Varese

Varese, Egregio Signor futuro sindaco, lettera aperta sulla cultura

comune di VareseEgregio signor futuro Sindaco della città di Varese,

spero che Lei mi possa leggere oggi, pur non sapendo ancora di essere il “primo cittadino”, trovandosi però tra coloro che si candideranno.

Mi permetterò, così, di scriverle a proposito del tema culturale, molto sentito in città: si tratta, ovviamente, di un semplice suggerimento, (per altro incompleto, non volendo abusare degli spazi giornalistici e della pazienza da parte dei miei quattro lettori, oltre che della Sua) di un’indicazione a proposito di come potrebbe compiersi un’amministrazione seria del settore “cultura” che, di per sé, copre un raggio molto più vasto di quanto, talvolta, faccia comodo credere.

Mi dispongo a scrivere, perché sono convinto che Varese abbia grandi possibilità da giocare nel settore, tanto che questi possa diventare uno dei cardini trainanti per il prossimo futuro del nostro capoluogo e del territorio circostante.

Fermo restando che la cultura, lo spettacolo, lo sport non posseggono una connotazione politica (salvo che siano strumentalizzati), lo spunto per questo intervento è il resoconto del dibattito, tenutosi sabato scorso, organizzato per i quattro candidati alle primarie del PD, dove gli stessi hanno espresso qualche indicazione sulle loro idee della gestione in materia.

Mi sembra, però, che si navighi in alto mare. D’altra parte, per il momento, nulla di coordinato si è ascoltato, in proposito, nemmeno dagli schieramenti opposti.

Proporrò, così, sulla base delle mie modeste esperienze pratiche, almeno due punti che ritengo fondamentali per impostare la prossima gestione del settore a Varese.

Primo, bisognerebbe capire come s’intenda gestire il patrimonio culturale presente in città, tramite principi di amministrazione generale, in altre parole come indirizzare i fondi e come recuperarli anche a livello europeo (sono erogati già da alcuni anni dall’UE, quando si chiedano, ma sono necessarie alcune garanzie di attendibilità e di concretezza), secondo, sapere quale priorità concedere ad un eventuale progetto che si presenti caratteristico delle peculiarità del territorio.

Per questi due punti, egregio signor Sindaco, sarebbe auspicabile che si gestisse il comparto culturale in piena sintonia con altri assessorati, con i quali esso s’integra e si completa (territorio e sviluppo dello stesso, ricadute sul comparto del commercio, appetibilità e qualità delle offerte per chi soggiornasse in provincia, asili e scuole, collaborazione con l’Università, soprattutto riguardo al dipartimento che comprende le Storie locali, dalla Preistoria alla Seconda guerra mondiale, arredo pubblico in fatto di monumenti o semplici tracce della suddetta storia, ecc).

Ed è in tale ambito che si debba cercare di individuare un momento, auspicabile la cadenza annuale (quello che volgarmente si chiama “evento”), non avulso dall’ambiente in cui nasca, ma che prenda vita dallo stesso. Quindi, l’esatto contrario di “notti bianche” o di “campionati di ciclismo”, conclusi i quali della città nessuno più si ricordi, ma una caratteristica che ponga Varese sul dizionario internazionale, che le sia unica e propria (non necessariamente legata ai siti UNESCO, che andranno valorizzati in altri termini, più settoriali).

Con tale impostazione, si preserva così quella “nostra cultura” che, un po’ alla rinfusa ed in modo piuttosto vago, è sbandierata dalla Lega e da certa destra come baluardo (per altro, giustamente sacrosanto), senza, però, capire fino in fondo come tale bandiera si sia tessuta nei secoli europei.

Fino ad oggi, infatti, il principio dell’assessorato alla cultura è stato il distribuire patrocini e fondi senza che questi fossero inseriti in funzione di un corpo unico, di un progetto unitario che, inevitabilmente, comporta di scegliere di indirizzare tali fondi solo in funzione del progetto che si è inteso intraprendere, quindi, dopo che se ne siano definiti i confini, le attese e le eventuali affrancature.

