Varese

Varese, La giunta Fontana ricorda il Sociale e rilancia il nuovo teatro

La giunta Fontana scopre la targa dedicata al Sociale

La giunta Fontana scopre la targa dedicata al Sociale

Una targa scoperta in ricordo del Teatro sociale, in via Rossini, teatro abbattuto nel 1953. Un’inaugurazione che ha il sapore della memoria, quella di stamattina, all’isola pedonale tra piazza Giovine Italia, via Donizetti e appunto via Rossini. Presenti il sindaco Attilio Fontana, e gli assessori Sergio Ghiringhelli, Riccardo Santinon, Fabio Binelli e Giuseppe Montalbetti. “Un vero peccato l’abbattimento del Sociale – dice il sindaco Fontana -, un vero orrore. Tuttavia con il nuovo teatro che sorgerà in piazza Repubblica ci riallacciamo idealmente a quella struttura tanto amata dai varesini, se non in termini architettonici e di stile, quanto meno dal punto di vista dei contenuti culturali”.

Continua Fontana: “Siamo a inaugurare la zona pedonale, e voglio sottolineare la positività della scelta fatta: la gente è contenta. Ci chiedono di ampliare le aree pedonali. Lo terremo in considerazione, ma non in modo acritico, facendo tutte le valutazioni in modo che possa essere utile ai cittadini. Questa zona è diventata molto più bella e vissuta. Qui alle nostre spalle sorgeva il teatro sociale abbattuto nel 1953, lo ricordiamo con questa targa. L’abbattimento fu un danno irraccontabile per la città”. L’assessore Ghiringhelli ha spiegato come “l’allargamento dell’isola pedonale la dice lunga di come vediamo Varese”.

“Ora la vera sfida  è far vivere le vie, favorire anche le attività commerciali. Un dato secondo me significativo, che indica l’attrattività della città: 54 marchi di franchising sono interessati ad eventuali aperture a Varese. Come amministrazione scommettiamo nella zona, con il proseguimento di eventi collaterali, come mercatini e iniziative”.

“I lavori sono stati realizzati in tempi ragionevoli – ha aggiunto l’assessore Santinon -. I costi sono passati da 300 a 320 mila volendo compiere l’opera in modo definitivo. Grazie alle imprese che hanno svolto un ottimo lavoro, disponibili alle richieste non solo del Comune ma anche dei commercianti e dei residenti. Grazie anche all’ufficio tecnico del Comune e ai progettisti. Restano da posizionare altre panchine, una rastrelliera, alcuni archetti salva pedoni agli ingressi, entro l’anno sarà posizionata anche una telecamera per il controllo della Ztl in via Donizetti. Entro l’anno sarà pronto il bando». Nel frattempo tra via Rossini e piazza Giovine Italia è stata installata la nuova postazione di bike sharing. Per l’assessore Binelli «il risultato di oggi è il risultato del lavoro passato: nel 2012 il progetto era inserito nel Piano Urbano della Mobilità. La proposta è stata accolta con entusiasmo dal consiglio comunale, che anzi ci ha dato un’accelerata. La giunta ha svolto un duplice lavoro: reperire le risorse per la sistemazione e trovare il consenso di chi vive e lavora qui», Infine l’assessore Montalbetti ha ricordato che quando era presidente della circoscrizione 1 «il progetto sembrava un desiderio lontano e difficile, realizzato oggi. Un grande impegno porta a grandi risultati”.

Il Teatro Sociale è stato costruito nel 1774 per volere del duca Francesco III sull’area del soppresso convento dei Padri Gerolimini perché il Teatrino Ducale si era rilevato insufficiente alle rinnovate esigenze del borgo; la stagione lirica, iniziata nel 1779 e interrotta solo per pochi anni per la scadenza della concessione ducale nel 1790, proseguì in seguito nella struttura realizzata sotto la direzione dell’ing. Ottavio Torelli, con annesse sale da ballo, da gioco e da caffè. Il nome “Sociale” gli venne dato perché era frutto della volontà e dell’impegno di un gruppo di soci: con 280 posti in platea, tre ordini di palchi ed un loggione per complessivi altri 200 posti, il Sociale, inaugurato nell’ottobre del 1791, sarebbe diventato un importante punto di riferimento per la vita di Varese, 1nonché motivo di gloria vanto per la città per la sua “eccezionale acustica paragonabile al Regio di Parma e alla grande Scala di Milano”, nonché per la sua lungimiranza nell’accogliere e, pare, talvolta anche anticipare le più acclamate novità liriche (Il Barbiere di Siviglia di Giacomo Rossini fu rappresentato a Varese nel 1810 e a Milano solo nel 1820; la Boheme di Puccini nel 1896, un anno prima di Milano. Di fatto divenne ben presto un luogo privilegiato di incontro culturale o ricreativo della vita cittadina e simbolo della cultura musicale; non a caso le vie adiacenti conservano ancora l’intitolazione ai principali musicisti italiani.

