Lettere

Profughi, Merkel ha cambiato verso

stranieriLa Germania oggi apre le sue frontiere a 800mila immigrati siriani e la Merkel si fa paladina dell’accoglienza e dell’ospitalità. E in questa sua politica la cancelliera sta avendo l’appoggio dell’opinione pubblica tedesca che sino a qualche giorno fa non era molto favorevole ad accogliere altri immigrati. Ora anche la stampa, tra cui la Bild ed altri giornali, tendono la mano ai rifugiati, per aiutarli ed accoglierli. Le indagini d’opinione hanno rilevato che più del 60% dei tedeschi è pronto a concedere l’asilo ai profughi.

Che cosa ha provocato questo mutamento? In apparenza una decisione improvvisa, dettata dall’indignazione di fronte ai settanta morti nel camion frigorifero sulla strada austriaca, e le tante altre tragiche immagini sul Mediterraneo o nei Balcani, in particolare quella del bambino morto e abbandonato sulla spiaggia e la marchiatura degli immigranti  con il pennarello. Questi fatti hanno provocato la svolta. Fino ad allora l’esodo di milioni di profughi era visto come il fastidioso rigurgito di un dramma mediorientale e lontano. C’era un’Europa che tendeva a «voltarsi dall’altra parte»; mentre i paesi più esposti, quelli d’approdo, come l’Italia e la Grecia, si prodigavano inascoltati nei salvataggi d’emergenza in mare, ma senza creare un’organizzazione adeguata a terra.  Il resto dell’Unione era soprattutto infastidito dall’”invasione”.

Adesso quel dramma dai contorni biblici attraversa anche l’Europa orientale. Angela Merkel ha dato la giusta dimensione alla tragedia e ha presentato il suo paese come il garante di quello spirito che dovrebbe avere riunito ventotto paesi del Vecchio Continente. L’impronta tedesca sull’Euro­pa era fino a ieri schiettamente economica. La Germania era in sostanza la guardiana della moneta unica, dell’austerità, del rigore. L’inevitabile arroganza di Berlino aveva suscitato l’impopolarità della cancelliera e del suo Paese.

Dando all’azione umanitaria, al principio della solidarietà, la priorità assoluta, Angela Merkel ha cambiato il volto della Germania di fronte all’opinione europea e non solo. Certo la foto del bambino sulla spiaggia turca ha avuto un impatto notevole ed ha smosso anche le coscienze più insensibili. Impossibile non guardare quel corpicino inerme sulla sabbia. Molti giornalisti italiani e stranieri si sono chiesti se fosse giusto o meno pubblicare quella foto; ma la stragrande maggioranza ha optato per la pubblicazione. Chiudere gli occhi significava essere complici di chi quella morte aveva provocato. Il giornale olandese De Volkskrant, pubblicando  l’immagine ha scritto: «questa foto nuda e cruda ha rotto gli argini, ha cambiato il corso della storia”.

La foto urta la coscienza ma, a questo punto, serve come ultimo allarme e baluardo per restare umani e soprattutto obbligare i decisori politici europei ad agire” (Biella Di Vita). La foto, parafrasando F. Kafka, ha avuto quindi lo stesso effetto di “un buon libro, che deve colpire, dice lo scrittore, il lettore “come un pugno nello stomaco, per scuoterne con violenza la sua consueta visione delle cose”. Ricevere un pugno nello stomaco non è certo piacevole per nessuno; eppure se si voleva creare sconcerto e indurre la gente a riflettere era necessario mostrare l’immagine del bimbo morto sulla spiaggia in tutta la sua drammaticità ed assurdità. Ma un ruolo scioccante l’hanno avuto anche e foto dei poliziotti della Repubblica Ceca che hanno scritto con pennarelli indelebili sulle braccia di profughi, bambini compresi, i numeri di identificazione. Un’immagine che ricorda tristemente la “marchiatura” degli ebrei deportati dai nazisti nei campi di concentramento, durante la Seconda guerra mondiale. Che ha fatto dire ai più: “Ora è troppo, bisogna agire”!

La svolta operata dalla Merkel ha trovato la netta opposizione dei Paesi dell’Est europeo, solidali con lei nell’intransigenza con la Grecia indebitata, e al suo fianco nei momenti cruciali della crisi tra l’Ucraina e la Russia di Putin. Ora non si sono più sentiti difesi da Berlino, e hanno considerato una minaccia ai loro interessi la passione con cui la cancelliera ha infine affrontato la crisi dei profughi. Loro non li gradiscono, non li vogliono. Né a Budapest, né a Praga, né a Bratislava, né a Riga, né a Vilnius. Il primo ministro d’Ungheria Orbàn è in prima fila ed ha convocato un vertice con gli altri Paesi che si oppongono ad un’apertura dell’Europa agli immigrati. Proprio quell’Orbàn che sta riabilitando Horthy, ideatore delle prime leggi razziali e complice dell’olocausto. S’immagina la Merkel”- dice Elie Wiesel – che riabilita qualcuno che non voglio nominare? E quali servigi avrebbe mai reso l’antisemita Horthy al suo paese e al mondo?”

La cancelliera ha condannato l’iniziativa e ha preannunciato insieme con Hollande  sanzioni a chi rifiuta i profughi. La Merkel ha lanciato anche un avvertimento severo: se l’Europa non riuscirà a suddividere con dignità i rifugiati la questione dello spazio di Schengen (libera circolazione nell’Unione) sarà per molti rimessa all’ordine del giorno. Purtroppo i Paesi del Patto di Varsavia (Ungheria e Cecoslovacchia soprattutto) hanno la memoria corta e dimenticano oggi di essere stati accolti in migliaia in Europa quado fuggivano perché invasi dall’ Unione Sovietica.  E che dire dei due milioni di polacchi che hanno trovato ospitalità in Europa, quando la loro nazione era in crisi? E’ necessario rivedere le storture e le carenze delle attuali regole europee, in materia di asilo (“risalenti a 25 anni fa”), ed è necessario  un’ “equa ripartizione dei rifugiati” tra i Paesi  della  Comunità. Berlino ha chiesto una maggiore responsabilità e un  impegno più solidale a tutti i Paesi.

