Lettere

Pianeta, la lezione di Bergoglio

terraIl Presidente degli Stati Uniti Obama alla fine del secondo (e ultimo) mandato presidenziale si sta togliendo un po’ di sassolini dalle scarpe.  Ultimamente, stipulando l’accordo con l’Iran sul nucleare, ha irritato il premier Bejamin Netanjahu e i repubblicani americani. A proposito di questi ultimi Obama ha detto: “Quelli che si oppongano oggi al patto con l’Iran sono gli stessi che ieri si batterono per l’attacco all’Iraq.”

Nella cena dei corrispondenti (dopo aver criticato un senatore repubblicano dell’Oklahoma che all’inizio dell’anno aveva lanciato una palla di neve nell’aula del Senato come atto dimostrativo, per mettere in dubbio l’esistenza stessa del problema dei “cambiamenti climatici) non ha esitato a dire ai giornalisti, invitati alla Casa Bianca, di voler procedere dritto per la sua strada per contenere gli effetti devastanti di un clima impazzito .”Ogni scienziato serio avverte che dobbiamo agire; il Pentagono dice che il cambiamento climatico è un rischio per la sicurezza nazionale. Secondo gli ultimi rilevamenti 127 milioni di americani sono in pericolo. Il 41% della popolazione è esposto ad agenti inquinanti pericolosi per la salute. The American Lung Association, nel suo rapporto, ha rivelato che la qualità dell’aria negli Usa è generalmente un po’ migliorata, con una discreta riduzione delle emissioni, ma la strada per risolvere il problema è ancora lunga. Nonostante la legislazione approvata negli scorsi anni i livelli d’inquinamento negli Stati Uniti sono tuttora decisamente elevati rispetto a quelli europei (5492170 tonnellate di emissioni di anidride carbonica).

Nel mondo ormai l’inquinamento si fa sempre più minaccioso. In molte città cinesi, i residenti si scontrano letteralmente con coltri di smog (8240958 tonnellate di emissioni di anidride carbonica); e quando rientrano dal lavoro la sera si proteggono con delle mascherine. La crescita economica cinese ha generato cambiamenti di grande impatto nei consumi tipici dell’Occidente. Il modello di crescita, pertanto, implica che milioni di persone ogni anno utilizzino l’auto per muoversi in città e consumino in massa prodotti poco riciclabili. La nuvola di smog che sovrasta il Paese, ben visibile dallo spazio, è causata dalle emissioni inquinanti dei riscaldamenti e del traffico delle nuove grandi megalopoli, ma soprattutto dai fumi delle industrie pesanti e delle centrali elettriche a carbone. Si tratta senza alcun dubbio di uno degli stati con il maggior tasso di inquinamento al mondo. Si calcola che circa un terzo del territorio cinese sia affetto da piogge acide: è solo uno dei tanti drammatici effetti ambientali del selvaggio sviluppo economico della Cina di questi ultimi anni. Le malattie respiratorie e cardiache causate dall’inquinamento dell’aria sono la prima causa di decesso.

L’inquinamento uccide in Cina fra le 350 e le 500mila persone ogni anno. Lo denuncia un articolo apparso sulla rivista scientifica britannica Lancet e co -firmato da Chen Zhu, oggi presidente dell’Associazione medica cinese con un passato da ministro della Sanità ai tempi del presidente Hu Jintao. “Le due superpotenze economiche più importanti al mondo – le maggiori responsabili delle emissioni di gas serra nell’atmosfera – hanno finalmente preso consapevolezza del fatto che devono agire per salvare il clima del Pianeta. E che devono farlo subito e insieme”. L’impegno siglato da USA e Cina e gli obiettivi che l’UE si è posta per il 2030 rappresentano una base su cui lavorare in vista di Parigi 2015; è un buon segnale, ma non ancora sufficiente. Questi accordi sono ancora lontani dal cambiare le regole del gioco nella lotta al riscaldamento globale e dal dare una risposta efficace al problema dei cambiamenti climatici, le cui conseguenze sono ormai visibili quotidianamente in ogni parte del Pianeta,come ci ricorda del resto il Santo Padre nella sua enciclica “sulla cura della casa comune”, Laudato si’. L’agenzia federale americana per la Protezione dell’Ambiente, ha annunciato, il 2 giugno scorso, la nuova proposta di politica ambientale dell’Amministrazione Obama. Approvata per decreto dal Presidente sulla base del Clean Air Act degli anni ‘70, il provvedimento impone alle centrali elettriche di ridurre le emissioni di biossido di carbonio del 30% rispetto ai livelli del 2005.Entro il 2030, gli stati dovranno tagliare i livelli di CO2 prodotti dalle oltre 600 centrali attive nel paese, responsabili oggi del 38% dei gas inquinanti. Insieme ai trasporti (32%), esse costituiscono le principali fonti d’inquinamento negli Stati Uniti. Ma già si fanno sentire le voci contrarie. Del resto andare verso una riduzione delle emissioni di gas serra significa, per Obama, sfidare le lobby del petrolio e muovere la “guerra al carbone”.

I Repubblicani e le lobby hanno attaccato il piano e i candidati alle prossime presidenziali già dichiarano di cancellarlo in caso di elezione. Il senatore Mitch McConnell, repubblicano del Kentucky, ha addirittura raccomandato ai governatori di rifiutarsi di attenersi alle regole imposte dal piano Obama; e sono già una dozzina quelli che hanno minacciato di farlo. Obama sembra voler andare avanti per la sua strada, ce la farà a vincere le resistenze? Ognuno di noi se lo deve augurare. Ma per raggiungere questo ambizioso obiettivo occorre un’inversione di tendenza e cambiare il“modello di sviluppo economico globale” e “educarsi ad un nuovo stile di vita”, come ci ricorda Papa Bergoglio nella sua bellissima enciclica, che andrebbe letta obbligatoriamente e commentata in tutte le scuole.

