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Varese, Per Pippo Corigliano “siamo in missione per conto di Dio”

Pippo Corigliano

Pippo Corigliano

Ha una straordinaria capacità, Pippo Corigliano, ingegnere napoletano, per quarant’anni portavoce dell’Opus Dei in Italia, di saper parlare di cose serie e profonde con uno stile simpatico e accattivante. E’ accaduto al Teatro Santuccio di Varese, dove Corigliano è giunto per presentare il suo ultimo libro: “Siamo in missione per conto di Dio. La santificazione del lavoro” (Mondadori).

Sollecitato, in maniera intelligente, dagli interrogativi di Angelo De Amici, Corigliano ha spiegato come il titolo del volume nasca da una pellicola da lui amatissima, “Blues Brothers”, dove due “disgraziati” cercano di aiutare una suora, chiamata “la pinguina”, suonando in giro per l’America e dicendo di “essere in missione per conto di Dio”. Un modo simpatico per introdurre il tema centrale del libro: il lavoro.

Il giudizio di Corigliano sul presente è duro, quasi apocalittico: “La società occidentale promette una vita d’inferno, dall’aborto a fare allevare i bambini senza mamma, cose brutte, insomma”. “Il lavoro – riprende Corigliano – è l’unico valore che ci è rimasto. Dio chiede all’uomo di collaborare con lui nella creazione. E poi non si può dimenticare come i monaci vedano il lavoro come continuazione del lavoro”. Corigliano cita San Josè Maria Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, che propone una sintesi tra lavoro e spiritualità, in modo che “la giornata diventa un’avventura significativa al cospetto di Dio”.

Balaguer, continua l’ingegnere napoletano, “ha trasformato il lavoro in preghiera, il lavoro che rispecchia tutta la vita, è una via crucis, ma è anche una ricchezza”. Insomma, è un’opportunità per riscoprire, in un’ottica diversa da quella spesso prevalente, il senso della vita, l’amore, la bellezza, la fuiducia nella ragione.

 

25 ottobre 2015
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