Lettere

Ascoltare, pensare, agire

bellibrunooooCredo che sia giunto il momento, da parte della società italiana, di fermarsi per riflettere. Stiamo attraversando, infatti, tempi molto difficili e tormentati: non affermo qualcosa di nuovo. Voci diverse si levano, ognuna con la propria ragione. Senza dubbio, tutti ne hanno una, se è vero che si dovrebbe confrontare la “ragione degli altri”.

Allora è tempo di fermarsi, di ascoltare, di pensare e, quindi, di agire. Agire solo dopo avere ben pensato, avere ponderato.

Oggi, invece, per lo più, si parla, si afferma, si grida, s’impone. A qualunque livello della società si vuole comandare, senza mezzi termini, senza confronti, senza un interrogativo che baleni in un cassetto del cervello. S’accrescono l’arroganza e la presupponenza dei più. Se qualcuno cerca di esprimere un parere diverso, pure in modo civile ed urbano, in seno ad un gruppo, ad un’associazione, fin anche nelle Sedi istituzionali, si affossa, si contrasta, s’irride.

Eppure, leggendo la Storia, il pensiero libertario è affiorato in diversi tempi e paesi; si affossa e si giustizia solo nelle dittature, di qualunque colore siano: soprattutto umana, la celebre frase attribuita a Voltaire: “Non condivido ciò che tu dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo”.

Oggi, in concreto, tale insegnamento è improponibile, perché chi non condivide un pensiero con un altro paga lo scotto di appartenere alla minoranza che, a torto, è considerata o nemica, o un ghetto, mentre essa fa parte, sempre, dell’intero tessuto connettivo sociale. Di certo Voltaire aveva inteso la questione in termini di tolleranza (che non è da confondersi con “lassismo” o “permissivismo”), grazie soprattutto al tempo vissuto in Inghilterra: poiché ogni uomo “è impastato di debolezze e d’errori” il segreto è sapere dimenticare reciprocamente le sciocchezze per vedere quali siano, invece, i tratti comuni, sulla base dei quali costruire in modo concreto la società.

E’ legge della natura? Forse. Così, almeno la penavano i Greci ed i Romani antichi, gli Umanisti, gli Scienziati barocchi, gli Enciclopedisti, Bacone, Locke e Mazzini, Tocqueville e Cattaneo, e così via.

Oggi, invece, abbiamo perso la bussola, la tempesta incalza: se non desideriamo che il nostro veliero si franga tra Scilla e Cariddi, dobbiamo rivolgerci soltanto al vento?

I nostri pali per attaccare le vele sono le potenzialità del cervello: la capacità di ascoltare, prima che di imporre, fin anche di tacere, quando occorra.

E’ noto l’episodio del maestro d’Ottaviano Augusto che all’illustre allievo, ormai al comando di un impero, consigliava, prima di rispondere a chiunque lo interpellasse – o lo provocasse – di ripetere mentalmente per dieci volte l’alfabeto e, poi, di non parlare ancora. Tacere, all’occorrenza, dovrebbe essere un’arte (l’abate Dinouart ne sapeva qualcosa), perché permette di riflettere, innanzi tutto.

Chiediamoci: cosa mai desideriamo veramente, dal giovane studente alle più alte cariche dello Stato?

Ogni uomo ha solo un “padrone”, se stesso. A lungo andare porta al fallimento il far pesare il carisma. Nessuno deve piegarsi (come riprendeva già Seneca nel “De Beneficiis”) a baciare lo “socculum auratum” (l’“aureo calzare”) di un qualunque cesare che abbia concesso un be1neficio, perché quest’ultimo deriva soltanto dalle doti del beneficato.

Non dimentichiamolo. Innanzi tutto, consideriamo la dignità umana, che è, soprattutto, pensiero, rispetto, confronto.

Bruno Belli

23 settembre 2015
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10 commenti a “Ascoltare, pensare, agire

  1. Emiliano il 23 settembre 2015, ore 21:33

    “… Se qualcuno cerca di esprimere un parere diverso, pure in modo civile ed urbano, in seno ad un gruppo, ad un’associazione, fin anche nelle Sedi istituzionali, si affossa, si contrasta, s’irride…”

    In queste parole si esprimono cose già dette da illustri predecessori di Bruno Belli, tra i quali ricordo almeno Giuseppe Prezzolini ed Enzo Bettiza. Buon segno per Belli, perchè i maestri son buoni, ma cattivo segno per gli altri perchè queste stesse parole, inascoltate, compiono quasi mezzo secolo.

