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Varese, Primarie Centrosinistra, De Simone lancia programma in 6 punti

De Simone con le bufale delle primarie

De Simone con le bufale delle primarie

Il candidato alle primarie del centrosinistra Dino De Simone ha lanciato il suo programma al Globe Cafè con una conferenza stampa. Accanto a lui un piccolo recipiente con piccole mozzarelle: “sono le bufale delle primarie..”:

Varese è da troppi anni una bella addormentata. Ma con una gran voglia di svegliarsi. È questa l’immagine che si è formata sotto gli occhi miei e del mio “Laboratorio ConCittàDino” in questi mesi ed è questa voglia di riscatto e di risveglio a cui abbiamo cercato di dare forma nel nostro programma per il futuro della città. Schede tematiche, dove condensare il contributo dei tanti esperti, portatori di idee ed esperienze, che hanno deciso di regalarmi il loro prezioso e competente punto di vista sugli aspetti principali che la visione di una città futura deve per forza toccare: è questa la forma che ho scelto per il nostro programma, on line sul blog dinodesimone.wordpress.com

Il filo rosso che lega tutti gli aspetti progettuali è quello della sostenibilità, della bellezza, dell’innovazione e dell’ottimizzazione delle risorse . Mi sono reso conto che Varese disperde energia da ogni punto di vista: amministrativo, finanziario, ma anche ambientale e culturale.

La nuova amministrazione deve mettere la città nelle condizioni di sviluppare le proprie potenzialità, di farle fiorire, e deve rendere efficace la macchina amministrativa, in modo da favorire l’efficienza e la rinascita di tutto il tessuto socioeconomico. Cominceremo dal ridurre il numero degli Assessori. -

SOCIALE: Puntiamo sulla costruzione del capitale sociale, quell’insieme di reti di relazioni tra individui, tra organizzazioni che hanno un carattere cooperativo e che possono essere finalizzate a facilitare il raggiungimento di scopi specifici. Una buona esperienza sono i tavoli di comunità: associazioni e scuole del quartiere si uniscono e si coordinano, con la supervisione del Comune, per creare iniziative e rispondere a bisogni. L’intervento dell’amministrazione deve essere quello di assecondare, anche con professionalità dedicate, lo sviluppo di reti di relazioni all’interno dei quartieri, quindi della città. Perché nessuno resti solo. Varese deve diventare una città nella quale le comunità di persone che ci vivono diventino custodi dei propri spazi, dei propri luoghi. -

LAVORI PUBBLICI Varese non ha bisogno di grandi opere, ma della Grande Opera: la manutenzione della città. Dai marciapiedi delle periferie fino al pavé di corso Matteotti, la manutenzione deve avere la priorità su tutto. Basta consumo di suolo, agiamo sull’edilizia esistente. Le scelte sulle infrastrutture fatte fino ad oggi sono state profondamente sbagliate (il parcheggio al Sacro Monte, quello di Villa Augusta, o il collegamento viario della Gasparotto Borri), o mastodontiche (il progetto delle stazioni di cui si parla da quarant’anni). L’ultima grande opera prevista è la sistemazione di Piazza della Repubblica: tutto da rifare, fin dall’imposizione dall’alto di un finanziamento che concentra tante risorse in un unico comparto. Ma non solo: si mischiano progettualità interessanti, come l’ipotesi del polo culturale della ex-Garibaldi, con l’operazione puramente immobiliare dell’ex collegio Sant’Ambrogio (irreale e surreale) e la costruzione di un nuovo teatro, di cui si dovrebbe rivendicare la natura pubblica e non puramente commerciale. Cambiamo il punto di vista, ripartiamo dalla quotidianità dei cittadini, prendiamoci cura della città. E per ridare vita alle aree dismesse, una superficie di trenta campi da calcio, partiamo dall’ascolto di chi vive ogni giorno i quartieri. A Sesto San Giovanni l’ultima amministrazione ha investito sulla rigenerazione delle aree dismesse, aiutando le imprese a intervenire e riqualificare insediando nuove attività e puntando sui giovani: perché non prendere spunto dalle buone pratiche che in realtà paragonabili alla nostra hanno portato a buoni risultati? -

