Lettere

Politica cittadina, silenzio sulla cultura

libriLe diverse realtà politiche varesine stanno già cominciando, chi più chi meno, le campagne elettorali. Ci sono i partiti tradizionali, le liste civiche, le associazioni che partoriscono nuove realtà che andranno ad affiliarsi alle liste stesse (che non so più se chiamare “civiche” o “civetta”).

Tutti stanno cercando di richiamare l’attenzione dei cittadini, che, da qualche tempo ormai, hanno perduto ogni concreta fiducia nella politica, sia locale, sia nazionale, da almeno trent’anni a questa parte, avendo assistito al tutto ed al suo contrario, a scelte inopinate ed affrettate, ai progetti faraonici che hanno prodotto sperperi di danaro pubblico e, spesso, la realizzazione dell’ennesima “incompiuta” o “rabberciata” opera.

Nulla da stigmatizzare, in tal senso: siamo in un paese “democratico” ed è lecito ambire all’amministrazione pubblica.

Però, se mi permette, egregio direttore, una modesta riflessione, dalla mia modestissima ed ottusa mente di “sopravvissuto umanista” in tela di brache, è sgorgata di fronte al pullulare delle varie realtà, ognuna delle quali parrebbe avere, tramite una narcisistica stolida sicumera, la ricetta mistica per risolvere sicurezza, ambiente, politiche familiari, sanità e scuole primarie.

Innanzi tutto, quello che mi fa letteralmente paura (sì, paura) è l’impostazione fotocopia di tutte le realtà, che predispongono, con leggere variazioni sul tema (un tema tra l’altro talmente esile e banale che le variazioni sono affatto ridicole), incontri con i cittadini, tavoli con le personalità (le chiedo, mi scusi, direttore, oggi chi può essere definito “una personalità”?), altri tavoli con i cittadini stessi, poi “gazebi” vari (a proposito, lo sanno i miei amici della Lega e della Destra più accesa che il “gazebo” è un’invenzione araba inglesizzata e che il termine corrisponde a “qasaba” da cui “casba” e non è una creatura di Teutatès / Toutatis?).

Ci sono poi, gli incontri “porta a porta” (Vespa “docet” alle “sinistre”), le primarie e consimili, e chi più ne ha più ne metta…

Non c’è la traccia di un progetto ben definito, organizzato, dettagliato nei minimi particolari, un progetto, si badi bene, che corrisponda alle concrete necessità e che si integri nei vari aspetti della società la quale non vive di “comparti stagni”; un progetto che non sia il lavoro faraonico che al popolo minuto (si può usare questo termine, o mi riterranno uscito da una provetta del laboratorio di Spallanzani?), al popolo minuto, dicevo, non importa punto.

Colgo solo il gridare da parte di ognuno che, di fronte “alla magra realtà odierna” (e qui mi sento di sottoscrivere con chicchessia), è arrivato il tal gruppo, o il tal altro che ci esibirà le ricette magiche decantate dal solito Dulcamara di paese.

Però, per chiudere, egregio direttore, ho notato il punto che più mi lascia l’amaro in bocca, perché da tutti espresso nel medesimo modo, ignorando che è da quel punto che si crea il cittadino consapevole e, quindi, il politico responsabile: il silenzio completo, fino ad ora, sul tema “cultura”, come se Varese non avesse carte da giocare in quell’ambito (ma ci sarebbero carte da fare un poker d’assi che concilierebbe persino la stessa “cultura” con il commercio, con il turismo e con il coinvolgimento delle giovani generazioni, se solo i politici intuissero il “come”!).

Quindi, direttore, che dire? Me ne sto allibito – e divertito – a guardare la consueta “fiera delle vanità” che produce come effetto quello che i politici non vorrebbero, ma che, poi, ignorano: l’allontanamento dalle urne anche di quegli ultimi cittadini tentennanti se stare tra l’esile lume di fiducia nella politica, o, di fronte a questa, così condotta, lasciarsi trasportare dall’“ebbrezza” della nausea che prova la puerpera al prinicpiar del secondo mese di gravidanza!

Proprio l’altra notte, leggendo le “Cose viste” di Victor Hugo, ho ritrovato una frase di quel Grande che avevo dimenticato: “Dio ha dato all’uomo due cose: la speranza e l’ignoranza. L’ignoranza è la migliore delle due”.

Forse, per questo, su di lei si erigono le città e gli stati…

Bruno Belli

5 novembre 2015
© RIPRODUZIONE RISERVATA

40 commenti a “Politica cittadina, silenzio sulla cultura

  1. Marco Massa il 6 novembre 2015, ore 16:42

    Certo, silenzio da parte della politica, ma anche, è questo credo ancora più grave, da parte di quelli che dicono di farla, o averla e delle associazioni stesse.
    Non mi sembra, infatti, a parte Belli che, unico, come il solito, è la mosca bianca, di avere letto da nessuna parte una “denuncia” sul perdurante silenzio da chi dice di “fare cultura” (o, forse, in realtà non avrebbero proprio nulla da dire…)

  2. R.F. il 6 novembre 2015, ore 21:50

    Sempre attento Belli. Dobbiamo pero’ conoscere i numeri prima di fare programmi destinati a rimanere nel libro dei sogni. Intanto necessita conoscere quanto destina in bilancio il Comune di Varese all’Assessoratao alla Cultura. Se ci dicessero che a Varese si spendono 3 milioni di euro, ad esempio, dovremmo analizzare quanto va alla spesa per tenere in piedi ” la baracca “, coi dirigenti, i funzionari, gli addetti, i custodi. Se ci dicessero che 2,5 milioni servono per pagare i dipendenti e 500mila euro sono investiti nell’attività culturale, sarebbe di nuovo confermata la tesi che CON LA CULTURA IN TANTE FAMIGLIE SI MANGIA. L’offerta di cultura a Varese, città di 89000 abitanti a 40 km da Milano, è notevole grazie a molte associazioni che operano sul territorio, nei piu’ diversi settori, letterario, scientifico, musicale, lirico, poetico, artistico e…. Belli stesso, come Silvio Raffo, Mauro della Porta…. guerrieri solitari. Il programma politico per la Cultura dovrebbe innanzitutto essere centrato sul coordimannto di tante attività con compiti di indirizzo, visti i bilanci e le famiglie da mantenere.

