Varese

Varese, Zappalà presenta libro sulla Caserma Garibaldi. “La storia va rispettata”

Da sinistra,  Ivana Perderzani, Giovanni Zappalà e Mauro Della Porta Raffo

Da sinistra, Ivana Perderzani, Giovanni Zappalà e Mauro Della Porta Raffo

Non ha mai avuto vita facile l’ex Caserma Garibaldi a Varese, come si è compreso nel corso della presentazione di un libro di Giovanni Zappalà, dal titolo “La Caserma Garibaldi di Varese. La storia, l’architettura, la grande incognita…il recupero” (Pietro Macchione editore). Al Caffè Zamberletti di Varese è intervenuta Ivana Perderzani, docente di Storia moderna all’Università Cattolica di Milano e presso la facoltà di Scienze della Formazione. In una puntuale e puntigliosa relazione molto documentata la Pederzani ha collocato la sua realizzazione in un periodo in cui, a differenza di ora, Varese pensava in grande.

Una classe amministrativa guardava a Parigi e puntava alla modernizzazione urbanistica della città giardino. Un piano di sviluppo che portò il potestà Carlo Carcano a progettare la costruzione della Caserma: Varese era città di acquartieramento di truppe, alloggiamento di soldati e ufficiali. Ma tutto diventò una strada in salita: le polemiche e gli stop and go dei nostri giorni trovano radici lontane.

La Caserma venne realizzata nel 1864-1865. Ma costò le dimissioni del potestà, fautore della spesa pubblica per costruire opere (anche un costosissimo cimitero). E, soprattutto, costò una lunghissima paralisi amministrativa a Varese, che per due anni non fu governata. Ma non è finita qui: appena costruita per dare accoglienza alle truppe, il governo decise diversamente e tolse le truppe alla città.

Ora Giovanni Zappalà ha ripercorso la vita della caserma nel suo libro. “Sono favorevole alla conservazione della Caserma Garibaldi: penso che la storia vada rispettata, e si può ricostruire grazie agli insediamenti storici presenti in città”. Continua Zappalà: “Varese ha dimenticato la storia della città, come dimostra anche il caso del Castello di Belforte, in cui ricordo le belle messe in scena da parte della famiglia Rame”. Il primo errore compiuto dopo l’acquisto della Caserma da parte del Comune è stato togliere l’insegna “Caserma Garibaldi”. Così come è stato fuori luogo, continua l’autore del volume, “togliere l’effigie del Re Umberto all’ingresso dei Giardini Estensi o la statua della Vittoria ai Giardini”.

Dunque un libro che vuole contribuire a conoscere di più e custodire una parte importante della città. Una parte della città “abbandonata per oltre 20 anni: chi acquista un bene ha l’obbligo di mantenerla”, continua Zappalà. Il problema vero, per l’autore del libro, è che “quel terreno fa gola a molti”. Ma va conservata la Caserma, mentre Zappalà, del teatro, non vuole sentire parlare. Né tanto meno di una città “verticale”, che potrebbe sorgere sull’area della Caserma. Soprattutto, sulla città, il suo futuro, sulla stessa Caserma occorre coinvolgere la città, i cittadini. “Questi non sono stati coinvolti ed è stato un vero peccato”.

7 novembre 2015
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2 commenti a “Varese, Zappalà presenta libro sulla Caserma Garibaldi. “La storia va rispettata”

  1. Bruno Belli il 8 novembre 2015, ore 11:22

    Giovanni è persona seria e pertinace. Un caro amico che, come me, non demorde su quello in cui crede.
    Grazie, Giovanni, per il tuo importante contributo STORICO.

  2. Giovanni Zappalà il 9 novembre 2015, ore 01:59

    Grazie per l’apprezzamento, Ti ripropongo una citazione di Cludio Bonvecchio, docente di filosofia delle scienze sociali dell’Università dell’Insubria nella conclusione sulla giornata su ‘La memoria’ avvenuta a villa Recalcati lo scorso maggio a cui ho partecipato: : Non dobbiamo temere la storia, dobbiamo temere il suo riproporsi’.

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