Lettere

Migranti, no alla fabbrica della paura

barconiIl Presidente della Commissione Ue, Juncker, ha scritto un interessante articolo su la Repubblica, scagliandosi contro “l’Europa dei muri” e contro il populismo di alcuni Stati, affermando che “questa gente fugge dalla guerra e dalla disperazione”. Juncker aggiunge che “quando parliamo di migrazioni parliamo di esseri umani. Solo che queste persone non possono vivere come noi perché non hanno avuto la fortuna di nascere in una delle regioni più ricche del mondo”. Il presidente della Commissione sottolinea poi che l’Europa “fallisce se la paura prende il sopravvento. L’Europa fallisce quando gli egoismi hanno più voce della solidarietà presente in ampie porzioni della nostra società”.

L’emergenza migranti sarà uno dei temi al centro dei colloqui che si svolgeranno a Berlino tra la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il Presidente francese, François Hollande. Era ora che l’Europa si muovesse e prendesse finalmente atto del grave esodo biblico rappresentato da un’umanità disperata di donne, bambini, uomini che fuggono dalla guerra, dalla miseria, dal fanatismo  religioso, in cerca di salvezza e di un futuro migliore. Purtroppo ci sono voluti migliaia di morti, nei tragici naufragi in mare, gli incidenti a Calais e quelli alla frontiera della Macedonia, perché l’Europa si svegliasse.

Ora ben vengano gli incontri ad alto livello tra i capi di Stato, per cercare di risolvere l’emergenza immigrazione; ma bisogna recuperare il troppo tempo perduto, come ricorda, Chiamparino, Presidente della Conferenza delle Regioni, sollecitando iniziative concrete. “Occorre istituire grandi centri di accoglienza alle porte dell’Europa: Sud Italia, Grecia, i Paesi balcanici, la Spagna. – aggiunge Chiamparino. Punti dove possa battere la bandiera con le stelle dell’Unione europea. Centri organizzati con risorse dell’Europa, con personale europeo. Luoghi dove non ci siano solo i controlli medici e di routine, come già avviene, ma con strumenti efficaci anche per identificare le persone, sapere chi sta entrando, perché è partito. Non si possono lasciare andare in giro le persone senza avere informazioni e possibilità di verifica. E’ un obiettivo realizzabile di fronte ad emergenze come queste. Anche grazie al contributo dell’Esercito. L’Unione europea può trovare le risorse necessarie facendo delle scelte di priorità. Bisogna trovare soluzioni compatibili con le reazioni di rigetto. Che non sono certo le “salvinate”, ma quelle che possono arrivare da alcuni Paesi, spesso quelli più poveri, che hanno maggiori difficoltà ad affrontare la situazione”.

La Lega sta strumentalizzando la questione immigrazione per finalità esclusivamente propagandistiche, producendo come effetto collaterale l’aumento dell’ostilità e della xenofobia nel nostro Paese. Che significa strumentalizzare? Significa dare una scorretta lettura delle notizie, una percezione (anche statistica) errata del fenomeno immigrazione, nel nostro caso. E’ una politica che potrà anche servire per raccattare nell’immediato un pugno di voti dei cittadini più sprovveduti ed impauriti dell’elettorato, ma è una strategia elettorale di corto respiro destinata solo ad intossicare ed avvelenare le coscienze, producendo alla lunga danni all’economia e al benessere del nostro Paese.

E’ un’irresponsabile strategia che non tiene conto tra l’altro del fatto che nel 2014 il saldo in Italia tra nati e morti è stato inferiore a 100mila persone. Compensato dagli arrivi di stranieri. “E questo in un Paese”- dice il  quotidiano della Cei, Avvenire , “ dove il rapporto tra popolazione in età da lavoro e popolazione inattiva (bambini e anziani) è, drammaticamente, quasi di uno ad uno. Gli immigranti risparmiano e mandano soldi “a casa loro” migliorando le condizioni economiche nei Paesi d’origine (per anni, anche gli anni dello sviluppo impetuoso, la bilancia dei pagamenti italiana è stata in piedi grazie a questa voce). Nel 2013 le rimesse verso i Paesi in via di sviluppo erano pari a 404 miliardi e si prevedono 506 miliardi nel 2015. Pur sperando in un’inversione delle dinamiche di natalità abbiamo disperato bisogno di persone che vengono tra noi dall’estero per portare avanti l’Azienda Italia, per darle futuro. È questa l’economia e la società in cui viviamo e non lo strano film che alcuni media e alcuni politici raccontano”.

Che fare? Beh innanzi tutto quelli che rivendicano continuamente le radici giudaico – cristiane dell’ Europa e che sono pronti a “stracciarsi le vesti” e a scendere in piazza perché non venga rimosso il crocifisso dalle aule scolastiche dovrebbero meditare su quanto dicono gli Evangeli (Matteo,26,11; Marco, 14,7; Giovanni, 12, 8), riprendendo un passo del Deuteronomio, “I poveri li avrete sempre con voi», «Perché i bisognosi non mancheranno mai nel paese; perciò io ti do questo comando e ti dico: «Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e bisognoso nel tuo paese» (15,11).

Non bisogna dimenticare nemmeno quello che dice Socrate, parlando di “mendichi e miserabili” ricordandoci che la “mendacità è il frutto della cupidità altrui. È dunque evidente che in una città ove tu trovi dei mendicanti, si trovino egualmente, nascosti da qualche parte, ladri, borseggiatori, svaligiatori di templi, artigiani di ogni misfatto.” (Platone, la Repubblica, libri VII e VIII ) .

Gli uomini in questo mondo globalizzato, dove le merci hanno libera circolazione, non sopportano più di vivere rinchiusi e bloccati nelle loro frontiere, nella fame e tra le guerre e desiderano, come ha ricordato recentemente anche il Presidente della Cei, Bagnasco, una vita migliore. All’uomo del terzo Millennio non rimane pertanto quindi di fronte a questo esodo drammatico ed inarrestabile di darsi da fare per affrontarlo seriamente, smettendola con la demagogia, chiudendo  una buona volta la “fabbrica della paura” e dell’odio e imparando invece a coesistere pacificamente. Solo così potremo arricchirci nell’accoglienza responsabile e  nella diversità.

E’ la strada che suggerisce l’eminente scrittore francese di origine libanese “Amin Maalouf, (’L’Identità, Bompiani, 1999). Rivolto agli immigrati dice: “Più vi impregnerete della cultura del paese che vi ha accolto, più potrete impregnarlo della vostra; poi agli altri: “Più un immigrato sentirà rispettata la propria cultura d’origine più si aprirà alla cultura del paese che l’ha accolto.” Le varie etnie con le loro diverse religioni e culture entrano oggi in un mondo globalizzato in un contatto sempre più diretto. Ma il processo di globalizzazione non produce necessariamente una coscienza e una mentalità cosmopolita: per raggiungere questo obiettivo occorre un’lunga e costante educazione alla diversità e alla mondialità, che dovrà vedere impegnate la politica con la “P” maiuscola e tutte le agenzie formative della nazione.

Romolo Vitelli

 

 

 

24 agosto 2015
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