  3. Emiliano il 6 novembre 2015, ore 21:59

    La situazione, come scrive con la solita lucidità Bruno Belli, non è allegra.
    Ma è davvero così “disperata” come crediamo? Io non credo, e forse vado controcorrente… Non si può dire che a Varese o in provincia non vi sia “cultura” (che può manifestarsi in vari modi e luoghi), anzi è falso affermarlo. Manca sicuramente coesione, una linea comune tra forze politiche, associazioni, enti pubblici/privati e figure rilevanti e di spicco appunto alla Belli, quello sì.
    E poi la solita domanda senza risposte esaurienti è: “cosa significa veramente cultura”? Non è la solita classica parola-calderone all’italiana svuotata di significato dall’uso eccessivo, strumentale e spropositato che se ne fa?

    No, perchè se non sappiamo nemmeno di cosa si parla “alla base” mi arrendo in partenza.

  4. giovanni dotti il 6 novembre 2015, ore 23:31

    Anzitutto bisognerebbe precisare cosa s’intende per CULTURA. Termine troppo generico che si presta a molteplici interpretazioni, Per affrontare un tema così vasto e stilare un “programma culturale” per Varese credo che ci sia bisogno di competenze specifiche. In VARESE 2.0 già abbiamo il filosofo prof. Valerio Crugnola e il gallerista dott. Emilio Ghiggini. Se altri, come credo anche il prof. Belli, vogliono partecipare ben vengano: il COMITATO VARESE 2.0 sarà lieto di accoglierli ed ascoltare le loro proposte.

  5. Bruno Belli il 7 novembre 2015, ore 11:39

    Ho letto con molta attenzione i commenti, con la stessa attenzione con cui lessi e “studiai”, tra l’ottobre dell’anno scorso ed il gennaio successivo, il comparto “spese” destinato all’assessorato alla cultura, trovandomi, come tutti sanno (non mi nascondo mai dietro ad un dito e non rinnego le mie scelte, giuste o sbagliate che siano state), alla coordinazione di un gruppo di lavoro del PD cittadino dal quale, poi, mi sono allontanato, con mio personale sollievo.
    Purtroppo, ho un vizio poco frequente tra molti Italiani, fin dagli anni di scuola: cerco di impegnarmi sempre con la massima serietà, quando mi viene assegnato un compito per portare un risultato concreto.
    Ecco, nella politica – la cui voce “cultura, spettacolo, sport” fa parte della gestione – si dovrebbe fare lo stesso.
    Però, con un differenza: il politico dovrebbe “essere più avanti” del cittadino, intuire prima i problemi, i cambiamenti, porre eventuali “pezze” alla prima avvisaglia della “scucitura” nella maglia di un progetto. Significa anche ammettere che non si potrà fare il tutto, ma si potrà conseguire al meglio i compiti essenziali, i primi che vanno risolti.
    In altre parole, è sacrosanto ed un bene massimo che in Varese ci siano i “guerrieri solitari” come scrive il lettore R.F. e le meravigliose associazioni che vivono per il piacere, il gusto e la passione di compiere quello in cui credono, ma l’Amministrazione DOVREBBE NECESSARIAMENTE presentare un indirizzo, un progetto, una strada che possa percorrere in primis come ente deputato al sostegno di ogni branca che interagisce con e nella società, percorso nel quale DOVREBBE senza timori OPERARE SCELTE così chiare nelle quali possano essere, in un secondo momento, coinvolti quei soggetti (associazioni, ecc) che possano apportare il loto contributo.
    Non si possono soltanto concedere patrocini ed erogare i miseri rimasugli della tavola: si deve PENSARE, PROGETTARE (non troppo in grande…), AGIRE, insomma si dovrebbe fare l’esatto contrario di come si è comportato l’attuale Assessore alla cultura.
    E, innanzi tutto, lavorare sul patrimonio già presente in città (molto del quale ammuffisce senza vedere la luce del sole…), volano, quello sì, per inserire VARESE in un percorso europeo, dove anche una realtà come MACROREGIONE ALPINA, non resti, per noi, un solo nome da porre in bella vista a titolo di SLOGAN.

  6. Lavit il 7 novembre 2015, ore 21:26

    Ho provato a suo tempo ad incidere su qualche decisione per la città stando seduto in circoscrizione : NULLA. Ho provato da semplice cittadino a proporre qualche cosa : NULLA.
    Quello che ho ottenuto di culturale o “similculturale” (dato che discutete sul significato di cultura), ebbene l’ho ottenuto con sangue e soldi e fatiche personali di semplice cittadino proprietario di una Galleria d’Arte/location per eventi, e della nostra Associazione Culturale Parentesi. Il Comune e gli assessorati ed il Sindaco hanno sempre detto : BEN VENGANO I PRIVATI A FARE MOSTRE ED ALTRI EVENTI CULTURALI , NOI NON ABBIAMO LE POSSIBILITA’ QUINDI NON LE PROGRAMMIAMO !
    Quindi tornando alla provocazione iniziale di BB che cosa vi aspettate che si dica sulla cultura?
    PREGHIAMO !!!
    Preghiamo di avere un vero assessore alla cultura (non me ne voglia l’attuale) e preghiamo di avere un sindaco che sappia con la sua giunta PROGRAMMARE lo sviluppo della cultura per la città e per i varesini.
    Come giustamente dice BB : “l’Amministrazione DOVREBBE NECESSARIAMENTE presentare un indirizzo, un progetto, una strada che possa percorrere in primis come ente deputato al sostegno di ogni branca che interagisce con e nella società, percorso nel quale DOVREBBE senza timori OPERARE SCELTE così chiare nelle quali possano essere, in un secondo momento, coinvolti quei soggetti (associazioni, ecc) che possano apportare il loro contributo”.
    Per ora stiamo a guardare,anche in silenzio, e poi come sempre cercheremo di dare il voto (fino a quando?) a chi ci sembra il migliore. Quando le squadre ed i programmi saranno pubblici, sceglieremo.
    Sempre PREGANDO che portino poi a compimento quanto promesso. Quello che mi fa paura di determinate liste è l’assenza di collegamenti importanti con Regione e Stato centrale. Purtroppo non basta sempre l’idea buona e la buona volontà ma anche l’aiuto di “superiori”.
    Per intanto continuo a proporre da privato il mio contributo alla CULTURA.
    Grazie e viva la cultura, cibo per la mente!

  7. Bruno Belli il 8 novembre 2015, ore 11:21

    Grazie ad Alberto Lavit.
    Fondamentale che si levino le voci di coloro che si stanno dando da fare nel settore da anni, grazie alla volontà ed alla pertinacia.
    Speriamo che “provocare” e ricordare servano anche ad INCIDERE una volta tanto sulle teste di coloro che si “votano” all’amministrazione pubblica!