Il governo Renzi, sotto accusa per la mancata identificazione e schedatura di migliaia di stranieri arrivati via mare o via terra, ha risposto che lo farà. Ma Renzi non deve limitarsi alle solite  promesse e agli annunci, né  agli slogan del tipo: “non basta commuoversi; è ora di muoversi,” ma deve darsi da fare. Cominci con il suo governo a “muoversi,” abolendo la legge Bossi-Fini (legge 30 luglio 2002, n. 189), chiamata così dai primi firmatari Gianfranco Fini ed Umberto Bossi che nel secondo governo Berlusconi ricoprivano, rispettivamente, le cariche di vicepresidente del Consiglio dei ministri e di ministro per le Riforme. E’ una legge che ha fatto solo danni, aggravando il fenomeno dell’ immigrazione anziché disciplinarlo. Oggi ci troviamo di fronte ad un esodo bilico che non si arresterà nell’immediato. Gli Usa parlano di un evento destinato a durare ancora  per oltre  20 anni. Perciò bisognerebbe dire a Salvini, ad Orbàn e a tutti gli altri  xenofobi europei che incitano  all’odio, all’esclusione, all’emarginazione e alla persecuzione verso l’altro, il diverso, che erigere muri, chiudersi nei propri confini con il filo  spinato  è  inutile. “L’onda umana in fuga”- come dice Michele Serra – “non arriva da noi per colpa del “buonismo”, ma perché la loro paura di morire è più forte della nostra paura di ritrovarceli davanti all’uscio di casa. E nessun ostacolo fisico basta a fermarli. È un cataclisma epocale.”

E in un’Europa che non fa figli bisognerà ricordare quello che disse a suo tempo  Kofi Annan: “ I migranti hanno bisogno dell’Europa ma l’Europa ha bisogno dei migranti: un’Europa ripiegata su se stessa diventerebbe più meschina, più povera, più debole, più vecchia anche. Un’Europa aperta, invece, sarà più giusta, più forte, più ricca, più giovane se voi saprete governare l’immigrazione. I migranti sono una parte della soluzione e non una parte del problema: essi non devono diventare i capri espiatori di diversi malesseri della nostra società.” Ed infine ,sempre a chi predica odio contro il migrante, vorrei ricordare  le parole di Benedetto XVI: “Ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione”.

Romolo Vitelli

5 settembre 2015
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2 commenti a “Profughi, Merkel ha cambiato verso

  1. flavia tosi il 6 settembre 2015, ore 18:21

    Nel condividere l’articolo, rifletto sulle parole di Orbàn, il leader ungherese che deve ripassarsi il catechismo. Leggo infatti che avrebbe detto, contro i migranti : «L’invasione dei rifu­giati mette in discus­sione le radici cri­stiane d’Europa», Del tutto involontariamente, ha detto PAROLE SANTE. Infatti obbligano a guardare se uno le radici ce le ha, in cuore e mente, se sono irrecuperabilmente secche o marce o se hanno bisogno di essere annaffiate. Sono le persone, se ritengono, a sentirsi cristiane, non un’Europa che di radici ne ha innanzitutto greche e poi romane e poi cristiane e poi ebraiche e poi celtiche e poi di tante culture che grazie al cielo la compongono, in ricchezza, se le persone permettono loro di respirare e di fare di tutte queste radici un bel giardino. Invece di citare A SPROPOSITO la religione, o le religioni, ci si metta a leggere, e a fare studiare obbligatoriamente nelle scuole, i principi costituzionali, la costituzione europea e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: Uomo, tout court, senza aggettivi. Con una mano a seguire per benino riga per riga il significato e con l’altra mano sulla coscienza.

  2. giulio moroni il 7 settembre 2015, ore 16:46

    La Merkel ha scelto per prima.
    Ho come l’impressione che la Merkel abbia messo le mani avanti e sapendo bene che alla fine dovremo farci carico di questa povera gente, abbia giocato d’anticipo e si sia “scelta” i Siriani prima che qualcuno pensasse di mandarle a casa profughi di altre nazionalità.
    Ragionamento cinico? Forse, ma mica poi tanto. Avere dei migranti di un’unica provenienza potrebbe avere i suoi bei vantaggi.
    Costoro parlano tutti la stessa lingua, sono senza dubbio più “civilizzati” di quelli provenienti dall’Africa “nera”, sono abituati a lavorare perché avevano un’occupazione in patria e generalmente migrano con la famiglia.
    A noi resteranno quelli “più difficili”.
    Ma così facendo e se passasse questo modus operandi, si creerebbe un’assurda classifica tra profughi che verrebbero divisi in categorie, con migranti di serie A e di serie B, con all’apice i Siriani e poi via via gli altri.
    Così – sempre per assurdo – la Francia potrebbe volere solo gli Egiziani, la Spagna i Libici e l’Italia i Somali, finché qualcuno non lo vorrà nessuno nella sua squadra e di questi cosa ne sarà?
    Attenzione alla Merkel, fantastico esempio di Realpolitik (la cui traduzione è: termine usato per descrivere politiche basate su di una concreta pragmaticità, rifuggendo da ogni premessa ideologica o morale. Traducibile anche come pragmatismo politico nel contesto internazionale identifica, ad esempio, scelte basate più su questioni pratiche che su principi universali o etici).

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