Cinema

Cinema, Ma quant’è narciso il Nanni Moretti di Fantoni Minnella

Il critico Maurizio Fantoni Minnella

Il critico Maurizio Fantoni Minnella

Divertente il “lessico morettiano” che ha pubblicato il critico e filmaker Maurizio Fantoni Minnella con il titolo “Habemus Nanni” (Diabasis), copertina con il solo titolo su cartoncino color crema. Una scelta francescana molto in linea con l’attualità ecclesiale, e che evita le solite immagini-sequenza inguardabili (come la scontatissima scorpacciata onirica di Nutella). Una scelta, quella di rileggere Nanni con parole-chiave, che già ci dice come il popolare regista mal si presti a trattati e trattatelli tradizionali, organici ed esaustivi, ma più si conceda a brillanti lessici, in grado di colpire nel vivo la filmografia del regista, uno di quelli che o lo si odia o lo si ama.

In meno di cento pagine l’autore disseziona Nanni Moretti, i suoi film, ma soprattutto i suoi temi, i suoi tormentoni, le sue idiosincrasie. Qualche volta, sfogliando queste pagine, fa il suo ingresso a gamba tesa Sigmund Freud. Ma forse anche la neoavanguardia, che ritroviamo qui in qualche tranciante giudizio stroncatorio, tipo: “La Stanza del Figlio, opera di molto sopravvalutata”.

Ma ciò che costituisce un po’ il filo rosso dell’aureo libretto, è certamente la chiave di lettura che, con le parole di Fantoni Minnella, si può descrivere come “forte e narcisistico autobiografismo”. Un termine, il narcisismo, che ricorre spesso in queste pagine lessicali, insieme all’altro termine ricorrente: “moralismo”, che finisce per essere bollato come “piccolo-borghese”, e che non manca di sfociare in alcune ottime pagine sul “morettismo”, categoria che, così almeno pare a noi, può connotare un clima generazionale e, dunque, molto Moretti, che fino agli ultimi film è stato senza dubbio autore generazionale. Ma l’autore del volume estrae niente meno che Clint Eastwood, spiazzando lettori e addetti ai lavori.

25 novembre 2015
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