    Grazie davvero, Alberto, per avere espresso il tuo parere, preziosissimo.
    Mi auguro che anche altri del “settore” culturale si aggiungano ad esprimere la loro opinione.

  8. Mariella il 8 novembre 2015, ore 11:41

    Belli ha gettato il sasso nella palude varesina, con la lucidità e l’intelligenza che lo contraddistinguono.
    Belli è un chiaro provocatore, che sa accompagnare i fati alle parole, come ha dimostrato in questi anni.
    Alberto Lavit ha espresso cose sacrosante ed ha avuto il coraggio di riportare come la pensi in materia la politica cittadina.
    Io, modestamente, credo che per amministrare la “cultura” non ci deva essere altri che un assessore che, innanzi tutto, sia un vero appassionato della stessa e, fondamentale, una persona con idee chiare, ben definite, interessato al mondo della cultura a 360 gradi.

    Non andrebbe preso tra i “politici” di professione, quindi.

    Però, anche questa mattina, leggendo qui su VARESEREPORT i progetti di Marantelli, ad esempio, il capitolo cultura resta nel silenzio e nel mistero.

    Che Belli, ad esempio, debba chiamare Virgilio in una seduta spiritica e farsi mettere in contatto con la Sibilla Cumana?

    ‘ndemm…

  9. Giulio Gianelli il 9 novembre 2015, ore 10:46

    Bravo Belli, ed anche Lavit che ha espresso le difficoltà reali che si incontrano per “far cultura”.

    Pollice verso, ovviamente, ai politici, soprattutto quelli che già stanno facendo campagna elettorale per le primarie, che non si sono degnati di esprimere due righe a fronte dell’intervento di Belli, una tra le persone più autorevoli nel campo a Varese, per quello che ha svolto e che fa ancora.

  10. giulio moroni il 9 novembre 2015, ore 11:41

    Tutti i commenti alla lettera di Bruno Belli che ho letto qui sopra sono senza dubbio pertinenti e condivisibili, sebbene non si possa prescindere dal fatto che sono pensieri postati da “addetti ai lavori”, o da uomini e donne che hanno la passione per la cultura, quindi commenti di parte.
    Mi trovo decisamente allineato con il pensiero di Emiliano laddove afferma – controcorrente – che sostenere che a Varese non si faccia “cultura” è ingiusto sia per chi la fa (Bruno Belli ed Albero Lavit, per esempio, ma anche Varesereport), sia per quelli che partecipano ai numerosi eventi organizzati dai privati e dall’amministrazione.
    Forse perchè questi eventi passano più inosservati che una partita di calcio di serie Z, o un mercatino in piazza, forse perchè gli “ultras” della cultura vivono la loro passione senza gridare slogan, senza andare a teatro con le bandiere, senza scontrarsi con la Polizia fuori da un Museo e senza litigare al bar quando trasmettono il Concerto di capodanno in diretta.
    Ma anche perchè, forse, gli amanti della cultura sono in numero inferiore rispetto agli appassionati del calcio o del basket.
    Che di cultura ce ne sia un gran bisogno è pensiero fisso di chi la cultura già la fa o la vive; il tema è molto meno sentito da chi non è mai entrato in un Museo e la domenica preferisce camminare tra i rumorosi banchi dell’Iper, piuttosto che passeggiare in raccoglimento tra le stanze di Brera.
    Anche per questo le risorse che l’Amministrazione mette in bilancio per la cultura sono decisamente poca roba, ma qui valgano due osservazioni: da una parte esistono problemi “primari”, quale il mantenimento del welfare che drena buona parte delle risorse; dall’altra il fatto che l’Assessorato competente dovrebbe attivarsi per reperire fondi alternativi a quelli di bilancio al fine di organizzare (o coordinare) qualche evento di “prestigio”, anche uno solo all’anno, ma di livello sovracomunale.
    Ho sempre pensato, e lo avevo detto anche durante il mio intervento da Belli l’anno scorso, che parallelamente alle ottime iniziative promosse dai Varesini, privati o associazioni che siano, la città dovrebbe avere un evento importante e di richiamo per coloro che più pigri di altri, o meno interessati a cibarsi la mente, verrebbero attratti dall’evento stesso.
    Varesini e non, andando così a completare anche un’altra parte del progetto di far entrare Varese nel novero della città da visitare per qualche peculiarità che non sia solamente la bellezza estetica del suo territorio.
    Poi da cosa nasce cosa, da evento ne nasce un altro, dalla pigrizia si passa all’attività, dalla poltrona si passa a correre, innescando così quel percorso virtuoso che è identico a quello degli sportivi, ovvero andare a fare jogging dopo il lavoro diventa una necessità perchè ci fa sentire meglio.
    Ciò non toglie, per carità, che Varese abbia, come parecchie altre città Italiane, un gran bisogno di cultura e che, forse, un Assessore organico alla cultura e meno alla politica, potrebbe anche essere di aiuto.
    Un Assessore che sia anche un “manager” però, perchè solo un manager potrebbe imprimere una svolta all’andazzo sonnolento della politica culturale dell’Amministrazione, portando idee e possibilità di finanziarle in via alternativa alle risorse di bilancio.

  11. a.g. il 9 novembre 2015, ore 17:41

    Al di là delle primarie, caro Giulio, quello dei politici è un mondo a sè, spesso autoreferenziale e con un linguaggio dotato di codici propri. Leggasi, a tal proposito, Un marziano a Roma del grandissimo Flaiano…

  12. ombretta diaferia il 9 novembre 2015, ore 18:55

    Caro Bruno,

    è davanti agli occhi di tutti che la cultura sia solo un mero strumento per i politicanti locali
    (in fatto di numeri per far incetta di elettorato, in fatto di contenuti per la propaganda)

    meglio agire da privati, seriamente, che divenir lacché in livrea (disperdendo fondi pubblici) per promuovere individui che non hanno a cuore quel bene comune, che noi chiamiamo cultura.

    comunque, resto sempre dell’idea che si dovrebbe nominare un solo assessore che si occupi del territorio culturalmente: ambiente, cultura ed urbanistica dovrebbero riunirsi in un unico assessorato (sopprimendo quell’inutile “marketing territoriale” che sappiamo dove ha portato questa nostra amata città!) o prevedere che i tre si alternino periodicamente (dividendosi un solo “stipendio”) senza crearsi mille associazioni che eseguano il loro volere e portino soci-elettori!

    ma lo hai ben imparato sul campo nei mesi spesi all’interno di un partito…

    quindi, continuiamo a piccoli passi in cultura civile (tanto sino a maggio ne vedremo di simpatiche!)…

    altro che marziani a Roma: questa landa prealpina pullula di lillipuziani (sempre culturalmente parlando).

    un caro saluto
    od

  13. a.g. il 9 novembre 2015, ore 19:23

    Certo i privati a Varese sono fondamentali, ma non dimentichiamo che ci sono anche le amministrazioni locali. Da loro ci si deve attendere scelte culturali, dove ci mettano la faccia, decidendo, scegliendo, assumendosi insomma responsabilità. Saranno poi gli elettori a promuovere o bocciare. Non diamo alibi, ma chiediamo responsabilità. Dunque escludendo finanziamenti a pioggia, evitando un colpo al cerchio e un colpo alla botte, non più traccheggiando. Occorre coraggio nel fare proposte, occorre coraggio a mettersi davanti al giudizio dei cittadini.

