Lettere

Cristo non è stato fermato alle frontiere dell’Est

stranieriI paesi dell’Est, in primis la xenofoba Ungheria di Orbàn (in questa drammatica fase di emergenza immigrazione) hanno dimostrato ancora una volta tutta la loro insensibilità, respingendo le proposte Ue e chiudendo le loro frontiere ai rifugiati in fuga da guerra e miseria. Proprio loro si sono rivelati – come dice  il giornalista Ugo Tramballi – degli “indifferenti ingrati che con l’aiuto dell’Ovest hanno riconquistato la libertà da meno di una generazione. Per il loro sviluppo e la loro integrazione è stata creata una banca europea, sono stati stanziati aiuti economici, firmati accordi commerciali, aperte le nostre frontiere alla loro manodopera . ”

E’ proprio il caso di dire, parafrasando Carlo Levi, che Cristo non è stato bloccato alla frontiera dei Paesi dell’Est (dove i capi di Stato che non vogliono rifugiati, perché “temono la scristianizzazione delle loro nazioni”, hanno dimostrato un’assenza spaventosa di carità cristiana); ma ha  continuato faticosamente il suo caritatevole cammino verso le più solidali, umane e ospitali Germania e Austria. La Merkel, impegnandosi ad accogliere 500mila profughi ogni anno, spenderà sei miliardi di euro per l’accoglienza.

Nella sua conferenza stampa, la Cancelliera, ringraziando commossa i tedeschi per la loro umanità e generosità ha aggiunto: “Abbiamo salvato le banche a maggior ragione ora dobbiamo salvare gli uomini che non sono numeri”. Si parla sempre di numeri: numeri  di morti, numeri di salvati, numeri di rifugiati che avanzano verso l’Europa ecc.; ma si dimentica che dietro questi numeri ci sono persone, vissuti, storie terribili di famiglie trucidate dalle rivalità religiose e tribali, sogni, speranze infrante di una vita più umana. Ora la destra xenofoba italiana, spiazzata dall’accoglienza tedesca e a corto di argomenti, va dicendo che la Germania accoglie perché ha bisogno di braccia per l’industria.

Ha buon gioco il giornale della Cei, Avvenire (M.  Corradi “Un respiro  antico e nuovo”) nello scrivere: “ma è mai esistita una migrazione che non avesse, per il Paese che spalancava le sue porte, un tornaconto economicoE che cos’altro potrebbe rimediare in Europa, sempre più canuta dove non si fanno più figli, se si vuole ovviare, al vuoto demografico, se non l’arrivo di nuove genti, profughe, o migranti?” Ora i vari Salvini, schiacciati nell’angolo, cercano di “arrampicarsi sugli specchi”, provando, come si suole dire, a “rivoltare la frittata”. La verità è che vedere, dopo tanto dolore, auto targate Vienna e Monaco fare la spola fra Ungheria e Austria per alleviare le pene di chi tanto ha sofferto, allarga il cuore. Costatare che tanti tedeschi, cantando l’Inno alla gioia, che è l’inno d’Europa, nelle stazioni tedesche, portavano cibo, vestiti, strette di mano, abbracci ha  fatto intravvedere un “respiro cristiano antico”.

Tutto ciò fa ben sperare che la xenofobia e il rifiuto dell’altro possano essere contenuti e sconfitti dalla comprensione e dalla compassione umana. Di fronte a tanto amore e a tanta generosità tedesca e austriaca colpisce l’indifferenza e l’assenza di pietà dell’Inghilterra e dei ricchi Paesi arabi verso questa tragedia umanitaria. Gramsci ora non potrebbe che dire: “Odio gli indifferenti… L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita… Nessuno deve stare alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano”.

Secondo lo storico inglese Stuart Laycock – scrive Michele Serra – il Regno Unito, nella sua lunga storia imperialistica, avrebbe invaso il novanta per cento dei paesi del pianeta Terra. E oggi il governo inglese, dimentico di tutto questo, assieme a quelli dell’Est, osteggia quella che definiscono l’“invasione straniera” dell’Europa. E che dire dell’Arabia Saudita, del Qatar, degli Emirati e del Kuwait?” Sono le loro politiche – aggiunge Ugo Tramballi –“ le loro lotte di potere, le rivalità religiose ad aver creato la tragedia migratoria mediorientale, più degli errori – evidenti – delle potenze europee e degli Stati Uniti. Sono loro, con il loro denaro, a fomentare le guerre civili, preferendo il caos all’eventualità che nella loro regione possa nascere un modello minimamente democratico.

La dimostrazione del loro fallimento politico e sociale è un dato diffuso dalle Nazioni Unite: con una popolazione che non supera il 5%, il Medio Oriente produce i1 53% dei rifugiati del mondo”. Che fare? Come uscire dignitosamente da questa emergenza? E’ necessario convincersi innanzitutto che l’immigrazione sarà una costante del nostro secolo e bisognerà affrontarla senza slogan, isterie e facili retoriche; poi bisognerà cercare di superare la grave “inerzia e la colpevole miopia” dei Paesi europei e non solo, mostrate in questi anni sull’emergenza immigrazione. Inerzia, perché quanto sta accadendo era ampiamente prevedibile.