    Con gran complimenti alle “sedi istituzionali” di questa repubblica dei trenta denari.

  2. Bruno Belli il 24 settembre 2015, ore 12:59

    Non mi aspettavo tanto, l’essere considerato discepolo di sì grandi nomi del pensiero contemporaneo italiano… però, una cosa, caro Emiliano, mi sento di doverla aggiungere.

    E’ certo, in primis, all’ambaradan governativo d’oggi che mi riferivo (dove è possibile che un esecutivo si componga di “sinistra” e di “destra”, che sono però, oggi, parole vuote, essendosi affrancati i valori per cui “combattere”) governo per il quale la gente è considerata, a partire dall’attuale “premier”, meno che zero.
    Il che, poi, apparirebbe ancor più stridente, se pensiamo a quelli che dovrebbero essere gli ideali (?) del suo partito (il PD).
    E, vedo oggi, ancora una volta, leggendo proprio su Varesereport l’altro articolo che tu hai voluto commentare, che alcuni gesti concreti verso le difficoltà degli Italiani, sono operati da quello “spauracchio” stesso per l’alleanza di governo, in altre parole le più varie espressioni della “destra”.

    Ma, se partendo dal segretario nazionale di un partito di governo fino all’ultimo segretario cittadino “di paese” non si sono letti Vico, mi piace loro ricordare (tanto non mi leggeranno, e non lo pretendo, perché sta certo, che non frega loro niente del parere della gente comune) che i “rigurgiti” e i “ricorsi” sono sempre dietro l’angolo.

    Scriveva Gramsci sull’edizione torinese dell’”Avanti” il 26 agosto 1916 (quasi 100 anni fa!) che il grave problema degli italiani era (leggiamo: “è”) che “ciò che succede, il male che si abbatte su di tutti, il possibile bene che un atto di valore generale può generare, non è tutto dovuto all’iniziativa dei pochi che fanno, quanto ALL’INDIFFERENZA, ALL’ASSENTEISMO DEI MOLTI. Ciò che avviene… (omissis)… avviene perchè la massa dei cittadini ABDICA ALLA SUA VOLONTA’ e LASCIA FARE e lascia aggruppare i nodi che poi dolo la spada può tagliare e lascia salire al potere degli uomini che poi solo un ammutinamento può rovesciare”.

    Questo che denunciava Gramsci, però, gran parte della politica è lieta che seguiti ad avvenire, per continuare a campare da se stessa, sul groppone della massa tacita (anzi, no, della massa che “chiagne e fotte”!)
    E questo problema che rilevava un pensatore “di sinistra”, cui molto doveva, assieme a Croce, a uno “di desta”, Gentile, è il cronico problema di noi Italiani.

  3. Mariella il 24 settembre 2015, ore 19:11

    Credo che non si possa che concordare con quanto scrive Bruno Belli, tra l’altro in modo diretto e chiaro, sia nel pezzo, sia nel commento aggiunto.
    Mi permetto solo di aggiungere un’ulteriore riflessione, secondo il mio parere: l’arroganza si accompagna sempre all’ignoranza.

  4. valganna il 25 settembre 2015, ore 00:46

    Gramsci (estrema sinistra), Croce (Centro cristiano-democratico), Bettiza (liberale),
    Gentile (fascista), Prezzolini (esule di destra), cinque anime (di ieri) un solo pensiero…

    E stiamo ancora a prenderci in giro? O, come dice Belli (contemporaneo), si “chiagne e fotte” a volontà?

