Lettere

Morire in gita scolastica

scuola1Due studenti, distanza di cinque mesi l’uno dall’altro, dopo aver vissuto, pare una notte alcolica e fumato canne sino all’alba, con i propri compagni in camera, sono precipitati dai piani alti degli alberghi a Milano dove erano alloggiati, perdendo la vita. Purtroppo in viaggio con gli studenti i pericoli e gli incidenti sono sempre dietro l’angolo e oggi più che in passato, bisogna vigilare; ma questo per molti insegnanti diventa insostenibile.

«La situazione è paradossale – dice una preside – i docenti dovrebbero controllare i ragazzi anche la notte. Invece di dormire, per poter illustrare con lucidità il giorno dopo un museo agli studenti.” Da tempo molti docenti si rifiutano di portare in gita gli allievi. Un sondaggio realizzato tra gli insegnanti italiani dice che due su tre non intendono più portare gli alunni in gita. Lo stesso presidente dell’associazione nazionale presidi Giorgio Rambado, in un’intervista a la Repubblica, ha detto che “le gite ormai è tempo di abolirle sono inutili e si rischia troppo.

I professori dicono di non essere più in grado di controllare i ragazzi. Non dovrebbero dormire tutta la notte a e comportarsi da cerberi, sempre costretti a rimproverare gli studenti che fanno chiasso nelle stanze disturbando gli altri ospiti”. Rifiutarsi di accompagnare i ragazzi – aggiunge Rambado – è un gesto di responsabilità. I genitori per lo più non solo non collaborano né educano i propri figli, e non solo scaricano tutto sugli insegnanti; ma sono diventati anche aggressivi e protettivi e non dicono più quei “no che aiutano a crescere”; ma sono pronti a ricorrere al Tar per mezzo voto in più o per una bocciatura. Quando non si recano a scuola, con l’avvocato, come ha fatto una madre per denunciare il professore che aveva tolto il cellulare al figlio durante la lezione.

Come dar torto a chi si rifiuta di accompagnare gli studenti? Vi sono responsabilità morali e penali accresciute e il Miur ha abolito pure ogni forma di diaria per gli accompagnatori. Il Ministro Giannini, di fronte alla levata di scudi d’insegnanti e associazione dei presidi, ha ribadito che “le gite non si toccano”; senza fornire altre spiegazioni. Quello che sorprende (di fronte a questa ennesima tragedia è che quasi tutti: insegnanti, associazione dei Presidi, pedagogisti intervenuti sulla stampa a commento di questo ennesimo funesto evento) è stata la mancanza di riflessione seria sul senso e sul perché accadono questi eventi.  Per lo più, salvo qualche eccezione, si sono limitati a ribadire o che le gite “non si toccano”; o che bisogna abolirle. Nessuno ha individuato nello stesso concetto di “gita”, come puro  e semplice divertimento, contrapposto allo studio vero e proprio una delle cause della degenerazione delle escursioni.

La morte dello studente è stata derubricata da qualcuno a semplice “incidente”.  Ma i comportamenti vandalici in gita e la  morte dello studente  non sono semplici incidenti  e  non nascono dal nulla, né sono semplici disattenzioni o “errori”, dovuti alla “contestazione” e all’esuberanza giovanile, facilmente eliminabili; ma sono la “spia”, spesso, di questioni più profonde, che evocano problematiche complesse che vanno ricondotte allo smarrimento che vive oggi l’adolescente in una vita senza senso e senza speranza per il futuro. In questa crisi esistenziale i giovani “senza padri né maestri” e senza una classe dirigente, degna di questo nome, tentano per lo più di annegare la noia nell’alcol o peggio nella droga (come succede spesso e come del resto è  accaduto nell’ultima escursione ’escursione all’expo di Milano. La mia esperienza di organizzatore di viaggi mi ha insegnato che gli studenti considerano per lo più la gita  una specie di scampagnata, un’occasione, cioè, per vivere in allegria, magari un po’“rumorosamente”, alcuni giorni al di fuori della normale attività scolastica.