La filosofa Hannah Arendt profetizzò che la fine del nostro secolo sarebbe stata contrassegnata dalla massiccia presenza di profughi, fuggitivi, gente privata di tutti i suoi diritti e costretta a cercarli lontano dalla propria patria. Purtroppo una voce rimasta inascoltata. Un’ inerzia colpevole che non risparmia   le forze politiche, non escluse quelle di sinistra, che non hanno saputo comprendere né delineare una politica di lungo respiro per affrontare le molteplici questioni che il fenomeno dell’immigrazione avrebbe creato per il  nostro Paese e per la serenità e la tranquillità dei nostri cittadini. L’arrivo di tanti profughi, che non sono solo numeri, come abbiamo detto, né solo braccia, ma uomini che con le loro culture, religioni abitudini inevitabilmente cambieranno il nostro Paese, la Germania e l’Europa; e questi profughi dovranno essere integrati. Proprio perché si tratta di profughi diversi dagli italiani per cultura, usanze, religione, aspettative, capacità di comunicare bisognerà adeguare le politiche alle nuove esigenze.

Per una corretta integrazione sarà necessario affrontare problemi logistici, amministrativi e giuridici: Berlino ad esempio ha annunciato di essere pronta a modificare la propria Costituzione per renderla più funzionale all’accoglienza dei profughi; bisognerà creare personale specializzato in vari ambiti: economici, culturali, religiosi e scolastici e della comunicazione multimediale. Sarà anche necessario addestrare forze dell’ordine in grado di assicurare legalità e ordine in presenza di cittadini di nazionalità diverse. L’obiettivo del nostro Paese dovrà essere quello di rendere il meno traumatico possibile il passaggio da una nazione più o meno omogenea di oggi a un’ Italia multinazionale. Ma un’Italia multietnica avrebbe bisogno di cittadini educati alla mondialità, alla tolleranza e all’accoglienza.

Purtroppo, su tutte queste questioni cruciali, i nostri governi hanno lasciato per tanto tempo il campo libero alle destre xenofobe di inquinare le coscienze, suscitando gli istinti più bassi e alimentando la paura e l’odio per il “diverso” e lo straniero. Ma i Governi passati, chi più e chi meno, non hanno peccato solo d inerzia, ma anche di una colpevole miopia. Miopi sono stati i nostri governanti perché hanno pensato che l’emergenza dei profughi — come la più ampia questione delle migrazioni — potesse essere risolvibile, chiudendo le porte e trincerandosi nei nostri “fortini”. Certo noi non possiamo accogliere tutti i profughi; ma a dispetto di quello che dicono i vari Salvini e i politici della destra antieuropea e razzista, l’immigrazione conviene e gli immigrati non sono un problema, ma la soluzione del problema. Lavorano e fanno figli: così i migranti finanziano l’Europa. Perché chi arriva, produce e paga le tasse. In Italia, per esempio, senza il contributo degli stranieri, il governo sarebbe a caccia di 7 miliardi per coprire la legge di Stabilità.

Una gran parte dell’Europa sembra aver compreso questo e soprattutto il dovere dell’accoglienza umanitaria ; e la stessa Chiesa, dietro l’impulso di Papa Francesco,  apre le parrocchie ai rifugiati. “Ma qualcosa di profondo sembra davvero avvenuto, in Europa, in questi ultimi giorni” – dice Michele Serra – “ La forza simbolica dell’accoglienza, forse per la prima volta, ha messo in ombra i fantasmi della paura e della diffidenza; il sentimento della solidarietà è apparso finalmente popolare, facendo a pezzi il detestabile luogo comune costruito in questi anni dalla destra xenofoba.” “In Europa è arrivato il momento della sincerità”- ha detto il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, aprendo il suo discorso sullo stato dell’Unione davanti al Parlamento di Strasburgo – “e non dei discorsi vuoti. L’Unione non versa in buone condizioni . Manca l’unione e manca  anche l’Europa”. Il Presidente ha richiamato tutti a un impegno comune, a rispettare le regole, che pure ci sono, ma che spesso vengono ignorate, ma soprattutto ad accogliere con umanità quanti fuggono dalla guerra e dal terrore dello Stato islamico. E ha annunciato un nuovo piano. Ora la sinistra, se vuole recuperare il tempo perduto,  deve rivedere la Bossi-Fini  e accelerare le pratiche per il riconoscimento del diritto di asilo e dei rimpatri per chi vede respinta la sua richiesta. E’ necessario battere l’indifferenza, l’inerzia e la miopia passate, elaborando velocemente, nella legalità e nel rispetto delle leggi, una politica organica dell’accoglienza di lungo respiro, degna di una società multietnica e multireligiosa del Terzo Millennio, che tenga conto  dei rifugiati ma anche della  parte più bisognosa degli Italiani.

Romolo Vitelli

 

10 settembre 2015
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