  5. paolo rossi il 26 settembre 2015, ore 09:52

    Quanto scrive Bruno Belli è sacrosanto. Fa piacere leggere, in un momento storico pervaso dalla primaria necessità di ‘apparire’, di ‘farsi largo’ (in ambito politico, istituzionale, culturale ecc.) di mettersi in mostra indipendentemente da quel che si vuole dire (quello semmai giunge dopo, e non sempre), un pensiero che invita all’ ascolto degli altri ed alla riflessione. Ne abbiamo tutti bisogno, ma, come spesso tento di affermare, viviamo immersi in una ‘cultura dell’apparenza’ dove un invito di questo genere viene probabilmente considerato una ‘debolezza’, di certo una perdita di tempo. Bisogna esserci, fare, agire presto e subito; questo ci ha portati al pressappochismo, alla poca qualità. Le grandi e rapide trasformazioni mass-mediatiche di questi ultimi anni ci hanno regalato strumenti preziosi ed utili che spesso hanno però preso il sopravvento e prevalgono non solo sul nostro cervello, ma anche sulla nostra anima. E, come dice Belli: chi è disposto ad ascoltare prima di fare? La presunzione è frutto di caratteristiche personali, ma oggi trova comodi canali dentro cui crescere ed alimentarsi. ‘Mala tempora currunt’. Rimane però importante, dentro questo contorto ginepraio sociale, culturale e politico, udire voci di richiamo che invitano alla riflessione. Per questo e di questo non è mai morto nessuno. Grazie.

  6. Marco Massa il 27 settembre 2015, ore 11:37

    Giusto, come dice Paolo Rossini, non una “debolezza”, ma il “coraggio”, anche di essere “fuori del coro”, caratteristica che Belli ha dimostrato con un esemplare comportamento, soprattutto quando ha deciso di lasciare il PD, dove, evidentemente, la “riflessione” era poco apprezzata da qualcuno.

  7. Marco Massa il 27 settembre 2015, ore 11:39

    Mi scuso con il sig. Paolo Rossi, perchè ho scritto “Rossini, evidentemente coinvolto anche dalla lettura sul Teatro Sociale, sempre richiamata in queste pagine dal Belli.

  8. Emiliano il 27 settembre 2015, ore 13:15

    Sicuramente molti non “ascoltano”… ma è anche vero che gli stessi si guardano bene anche dal “fare”.
    E, purtroppo, quelle rare volte che agiscono è un vero disastro.

  9. ombretta diaferia il 27 settembre 2015, ore 22:06

    caro Belli,
    vorrei affrontar punto per punto il suo logico discorso.

    ho ricevuto in eredità piena
    la pratica del dubbio

    “Non sarei sincero se
    dicessi a voi che sono rimasto
    persuaso”

    buon nuovo viaggio ad un padre di questo paese tanto bello, ma tanto sciocco da non guardar neppure la bellezza.

    (oltre all’ascoltare, in premessa c’è il guardare. o il generico sentire: basterebbe ascoltar i sensi . pensare ed agire son ormai acquisiti di diritto!)
    Leggete Pietro Ingrao.
    E praticate il dubbio.

  10. Bruno Belli il 28 settembre 2015, ore 10:24

    Sono molto contento che Paolo Rossi abbia sollevato la questione, anche a me assai cara, della cultura “dell’apparenza”, sotto la quale, sovente, manca la “sostanza”.
    E non posso che concordare quando scrive: questo ci ha portati al pressappochismo, alla poca qualità.
    Quando, poi, la mancanza di qualità, si è perfino inserita nelle istituzione, come, di fatto, è avvenuto da parecchi anni, in Italia, per un processo logico essa è ricaduta su tutto.
    Se la legge è buona, si possono gestire bene i problemi ad essa connessi, se è cattiva, li peggiora.

    Oggi, anche il primo ministro Renzi continua ad autoincensarsi perchè è convinto (ahimè, chiunque non abbia misura dei propri limiti!) di riformare e di fare leggi in tempi brevi (con conseguenti disastri già in atto, partendo dalla pessima riforma scolastica alla risibile questione tramite la quale presume di sistemare il Senato, tirando via su questioni costituzionali che farebbero “incazzare” un Beccaria, all’inadeguata risposta nell’abito della politica del lavoro), ma, purtroppo, egli ignora che non importa il numero di cose che si fanno, ma come le si fanno.

    Non la corsa e la quantità valgono, quindi, ma la qualità.
    Chi glielo dirà però, a Renzi?
    Cordiali saluti.
    Bruno Belli.

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