Varese

Varese, Il regista Ugo Gregoretti: la tv intelligente? Ve la racconto io

Il regista Ugo Gregoretti in piazza Monte Grappa

Il regista Ugo Gregoretti in piazza Monte Grappa

“Una città splendida”. Non ha mezzi termini il regista Ugo Gregoretti parlando di Varese, città che non conosceva direttamente, che non aveva mai visitato. “In particolare sono bellissimi i Giardini del Comune, forse sono meglio anche dei giardini di Boboli”. Purtroppo non è riuscito a visitare il Sacro Monte, sarà per la prossima volta.

Sorride affabile e sornione quando si parla di lui come di un “mito”, come di una “icona” della bella televisione, con i suoi programmi in bianco e nero, che presentavano la letteratura con un pizzico di ironia e la voglia di spiegarla al popolo dei canali Rai, gli unici esistenti. Eppure Gregoretti, presente a Varese per “Gustando il cinema”, racconta di essere stato “televisofobo“: “All’inizio prendevo atto dell’esistenza della tv, ma ciò che più mi offendeva era la fiumana di informazioni e immagini che invadeva casa mia. Ora, al contrario, ho una casa di tv accese quasi ininterrottamente, con mia moglie soprattutto che la guarda e la ama”.

E Ugo Gregoretti cosa guarda in tv?

A me piacciono le trasmissioni di informazione, di riflessione sugli avvenimenti, i programmi del canale Rai Storia, che si occupa del passato e del presente e che mi pare condotta con grande onestà.

Allora parliamo della tv intelligente di una volta. Com’era in realtà?

La televisione di un tempo era un corpo a corpo continuo con la censura. Eranno anni di egemonia democristiana, di demonizzazione delle sinistre. Ma era anche una tv nelle mani di gente grintosissima. Ora si guarda a quella tv come la ‘magnifica tv dell’intelligenza’ e io mi sento un po’ il ‘magnifico rettore’ di quella tv. Tuttavia la tv di oggi è molto più intelligente rispetto a quella di allora…

Come? Oggi sarebbe impensabile vedere “gioielli” firmati da Gregoretti come “Romanzo popolare”, “Uova fatali” o il bellissimo “Circolo Pickwick”…

Certo, questo se ci soffermiamo sul perimetro della finzione, della fiction televisiva. Ma se guardiamo all’informazione, quella di allora era un monopolio, il cui motto poteva essere “o mangi questa minestra o salti da questa finestra”. Occorre distinguere tra la tv di informazione, che ha fatto passi da gigante, e questo grazie allo sviluppo delle libertà democratiche, e la tv di evasione, in cui ai miei tempi c’era più coraggio, più fantasia, più sperimentazione, che oggi è del tutto assente.

La tv commerciale è stata la vera novità che è intervenuta prepotentemente. Un elemento che ha peggiorato la qualità televisiva?

Noi reduci dalla cosiddetta tv intelligente, parlando tra noi, ci dicevamo che una nuova realtà come quella avrebbe stimolato la competizione e la qualità. E invece no: la tv commerciale ha stimolato una competizione al ribasso. Si è poi aggiunto un fatto grave: dentro la tv non c’è quasi più nessuno capace di insegnare ai più giovani come si fa la tv e nella fiction i giovani vengono gettati in un tritatutto e si appoggiano alle uniche minime certezze. La tv di finzione è stata uccisa.

Insomma la Rai di Bernabei resta ancora un modello per la tv di finzione?

Devo ammettere che avevamo allora il ritornello asfissiante della qualità. Un obiettivo restava irrinunciabile: fare i programmi bene, magari anche mentire bene, ma farlo con eleganza.

Cosa pensa Gregoretti del nuovo cambio del vertice in Rai? Come vede l’entrata di uno come Freccero, che di tv se ne intende?

Francamente Freccero mi sta abbastanza antipatico, predica come si deve fare la tv, senza averla mai fatta. Non credo esista un programma che lui abbia firmato.

Ora è alle prese con un nuovo film. Come sta andando?

E’ un tipo di film che per sua natura non può aspirare a grandi traguardi economici. E’ una pellicola a basso costo, senza interpreti costosi, che dirigo io stesso. E’ un film ispirato al mio libro autobiografico, dal titolo originario “Finale aperto”, un volume parecchio ‘autosfottitorio’ che ha poi cambiato il titolo in “La storia sono io”. Il film propone un parallelo tra momenti della mia vita, proposti come brevi sketch, e sequenze televisive d’archivio. Ma è difficile trovare risorse, ma penso che alla fine il film sarà realizzato. O, almeno, lo spero.

 

 

 

 

 

 

 

31 agosto 2015
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