Varese

Varese, “Nidi”, nell’atelier di Stella Ranza riappare l’utopia della comunità

Un nido collettivo abitato dagli artisti

Un nido collettivo abitato dagli artisti

Suggestivo il percorso dal titolo “Nidi” che oggi abbiamo visitato nell’Atelier di Stella Ranza a Varese. Immagini di Riccardo Ranza, installazioni di Stella Ranza, Marit Amesz, Maria Elena Danelli e Gaetano Blaiotta ruotano attorno al nido come sintesi di significati e rimandi. Esposte opere d’arte essenziali e fragilissime, ma capaci di evocare mondi e grandi temi.

“Nido come voglia di sentirsi bene, sicuri, di avere luoghi amici – spiega la scultrice Stella Ranza -. Ma nello stesso tempo non si può dimenticare come gli uccelli fanno il nido ma poi li lasciano, viaggiano e allo stesso nido non tornano mai più. Quasi sapessero che i nidi possono anche trasformarsi in prigioni”. Nidi, dunque, come anelito e desiderio, come nostalgia, come luogo sognato e negato dai grandi rivolgimenti della storia. Una Heimat definitivamente uscita dall’orizzonte umano.

Bella l’opera “Migrazione” di Stella Ranza, volatili realizzati con bottiglie modellate col fuoco, uccelli che per muoversi dal vecchio al nuovo nido attraversano il mare del mondo, con un rimando possibile alle tragedie del mare di oggi. Un disagio lo testimonia poi Blaiotta con un’installazione che prende spunto dalle folaghe di Locarno che evocano “i nidi dell’altrove”. “Ele-nido” è l’opera di Maria Elena Danelli, che con foglie, pezze e parole ci offre niente meno che l’immagine del “nido del poeta”. Concludono il percorso i raffinati scatti in bianco e nero di Riccardo Ranza e l’installazione della Amesz.

Un percorso naturale e metaforico arricchito dalla realizzazione di ceramiche raku sotto la guida di Angelo Zilio e dalla performance finale. Una performance che ha unito al sogno del nido l’utopia della comunità: un grande nido collettivo è stato costruito in tempo reale dagli artisti, e poi è stato occupato dalla Ranza, dalla Danelli e da Blaiotta. L’arte restituisce, ridona, ricrea: in questo caso, la comunità è riapparsa improvvisa nei giardini della Famiglia Crippa. Un’immagine durata poche ore, fino al tramonto.

 

 

 

 

 

 

20 settembre 2015
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