Questa convinzione del resto è abbastanza diffusa, tra gli studenti come si può leggere in una delle tante relazioni finali di viaggi di un’allieva di 3a liceo: “Ricordo che, solitamente prima di una gita si è sempre esaltati  perché si sta andando a fare un qualcosa di verso, si può fare “casino” e ci si diverte e tutto questo dura poco più di una settimana, poi inizia a sbiadire fino a cadere nel profondo burrone della dimenticanza”. Come si può capire una concezione distorta del viaggio e delle sue finalità, che contrasta con concetto di viaggio del M. P. I. Com’è noto il Ministero, proprio per arrestare la deriva negativa che le gite scolastiche avevano preso, negli ultimi anni, ha voluto cambiarne il nome, chiamandole “viaggi d’istruzione”.

Con questo provvedimento il Miur, ha voluto porre l’accento più sul momento “studio”, “istruzione”, che non su quello di “gita”, divertimento”, proprio per sottolinearne  la differenza. Però il Miur si è imitato a cambiarne solo il nome senza fornire adeguate direttive pedagogiche e senza preparare, con corsi di formazione, gli insegnanti accompagnatori, di fronte ai mutamenti intervenuti nella fase adolescenziale complessa di questa società globalizzata multimediale percorsa da divergenti forme di comunicazione (Smartphone Tv Internet, Web, You Tube, Twitter, Facebook ecc.).I viaggi perciò sono rimasti, salvo lodevoli eccezioni, come un “qualcosa” di a sé stante, con una valenza formativa molto limitata o quasi nulla ad ogni buon conto, nella migliore delle ipotesi, ancillare, rispetto allo studio vero e proprio. Ne consegue che per i ragazzi, ma non solo per loro per la verità, ma anche per molti docenti, da un lato c’è “l’utile”, l’attività didattica quotidiana dello studio vero proprio sui libri, perché bisogna volgere il programma”; e dall’altro il “dolce”, la gita, il puro e spassionato divertimento, magari, perché no? “allietato” da un po’ di “casino” notturno negli alberghi e nei luoghi pubblici, come ci ha ricordato l’allieva di terza liceo.

Una gita quindi che non ha bisogno di essere preparata prima, data la sua natura di puro svago; e perciò: “Perché affannarsi con la preparazione? Ci pensa l’agenzia che ci offre il pacchetto tutto compreso con le guide sul posto che spiegano. Come si può capire quindi si tratta di un concetto di gita limitato e confinato solo alla seconda fase, quella del durante”, unicamente cioè ai giorni in cui gli studenti sono in viaggio, ignorando le grandi potenzialità educativo – formative del “prima”, della fase preparatoria, e del “dopo”, del momento della interiorizzazione del senso dell’intera esperienza.

Dalla distorta concezione teorica, che vede il ‘dolce’ contrapposto all’‘utile’ deriva quella visione manichea, unilaterale e parziale e perciò scarsamente formativa del viaggio, inteso come pura evasione, contrapposto allo studio, come attività quotidiana, unica e vera fonte di crescita ed elevazione culturale. In realtà, sia lo “studiare”, che il “viaggiare”, se correttamente intesi, sono in sostanza “otium” et “negotium” (utile e dilettevole, secondo la concezione oraziana) insieme, strettamente intrecciati e complementari tra loro. La riflessione su questa impostazione unitaria consentirebbe agli insegnanti di avere una visione più organica, meno asfittica, unilaterale e meramente nozionistica e libresca della cultura; e consentirebbe loro di evitare i due pericoli soventi più ricorrenti nell’organizzazione dei viaggi d’istruzione: la “Scilla” del viaggio, inteso, in modo riduttivo e sbagliato, come divertimento e pura evasione, che la “Cariddi” del viaggio, concepito ed organizzato però, come un’ ininterrotta visita di cattedrali e musei, in nome di un’altrettanta distorta visione del viaggio come puro “studio”. Sono queste due facce simmetriche e contrapposte di una stessa falsa moneta.

Che fare? Come muoversi nella preparazione e nella strutturazione degli iter formativi? Non c’è altra via, se si vuole impostare in modo organico e razionale il viaggio, che rifarsi ai Greci, che dicevano: “Se siamo sapienti dobbiamo camminare sul crinale dei monti o a metà del mare senza lasciarci attrarre dall’insidia di Scilla (“Le gite non si toccano”, della Ministra ) né da quella di Cariddi (“bisogna abolire le gite”, del Presidente dell’associazione presidi). Per sfuggire alla due contrapposte insidie è necessario applicare nelle varie attività didattiche preparatorie e nell’impostazione e nell’organizzazione dei due viaggi, l’unione  dell’utile e del  dilettevole. Si può così rendere in questo modo la gita piacevole, educativa e divertente nello  stesso  tempo, visitando monumenti e musei, bilanciando queste visite   con momenti di svago e divertimento. Con questo equilibrio si può tornare a casa arricchiti di cultura e belle esperienze comunitarie senza annoiarsi. Certo oggi per lo più gli adolescenti sono insofferenti alle regole e all’autorità e spesso sono ‘maleducati’.