  14. Bruno Belli il 9 novembre 2015, ore 20:58

    Caro Giulio,
    ti ringrazio per l’intervento che, questa volta, mi ha suscitato la voglia di lancio una sfida a Voi politici locali.
    Posso tranquillizzarti sul fatto che molte persone che “fanno cultura” saprebbero benissimo anche dove andare a prendere i finanziatori, fuori delle risorse pubbliche, perché, nel loro piccolo, lo hanno già fatto. Potrei citare tra questi il sottoscritto con i dati alla mano, ma non è il caso.
    Quello che i politici, per lo più, non vogliono fare, è l’affidare una parte dell’amministrazione a chi non faccia parte della loro casta.
    Fino a prova contraria – parlo anche per la mia esperienza personale prima con Movimento Libero, poi, con il PD, quindi non mi limito alla “grammatica” avendo fatto anche la “pratica” – non ammetterò, quindi, che non sia una loro volontà.

    Quindi affermo che sarei pronto fin da oggi, se la classe politica – partito per partito, lista civica per lista civica – avesse il coraggio di mettere nero su bianco, prima di presentare i programmi ai cittadini, che, indipendentemente da chi vinca le elezioni al sottoscritto sia affidato l’Assessorato alla cultura, di controfirmare il documento, non per un’ambizione personale, ma per dimostrare che cosa si potrebbe fare (spendendo bene e non male, come, purtroppo, spesso dall’attuale amministrazione), nel campo.
    E sono certo che qualche risultato lo porterei (penso ad esempio, “mutata mutandis”, a quelli ottenni con THEA, quando un’agenzia di pubblicità, quindi non certo un’Onlus, ma un mondo “commerciale”, mi affidò la testata legata al teatro di Varese ed il foglio divenne così ambito per i lettori che la gente andava al teatro a chiedere se fosse già uscito il numero successivo e la soddisfazione dei proprietari e degli inserzionisti).
    Il problema è che, come ad Archimede, non si vuol dare un punto d’appoggio, una fiducia sulla capacità in rapporto a quello che ciascuno ha svolto o dimostrato di sapere fare, affinché costui cerchi di “sollevare li mondo”. Motivo: o perché non si ha una tessera, o perché si è antipatici a qualcuno, ecc.ecc.

    Come dice il direttore Giacometti, nel post più sopra, il mondo politico non vuole essere intaccato dal mondo civile esterno, perché i privilegi fanno comodo a tutti, non sarebbe umano il contrario, ed è meglio condividerli tra adepti.
    Credo infine, caro Giulio, che tu sia troppo intelligente ed anche colto, per non sapere benissimo che l’amministrazione di taglio imprenditoriale che tu invochi è quella stessa che ha prodotto l’Europa attuale, contro la quale tuona il segretario del tuo partito, come antieuropeista.

    Allora, dobbiamo ragionare con la logica: non credo che l’amministrazione manageriale “tout court” (che è la medesima che nelle ditte, e soprattutto nelle S.p.a. “taglia le teste” lavorando sugli uomini come se fossero semplici numeri) sia quella che vogliono le persone comuni che Salvini stesso, ieri, ha fatto salire a parlare sul palco di Bologna a (insegnanti, pescatori, agricoltori, ecc.ecc.).
    Perché scusa, sai, ma se gran parte delle arance siciliane sono schiacciate dalle ruspe e buttate nel mare, piuttosto che siano vendute in Italia, perché, per il commercio europeo ne dobbiamo acquistare una certa percentuale dalla Spagna, o se alcuni medicinali non si trovano all’ospedale (e li devono prendere i familiari) anche nella “regione virtuosa” come la nostra, è perché i manager sottomettono tutto ai conti, senza “contare” chi subisca le scelte. I “manager”, quindi, mica i Beccaria, i Filangieri, gli Hugo, i Garibaldi, le Nightingale, i Gandhi della storia…
    Però i manager pubblici (molti nominati perché in grazia di questo o di quel politico, come attestano numerose indagini) arrivano anche a percepire uno stipendio di 40000,00 (quarantamila) euro il mese,… poi, non ci sono le risorse per sanità, cultura, scuola, esodati, eccetera.

  15. Emiliano il 9 novembre 2015, ore 23:16

    Condivido il pensiero molto lucido e, se vogliamo, spietato e oggettivo di Giulio Moroni sul rapporto numerico tra la “cultura” e i varesini, aggiungendo una piccola cosa a margine.
    Più di vent’anni orsono la terza rete radio RAI propose all’interno di un programma di musica lirica una bellissima intervista a un grandissimo artista (a proposito di cultura… quanti lo conoscono qui dentro a parte Belli che è del “mestiere”?) oltrechè cantante, cioè Jon Vickers. Stuzzicato dai conduttori sciorinò una serie di numeri percentuali rabbrividenti, a livello mondiale, sul rapporto tra le “masse” e la cultura: l’ex-tenore canadese, che di “cultura” s’intendeva assai, fece notare che soltanto una bassissima percentuale di abitanti era in grado (o avesse le possibilità) di comprendere le arti, perchè attratta (o distratta) da mille altre cose che il mondo civile mette a loro disposizione. Perchè è ovvio che una partita di calcio richieda meno concentrazione di una Sinfonia di Bruckner o il senso dell’armonia di una scultura del Canova, aggiungo io.
    Ma senza andare lontani nel tempo e guardando in casa nostra, al vareisno interessa più il concerto di musica da camera alle Ville Ponti, le mostre allo Spazio-Lavit, il derby Varese-Cantù, che “nel suo piccolo” è anch’esso “cultura”, o un’escursione al Poncione di Ganna? Son certo che con questo “menù” a disposizione, le percentuali di Vickers non fossero molto inesatte.
    Ragioniamoci sopra e, se possibile, si giunga a una conclusione equa.

