Lettere

La politica corre. Anche a Varese

piazzamontegrappaDomenica, a Bologna, abbiamo assistito alla definitiva abdicazione nel centrodestra di Silvio Berlusconi. Non è solo un fatto generazionale o il passaggio di testimone da un partito in forte ridimensionamento, Forza Italia, ad uno in ascesa, la Lega. Su quel palco si sono definitivamente consumate la vicenda politica del protagonista della Seconda Repubblica e l’idea stessa di moderatismo che l’uomo di Arcore ha interpretato per oltre due decenni.

Berlusconi è stato costretto ad esserci a Bologna e già questo è un fatto di primo piano. Il dato più rilevante è che la piazza, per la prima volta, non lo ha seguito, non lo ha osannato e non lo ha sostenuto, ma, invece, ha incoronato un’altra leadership, una leadership diversa e lontana dal fondatore e dall’elettore medio di FI e lo ha fatto sia visivamente ( le bandiere della Lega sommergevano quelle degli altri partiti ), sia facendosi sentire ( Silvio è anche stato fischiato perché sforava i tempi e la gente voleva sentire Salvini ).

Domenica si è chiusa la vicenda politica di Berlusconi e si è chiusa con la sua abdicazione a favore di un nuovo leader Salvini e a favore di una formazione politica  che nulla ha che vedere con quella dei “popolari” europei a cui Berlusconi ha fatto aderire a suo tempo ( ahimè ) FI, ma si è chiusa anche la rappresentazione del “popolo dei moderati” a cui, nel bene e nel male, dopo il crollo della D.C, l’uomo di Arcore, aveva saputo dare voce interpretandone gli umori ( istintivi, per non dire di pancia ), le paure e l’allergia a tutto ciò che in qualche modo si avvicinava alla sinistra.

Certamente Berlusconi si batterà ancora e rivendicherà il suo ruolo, ma ormai, anche nell’immaginario collettivo non è più lui a guidare il centrodestra e lo stesso non è più e non sarà più quello disegnato fin dagli anni novanta e reinventato ogni volta che ce n’era bisogno.

Il dato politico più importante, a parte l’abdicazione del sovrano, che si riscontra dopo Bologna è un altro, è un elemento che cambia radicalmente lo scenario politico all’interno del centrodestra. Uno spostamento dell’asse verso destra prodotto dal nuovo corso impresso da Salvini alla Lega e, di conseguenza, a tutto il centrodestra porterà all’emarginazione di un ceto “politico moderato e conservatore” e ad una diversa possibile identificazione degli elettori, compresa anche una loro nuova rappresentazione e rappresentatività.

Salvini ha usato due temi fondamentali per scardinare Forza Italia e scalare il centrodestra. Sicurezza e immigrazione. Sono temi classici di una destra identitaria ed antieuropea, buoni per raccogliere consenso spicciolo, ma che alla lunga non portano ad accreditarsi né con la classe dirigente, l’establishment economico, né con elettori moderati, ma non reazionari, quegli elettori che costituiscono la pancia del paese e che puntano da sempre alla stabilità, aborrono i toni accesi, gli estremismi e che chiedono di lavorare in pace, di avere lavoro e di pagare meno tasse per avere un benessere per sè e da trasmettere ai propri figli.

Una volta si sarebbe parlato di “maggioranza silenziosa”, oggi, meno prosaicamente e più realisticamente si può parlare di elettori di centro, orfani di Berlusconi, in cerca di un nuovo leader e di un partito da votare. Questo fatto, lo spostamento del centrodestra su posizioni più di destra e più estreme non è un elemento di secondo piano.

Esistono delle conseguenze. Innanzitutto, come scrivevo poc’anzi, l’emarginazione di un ceto che, comunque, garantiva un certo consenso e una certa professionalità politica, in secondo luogo, una accentuazione di un processo di disarticolazione e di implosione della galassia che un tempo faceva riferimento ad una leadership forte, quella di Berlusconi e che Salvini può solo pensare di sostituire, ma, allo stato attuale, non di eguagliare nel consenso. Terzo, la possibilità per Renzi di pescare a piene mani proprio nell’elettorato di Berlusconi e dei partiti centristi, accentuando il profilo di centrosinistra del PD e l’abbandono degli stereotipi classici della sinistra.

Dunque ampi margini di manovra per Renzi che potrà comportarsi da “corsaro” per ampliare il bacino elettorale dei democratici e l’attuale “finanziaria” sembra proprio presagire questa direzione. Questo non vuol dire necessariamente “il partito della nazione” come taluni  sembrano indicare. Renzi è sicuramente un “animale politico”, anche spregiudicato, ma sa che il “partito della nazione” è solo un allargamento ad un ceto politico e che operazioni di questa natura sono “operazioni parlamentari” per garantire manovrabilità al Governo, ma che non portano mai consenso e, soprattutto, non allargano mai i bacini elettorali che, anzi, rischiano di assottigliarsi perché non compresi e privi di spessore politico.

Ovviamente questa situazione può aprire scenari interessanti anche a livello locale dove si vota per le prossime elezioni amministrative, vedi ad esempio Varese nel 2016.

FI riuscirà a reggere l’impatto di un cambio di leadership così pesante? Riuscirà a reggere il linguaggio “violento” di Salvini? A fronte di un Berlusconi indebolito i “ras” locali cercheranno di farsi garantire dalla Lega o andranno in altre direzioni? E soprattutto il suo elettorato li seguirà ancora in una situazione di palese debolezza e sudditanza nei confronti di un alleato prepotente e culturalmente diverso e distante? E, altro tema non indifferente, Salvini è in grado di allargare e di ampliare le alleanze? Ha capacità attrattive?

Sono tutte domande che troveranno le loro risposte nelle prossime settimane e non tra diversi mesi perché in politica i tempi sono importanti, ma soprattutto si sono enormemente accorciati. Non siamo più in epoca di gestazioni infinite, di convergenze parallele e di formule fantasiose.

Siamo in epoca di globalizzazione e questo ha prodotto una velocità nel sistema politico che solo chi è rimasto fermo ai riti e ai linguaggi degli anni settanta non accetta e si ostina a perpetuare pensando che siano la panacea del sistema. Dunque grande confusione sotto il cielo del centrodestra, ma ancora per poco.

Roberto Molinari

Direzione Ple. PD Varese

16 novembre 2015
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