BAMBINI: Deve riprendere il dialogo tra la città e le scuole. Gli edifici vanno riqualificati: le risorse per farlo sono sempre meno, quindi c’è bisogno di una pianificazione attenta e sul lungo periodo, con un piano decennale. Si deve poi avviare un patto per la gestione sostenibile degli istituti, dai rifiuti e il loro recupero passando per l’utilizzo dell’elettricità e le altre risorse energetiche. Le scuole devono anche andare maggiormente incontro alle famiglie: ecco che il “tempo medio” o la possibilità di aprire i cancelli alle 7.30 diventano delle soluzioni in grado di rispondere alle esigenze di tanti genitori. Le scuole impattano anche su traffico e sulla mobilità: per questo saranno da incentivare misure come il pedibus o il trasporto condiviso. Per le scuole superiori, la revisione degli orari dei bus verso gli istituti. Le scuole devono tornare ad essere il punto di riferimento del quartiere, anche aprendosi al pomeriggio per le associazioni. Ma la città dei bambini è anche una città che si ridisegna per favorire la vita quotidiana di chi è più svantaggiato: i bambini al pari degli anziani pagano il prezzo di una città che non invita oggi ad essere vissuta con tranquillità e serenità. Mancano spazi pubblici per accudire i neonati, ad esempio, a cui hanno pensato quasi esclusivamente alcuni grandi centri commerciali: si tratta invece di un servizio da incentivare, per facilitare la vita e gli spostamenti dei neo genitori. A Malnate le iniziative legate al progetto “la città dei bambini” sono un bell’esempio di città aperta alle esigenze dei piccoli e delle famiglie. -

SMART CITY: Una città sostenibile è una città intelligente. L’innovazione deve diventare la cifra di tutti gli ambiti di lavoro. Si comincia dalla gestione manageriale della macchina amministrativa, per avere una logica innovativa anche nella gestione degli spazi. Varese può diventare una piccola Silicon Valley, ma il Comune deve fare la sua parte, ad esempio favorendo la nascita di spazi per il coworking. La Caserma Garibaldi o l’ex macello: spazi che potrebbero diventare punti di riferimento per i nuovi professionisti e le start up innovative. Veri e propri incubatori di impresa, con servizi dedicati e la possibilità di lavorare e progettare con pochi costi e alto tasso di condivisione. Ma la smart city è qualcosa di ancora più ampio e generalizzato. Gli ambiti principali su cui è possibile valutare il grado di “intelligenza” di una città sono sei: • Economia: Creazione di un ambiente propenso allo sviluppo delle imprese e alla crescita professionale delle persone • Ambiente: Attenzione alla sostenibilità ambientale della città • Governance: Fruizione più agevole dei servizi offerti alla cittadinanza (e-Government) ed una partecipazione attiva della stessa alla vita amministrativa della città (eDemocracy), sfruttando al meglio le nuove tecnologie • Mobilità: Ottimizzazione della mobilità all’interno dell’ambito cittadino • Stile di vita: Attenzione al miglioramento della vivibilità per i cittadini in ambito urbano • Cittadinanza: Creazione di un ambiente propenso allo sviluppo culturale L’Energy Strategy Group del Politecnico ci racconta quali siano le migliori esperienze in Italia e in Europa (Varese non viene neppure citata, mentre si parla di Bergamo, Brescia, MIlano). -

CULTURA: Varese ha un grande potenziale, che lotta per emergere. Tutt’altro che povera, con la presenza di due siti Unesco, per non parlare di Villa Panza a titolo di esempio. Il problema non è la domanda di cultura, che esiste eccome, nella nostra città, ma come viene gestita l’offerta. Tante esperienze, anche molto positive, che non vengono percepite però come un’offerta globale. Il comune deve diventare il “playmaker della cultura”, capace di dare occasioni di gioco a tutti gli attori in campo, compresa quell’Università che fino ad oggi, sembra essere stata lasciata a giocare la propria partita da sola. Ad Udine hanno scommesso su un piccolo festival del cinema, che negli anni è diventato un punto di riferimento nazionale e internazionale (il Far East Film Festival). -

MOBILITÀ: Varese può diventare come una città del Nord Europa: muoversi in bici o a piedi deve diventare piacevole ed utile, l’auto privata deve essere un’opzione tra le tante, non l’unica soluzione. Il car sharing elettrico, già lanciato da Trenord, deve essere potenziato e favorito e affiancato da altri sistemi di car sharing. L’ultimo grande progetto di ridisegno del trasporto pubblico locale è stato il Progetto Trambus: miseramente lasciato fallire, portandosi dietro tanti soldi spesi male. Da quell’idea dobbiamo ripartire per rinnovare un sistema di trasporto fermo a trent’anni fa. Il bus a chiamata di notte diventa il modo per rilanciare la Varese che vuole vivere la città per tutte le ventiquattr’ore. A Parma è una realtà ormai collaudata. I sistemi di car sharing e bike sharing di Milano sono esempi da manuale.

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20 novembre 2015
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