Come raggiungere quest’obiettivo di risanamento del pianeta? E’ necessario comprendere che siamo di fronte ad una scelta difficile: per passare da un modello di sviluppo inquinante a un modello incentrato sulla Green Economy sono necessari gradualità, mezzi economici, tempi e soprattutto volontà politica e cooperazione mondiale. Innanzitutto bisogna sgombrare anche il campo da due diverse, ma simmetriche false alternative: quella pessimistica degli apocalittici incalliti che sostengono che la fine del nostro pianeta si sta avvicinando paurosamente e non c’è più nulla da fare per salvarlo; e quella degli ottimisti integrati secondo cui non è vero che il nostro mondo sia a rischio e che i mutamenti climatici siano la causa dei cataclismi: cicloni e maremoti ci sono sempre stati e ci saranno. Qualcosa del genere hanno affermato da noi alcuni pennivendoli al servizio delle società petrolifere e del carbone in occasione delle frane e smottamenti che hanno causato morti e devastato il territorio del Veneto ancora una volta colpito da eventi atmosferici estremi. Da noi c’è ancora chi tenta di minimizzare dicendo: “Questi furibondi temporali improvvisi ci sono sempre stati ci saranno e ne parlano sia Dante Alighieri nella “Divina Commedia” che Paolo Diacono nella “Historia Langobardorum”, descrivendo “un diluvio d’acqua (…) che si ritiene non ci fosse stato dal tempo di Noè”; e spiegando che “furono ridotti in rovina campagne e borghi, ci furono grosse perdite di vite umane e animali”.

E’ vero certo diluvi e catastrofi ci sono sempre stati da che mondo è mondo, ma costoro fanno finta di ignorare che in quei tempi si andava a cavallo e con le carrozze e non c’erano il petrolio, i milioni di macchine che emettono Co2, la cementificazione selvaggia, la desertificazione di interi territori, lo scioglimento dei ghiacciai, l’inquinamento dei mari e l’usura del territorio. Perciò né apocalittici e né integrati, se vogliamo salvare il nostro mondo; ma un sano, realistico pessimismo dell’intelligenza che riconosce i guasti del pianeta, temperato però da un altrettanto sano ottimismo della volontà, per spingere ad agire senza indugi al fine di consegnare alle generazioni future e all’umanità tutta un pianeta abitabile.

Una via in tal senso ce la suggerisce il Santo Padre che ci ricorda che bisogna “concepire il pianeta come patria e l’umanità come popolo che abita una casa comune.” “L’interdipendenza” scrive – “ci obbliga a pensare a un solo mondo, a un progetto comune ciò rende indispensabile un consenso mondiale che porti, ad esempio, a programmare un’agricoltura sostenibile e diversificata, a sviluppare forme rinnovabili e poco inquinanti di energia, a incentivare una maggiore efficienza energetica, a promuovere una gestione più adeguata delle risorse forestali e marine, ad assicurare a tutti l’accesso all’acqua potabile. La coscienza della gravità della crisi morale ed ecologica deve tradursi in nuove abitudini. Occorre un movimento globale di opinione per educarsi a un nuovo stile di vita il che significa rompere con quel modello che vede “la politica soggiacere all’economia e l’economia alla tecnologia”.Bisogna cambiare il modello di sviluppo globale, la qual cosa implica riflettere responsabilmente sul senso dell’economia e sulla sua finalità, per correggere le sue disfunzioni e distorsioni. Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare a esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale e i creare una “cittadinanza ecologica”.

A questo compito aggiunge Bergoglio, devono dare un forte contributo tutti gli ambiti educativi: la scuola, la famiglia, i mezzi di comunicazione, e altri. “Una buona educazione scolastica nell’infanzia e nell’adolescenza pone semi che possono produrre effetti lungo tutta la vita. Non bisogna pensare che questi sforzi non cambieranno il mondo. Se si vogliono cambiamenti profondi, bisogna tener presente che i modelli di pensiero influiscono seriamente sui comportamenti. L’educazione sarà inefficace e i suoi sforzi saranno sterili se non si preoccupa anche di diffondere un nuovo modello riguardo all’essere umano, alla vita, alla società e alla relazione con la natura.”

Romolo Vitelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

9 agosto 2015
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Un commento a “Pianeta, la lezione di Bergoglio

  1. giovanni Dotti il 10 agosto 2015, ore 09:02

    In questa lettera il prof.Vitelli riesce a cogliere e condensare mirabilmente una miriade di problemi, tra loro concatenati, sulla scia dell’Enciclica di Papa Francesco. Si è voluta la “globalizzazione” ma poi ogni paese vorrebbe continuare a fare ciò che vuole, senza curarsi degli altri. Ma gli interessi materiali di una parte delle società di una parte del mondo (U.S.A. e Cina in particolare) non devono prevalere sull’interesse generale di miliardi di persone da cui è composta l’Umanità, e sopratutto sulle loro condizioni di vita e sulla salute loro e della Terra che tutti ci ospita. Speriamo che le prese di posizione di due tra i più autorevoli personaggi mondiali, il Papa e il Presidente americano, inducano tutti a ragionare anche in termini di sviluppo ecosostenibile mettendo scienza e tecnologie al servizio di tutti e non solo degli appetiti di pochi.

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