  16. a.lavit il 10 novembre 2015, ore 09:22

    il compito di una colta amministrazione e dell’assessorato alla cultura (NON DEL DIRIGENTE DEL SETTORE) è proprio quello di aumentare le percentuali di chi guarda alla cultura, di chi segue la cultura, di chi frequenta la cultura e di chi fa cultura.. Bisogna abituarla e istruirla la gente in tal senso, viziarla, tirarla fuori di casa. La cultura deve essere mangiata, deve essere tra la gente in città. Anche per terra o sui muri. E qui lancio una provocazione : oltre alla Street art che tanto va di moda oggi a varese perché non scrivere la cultura su quegli spazi, su quei pavimenti. In piazza repubblica ,visto che poi sarà rifatta perché non scrivere per terra , anziché spendere soldi con un disegno tridimensionale? e questo dovrebbe farlo il comune stesso, cioè magari Longhini .

  17. Bruno Belli il 10 novembre 2015, ore 11:28

    P.S. al mio post indirizzato all’amico Giulio Moroni:

    Ad ogni modo “manager” o non “manager”, i termini della questione non si spostano.

    Da nessuna parte, ho ancora letto un progetto serio su quello che si voglia fare con la “cultura” cittadina, mentre vedo che i “primariati” ballano, mangiano castagne, fanno karaoke, giocano partite di calcio (per l’amor del cielo! non sono contro a questo, ma mi chiedo che cosa centrino con le effettive capacità di costoro per l’amministrare il danaro pubblico),
    Tutte quelle cosucce servono per mantenere per bene la gente “ignorante”, fornendo loro una parvenza di “bontà”, “felicità” ecc.ecc. per, poi, successivamente, meglio COMANDARE, non GOVERNARE, si badi bene (sempre attuale la celebre frase di Mussolini sulle effettive possibilità di governare gli Italiani!!!)

    Noto però, ahimé, che anche Moroni, il baluardo, al momento, in Consiglio Comunale della rappresentazione vivente di una testa non omologata, evidentemente, dimentica, o “ignora”, alcuni problemi quotidiani e manchevolezze nell’ambito del settore culturale del Comune di Varese che paiono non interessare nè l’assessore attuale, nè alcuni dei funzionari preposti, problemi che potranno essere affrontati solo da chi della cultura faccia uno degli obiettivi della propria esistenza ed abbia già alcune idee ben studiate (e poco costose, tra l’altro) nella scarsella, obiettivi da raggiungere anche grazie ad un “grosso paio di palle” che non ho visto appartenere agli assessori di quel settore negli ultimi 20 anni.

    E siccome, che piaccia o che non piaccia, il Comune di Varese ha in eredità anche la storia, bisognerebbe provvedere al fatto che la politica non la ignori.

    Ma, sottoscrivo di nuovo la frase di Hugo e la chiosa al mio articolo con un’ aggiunta

    “Dio ha dato all’uomo due cose: la speranza e l’ignoranza. L’ignoranza è la migliore delle due”.
    Forse, per questo, su di lei si erigono le città e gli stati…e li si governano molto male, buttando nel cesso senza distinzione l’ottimo e il ciarpame, come il galletto che buttava la perla nel letame perchè LUI non se ne faceva alcunché…

  18. Marco Massa il 11 novembre 2015, ore 10:19

    Caro Belli.
    Lei è troppo onesto, chiaro, deciso e franco perchè l’insieme della politica possa far tesoro di alcune sue indicazione, come non lo farà nemmeno con Lavit, Diaferia, ecc.ecc.
    Vede già i soli delle primarie del PD che, tranne il dottor Zanzi, si stanno già scannando tra loro con incontri con i cittadini di bassissimo profilo, perchè tutto fanno tranne che esporre un’idea di amministrazione precisa e soprattutto coordinata nelle diverse branche.

    Che fiducia possono avere le persone di un gruppo politico che esprime tre candidati nel suo seno stesso e solo uno della società civile?
    Se già sono divisi sulla scelta del candidato, chissà che guazzabuglio nelle idee amministrative: pertanto, caro Belli, non scomodi la logica, che questi, tranne che la “logica politca” (cadreghe) non hanno altro!!!

  19. Mariella il 13 novembre 2015, ore 11:14

    Ha letto, Belli, l’uscita del candidato Zanzi, proprio qui su VARESEREPORT, che nega un’accademia della musica?
    Eh, sì. Qui sul tema “cultura” siamo messi proprio male.

  20. Emiliano il 13 novembre 2015, ore 13:59

    Son d’accordo con a.lavit quando dice “… il compito di una colta amministrazione e dell’assessorato alla cultura (NON DEL DIRIGENTE DEL SETTORE) è proprio quello di aumentare le percentuali di chi guarda alla cultura, di chi segue la cultura, di chi frequenta la cultura e di chi fa cultura.. Bisogna abituarla e istruirla la gente in tal senso, viziarla, tirarla fuori di casa.”
    Ma il problema è evidentemente alla BASE: quante persone sono “seriamente” o anche solo “sufficientemente” istruite per farsi attrarre da amministrazioni comunali più attive o meno attive in tal senso?

    Guardiamoci in faccia, e guardiamo in faccia la realtà… wikipedia non basta… è davvero questioni di numero, mica di qualità. A Varese e provincia non manca nulla, se non l’organizzazione e una promozione adeguata.

  21. a.g. il 13 novembre 2015, ore 14:18

    No, non è solo questione di numero, ma anche di qualità. Tanti fanno la battuta: ma con tutto quello che viene proposto, come si fa a dire che a Varese non c’è cultura? Certo, tanto si fa, ma tanto si fa anche di basso profilo. La cultura, per usare un grande filosofo, non è una notte in cui tutte le vacche sono nere”. Occorre discernere, giudicare e, nel caso, anche criticare….

