Lettere

Berlusconismo (e anti-) per Renzi pari sono

renziMatteo Renzi, molto applaudito al Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini, ha detto che gli italiani sono stati “Rovinati dal berlusconismo e dall’antiberlusconismo”; ed ha aggiunto: “L’Italia in questi venti anni ha trasformato la Seconda Repubblica in una rissa permanente ideologica che ha smarrito il bene comune. E mentre il mondo correva, è rimasta ferma. Il berlusconismo e l’antiberlusconismo hanno fatto mettere il tasto pausa all’Italia.”

Quella di Renzi è una lettura dell’ultimo ventennio fantapolitica, cinica, distorta e tutta piegata a mettere sullo stesso  piano Berlusconi e la sinistra. Insomma per lui destra e sinistra pari sono state in questi ultimi  anni.   Il premier si è comportato come chi accomuna partigiani e repubblichini in uno stesso calderone. L’immagine dei due decenni passati sembra “la notte senza luna in cui tutte le vacche sono nere”, di hegeliana memoria.

Ma le cose stanno veramente così? Se davvero “l’Italia fosse rimasta per vent’anni ferma”- dice Marco Travaglio – “ quando il debito pubblico era al 121% del Pil, cioè a 11 punti meno di oggi e alla metà in valori assoluti (mille miliardi rispetto agli attuali 2.200) non sarebbe così male.” Purtroppo Matteo ha raccontato un altro film, quello che voleva che gli altri vedessero.

E’ vero che gli ultimi vent’anni sono stati “anni perduti” per lo sviluppo socio-economico e civile italiano. Ma contrariamente a quanto detto da Matteo Renzi, la responsabilità non è di tutta la classe politica. Negli ultimi due decenni (tranne brevi intervalli, in cui ha governato il centro – sinistra, di cui si ricordano il primo governo Prodi con il riallineamento dei conti pubblici e l’entrata nell’euro, e i primi passi del secondo governo Prodi con le liberalizzazioni promosse da Pierluigi Bersani) il Paese ha avuto un padrone assoluto, Silvio Berlusconi. L’ex-cavaliere ha dominato la scena, imponendo l’agenda politica alla sinistra e all’Italia, grazie all’imponente possesso di strumenti massmediatici, delle molteplici ramificazioni e delle amicizie politiche intrecciate nel corso degli anni.

La sinistra, attardata su vecchi schemi di lotta e lacerata da vergognose divisioni, ha perso l’egemonia culturale e politica, e non è riuscita a contrastare il berlusconismo. Questo ha permesso all’ex- cavaliere di dedicarsi tranquillamente alla cura dei propri affari, ai “bunga, bunga”, non curandosi dei problemi  cruciali della modernizzazione, lasciando l’Italia in una grave crisi economica, sociale, politica, culturale e morale e civica.

Berlusconi, scrive ancora Marco Travaglio, “ha spudoratamente favorito gli interessi delle sue aziende a scapito della concorrenza e del pluralismo, ha approvato decine di leggi su misura per i suoi interessi e i suoi processi, ha devastato la giustizia e l’etica pubblica praticando, predicando e santificando l’illegalità di massa, ha screditato la magistratura, la libera stampa, la Consulta e infine la stessa Costituzione, cancellando dal sentire comune l’idea stessa che il potere debba essere controllato e arginato da contropoteri indipendenti, picconando i fondamenti della democrazia liberale e dello Stato di diritto. Se tutto ciò è accaduto, e sventuratamente è accaduto, come può Renzi mettere sullo stesso piano berlusconismo e il suo contrario, cioè le poche voci che si sono levate nel deserto, anche con qualche rischio personale, per contrastare quello tsunami di merda?”

A Rimini è tornato ancora una volta a criticare l’ex – gruppo dirigente del Pd; lo  ha rifatto per fare il deserto intorno a sé e dietro di sé per emergere e distinguersi. Ma dimentica quello che dice in proposito Gramsci, nei Quaderni del carcere, in Passato e presente, a proposito dei “costruttori di soffitte. “Una generazione può essere giudicata dallo stesso giudizio che essa dà della generazione precedente, un periodo storico dal suo stesso modo di considerare il periodo da cui è stato preceduto. Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa, anche se assume pose gladiatorie e smania per la grandezza. È il solito rapporto tra il grande uomo e il cameriere. Fare il deserto per emergere e distinguersi (…) Si rimprovera al passato di non aver compiuto il compito del presente (…) Dite di esser capaci di costruire cattedrali, ma non siete capaci che di costruire soffitte.”

Queste parole a me sembrano straordinariamente attuali, non solo in riferimento a Matteo Renzi e al suo “giglio magico”, ma anche all’attuale classe dirigente della Sinistra italiana.

Il premier parla del berlusconismo come di un ciclo finito; ma il berlusconismo non è finito; purtroppo è entrato nei gangli vitali delle Istituzioni e della società rendendo l’Italia un Paese altamente a rischio; ciò ha indotto il cardinale Bagnasco a ricordare qualche tempo fa che in Italia bisogna “purificare l’aria” e l’arcivescovo Brigantini a ribadire “che le vicende del premier hanno già compromesso uno sforzo educativo portato avanti da anni da scuole e famiglie”.

Bisognerà risanare l’Italia, ma questo è un compito di lunga lena che potrà essere portato a termine con lo sforzo di tutte le forze democratiche, moralmente sane e unite del Paese.

Romolo Vitelli

29 agosto 2015
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