Lettere

Immigrati, il vuoto della politica

barconiIl segretario della Cei, monsignor Galantino, dopo aver bacchettato un paio di giorni fa i leghisti definendoli: «piazzisti da quattro soldi», è tornato a biasimare i «piazzisti di fanfaronate da osteria»; e rivolgendosi espressamente a Salvini, Zaia e Grillo che accusavano la Cei di guadagnare sugli immigrati, ha rivendicato l’operato della Chiesa (“Ci sono vescovi che ospitano immigrati a casa propria e non si sono mai riempiti le tasche di danaro”).

“L’accusa alla Cei di ‘guadagnarci con gli immigrati’ è ‘una banalità spaventosa’. Vengano a dare un’occhiata…noi ci arrangiamo tiriamo fuori soldi di tasca nostra e nessuno ci guadagna. Hanno criticato pesantemente il Papa, ma hanno visto che può essere controproducente per il loro consenso perché papa Francesco è molto popolare.” Ma il segretario ha rivolto i suoi strali polemici anche contro il governo Renzi, “del tutto assente sul tema immigrazione. Non basta salvare i migranti in mare per mettere a posto la coscienza nazionale bisogna fare di tutto per integrarli”.

“Potremmo imparare dalla Germania e copiare le sue leggi. Invece noi abbiamo sempre scritto leggi che in buona sostanza respingono gli immigrati e non prevedono integrazione positiva. Parcheggiamo gli immigrati qui e là in Italia. Se invece ci fosse almeno uno straccio di permesso di soggiorno provvisorio potrebbero lavorare e la gente non li vedrebbe più bighellonare in giro e non direbbe che mangiano a spese degli italiani già in crisi. Ma nessuno spiega che è la legge che impone la non integrazione”». Debora Serracchiani si è lamentata, dicendo che: «Dalla Cei vengono giudizi ingenerosi».

Ma è proprio così? Che la sinistra non abbia saputo fronteggiare la questione immigrazione non ci sono dubbi di sorta; ha lasciato la Lega e la destra più becera libere di intossicare le coscienze dei cittadini e creare un clima di intolleranza e di odio contro l’immigrato. Del resto non sono pochi gli iscritti, i votanti e i militanti che hanno rimproverato e rimprovano al Pd di essere stato e di continuare ad essere quantomeno impreparato e silente su questa drammatica questione. Non ultimo il sindaco di Comerio, Silvio Aimetti, divenuto famoso perché ha dato un suo appartamento per ospitare i rifugiati. Il primo cittadino ha rivolto una critica al suo partito, il Pd, che sul tema immigrazione, a suo parere, sarebbe un po’ silente. «Certo- ha scritto su Facebook che, vedere che la CEI ha un approccio più solidale su certi temi rispetto al proprio partito fa un po’ effetto – poi se vivi in provincia di Varese lo fa ancora di più”. Purtroppo in questa drammatica situazione quella che è assente in Europa e in Italia è la politica con la “P” maiuscola. Ed è quello che sostiene il filosofo Umberto Curi sul Corriere (Demagogia e profezia si confrontano nel vuoto della politica).

Scrive il filosofo: “Il fatto che su un tema così delicato e pervasivo, com’è l’immigrazione, si confrontino da un lato la Conferenza episcopale italiana e dall’altro Matteo Salvini dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, un fatto che da più parti, e per ragioni diverse, si vorrebbe occultare, e cioè l’eclissi della politica. Non è politica, infatti, ma squisitamente morale, la posizione assunta dalla Chiesa, incrollabile nel propugnare l’irrinunciabilità di alcuni valori, ai quali tutti dovrebbero sentirsi obbligati. Ma non è politica neppure la propaganda abilmente orchestrata dal Carroccio, visto che da nessuna parte si è mai avuta una risposta minimamente coerente e dettagliata alla domanda relativa a ciò che la Lega farebbe, ove fosse investita della responsabilità di governare. Al richiamo morale dei vescovi, Salvini fa corrispondere semplicemente il repertorio più tradizionale dell’antipolitica. Fra queste due posizioni contrapposte, fra morale e demagogia, entrambe evidentemente inadeguate ad affrontare un problema di tali dimensioni e di tale qualità, ciò che manca è precisamente la politica. Si badi bene: non la politichetta degli interventi frammentari e spesso casuali, né la politica come pura risposta emergenziale, guidata dall’emozione piuttosto che dalla ragione. Ma quella che una volta si sarebbe definita «grande politica» l’unica in grado di affrontare il più impegnativo problema col quale l’Occidente nel suo insieme dovrà misurarsi nel corso dei prossimi decenni. ”