  22. ombretta diaferia il 13 novembre 2015, ore 16:00

    concordando con lei, mio stimato direttore, vorrei integrare con la battuta che la cultura “si fa con quel che si ha”.

    questa pagina, ad esempio, è un ottimo esempio di cultura prealpina, dove le “vacche” crescono al pascolo, ma anche in allevamenti intensivi, deprivanti quella condizione primaria che si chiama esperienza: basterebbe che tutte le realtà facessero, invece di comunicare limitatamente alla creazione di eventi spot!

    in soli dodici anni ho visto nascere e morire festival e associazioni per ogni esigenza comunicativa. il risultato è stato, comme d’habitude, allontanare le “migliori menti” e richiamar alla bisogna i lacché.

    una volta la cultura varesina era quella “bottegaia”, che parlava anche dell’artigianato locale, del manifatturiero, in poche parole, ripetendomi ormai alla mia personale noia,
    “La cultura è tutto ciò che metter in grado l’uomo di essere operativo e attivo nel suo mondo e di usare tutte le forme di espressione sempre più liberamente e stabilire comunicazione tra gli uomini…”
    (diritti culturali e diritti umani – UNESCO luglio 1968).

    un esempio su tutti sono i Tencitt di Cunardo: una vera comunità culturale quotidiana!

    quindi ben venga la quantità, palestra necessaria della qualità.

    ma la quantità ha bisogno di esperienza di qualità, altrimenti diventa mera “istruzione” all’organizzazione ed alla promozione.

    ed è noto che quando non c’è prodotto, si sopperisce con tanta pubblicità!

    con sempre enorme stiva di varese report che si apre ai veri confronti e dimostra che anche l’informazione può diffondere vera cultura e non essere mero “media veicolante” del miglior pagante!

    od

  23. Emiliano il 13 novembre 2015, ore 16:10

    Ma la “qualità” chi la decide?
    E la qualità ha comunque i suoi costi, inutile negarlo.

    E il problema numerico, comunque, rimane: se non sono adeguatamente “educate” le masse si adatteranno con sancta simplicitas a tante altre piccole “microculture” (chiamiamole così…) offerte da un mondo “progredito” e voluto da noi stessi. Inutile forzare, a mio avviso: si rischia d’ottenere l’effetto contrario.

  24. a.g. il 13 novembre 2015, ore 16:20

    Bravo: chi la decide? Non è scritto nei testi sacri. Per cui, il privato fa quello che vuole con i suoi soldi, ritenendo di qualità quello che fa. Il pubblico fa una cosa con i soldi pubblici, decide che è una cosa di qualità, mettendoci la faccia ed esponendosi pubblicamente, e poi i cittadini decideranno se è o no di qualità. Quanto ai numeri, come scrive l’amico Moroni, è un problema, ma anche in questo caso si devono fare scelte. Intanto il pubblico inizi a ragionare su ciò che finanzia. E se è di qualità, ma troppo di nicchia, faccia altre scelte….

  25. Bruno Belli il 13 novembre 2015, ore 16:52

    Sottoscrivo e concordo pienamente con gli ultimi 2 post lasciati dal direttore Giacometti.
    Parole sagge, caro Andrea: una teoria talmente semplice che è diabolico non essere in grado di seguirla.

  26. giulio moroni il 13 novembre 2015, ore 18:04

    Anche la cultura rischia spesso di arroccarsi e di diventare cibo per Vegani e non per tutti.
    Rischia, cioè, di essere un prodotto per pochi, consumato da pochi, perché – come le brioche vegane – ha poco appeal.
    Ma arroccarsi significa, usando la metafora scacchistica, essere alla frutta e difendere il Re per non farlo mangiare.
    Per questo, oltre alle ottime iniziative “locali”, continuo a pensare (e vedo che non sono l’unico) al fatto che sia necessario creare eventi, anche uno solo all’anno, di richiamo anche per chi non è uso a consumare cibi che fanno bene alla mente.
    Una bella mostra con quadri importanti fa uscire di casa persone che altrimenti non sarebbero mai andate a vedere il pur bravissimo artista Polacco emergente morto suicida a 23 anni.
    Se è vero che portare eventi importanti a Varese costa, è altrettanto vero che si potrebbero vendere migliaia di biglietti, riducendo al minimo il costo per l’amministrazione o per il promoter.
    Ed intorno a questo evento se ne potrebbero pensare altri, magari più “raffinati”, tanto per creare quell’appeal che serve per far entrare la città in un circolo virtuoso in senso culturale.
    Quante persone, Varesini e non, hanno visitato Villa Panza per Wenders? Tanti.
    Quanti tornerebbero per vedere qualcosa di simile? Altrettanti.
    Quanti avrebbero piacere di partecipare a qualche evento collegato al grande evento? Magari meno, ma l’offerta deve essere comunque fatta.
    L’importante è iniziare, dare il primo calcio al pallone e poi giocare la partita.
    Forse qualche purista storcerà il naso di fronte ad un pensiero di profilo così modesto, ma se desideriamo giocare la partita è obbligatorio mettere il pallone al centro del campo, se vogliamo che la cultura non sia solo per Vegani dobbiamo pensare anche a queste opportunità perché la gente ha bisogno di iniziare ad imparare a cibarsi per poter scegliere domani i piatti migliori che sapremo offrire loro.
    Se avremo migliaia di visitatori ad un evento di buon livello sono sicuro che di questi una certa parte resterà fedele alla cultura, se ne innamorerà, comincerà quel percorso virtuoso che li potrà condurre a pensare alle cose belle.
    Perdonate questo pensiero decisamente “chip”, ma parlo da uomo della strada, da visitatore di Musei, da padre che sta subendo un’educazione dal proprio figlio affamato di arte e belle lettere e credo che anche per questo, per i nostri ragazzi, sia importante darsi da fare.

  27. ombretta diaferia il 13 novembre 2015, ore 18:46

    scusandomi per il refuso che nella frettolosa espressione mi ha fatto trasformar la stima in stiva, colgo l’occasione per dimostrare empiricamente che la qualità non è assaporabile solo dai palati fini: un bimbo, che studia quotidianamente, mi ha fatto notar il refuso, non un avvocato o un dirigente.

    il pubblico quando può contare su un ampio ventaglio di proposte, riconosce bene cosa lo coinvolga e l’appassioni, quindi lo ricerca una volta trovato.
    ma se non ha l’opportunità di praticare “cultura”, non conosce, quindi, si “nutre” solo di ciò di cui dispone.

    ho verificato personalmente quanto scarseggino esempi di organici “corali” che lavorino costantemente e meticolosamente anche per preparar repertori “popolari” (proprio quelli che riescon a strappar un patrocinio, ma mai un ghello), mentre all’estero (anche solo nella vicina Svizzera) la musica coinvolge sin dai primi anni di vita il bambino, che giunge ad età adulta con orecchio fino…

    secondo due studi condotti su circa 150 volontari all’Università di Finanza e Management di Varsavia (Polonia) e all’Università di Montreal (Canada), oltre il 90% delle persone sarebbe in grado di cantare correttamente: gli stonati non esistono, ci sono solo persone non educate all’ascolto ed alla pratica dell’arte più elevata e completa.

