Varese

Varese, Aperta la Cripta del Sacro Monte. Ma altri gioielli sono venuti alla luce

La presentazione dei restauri

La presentazione dei restauri

Taglio del nastro all’ennesimo gioiello di Varese: la Cripta del Santuario di Santa Maria del Monte al Sacro Monte. Due anni di lavoro per consolidare e restaurare un piccolo spazio che si trova proprio sotto il grande altare del Santuario. Un’inaugurazione che ha visto al Museo Baroffio giungere le autorità, ma anche coloro che hanno condotto i lavori, gli ingegneri, gli architetti, gli storici dell’arte, gli operai. Tutti orgogliosi di avere portato a termine un lavoro di grande pregio e qualità, ma condotto anche non senza correre qualche rischio legato alla delicatezza delle opere d’arte che abbelliscono la Cripta.

Tra i presenti il vicario episcopale monsignor Franco Agnesi, monsignor Erminio Villa, Arciprete del Sacro Monte, l’assessore alle Culture della Regione Cristina Cappellini, il vicepresidente della Provincia di Varese Giorgio Ginelli, l’assessore al Commercio e Promozione del territorio del Comune Sergio Ghiringhelli, Giorgio Gaspari per Fondazione Cariplo. I lavori che si sono conclusi sono costati 1.150.000 euro, coperti per circa metà dal Pirellone, ma risorse sono state messe a disposzione anche da Fondazione Cariplo e Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese.

Il cantiere ha portato a consolidare la Cripta. Come ha ricordato l’ingegner Lorenzo Jurina, che ha diretto i lavori di rinforzo, “quattro colonnine sopportavano un peso di 72 tonnellate, il peso dell’altare del santuario”. Col tempo le colonnine, pur rafforzate con mattoni, erano sofferenti e dunque si è deciso per un intervento capace di sostenere il peso. A sostenere il peso, dopo le travi collocate all’epoca di Schuster (1932), quello che è stato definito un “gazebo strutturale” che, in acciaio, regge le volte che costituiscono la struttura portante della Cripta.

Oltre ai bellissimi affreschi, una Natività e addirittura una Trinità, tutti illuminati con luci al led e restaurati, si possono scorgere, sotto vetro, anche i resti della chiesa del V° secolo (ma oggi si è spostata la datazione al VI° secolo), memoria della presenza di S. Ambrogio che qui avrebbe celebrato una cerimonia religiosa dopo avere sconfitto gli Ariani. “Andiamoci piano con queste cose – dice monsignor Villa -. Stiamo preparando un volume scientifico che approfondirà il tema della Cripta e che farà giustizia di tanti luoghi comuni e dicerie”.

Ma oltre ai lavori di restauro, oggi sono state presentate alcune “chicche” venute alla luce con i lavori, un fatto che dimostra come il Sacro Monte di Varese sia un pozzo senza fondo di bellezze e opere d’arte. E’ il caso di una serie di tombe che oggi si possono vedere ben illuminate, ma è anche il caso di un corridoio affrescato che conduce alla Cripta, battezzato “stanza delle tre Madonne”. dato che si possono vedere tre Madonne che sono state dipinte in tre affreschi, usciti dopo che un contrafforte è stato demolito (ma in parte è rimasto e copre ancora una parte dell’affresco più basso).

Ora la Cripta sarà aperta al pubblico, ai fedeli, ai pellegrini, con l’idea di lanciarla alla grande in occasione del Giubileo. Ma la gestione dei beni culturali non è semplice, tanto più al Sacro Monte dove tre realtà vicine tra loro (Museo Pogliaghi, Museo Baroffio e Museo Macchi) hanno tre proprietari diversi e tre gestioni diverse. Qualche segnale ad un maggior coordinamento si inizia a vedere, al di là della rete – su cui abbiamo già espresso alcune perplessità – di Varese Musei. Le visite della Cripta sono state affidate alla gestione della società Archeologistics, che già gestisce il vicino Museo Pogliaghi. Tuttavia i contenuti culturali della Cripta, come del Museo Baroffio, restano in capo a Laura Marazzi, direttrice del Baroffio.

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21 ottobre 2015
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