Sui limiti della propaganda strumentale della Lega di Salvini è intervenuto anche Galli Della Loggia (Le urla inutili sui migranti): “Quando impreca contro “l’invasione degli immigrati” la Destra italiana – dice Galli Della Loggia – sembra fare di tutto per dimostrare che la sua cifra essenziale resta il vuoto politico, l’inesistenza di idee e di programmi. A cui essa supplisce con appelli all’emotività, con il dar voce crudamente a «ciò che pensa la gente». Il che può anche essere giusto, ma cessa completamente di esserlo quando poi ci si guarda bene — come essa per l’appunto si guarda bene — dall’offrire ai sentimenti e alle opinioni suddetti la minima soluzione sensata, qualunque sbocco che non sia un no cieco, il chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Che cosa propone di fare Matteo Salvini, ad esempio, quando l’Sos di una zattera di disperati semisommersa dalle onde arriva a un nostro centro radio? Celo dica: in concreto non a chiacchiere, che cosa si dovrebbe fare? Lasciarli affogare e chiuderla lì? Magari speronarli per fare prima? E una volta raccolti dove li si porta? «Indietro»: indietro dove? Sulle coste libiche che sono terra di nessuno? per sbarcare sulle quali ci vuole un’operazione militare in piena regola, magari da replicare dieci volte a settimana ? È questo che propone Salvini? Purtroppo su questa drammatica questione si è perso troppo tempo; e tutti gli immigrati che bussano all’Europa non potranno essere accolti.

Ma L’Europa e il nostro Paese, sempre pronti a rivendicare le loro radici cristiane, però a quelli che bussano alle nostre porte, non potranno non fare riferimento a quel passo del Vangelo secondo Matteo che dice: “ Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.”

Romolo Vitelli

14 agosto 2015
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Un commento a “Immigrati, il vuoto della politica