E’ vero, ma non sempre si riflette sul significato dell’appellativo “maleducato”. Il maleducato è una persona che è stata “educata - male”. E da chi è stata educata male? Dalla famiglia, dalla scuola e dalle altre agenzie formative e dalla classe politica. Sulla scuola e gli insegnanti si scaricano tutte le contraddizioni della nostra società diseducativa. Alla scuola preposta alla formazione dell’uomo e del cittadino compete l’arduo compito di educare i giovani al rispetto di sé e degli altri, e a considerare che la loro libertà deve finire dove comincia quella degli altri (E. Kant). I viaggi possono contribuire potentemente alla realizzazione di questo obiettivo. Gli insegnanti però per rivitalizzarli dovrebbero ripensarli ed inserirli a pieno titolo nella loro programmazione, coinvolgendo come protagonisti attivi gli studenti nell’illustrazione dei luoghi, degli eventi storici ecc. nella  fase preparatoria.

Ciò ne farebbero dei protagonisti attivi e non dei pessimi fruitori passivi. Nelle escursioni e nei viaggi in genere i pericoli e gli incidenti sono sempre dietro l’angolo, come abbiamo detto, e bisogna vigilare di giorno e di notte, specie negli alberghi, facendo dei turni notturni; e di giorno nei momenti di autonomi spazi di libertà, da concedere agli allievi, è necessario nominare, al fine di garantire parimenti esigenze di disciplina collegiale e integrità fisica dei partecipanti, dei responsabili di gruppo che, con i cellulari, dovranno contattare gli accompagnatori in caso di necessità. La vigilanza però per essere efficace deve far leva sull’autodisciplina e sulla responsabilità dei giovani partecipanti alle gite.

Tutto ciò può ridurre di molto i problemi in viaggio. Ridare una speranza per un futuro migliore ai giovani in un’Italia disgregata moralmente e senza valori è compilo arduo che spetta allo Stato, alle forze politiche sane e democratiche del nostro Paese e a tutte le altre agenzie formative. E’ necessario però che la scuola e la famiglia tornino a EDUCARE, ma che tutta la società sia una società educante. Per formare nuove generazioni consapevoli dei propri diritti e doveri e per educarli all’auto- responsabilità e al rispetto di sé e degli altri, non si può essere “ISTRUTTI E MALEDUCATI. C’è qualcosa che non funziona in  questa attività scolastica sforna allievi istruiti e maleducati. Evidentemente nonostante l’ammonimento di  Seneca si studia ancora non per la vita ma perla scuola. (“Non vitae sed scholae discimus”). E Kant ricordava che “L’uomo non può diventare vero uomo che mediante l’educazione, ed egli è qual essa lo fa.” Ma per realizzare questo ambizioso  obiettivo è necessarionon limitarsi a “svolgere il programma, ma assumere un programma per svolgere l’allievo”. Ecco la gita, concepita come autentico viaggio di formazione, può “cambiare gli studenti nella direzione voluta e non in quella non voluta” (Mager), come ci ricorda un’allieva di seconda liceo: “E’ stato un viaggio d’istruzione davvero irripetibile ed è difficile spiegare a chi non era con noi l’importanza di ogni attimo vissuto insieme, nel divertimento come nella riflessione, ma posso assicurare che, potendo, la rifarei immediatamente perché ora sento di essere una persona diversa E dunque possibile crescere e cambiare in sei giorni? Con un’esperienza del genere, certamente sì ”.

Romolo Vitelli

 

Ps: L’impostazione pedagogica dei viaggi d’istruzione riportata in questa lunga riflessione è stata applicata con successo nei viaggi della Scuola Europea di Varese, allo Scientifico di Gavirate e al Liceo classico “E. Cairoli” di Varese.

19 ottobre 2015
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