Varese

Varese, Emergenza-carcere, affollato dibattito dei Giovani Democratici

Un momento del confronto alla Cupola di Vareser

Un momento del confronto alla Cupola di Vareser

Affollato appuntamento, quello organizzato dai Giovani Democratici di Varese al Cafè La Cupola, al loro primo “AperAttivo” dedicato al carcere, uno dei temi più urgenti, ma spesso dimenticato dal dibattito politico. Com’è la reale situazione degli istituti di pena? Come la situazione varesina? Quali i segnali positivi e quali le criticità? Un incontro presentato da Giacomo Fisco, segretario dei GD cittadini, con la presenza di tre candidati alle primarie del Centrosinistra, il deputato Daniele Marantelli, Davide Galimberti e Daniele Zanzi, ha visto porre molte domande da parte dei giovani presenti. Un incontro interessante e ben gestito dagli organizzatori, anche grazie all’apporto del bravo collega Marco Regazzoni che ha fatto da moderatore del dibattito.

A fare una fotografia generale del fenomeno ci ha pensato, aprendo l’incontro, l’avvocato Paolo Bossi, avvocato varesino e responsabile giustizia del Pd provinciale. “E’ sempre stata difficile la situazione dei carceri, con diversi problemi come il sovraffollamento”, ha detto Bossi, che ha ricordato come la situazione italiana sia stata sotto la lente europea, con la minaccia della Corte europea di comminare una multa di oltre 200 milioni di euro al nostro Paese. L’Italia ha oggi una popolazione carceraria di 52 mila detenuti, ma nel 2006 ha toccato anche punte di 68 mila reclusi. “La finalità del carcere – ha detto ancora l’avvocato – dovrebbe essere quella del recupero e della rieducazione dei detenuti, il loro reinserimento sociale. Questa rappresenta la vera sfida”. Parole di apprezzamento per le scelte del ministro Andrea Orlando che ha puntato sulle misure alternative alla detenzione, una scelta non di carattere straordinario rispetto a misure straordinarie come indulto e amnistia.

E’ poi intervenuta Sara Arrigoni, volontaria presso l’associazione LiberaMente, con esperienze di intervento nei carceri di Varese e di Busto Arsizio. Una voce, la sua, che ha proposto una testimonianza dal vivo sulla vita dietro le sbarre. La volontaria ha fatto un ritratto del carcere sottolineando diversi problemi, tra cui la difficoltà per il detenuto di accedere ad un lavoro, una delle esigenze fondamentali per chiunque. L’altra esigenza, quella degli affetti, comporta problemi relativi alla comunicazione, al rapporto instaurato con ciò che si lascia fuori dal carcere o ciò che si trova uscendo dal carcere. 

Infine ha preso la parola il comandante della Polizia Penitenziaria del carcere di Varese Alessandro Croci, anche lui rimarcando le caratteristiche del mondo carcerario oggi. Croci ha ricordato come ai Miogni ci siano cinquanta agenti a fronte di ottanta detenuti, in una struttura che denuncia tutti gli anni che ha e in cui diventa difficile operare da parte degli agenti. “La gestione dei detenuti è complessa – ha detto il comandante -, con situazioni che possono creare problemi e vanno costantemente tenute d’occhio”. 

La conclusione dell’incontro è arrivata da Daniele Marantelli, che ha ribadito la complessità del tema, le novità che l’emergenza terroristica introduce, la grande capacità del comandante Croci di rappresentare un modello positivo di capacità professionale e di tenuta morale.

 

28 novembre 2015
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