In altre parole, il principio per l’amministrazione pubblica è che si deve scegliere, in modo chiaro, che cosa si voglia fare, su che cosa puntare le forze da impiegare, e, di conseguenza, come destinare il bilancio del settore. Non il solo ammontare della cifra, infatti, è il punto di partenza per un progetto, ma pensare questo sulla base concreta dei fondi disponibili di volta in volta.

Faccio un esempio banale, ma credo comprensibile: dovendo allestire un convito, se fino ad ieri avevo a disposizione 1000 euro per il pranzo di gala ed oggi né ho solo 700, la mia bravura sta nel fare servire il desinare che mantenga la stessa qualità, sostituendo, però, taluni ammennicoli.

Pertanto, quando parlo di “gestione del patrimonio presente sul territorio”, intendo, ad esempio, anche Biblioteca e Musei, un settore in realtà vivo, ma che necessita di adeguamenti e di aggiornamenti, argomento del quale non sento parlare da più di vent’anni.

Ma c’è altro di necessario (e d’impellente), sulla lista, mi creda, signor Sindaco…

Quindi, duplice è il compito in questo campo: conservare, aumentando la fruibilità di quello che abbiamo ed individuare la “novità” da inseguire per “lanciare” Varese, in conformità a quanto già possediamo.

Insomma, valorizzare al meglio per “guadagnare” di più; investire il capitale in nostro possesso, facendolo fruttare a vantaggio della ricaduta economica sulla città, in altre parole sul cittadino che studia, che lavora, che imprende.

Bruno Belli

 

1 dicembre 2015
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25 commenti a “Varese, Egregio Signor futuro sindaco, lettera aperta sulla cultura

  1. Marco Massa il 1 dicembre 2015, ore 17:32

    Ecco un modo concreto e chiaro di come approcciarsi al problema. Magari non condivisibile da tutti, come è giusto che sia, ma indicativo di come affrontare la questione.
    Ad ogni modo, Belli non è un politico: che sia questo il motivo della concretezza?

  2. Daniele Zanzi il 1 dicembre 2015, ore 18:15

    Caro Belli,
    i resoconti di un dibattito sono spesso incompleti e lacunosi.
    Meglio sarebbe stato esserci di persona.
    Non mi pare , e non parlo solo per il sottoscritto- che, nel dibattito tra i candidati alle primarie di coalizione – e non del PD -, si sia “navigato in alto mare”.
    Vi sono stati spunti interessanti concreti e , seppur nella limitatezza del tempo a disposizione, sono anche emerse visioni che tu auspichi e sulle quali anch’io concordo

  3. INFANTE MICHELE il 1 dicembre 2015, ore 18:52

    Abito a Varese da pochi anni per l’esattezza cinque, e sento il dovere di ringraziarla per l’iniziativa da Lei presa per far si che gli attuali e futuri amministratori di questa bella città facciano concretamente qualcosa per mantenere la cultura ad un livello rispettabile..
    Oggi tranne che qualche associazione di volontari di cultura se ne può gustare ben poco.
    Cultura dice che è fondamentale avere un piccolo teatro che possa rappresentare opere liriche e non costringere gli appassionati ad andare alle sale cinematografiche (quelle di Varese non si prestano ) che proiettano questi eventi. In conclusione: penso che i pochi soldi che si spenderanno per la cultura, frutteranno tanto di più.