“La via del Teatro, che si diramava sulla destra del Corso […] inquadrava, tra le alte, strette facciate delle sue case, la dignitosa, sobria fronte del settecentesco Sociale, al fianco del quale sarebbe nato l’ottocentesco ospedale del Gilardoni. La piazza, del Teatro, che si sarebbe detta anche dell’Ospedale, era un sito arioso e luminoso. La chiudeva, sulla destra di chi mira la torre, l’Albergo Ristorante Gambero, che risvoltava verso la via della Pesa Vecchia, per la quale si giungeva in piazza Sant’Antonio”. La crisi iniziò negli anni 1933-34, in quanto non più rispondente alle norme di sicurezza dei locali pubblici, ma forse anche in parte in seguito all’avvio della costruzione del cinema Impero come terzo teatro e quarto cinema della città. Nel 1940 si chiuse infatti la tradizione della musica lirica e durante il conflitto mondiale venne requisito dai soldati e poi caduto in disuso, per essere poi definitivamente demolito il 18 settembre 1953, per far posto ad un più moderno palazzo.

 

24 settembre 2015
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2 commenti a “Varese, La giunta Fontana ricorda il Sociale e rilancia il nuovo teatro

  1. Bruno Belli il 24 settembre 2015, ore 16:14

    La relazione illustrativa inviata alla stampa, compilata dall’architetto Valeria Marinoni del Comune di Varese, contiene qualche errore storico e non solo.

    Mi pregio di segnalarne soltanto 2:

    1) Il Teatro inaugurato nel 1779, non è mai stato chiamato “Sociale”, bensì “Ducale”, tanto è vero che il progetto per la sistemazione dell’area nel Convento dei Padri Gerolamini riguardò, in sostanza, l’elite che ruotava attorno a Francesco III d’Este. Il Sociale, ebbe vita attiva, sì, dal 1791, dopo i 12 anni che Francesco III aveva concesso alla prima struttura, e si chiamò “sociale” proprio perché fu creata da parte di una società di palchettisti cui facevano capo alcuni esponenti della classe nobiliare milanese. La società fu costituita, infatti, a Milano, presso “la casa di Don Giulio Litta, in corsia dei Servi a Milano (A.S.V. Comune di Varese, cat. XV, cart.8, fasc.1).
    2) Rossini non si chiama Giacomo, ma Gioacchino, mentre Giacomo è Puccini, il titolare della strada che corre intersecandosi con Via Rossini e con Via Donizetti (proprio con un “z” sola).

    Vorrei fare notare che, ad ogni modo, una targa che ricorda il Teatro Sociale era comunque stata apposta dall’Amministrazione varesina il 21 settembre 2003 (e ci dovrebbe essere tuttora, proprio in P.zza Giovine Italia davanti a quello che era l’ingresso principale dell’allora teatro). Fu posta per mio diretto intervento quale presidente dell’allora “Il Caffè della cultura”, e il testo ivi inserito fu compilato dal modesto “scrivente”, il quale, nella stessa data, presentò il volume, patrocinato dall’Amministrazione stessa, “Il Teatro sociale di Varese” sempre mia modesta opera, evidentemente, nonostante l’ultima in ordine di pubblicazione (per altro volume con i riferimenti delle documentazioni consultate), ignorata da chi abbia fatto le ricerche, sebbene ne esistano due copie per il prestito, l’una presso la Biblioteca Comunale, l’altra presso la Biblioteca del Liceo Musicale.

    Magari, un confronto con chi in città si occupa da sempre di certe cose, potrebbe essere utile, ma questo è uno dei tanti tasselli che ci fa intendere come si trattino le “cose pubbliche” (uomini, case e bestie…) nel Bel Paese da parte non solo della politica, ahimè, ma anche da certi funzionari pubblici.

    Cordiali saluti.
    Bruno Belli.

  2. valganna il 25 settembre 2015, ore 00:59

    Il terzo errore è talmente grossolano che è impossibile non citarlo: “Il Barbiere di Siviglia” rossiniano andò in scena per la prima volta al Teatro Argentina di Roma, con formidabile fiasco, nel 1816. La data 1810 qui riportata per il Teatro Ducale di Varese è dunque altamente improbabile… a meno che (ridiamoci su) non l’abbia composto il fantasma di Andrea Luchesi di passaggio nella “Città giardino”.

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