    Ma la voce è l’identità di ciascuno, solo se la usiamo possiamo trasmettere passione, quindi costruire un’identità… anche collettiva.

  28. Emiliano il 13 novembre 2015, ore 23:27

    Ma nella nostra “progredita” Italia si rema contro un certo tipo di Musica sin dall’infanzia e dalla scuola dell’obbligo… e non da adesso, ma da decenni – dal dopoguerra senz’altro, ma dopo il 1968 in particolar modo.
    Belle parole le sue signora Ombretta, la Musica è al centro delle “culture” ed è un perno della vita degli uomini, ma dopo aver passato decenni a diseducare masse ben portate alle arti, ora ci si lamenta che non sono (più) educate? A scuola ci sono andato anch’io, e se “osavo” parlare di Beethoven ai miei coetanei erano sberleffi e pernacchie… Ora il problema non esiste più… nessun ragazzino di dieci anni parlerebbe di Beethoven ai compagni, a meno che non si riferisca al cane dell’omonimo film.
    E poi una domanda “provocatoria” per finire: perchè nei licei “artistici” la musica non viene insegnata? La prima di tutte le arti viene rinnegata dalla “scuola” italiana: perchè? Si “fabbricano” artisti sublimi o pecore anonime tra le grigie mure di un “bello” molto presunto ma soprattutto presuntuoso?

    Qui si continua a parlare del tetto… ma le fondamenta ci sono?

  29. Romolo Vitelli il 13 novembre 2015, ore 23:35

    Che cos’è la cultura
    “Cultura, non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri (…). Cultura è la stessa cosa che la filosofia… ciascuno di noi è un poco filosofo: lo è tanto più quanto più è uomo… Cultura, filosofia, umanità sono termini che si riducono l’uno nell’altro (…) Cosicché essere colto, essere filosofo lo può chiunque lo voglia. Basta vivere da uomini, cioè cercare di spiegare a se stessi il perché delle azioni proprie e altrui, tenere gli occhi aperti, curiosi su tutto e tutti, sforzarsi di capire; ogni giorno di più l’organismo di cui siamo parte, penetrare la vita con tutte le nostre forze di consapevolezza, di passione, dì volontà; non addormentarsi, non impigrire mai; dare alla vita il suo giusto valore in modo da essere pronti, secondo le necessità, a difenderla o a sacrificarla. La cultura non ha altro significato.” Antonio Gramsci

  30. Bruno Belli il 14 novembre 2015, ore 11:35

    Scusa direttore,
    ma sono il primo a sorprendermi!!!

    Con questa lettera quale vespaio ho mai smosso?
    Qui, siamo arrivati a quota 30 commenti (!!!), martedì mattina esce la stessa riflessione su LA PREALPINA, in modo ben evidenziato, e ricevo un po’ di telefonate da Destra e da Sinistra (non in modo figurato, prendilo “alla lettera”);
    altri s’irrigidiscono, altri mi chiedono che cosa sia che manchi a Varese; altri come si debba provvedere a “ripartire” su questa strada.

    Per il momento assaporo il fatto di aver alcune idee ben precise, che non vorrei più “svendere” (perdona il tocco “personalistico”).

    Sono letteralmente sconcertato (e compiaciuto) per tutto questo:
    ma, forse, non è già questo il primo passo verso una “rivoluzione culturale” in limine cittadino sulla quale tanto mi si spernacchiò?

    Ora, bisognerà vedere come la “cultura” (nelle varie accezioni indicate anche dal prof. Vitelli tramite le parole di Gramsci) sarà percepita dalla prossima amministrazioni per evitare le consuete “cattedrali nel deserto”.

    Che aggiungeresti, direttore?

  31. Bruno Belli il 14 novembre 2015, ore 11:39

    P.S.

    Noto, però, che a parte Giulio Moroni, non una voce “politica” qui si è espressa.
    E’ indice di un fatto preciso…e, mi rivolgo a chi “fa cultura”, cattivo segno per il futuro prossimo, se così resterà il modo di pensare di chi si candiderà all’amministrazione per il 2016.

  32. Emiliano il 14 novembre 2015, ore 22:36

    Citare Gramsci – specie in questo passaggio particolarmente felice postato dal prof. Vitelli – può essere utile, ma è “un” punto di vista sulla cultura e non è senz’altro il “solo”. E proprio la patria di Gramsci ha dimostrato di fregarsene di tali parole, utilizzandole per fini utili a tutto fuorchè a un popolo e alla sua (anzi alle “sue”) “cultura”.
    Rileggiamo Gramsci, ok, ma rileggiamo anche altri suoi contemporanei, evitando di ridurre il tutto come sempre a UNA VOCE SOLA… perchè se non è Marx è Gramsci, e se non è Gramsci e Marx… il che, democraticamente parlando, non è corretto.

  33. giovanni Dotti il 16 novembre 2015, ore 09:18

    Troppe chiacchere, caro prof. BELLI. La gente normale purtroppo non è “acculturata” come voialtri e non intende la cultura allo stesso modo. Necessiterebbe pertanto agire su piani (o livelli) differenti, per farsi capire, come già per Dante e la sua “Commedia”: il letterale, l’allegorico e l’anagogico (o sovrassenso). Ce ne deve essere per tutte le teste (e le tasche), l’offerta deve quindi essere diversificata e lasciare ad ognuno le scelte che più gli aggradano. All’Ente pubblico dovrebbe spettare, a mio avviso, solo una attività promozionale e di coordinamento, sempre tenendo presente l’obiettivo ultimo: quello di elevare la conoscenza e il civismo di tutte le categorie sociali.

  34. Bruno Belli il 16 novembre 2015, ore 13:23

    Caro dottor Dotti, e perchè, che cosa ho forse detto? Perchè, rivolgendosi a me, parla di “troppe chiacchiere”? Proprio Lei che ha un trascorso di anni da cui mosse nel vecchio PSI?
    E forse, non si vuole “acculturare” la gente perchè è più facile “indirizzare” l’ignoranza.
    Bah!

    Mi sembra di essere stato chiaro: certo, la promozione ed il coordinamento, ma anche un progetto serio che parta dall’Amministrazione pubblica, che ha già un patrimonio che giace spesso non utilizzato.

