Varese

Varese, L’Arte Gentile di Carlo Giò in vetrina da Ghiggini

Un acquerello di Giò

Un acquerello di Giò

In occasione della mostra L’ARTE GENTILE saranno presentati in galleria a partire da sabato 12 settembre una ventina di lavori recenti realizzati all’acquerello da Carlo Giò.

L’evento è motivo per rendere omaggio alla collaborazione tra GHIGGINI e l’artista, ma soprattutto a trent’anni tra i fiori. Un progetto caratterizzato da ritratti di fresche composizioni rigorosamente di stagione in cui sarà protagonista il fascino che la natura all’acquerello di Carlo Giò ha saputo trasmettere suscitando costante stupore e incanto.

Carlo Giò è nato a Milano nel 1930 e ha studiato acquerello con il pittore Silvio Bonelli. I fiori sono il soggetto principale dei suoi lavori, realizzati rigorosamente dal vero. Questa scelta di campo è il risultato di una serie di esperienze e fra esse è naturalmente, quella più congeniale al pittore.
“Litanie dei fiori” è il titolo di una raccolta di liriche in prosa dello scrittore francese Remy de Gourmont (1858-1915) con prefazione di Piero Chiara e accompagnate da due acquerelli originali di Carlo Giò per ogni copia, Luigi Maestri ed.,1983. I lavori di Carlo Giò sono eseguiti su carta a mano di fabbricazione artigianale. Dal 1985 l’artista collabora con la Galleria Ghiggini di Varese.

“L’acquerello è un’arte gentile. Non chiede molto: un pennello, un foglio di carta, un poco di colore e dell’acqua pura. Certo, come fa spesso chi di poco si accontenta, è anche un’arte esigente: la carta deve essere di puro cotone fabbricata possibilmente a mano, il pennello di martora, i colori di buona qualità. Le tinte sono trasparenti, lievi, non si coprono tra loro se non in parte. Si lavora con immediatezza ma dopo un’attenta meditazione; non sono concessi molti pentimenti. Un’arte semplice ma d’élite. Ho sempre dipinto ad acquerello. Dapprima paesaggi, poi sono stato attratto dai fiori; come protagonisti di quadri, non come illustrazioni botaniche. Tuttavia i miei fiori sono fedeli al vero anche nei particolari per coerenza con quello che è per me il modo di rispondere con la pittura all’emozione suscitata dal soggetto: ricrearla. Quando – trent’anni fa – mi sono presentato a Emilio Ghiggini egli mi ha chiesto quadri di fiori e da al lora non ho più abbandonato questo tema che ancora mi appassiona”. (Carlo Giò)

26 agosto 2015
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