha dato sabato a Roma al primo congresso nazionale del Comitato “Difendiamo i nostri figli”. Il comitato ha organizzato la manifestazione che il 20 giugno scorso, a Roma, in Piazza San Giovanni, ha portato un milione di persone a testimoniare per la famiglia e contro la propaganda del gender nelle scuole e il disegno di legge Cirinnà sulle cosiddette “unioni civili”.

Al congresso era presente anche una delegazione del neo comitato locale di Varese. I delegati hanno raccontato il lavoro svolto sul territorio in oltre due anni di sensibilizzazione delle persone e di partecipazione a manifestazioni pubbliche in difesa della famiglia e della libertà, quali le veglie delle Sentinelle in Piedi o le conferenze dell’avv. Gianfranco Amato e di Mario Adinolfi.  Presente anche l’assessore della Regione Lombardia Cristina Cappellini.

“Negli ultimi giorni – spiegano i Varesini – l’appello contro l’utero in affitto lanciato dall’associazione “Se non ora quando” ha reso evidente il dissenso contro tale pratica anche nel mondo femminista, a cui è dato ampio risalto sui media. Nel frattempo, però, la Corte di Appello di Milano ha reso nota un’ordinanza che riconosce pienamente una “stepchild adoption” avvenuta in Spagna. La “stepchild adoption” – adozione del figlio del partner dello stesso sesso – è il meccanismo giuridico attraverso cui si legittima anche in Italia, dove è vietata, la pratica dell’utero in affitto realizzata all’estero. Questa è la terza ordinanza in tal senso nel nostro Paese, dove il Parlamento, che sta discutendo sul tema, viene evidentemente scavalcato dalla magistratura. Inoltre, continua la propaganda gender nelle scuole, con libretti e corsi che dietro i nobili obiettivi della lotta al bullismo e alle ingiuste discriminazioni, instillano dubbi sull’identità fondamentale – maschile e femminile – dei bambini. Alcune regioni, tra cui la Liguria, hanno approvato mozioni contrarie a tale propaganda. Ma l’emergenza, in Italia, rimane, e il Comitato “Difendiamo i nostri figli” ha istituito un osservatorio permanente sul gender, che sarà riconosciuto dal ministero dell’istruzione. Sul testo delle unioni civili – calendarizzato in Senato scavalcando la Commissione Giustizia – il governo non  sembra volere arretrare. Il testo equipara di fatto le unioni tra persone dello stesso sesso alla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Ma tale ridefinizione del matrimonio, esclusivamente sulla base del sentimento, introduce un arbitrio di cui la legittimazione dell’utero in affitto e delle adozioni per persone dello stesso sesso non sono che la punta dell’iceberg. La famiglia – società naturale fondata sul matrimonio, secondo la Costutuzione italiana – è un bene prezioso per tutti, in particolare i più poveri e deboli, come i bambini e gli anziani. Per questo, essa va aiutata e non indebolita o annacquata.  Per questo, anche a Varese il comitato è pronto: motore acceso per tornare in piazza, ancora più numerosi del 20 giugno!”.

La delegazione del comitato “Difendiamo i nostri figli” di Varese presente era formata da Benito Tartaria, Gabriele Fontana, Claudio Di Giovanni e Massimiliano Amato.

16 dicembre 2015
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