  4. Oldrini Romano il 1 dicembre 2015, ore 20:55

    Quattro concetti : CONTINUITA’ e non EPISODICITA’ , FINANZIAMENTI MIRATI e non a PIOGGIA, COINVOLGIMENTO degli istituti scolastici, VALORIZZARE LE BELLEZZE DEL TERRITORIO ( e ne siamo particolarmente ricchi!), Da 25 anni il Premio Chiara si muove su queste direttive. Cordiali saluti. Oldrini

  5. a.g. il 2 dicembre 2015, ore 00:38

    E’ vero il Premio Chiara è un’eccellenza…sarebbe ancora meglio se, finalmente, decidesse di assegnare il Premio Chiara alla carriera al grande Dario Fo, premio Nobel, radici sul nostro territorio, grande prestigio in Italia e all’estero…Davvero incomprensibile la sua esclusione da anni…

  6. Bruno Belli il 2 dicembre 2015, ore 10:54

    Caro Zanzi,
    innanzi tutto ti ringrazio per avere scritto. Vedo che, dei 4 candidati alle primarie, forse perché tu non sei un politico, sei l’unico che interagisce con i lettori, qui su VARESEREPORT. Ti rendo merito di questo, anche perché dimostri, così, che quello che dici hai intenzione di farlo.

    Non faccio una colpa né ai 4 candidati sul pressapochismo che ho trovato nelle risposte, perché comprendo la ristrettezza dei tempi, e nemmeno ai colleghi giornalisti (mi sono letto tutti i resoconti su tutte le testate come dovrebbe fare chiunque voglia informarsi compiutamente sull’argomento che interessa).

    Forse, sarebbe stato più opportuno (ma non me la prendo nemmeno con gli organizzatori, che, almeno, hanno provato a intraprendere un dibattito pubblico sulla cultura) scegliere un giorno e un orario settimanale diversi (il sabato alle ventuno, permettimi, ma la più parte delle persone è a teatro, oppure al cinema, o fa una passeggiata, o si delizia di un téte-à-téte con la persona che l’innamora…)

    Perché è importante sia il giorno, sia il luogo: se questo, possibilmente, non avesse connotazione “politica”, sarebbe ancora meglio. Lavoriamo in una città che vuole essere moderna, ma è prigioniera ancora di una mentalità provinciale e te ne porto un esempio, molto utile per capire che lavoro certosino dovrà fare il futuro assessore alla cultura, oltre che il sindaco.

    Quando sono invitato a tenere qualche conversazione all’Universauser presso Coop, ti garantisco che ho alcune persone che frequentavano senza problemi i venerdì che ne hanno a farsi vedere presso un’attività “di parte”.
    Mentre il sottoscritto non si fa problemi se deve conversare, eventualmente, con i “Giovani padani” oppure con i “Giovani democratici”, questi lo avrebbero ad intervenire gli uni nel “territorio” degli altri (come i loro padri, d’altra parte).
    E questo è veramente indicativo: quindi, i cittadini vedono, in realtà, quello che, di fatto, le primarie della “coalizione del Pd” (come giustamente mi correggi) sono: un affare che riguarda soltanto i soggetti interessati, non tutta la cittadinanza.

    A Romano Oldrini dirò che lo ringrazio per l’intervento, ma mi permetto di fare notare che gli organizzatori del Premio Chiara non possono far di Belli la cassa di risonanza al momento opportuno, giacché non li ho mai visti in questi ultimi venti anni prendere parola in modo inequivocabile anche quando sono avvenute, culturalmente parlando, porcherie di ogni genere, mentre il sottoscritto, dal Salone dei “venerdì”, come dalle colonne della stampa locale ha sempre tuonato e prodotto le sue idee, anche “contro” la corrente de momento, senza pensare prima a “pararsi il sedere”, comportamento questo che dovrebbe essere il principio dal quale muovere l’azione, per ognuno che si ritenga libero nel pensiero (fondamento di ogni cultura).

    B.B.

  7. giovanni Dotti il 2 dicembre 2015, ore 11:13

    Pienamente d’accordo coi due commenti precedenti.

  8. Mariella il 2 dicembre 2015, ore 16:51

    Molto interessante la lettera di Bruno Belli, ma ancora di più trovo il commento che egli stesso fa, dove parla senza peli sulla lingua del “provincialismo”, una delle zavorre più pesanti che ci portiamo dietro nel settore culturale.
    Però, mi domando, quale ruolo può avere, oggi, un Belli, con questa impostazione molto razionale e “classica”, nel bataclamme politico cittadino (e nazionale)?

