Comerio

Comerio, “Soldati, Emigrati, Operaie”, in un volume gli anni della Grande Guerra

L'immagine della copertina

L’immagine della copertina

Resta sempre arduo e spesso poco apprezzato il compito di rifare vivere la memoria, non in termini generici, ma mettendo in evidenza le storie degli uomini e delle donne che con fatica hanno vissuto la Storia con la “s” maiuscola.

Uno sforzo encomiabile è quello testimoniato dal volume “Soldati, Emigrati, Operaie. Comerio 1910-1920“, una pubblicazione rigorosa, che ha l’indubbio merito di ricostruire, carte e immagini d’archivio alla mano, le vicende di una piccola comunità della nostra provincia che fu attraversata, come tutta Europa, dall’onda di violenza della Grande Guerra.

Il volume ripercorre, attraverso la vita delle famiglie e dei singoli di Comerio, dieci anni drammatici della nostra vita. In particolare, le pagine curate da Mezzanzanica descrivono le ripercussioni del grande conflitto mondiale sulla vita della comunità. Una comunità che spesso soffrì condizioni difficili non solo nel corso della guerra, ma anche negli anni successivi, con un grande ricorso all’emigrazione come ricerca di condizioni di vita più dignitose e di minor sofferenza.Davvero interessante le pagine che si trovano nel volume relative alle biografie dei soldati comeriesi che parteciparono alla guerra, vite di uomini comuni sbattute nel gorgo della violenza bellica. Piccole notizie ci dicono quando un soldato venne richiamato, con quale ruolo, se venne ferito, se venne congedato, e perchè. Alla storia si accompagna spesso anche una vecchia immagine del soldato, volti di italiani di ieri, a cui noi tutti dobbiamo tanto. Nostri nonni che, senza alcuna colpa, pagarono un conto salatissimo per avere intrecciato il loro cammino con grandi eventi.

Un lavoro in qualche modo collettivo, questo volume, dato che, per quanto riguarda il materiale fotografico, tanti comeriesi e associazioni del territorio hanno contribuito e offerto “scatti” suggestivi e polverosi, ma che – rivisti oggi – restituiscono intatta l’Italia di ieri, di cui spesso facciamo tutti a gara per dimenticare.

14 novembre 2015
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