Lettere

Renzi, Salvini e le bestie

salvini (2)Il premier Matteo Renzi, dal palco della Festa de l’Unità, rivendicando le scelte del governo di fronte all’emergenza dei profughi, ha polemizzato duramente con le posizioni del leghista Matteo Salvini, ricordandogli che “c’è un elemento di umanità sotto il quale non si può scendere, non si può strumentalizzare anche la vita”. E poi sferrando il suo affondo ha aggiunto: “Non c’è il Pd contro le destre, ci sono umani contro le bestie. Dobbiamo tornare” – ha concluso, accolto dagli applausi - a essere umani prima ancora che appartenere a un partito”.

Certo scendere con battute e slogan sullo stesso terreno degli avversari e rispondere con insulti agli insulti è sempre politicamente scorretto e di cattivo gusto; ma almeno per questa volta, non mi sento di dare torto a Renzi. E’ il motivo è semplice: ci sono “limiti oltre i quali non è consentito andare” e la Lega, sull’emergenza immigrazione, alimentando paura e odio, nei confronti degli immigrati, e degli stranieri in genere, li ha passati tutti.

Perché Renzi dice che di fronte al rifugiato, al fuggitivo si può essere o uomini o bestie? La storia è sempre stata una grande catastrofe che ha visto popolazioni intere spostarsi per varie ragioni da un luogo all’altro in cerca di salvezza e sopravvivenza e gli esiti positivi di queste emigrazioni di solito sono stati pagati col prezzo terribile delle lacrime e del sangue. Il nostro tempo non ha fatto eccezione, milioni di derelitti spinti dalle guerre, dalla fame, dalla miseria attraversano i deserti infuocati (sfruttati e malmenati e spogliati delle povere cose e dei pochi averi da sciacalli senza scrupoli) pigiandosi su precarie imbarcazioni che spesso affondano portandosi dietro la vita, i sogni e le speranze degli immigrati. Quando questi poveracci riescono a salvarsi e si muovono in cerca d’asilo verso le nazioni più accoglienti spesso si trovano la via sbarrata da fili spinati e muri.

Queste sono le immagini ricorrenti che documentano il cataclisma biblico che sta investendo l’Europa. E di fronte a queste tragedie – dice il filosofo spagnolo Savater –“l’obbligo di dare asilo è una delle poche tradizioni che possiamo qualificare, senza discutere, come realmente civili. Quando Ulisse e i suoi compagni giunsero nell’isola dei ciclopi fecero le spese della loro brutalità subumana, in quanto questi non conoscevano le leggi dell’ospitalità e trattavano gli sventurati che il mare scagliava sulla loro costa come semplice bestiame. Ciò che distingue l’uomo dal bruto non sono le sue dimensioni, né la sua villosità, né il numero di occhi, bensì la disposizione ad accogliere gli stranieri, trattando i compagni di Ulisse come animali, Polifemo dimostrò la propria animalità, non quella delle sue vittime. Quest’antica tradizione dell’ospitalità come caratteristica fondante dell’umanità è valida anche oggi e il suo rispetto è anche la grande sfida moderna che le nostre democrazie devono affrontare. Coloro che supplicano, uomini o donne che siano, lo sappiamo sin dai tempi di Omero e di Eschilo, devono essere accolti: la barbarie che li perseguita è il loro documento di cittadinanza agli occhi di coloro che si ritengono diversi e migliori dei barbari. Non ci sono scuse per giustificare il rifiuto, soltanto alcune condizioni cautelative”.

Ma non solo la tradizione greca, ma anche quella giudaico-cristiana è sulla stessa linea d’accoglienza: lo ricorda a tutti, e soprattutto ai credenti cristiani, Monsignor Guerino Di Torà, presidente della Commissione episcopale Cei per le migrazioni, in un’intervista al quotidiano Avvenire: “chi vive l’esperienza cristiana, oggi, non può prescindere da questa dimensione di accoglienza. E qualcosa di forte, vero e attinente al momento e ai segni dei tempi. Cristiano è colui che vive nel tempo, nella storia che oggi ci mette a confronto con fenomeni migratori globali. L’incontro con Cristo non è teorico: “ero forestiero e mi avete accolto, chi non mi accoglie si pone lontano da me.”

Per queste considerazioni le posizioni di Salvini e di quanti temono la mescolanza di etnie nel nostro Paese, sono false, strumentali e antropologicamente e politicamente sbagliate. Le loro posizioni richiamano alla mente quello che nel 1750 Benjamin Franklin deplorava a proposito della grande affluenza tedesca in Pennsylvania: «Perché dobbiamo sopportare questo sciame di boors (cafoni) tedeschi nei nostri insediamenti in modo tale che, accalcandoci con loro, ne apprendiamo la lingua e le consuetudini, escludendo le nostre? Perché la Pennsylvania, che è stata fondata dagli inglesi, deve trasformarsi in una colonia di stranieri, il cui numero presto sarà talmente alto da germanizzarci tutti, invece di essere noi a trasmettere loro un carattere inglese?»