  9. Adriano Gallina il 2 dicembre 2015, ore 17:01

    Solo una nota di precisazione all’ultimo intervento di Belli: il dibattito era il sabato, sì, ma alle 18.30. Al dibattito seguiva un frugale aperitivo che poteva fungere da ottimo viatico per le amene attività serali delle 21 da lui descritte. In secondo luogo, il dibattito si svolgeva in ARCI, che certo non è una sede di partito (ancorché si tratti di un’associazione certo connotata politicamente a sinistra, e con un certo orgoglio). Mi chiedo dunque: l’assenza di Belli (e questi interventi, certo legittimi ma altrettanto certamente “post festum”) sono dovuti ad una distratta lettura dei numerosi comunicati di convocazione (e dai suoi impegni vespertini), ad una ritrosia un po’ aprioristica nei confronti di ARCI, o ad altro: perché, al di là del merito delle sue osservazioni, danno un po’ la sensazione dello stucchevole balletto “morettiano” di chi sente il bisogno quasi fisico della lusinga, del riconoscimento, del “farsi pregare”. “Mi si nota di più se vado o se non vado” (e se poi scrivo una bella lettera su ciò che è accaduto in mia assenza)? Quanto agli altri assenti intervenuti in forma più o meno “censoria” in questo spazio (o nei commenti al precedente articolo di Andrea Giacometti sull’incontro), credo che abbiano risposto adeguatamente Mauro Gervasini e Daniele Zanzi: e in ogni caso, sappiamo tutti che questo è il paese dei CT che, dal calduccio delle loro poltrone, giocano sempre meglio di qualsiasi Messi o Ronaldo che suda, e a volte sbaglia, sul campo.

  10. Bruno Belli il 2 dicembre 2015, ore 17:52

    Mi scusi, professor Gallina, ma mi sembra che Lei mi voglia trattare da tonto.
    Lei stesso ammette che ARCI (associazione ricreativa culturale italiana) è “connotata politicamente a sinistra”, tanto che, leggo dalle enciclopedie “Si riconosce genericamente negli ideali della sinistra antifascista.”

    Ho espresso chiaramente le ritrosie di molti ad intervenire in luoghi “politici” (connotati politicamente, ergo), senza bollare alcunchè.

    Quindi, mi scusi, ma il suo intervento, in tal modo, risulta gratuito e puramente polemico.
    Io, invece, volendo proporre a TUTTI una fase costruttiva sulla cultura, alle sue gratuite valutazioni sul mio “essere” non intendo nemmeno prestare attenzione.

  11. Giulio Gianelli il 3 dicembre 2015, ore 09:59

    Ottimo, egregio Belli, il suo pensiero qui sopra: “volendo proporre a tutti una fase costruttiva sulla cultura”.
    Mi piace proprio quel “costruttiva”, sopratutto oggi dove si intende “distruggere” a priori quello che fa o pensa un altro.
    Bell’esempio che ci propone. Grazie.

  12. Emiliano il 3 dicembre 2015, ore 13:52

    Mi colpisce, riguardo a Belli, la giusta domanda di Mariella: “… mi domando, quale ruolo può avere, oggi, un Belli, con questa impostazione molto razionale e “classica”, nel bataclamme politico cittadino (e nazionale)?”
    Come dire che chi “cerca” di rimettere un po’ d’ordine a una situazione divenuta totalmente anarchica e caotica è del tutto fuori posto e inadeguato, o peggio, “reazionario” (paola “buona” in tutte le stagioni). Ma inadeguata è la situazione creatasi a livello nazionale nei confronti della cultura, che solo quando sarà liberata dai suoi orpelli e riferimenti politicizzati, forse, potrebbe ricominciare ad attrarre l’uomo comune (non comunista).
    O ci vuole per forza il diploma del liceo artistico per occuparsi di cultura? O bisogna auto-proclamarsi a gran voce “anti-fascista” per aver il diritto di farlo? Siamo alle porte del 2016, ma per molti (e di gran peso) è ancora il settembre 1943. Anacronismo puro e disperante.
    Comunque… candidati sindaci “sicuri” ancora mi sembra non ce siano. Non sarebbe il caso di rinviare la questione quando le carte in tavola saranno chiare? Più che altro perchè la giusta lettera di Belli rischia di finire nel vuoto e, a parte i suoi “quattro lettori”, nessuno avrà recepito il messaggio.