  1. giulio moroni il 25 agosto 2015, ore 17:41

    Troppo ghiotta l’occasione che mi offre il signor Vitelli per poter dire la mia (da Leghista) su un argomento (immigrazione selvaggia) che pare non avere risposte politiche, così come assume Vitelli che termina il suo intervento citando niente di meno che un passo del vangelo secondo Matteo quale panacea, o monito ai potenti per la soluzione di un male oggi incurabile.
    Se Vitelli cita il Vangelo significa proprio che la “politica” è alla frutta, non avendo alcuna risposta da dare al problema.
    Perchè il Vangelo non è politico, o almeno non lo dovrebbe essere, se si considera che il Cristianesimo non è un’ideologia, ma un fatto storico e che la religione dovrebbe essere posta al di fuori della politica stessa.
    E che i Cristiani locali siano in crisi politica da tempo è fatto incontrovertibile, non essendo stati capaci di scegliere da che parte stare e soprattutto come risolvere problemi evidenti di rapporto tra la loro fede e le vicende del mondo corrente, laciando così che sia qualche alto prelato, con targa Vaticana, a prendere delle posizioni politiche quantomeno imbarazzanti sotto l’aspetto della opportunità.
    Dalla fine dell’esistenza del partito cattolico per eccellenza (D.C.), i cattolici si sono sparpagliati in una sorta di diaspora che non ha ancora avuto fine, riversandosi a destra ed a sinistra, direi soprattutto a sinistra, senza essere riusciti a ricostruire una casa comune di riferimento.
    D’altra parte chi cerca di prendere una posizione laica e politica sulla questione immigrazione viene bollato, ben che vada, come “becero”, o “piazzista da quattro soldi”.
    E chi cerca di fare il furbetto, non prendendo alcuna posizione per non infastidire elettorato ed alleati sensibili alle prediche non più domenicali ma ormai quotidiane di qualche pretone, non fa altro che dimostrare che la politica di governo non esiste (e qui ha ragione Vitelli).
    Ai cattolici che fanno politica, o che pensano alla politica, suggerisco di andarsi a rileggere Augusto Del Noce.
    Venendo invece a parlare di pensiero Leghista sul tema, è indubbio che qui la politica centri poco, ma semmai che entri in gioco il buon senso, anche perchè la politica non esiste più, morta e sepolta ormai da tempo a favore del superpartito voluto da tecnocrati ed affaristi e dalla superideologia che riunisce coloro che sono stati capaci di approfittare della crisi delle ideologie per fondare un sistema politico globalizzante governato da pochi che rischia di trasformare la democrazia in qualcosa che assomigli molto pericolosamente ad un’oligarchia.
    Si potrà anche non condividere i toni del vangelo apocrifo di Matteo (Salvini), ma non si può non condividere ciò che Salvini mette sul piatto in termini di soluzione dei problemi, di rischio, di effetti a lungo termine, per una questione epocale che si sta sottovalutando da tutte le parti, ovvero la migrazione di massa da aree geografiche sfigate ad altre che godono ancora di qualche parvenza di benessere.
    Il problema non è certo quello di dare accoglienza oggi a qualche decina di migliaia di migranti, ma semmai di essere pronti ad affrontare la questione quando ne arriveranno a milioni domani, se si continuerà a non prendere posizione ed a seguire le prediche dei pretoni capitanati dal loro capo Francesco (che, ricordo a tutti, scelse Lampedusa come meta della sua prima gita fuori porta).
    E se non si da una risposta oggi, domani sarà troppo tardi.
    A mio parere l’idea del Vaticano, sposata da qualche politico cattolico, che si debba offrire ospitalità ed accoglienza “alla Totò”, cioè “a prescindere”, secondo i dettami del vangelo, è assurda ed antistorica, ma soprattutto assai pericolosa.
    Cosa dicono questi pretoni: accoglienza indiscriminata e chi è contro è un becero.
    Ma questa è una soluzione? A me pare che sia invece l’origine del problema e non la soluzione.
    Per affrontare il problema bisogna innanzitutto arginare subito in qualche modo l’emorragia con intervento di Pronto Soccorso; una volta bloccata l’emorragia, si porterà il paziente in reparto per la terapia appropriata.
    L’emorragia è questo flusso incontrollabile di migranti; il paziente è il sistema, è l’Europa, ma soprattutto il paziente siamo noi stessi che subiamo le conseguenze dell’emorragia, ne sopportiamo i costi non solo in termini economici, ci troviamo di fronte a problemi di coscienza, diventiamo ogni giorno più “egoisti” di fronte alla nullità assoluta proposta dai medici che ci dovrebbero curare.
    Ed allora, in primo luogo, mi pare necessario bloccare il flusso, quantomeno fino a quando non ci saranno delle regole chiare e ben definite per tutti.
    Troppo semplice dire che Salvini vorrebbe affondare i barconi per non fare arrivare i migranti, troppo banale far passare chi è contro questo modello di “immigrazione” per egoista, becero o fascista; chi dice queste cose è senza dubbio molto, ma molto peggio, di Salvini che ha la sola colpa di dire cose che tutti pensano ma che nessuno ha il coraggio di affermare in pubblico.
    Per me resta quindi assolutamente prioritario bloccare il flusso per poter ragionare su come affrontare il problema senza dover gestire l’emergenza; perchè questa emergenza rischia di diventare un dato da fatto quotidiano e non più un’emergenza. Non solo, ma l’emergenza succhia risorse anche in termini di “lucidità” politica e strategica, ovvero impegna tutti ad affrontare l’evento nell’immediato senza avere a fuoco il problema nella sua globalità.
    E nel frattempo diamo tempo a qualcuno – che non ha le migliori intenzioni e che non segue il vangelo – di mettere a punto il sistema per speculare sui migranti; questo qualcuno ha capito che può fare soldi e tanti, sugli sfigati.
    D’altra parte ci si è sempre arricchiti sfruttando i più deboli.
    Se vogliamo che tutto questo accada e che si arrivi al giorno in cui l’ordine pubblico, la civile convivenza e la nostra vita, verrà sconvolta dagli effetti di questa miopia, andiamo avanti così; se viceversa intendiamo almeno capire come poter porre rimedio non tanto al problema contingente degli sbarchi, ma ad una questione epocale come quella che si prevede possa essere quella della migrazione di massa, fermiamo un attimo le bocce e mettiamoci a pensare.
    Per adesso, contrariamente a quanto affermano certi poco illuminati pensatori, i migranti non sono una risorsa, o almeno lo sono anche, ma solo per chi ci specula sopra.

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