    Mi auguro, quindi, che la lista civica di cui Lei fa parte, “Varese 2.0″, e di cui il mentore è dottor Zanzi, non si affranchi da questo.
    Ma forse, se si hanno in mente solo le “accademie” (ovvero le “grandi” cose” fatte solo per “addetti e studiosi” ai lavori, mica certo per la popolazione), già state partendo con il piede sbagliato.

    E, probabilmente, quelli che chiacchierano sono altri, con tanto di “primarie” inutili (ché la percentuale che va alle primarie sarà sempre risibile sul totale dei votanti varesini quando ci saranno le amministrative) non il sottoscritto che ha sempre accompagnato con i fatti (si vada a sfogliare la cronaca varesina degli ultimi 18 anni, almeno) le parole.

    Ma forse, tutti invasati da questo tam tam con le primariette, pare a lor signori di avere già “nelle mani” la città. Avanti, avanti, pedibus calcantis, cari signori!!!

    Cordialmente.
    Bruno Belli.

  35. Bruno Belli il 16 novembre 2015, ore 13:31

    Correggo al sisvta di battuta: “pedibus calcantibus”

  36. Emiliano il 16 novembre 2015, ore 13:53

    Punto e a capo.
    Alla fine, grossomodo, con parole diverse ci si trova d’accordo…
    Moroni scriveva che il numero di persone colte è inferiore rispetto a quelle che lo sono meno… io citavo la voce di un grande Artista del passato per confermare, a mio parere, la bontà di quelle parole… e ora anche il sig.Dotti lo fa dicendo che la “gente normale” non avrebbe la cultura di “noialtri”.

    Oltre 30 post per arrivare a una conclusione quantomeno ovvia, per cinica e brutta che possa sembrare?

    Mi sembra proprio che “siamo alle solite”. ;)

  37. giovanni dotti il 16 novembre 2015, ore 14:15

    Non me la prendevo certo con Lei, che gode di tutta la mia stima, caro prof. Belli, non mi fraintenda, ma con i tanti (forse troppi) commenti a questo suo intervento. La cui comprensione spesso mi sfugge. Sarò anche un “praticone” ma la mia forma mentis mi induce a preferire la concretezza e la chiarezza, pertanto la inviterei a scendere nel concreto tracciando poche e precise “direttive” per un programma culturale per la nostra Città (che, se crede non opportuno divulgare, potrà farmi avere -se vuole- anche in via riservata). Perché, lo confesso sinceramente, sarò anche un po’ tonto, ma non ho ancora capito bene di che cosa si parli.

  38. Bruno Belli il 16 novembre 2015, ore 16:48

    Una parte delle mie idee (coordinate e con volontà di ricaduta anche sul commercio, sul turismo e sull’università locale) era stata elaborata da me elaborata (con Fabrizio Mirabelli e, in parte, con Giampiero Infortuna) nel programma che , egr. dottor Dotti, avrebbe dovuto fare parte di quello del PD, partito con il quale la sua lista sta lavorando.
    Programma ed analisi effettuata, come ho già espresso, con lo studio dei bilanci comunali alla mano.

    Purtroppo, quando giunse il momento nel quale la mia scelta non era altra che il dovermi allontanare (volontariamente) da quel partito, chiesi che lo stesso fosse tolto dal blog, perchè vi avevo lavorato per alcuni mesi ed era frutto quasi tutto del mio sacco, Fu giustamente fatto, uno dei pochissimi atti corretti nei mie confronti che mi sento di riconoscere all’attuale direzione cittadina.
    Quindi, in gran parte, alcune mie idee sono conosciute.

    Per renderle concrete, e per vederle scritte nel dettaglio allo stato dei fatti attuali, stese in modo chiaro e coordinato, si dovrebbe verificare soltanto l’incontro con una realtà seria, convinta di quello che vorrà fare, cui importino meno le “appartenenze” di tessera o di lista, ma sia pronta a “dar fiducia” a chi seriamente crede che si possa fare qualcosa in più – o semplicemente in modo migliore – nella nostra città.

    E, per il momento, il mio limitato orizzonte on ha ancora identificato tale possibile realtà

    P.S. Mi sento di suggerire a Voi, come lista civica, per i prossimi mesi, la massima attenzione nei confronti dei (troppi) individui che vi lisciano, vestendo il manto dell’agnello, ed essendo sotto soltanto il classico lupo con il dente molto velenoso.

    Cordialmente.
    B.B.

  39. GG il 17 novembre 2015, ore 08:33

    Tante parole? E perché?
    Nell’era di internet bastava mandare un link ed era fatta, e il gentile signor Dotti avrebbe potuto leggere il testo della “rivoluzione” culturale di Belli. Ma evidentemente era troppo difficile… e poi così Belli perdeva l’occasione per dire che il suo testo lo avrebbe calato dall’alto, e solo a un gruppo degno di tale lettura. Ci penso io.
    Ecco il link rivoluzionario:
    http://www.varesereport.it/2015/03/26/varese-bruno-belli-pd-ecco-il-mio-progetto-per-una-rivoluzione-culturale/
    Buona lettura signor Dotti.

  40. Bruno Belli il 17 novembre 2015, ore 16:50

    Già, è vero, una parte fu pubblicata, come lettera anche su VARESEREPORT.

    Ovviamente, è parziale: manca il culmine, che sarebbe dovuto uscire nei programmi dettagliati. Comunque, nulla sarebbe calato dall’alto, perchè gli interessati ebbero già modo di conoscere la fase “conservativa” del programma ed anche sulla stampa cartacea sarebbe stato facile rintracciare il testo.

    Però, forse senza volerlo, l’anonimo GG, che non perde occasione per dare una stoccatella (“così Belli perdeva l’occasione…per dire che lo avrebbe calato dall’alto”) dimostra di avere letto il mio compitino; non solo di averlo letto, ma anche di ricordarlo.

    Ed il fatto che sia stato letto ed ancor più che ancora ci si ricordi di quello che ho scritto almeno sei mesi fa, non può che farmi immensamente piacere, perchè questo lo si fa soltanto con coloro che non esprimono corbellerie oppure con i “classici”.

    Grazie davvero GG. Lei è eccezionale, anche per quell’attacco di movimento retorico “tante parole, è perchè” che scimmiotta il mio id poco più sopra.

    Infatti, si scimmiotta, si irride e si satireggia su tutto ciò che non è comune ed è ben conosciuto.

    Grazie GG per avermi dato anche questa “patente” e per avermi permesso di effettuare un intervento in più. Complimenti!

Rispondi

 
 
kaiser jobs