  13. Davide R. il 3 dicembre 2015, ore 14:10

    Mi piace sempre leggere Belli; lo faccio volentieri. Mi piace perchè l’ho visto fare quello che diceva, sempre, durante la sua attività. Mi piace perchè preferiva ascoltare prima di parlare e soprattutto perchè ho imparato che parlava soltanto quando era certo di quello che esprimeva.
    Molti, invece, parlano per parlare; per farsi vedere; per fare una gara a chi è più bravo.
    Non mi ritengo una persona colta, ma mi piace frequentare gli appuntamenti a Varese quando ci sono iniziative. Certo, ho frequentato anche “i Venerdì”, in modo abbastanza assiduo ed ho visto passare giornalisti, professori, semplici appassionati che esponevano le loro predilezioni.
    Quando vedo che, pretestuosamente, si colpiscono uomini che hanno valore – magari si può anche non essere sempre d’accordo – mi arrabbio davvero.
    Eppure, anche qui, Belli ha semplicemente raccontato qualcosa, così come lo vede questo qualcosa.
    E siccome non è uno stupido, e non lo sono, credo, neanche i suoi lettori, penso proprio che qualcuno, comunque, saprà farne anche tesoro.

  14. a.g. il 3 dicembre 2015, ore 14:54

    La lettera di Belli prende sì spunto dal confronto tra candidati alle primarie del centrosinistra, ma ha pure una sua autonomia di pensiero. Come del resto ciò che esce dalla società civile, e che può configurare uno spazio di libero dibattito, ricco di esperienza, foriero di progettualità. La vera sfida è che la politica si confronti senza strumentalizzare. Difficile, difficile. Possibile?

  15. domenico nitopi il 3 dicembre 2015, ore 15:51

    Riallacciandomi al commento già pubblicato, in relazione a precedente articolo, non mi pare ci sia alcunchè di censorio da parte di chicchessia, e soprattutto degli “assenti” (che, notoriamente, hanno sempre torto) a quell’importante convegno sulle proposte di rilancio della cultura formulate, in particolare, dal Comitato Varese 2.0. che, per il tramite del suo portavoce, fa riferimento ad un libercolo dei sogni che, allo stato, non risultano neppure condivisi dagli alleati. Nel quale si legge, peraltro e per la quasi totalità, della risistemazione di piazza della Repubblica che, francamente, poco ha da spartire con la cultura (ma pure con il turismo, l’occupazione, ecc…) e meno ancora interessa alla maggioranza dei varesini. Certo, sconfortante vuoto progettuale, mi sembra di avere usato questa espressione, può apparire un giudizio tagliente, ma non mi pare che la adombrata, generica realizzazione di un Museo della scienza e della tecnica (con quali soldi, con quali strumenti?) o addirittura dell’aviazione (con tutti i tesori che già abbiamo in casa, meglio indicati nel mio precedente commento) sia una seria proposta da parte di chi, rammentiamolo, ambisce al governo della cosa pubblica. Suggerirei più umiltà

  16. domenico nitopi il 3 dicembre 2015, ore 19:37

    Il commento, per il vero, concludeva così: suggerirei più umiltà, anche perchè, allo stato ed al di là di diverse risultanze elettorali, il comitato gode dell’appoggio, naturale, dei quattro familiari più stretti.