Simili proteste accompagnarono l’immigrazione belga e italiana in Francia a metà del diciannove simo secolo e oggi si sentono spesso in quasi tutti i paesi europei che accolgono immigrati che fuggono dalle guerre e dalla fame. Gli xenofobi – dice Savater – “pensano che l’ideale della collettività di degni natali sia il mantenimento della purezzaoriginaria o il suo recupero nel caso frequente, che sia andata perduta . Purezza di sangue, purezza di lingua, purezza delle tradizioni o dei modi di pensare il nemico da combattere è lo straniero appartenente a un’altra razza che viene a procreare ibridi con le nostre figlie o la livellante omogeneizzazione universalistica che cancella i contorni della nostra cultura .”

Dimenticano costoro che gli italiani, come i tedeschi, e gli altri popoli ecc., sono la risultante di incroci di varie etnie che nei secoli si sono alternate sullo scenario del mondo, spinte in altri territori da fame , siccità, guerre ecc.; perciò non esiste una “razza pura”, questo lo credevano ad esempio i nazisti e si sa dove ha condotto questa folle convinzione :allo sterminio di milioni di vittime innocenti inceneriti nei forni crematori. Si appartiene tutti ad unica razza, quella umana.

E’ significativo  in proposito ricordare quello che rispose Einstein (quando nel 1933 sbarcò negli Stati Uniti per trasferirvisi definitivamente, ai funzionari portuali di New York, che chiedevano a quale razza appartenesse) “Io appartengo all’unica razza che conosco, quella umana.” Shakespeare, riassume in poche righe ne Il mercante di Venezia, l’essenziale della prospettiva civilizzata facendo protestare l’ebreo Shylock contro la discriminazione subita a causa della sua appartenenza etnica: “Sono un ebreo. Ma non ha occhi un ebreo? Non ha mani ed organi, membra, sensi, affetti, passioni? Non si nutre degli stessi cibi? Non è ferito dalle stesse armi? Non è soggetto alle stesse malattie, non si cura con gli stessi rimedi, non è riscaldato e agghiacciato dallo stesso inverno e dalla stessa estate come lo è un cristiano? Se ci pungete, non facciamo sangue? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate, non moriamo? E se ci oltraggiate, non dobbiamo vendicarci? Se siamo simili a voi in tutto il rimanente, vogliamo rassomigliarvi anche in questo»

Queste somiglianze tanto fondamentali fra gli uomini ci dicono che esiste una comunanza, organica e fisiologica di emozioni e di necessità fondamentali che accomunano gli uomini e da qui dunque la necessità di dare risposte morali e politiche, facendosi carico dei bisogni dell’altro, naturalmente nei limiti delle possibilità nel rispetto della legalità. Voler negare queste somiglianze, respingere ed odiare lo straniero farebbe dire a Nietzsche: “Colui che odia o disprezza il sangue straniero non è ancora un individuo, ma una specie di protoplasma umano” (cioè una sostanza colloidale che costituisce le cellule animali e vegetali).

Salvini travolto dalla generosa e umana accoglienza tedesca e di gran parte degli europei comincia forse a comprendere che siamo di fronte ad una tragedia epocale; se sino a pochi mesi fa negava, invitando a respingere i barconi e negare accoglienza ai profughi, oggi sembra aver cambiato idea. Chi non ricorda Salvini invitare politici, religiosi e cittadini a ospitare i rifugiati “a casa loro”? E ora forse, di fronte alla “lezione tedesca” e alla tanta generosità della gente comune della Germania che sta tendendo la mano ai rifugiati e  all’apertura delle parrocchie da parte della Chiesa ai migranti, il capo della Lega, compiendo una giravolta di 180%, si dice disposto ora ad accogliere anche a casa sua dei rifugiati.

Evidentemente anche lui come San Paolo è stato folgorato sulla strada che porta a Damasco. Viviamo una crisi che si appresta a essere planetaria, ma chissà – come dice Hoelderlin – che dove nasce il pericolo maggiore non cresca anche ciò che può salvarci? E’ la nostra ultima speranza.

Romolo Vitelli

 

13 settembre 2015
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2 commenti a “Renzi, Salvini e le bestie

  1. giovanni Dotti il 13 settembre 2015, ore 23:30

    Sempre belle ed istruttive le lettere del prof. VITELLI. Dovrebbero leggerle tutti, specialmente i fanatici del respingimento degli immigrati e i cultori del “purismo” della razza. Significativo sopratutto il capoverso che ricorda che tutti i popoli europei sono frutto della commistione di varie e diverse etnie che si sono alternate sullo scenario della Storia. Perché forse molti non lo sanno o lo hanno dimenticato.

  2. mario salis caravati il 20 ottobre 2015, ore 19:30

    Finalmente anche il Vaticano ha accolto 2 (due) immigrati……………penso alla Curia non a Francesco!!!!!!!!

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