  17. Marco Massa il 4 dicembre 2015, ore 09:58

    L’arroganza, o il pressapochismo di chi si lancia in politica è palese: ho terminato poco fa di leggere il pezzo sui 4 candidati che dibattono pubblicamente.
    Non leggo di uno, dico di uno, che abbia fatto riferimento alla cultura: dopo la pubblicità di sabato scorso, in un dibattito che, leggo, sembra la fotocopia del primo, si sono già dimenticati dell’argomento.
    Evidentemente, come c’era da aspettarsi, Belli è intervenuto invano. E’ la solita storia: sono convinto che, nonostante gli spot, ai politici – perchè i 4, sono politici, fanno parte di una coalizione ben connotata politicamente – della “società civile” non freghi proprio un bel nulla.
    Concordo, poi, con quanto scrive qui il signor Nitopi.

  18. Valentina il 6 dicembre 2015, ore 12:16

    Trovo questa fase “propositiva” di Bruno Belli molto adatta alle esigenze di quei cittadini che fruiscono della cultura a Varese e non solo. Ci aspettiamo che possa concretamente giovare alla crescita culturale della città.

  19. Rita Ricci Terrani il 9 dicembre 2015, ore 13:05

    Leggo sempre gli scritti di Bruno Belli. Talvolta sono d’accordo, talvolta non mi trovo della stessa opinione, ma sempre appezzo le sue capacità di analisi e di approfondimento.
    Dopo aver letto molti suoi scritti che analizzano a fondo le negatività, ho avuto la soddisfazione di leggerne uno di stampo “propositivo”, cosa che mi fa piacere, poiché penso che la sua poliedrica cultura, la sua approfondita conoscenza della realtà varesina e la sua carica d’intraprendenza siano qualità che la rendono assai adatta a svolgere il ruolo di “propulsore”, assai più che a quello di censore.
    Belli, ogni volta che analizzando la vita culturale varesina, ha sempre notato che tutti cercano di tirare acqua al proprio mulino, mentre nessuno pensa a proporre un quadro di riferimento o un obiettivo globale. La mancanza di questo “quadro di riferimento”, da un lato ha fatto sì che parte delle azioni intraprese potessero essere di natura estemporanea o opportunistica; dall’altro, ha lasciato la popolazione priva dell’unico strumento che le permettesse di valutare la sensatezza, la validità e l’utilità delle varie proposte; quindi, di fatto, l’opinione pubblica è rimasta in pratica assente dal dibattito sulla cultura. Quest’assenza dell’opinione pubblica ha permesso di restringere il dibattito ai soli “addetti ai lavori”, situazione che chi detiene il potere apprezza sempre moltissimo, poiché gli permette di fare ciò che desidera.

    Sarebbe opportuno che qualcuno aiutasse l’opinione pubblica a orientarsi e a capire, in modo da poter vigilare e, se del caso, intervenire. Si sente la necessità di qualcuno che faccia l’inventario di che cosa andrebbe fatto, perché, e da chi; di qualcuno che dica che c’è un traguardo, e dove si trova; di qualcuno che dica dove si va a finire se si sbaglia strada e dove invece si va a finire se si sceglie la strada giusta.
    Solo così l’opinione pubblica potrebbe attivarsi e dare una mano a contrastare l’imperversante parcellizzazione e mercificazione della “cultura”.
    L’ultimo scritto di Belli va in questa direzione: fornire un elenco di possibili attori di una “rinascita” e di puntare il riflettore su attività che sembrano dimenticate è un’operazione fondamentale.

    Lo farebbe Belli?
    E come potrà interagire con l’Amministrazione futura?
    Dove sta la politica?
    E i vari che si candideranno, e i 4 che già affilano le spade, perchè tacciono?

    “Mala tempora currunt”…

  20. Marco Massa il 12 dicembre 2015, ore 11:09

    Sono sconcertato, direttore, e per questo mi rivolgo a lei, dell’assoluto silenzio in ambito culturale, a fronte anche di questo intervento di Belli, non certo campato in aria, espresso in questi giorni almeno da parte dei quattro candidati che stanno facendo un bailamme quasi che ne uscisse il sindaco vero di Varese.
    Uno ha come priorità il Sacro Monte oggi, ma ieri aveva quello della famiglia; un altro l’ambiente, ma anche piazza Repubblica, un altro ancora alberi veri o di plastica attorno ad un progetto faraonico che c’è da farsi venire un colpo al cuore perchè finirà come l’Arcisate Stabio, probabilmente, un altro ha la parata di stelle parlamentari.
    Poi, se una persona, cioè un cittadino, quel cittadino che dicono i politici che sia il loro interesse, scrive una lettera aperta, quindi rivolta anche ai 4, non ce ne è uno che finga di vederla o che si interessi del contenuto.
    Per lo meno, da lettore, è quanto vedo sul suo giornale, direttore, a meno che i candidati sindaci non si siano rivolti direttamente a Belli.
    Direttore, Lei ne sa qualcosa?
    Grazie.

  21. a.g. il 12 dicembre 2015, ore 13:31

    Mi stupisco che si stupisca….

  22. Bruno Belli il 12 dicembre 2015, ore 16:25

    Egregio sig. Massa,
    come il direttore, non mi stupisco neanch’io.
    Per risponderle: no, nessuno dei candidati alla primarie mi ha contattato direttamente.
    Ma me lo aspettavo. Non è un problema, per me.

    Ognuno opera per quello che può.

    Domani, andranno comunque a votare alla urne delle primarie tanti bravi cittadini confidando nel loro candidato preferito, pagando, per questo, tra l’altro 2 euro (il che mi ricorda da molto vicino la “vendita delle indulgenze” di medievale memoria…).

    Dopo domani, come sempre, si tornerà a vedere come “tra il dire ed il fare” ci sia di mezzo l’oltre-mare.
    Alcuni saranno contenti, altri meno, già in attesa di come cucire eventuali strappi per correre tutti insieme appassionatamente all’appuntamento del 2016.

    Così è…se vi pare…ed anche se non vi pare.
    B.B.

  23. ombretta diaferia il 12 dicembre 2015, ore 17:16

    Si figuri che aspetto dai due candidati, giunti al ballottaggio il giro prima, ancora una risposta sull’elettrosmog…
    (eppur basterebbe leggere un libro per capirci qualcosa http://www.varesereport.it/2012/04/07/cellulari-un-libro-su-cio-che-le-lobby-non-dicono/)

    quello in carica ancora per qualche mese non ha fatto neppur i fatti!
    (e glieli ho ricordati giusto il settembre scorso! visto che il comune gode di introiti proprio per l’esistenza di un regolamento ed una consulta – non ancora convocata a 15 giorni della fine dell’anno!)

    I 4 candidati alle primarie del pd non hanno neppur sfiorato il tema e sul carcere (altra mia “fissa”) lasciato ai giovini un buon incontro, chiosato da uno solo dei tre presenti su quattro.

    Belli, comunque, è avvezzo quanto me a fare anche senza stemmi in petto!

    La cultura si fa… con quel che si ha!

    buona santa lucia
    od

  24. domenico nitopi il 13 dicembre 2015, ore 13:03

    Attendevo anch’io, per il vero, una risposta in merito a certune critiche che mi ero permesso di fare sulla sostanziale assenza d’ogni progetto per il rilancio culturale della città. Eppure, chi si era risentito aveva in questo spazio una tribuna, seppure piccola, per dirci qualcosa in merito. Evidentemente non ha nulla da dire: come, peraltro, già avevamo intuito.

  25. Emiliano il 16 dicembre 2015, ore 14:03

    Leggo oggi che il candidato sindaco del centrodestra parla a proposito di “carenza” di impianti sportivi… questi, quantomeno, di “cultura” non accenna affatto, bontà sua. Almeno sappiamo già che non è un’urgenza d’affrontare da parte sua.

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