Lettere

Renzi, ritratto di un populista democratico

renziiiiLa giornalista Daria Gorodisky del Corriere della Sera (“Ecco il partito della nazione, trasformistico e ipocrita”) dopo il salvataggio di Antonio Azzollini, senatore del Nuovo Centro Destra, ha intervistato il “bersaniano” Gotor, ricordandogli tra l’altro che “le opposizioni accusano il Pd di ‘schifo politico e morale’ e di avere ‘rottamato la legalità’. E infine gli ha chiesto: “E voi minoranza Pd che pensate di fare?”. “Dobbiamo contrastare dall’interno”- ha risposto il dirigente della minoranza di sinistra – “la trasformazione del Pd, che ha identità di centrosinistra e radici uliviste. Se si sega l’albero su quale si è seduti, si rischia di cadere …”

Povero Miguel Gotor! Evidentemente nessuno l’ha avvisato che Renzi da  tempo ha segato, a lui e a tutta la variegata minoranza, l’albero (“La Quercia”) da sotto il sedere; e sradicato con la ruspa le radici uliviste del partito. La trasformazione genetica del Pd in “partito della nazione trasformistico e ipocrita” è quasi conclusa e non ci sono purtroppo molti margini per ricostruire un partito di centro-sinistra. Del resto Renzi  non ha pensato ad  altro da quando ha iniziato a farsi largo tra i vertici del partito.

Da subito  ha mostrato quali erano le sue intenzioni padronali: non appena  ha vinto le primarie e scalzato Letta  ha mantenuto stretto tra le sue mani  la carica di segretario di partito e quella di premier, cosa del resto insolita e solo una sinistra abituata a “guardare la realtà dallo specchietto retrovisore” poteva continuare ad illudersi che avrebbe lasciato uno dei due incarichi. Non è un caso che Lapo Pistelli, uno che lo conosce bene, una volta lo abbia paragonato a un “serial killer” politico, che applica ogni volta lo stesso schema nel far fuori avversari e amici. Renzi, utilizzando indubbie doti e capacità comunicative ha tenuto dall’inizio conferenze-stampa, riempito i titoli dei giornali di annunci di riforme ecc., utilizzando lo slogan “una riforma al mese” (“A marzo facciamo la riforma del lavoro, ad aprile della Pubblica amministrazione, a maggio del fisco…”).

Adesso siamo al “Passo dopo passo” e le riforme languono nelle commissioni; mentre il suo declino personale è evidente. I titoli dei giornali parlano di un “Leader in agonia”; di un “Premier debole e in affanno”; della “Fine della luna di miele e della politica degli annunci”; “Da  rottamatore  della casta a difensore della casta”ecc.  Per i cittadini contano i fatti e di fatti se ne sono visti pochini; ci vuole poco perché alla speranza subentri la delusione e il calo dei consensi. Il Pd perde voti, scendendo dal 42% delle europee , al 31 %  nell’ultimo rilevamento. Il Sud è in ginocchio.

Il rapporto Svimez, sui dati sul Sud italiano sono preoccupanti: “Rischio di sottosviluppo permanente”. Uno su tre è povero, al Nord sono uno su dieci. L’anno scorso i consumi nell’Italia meridionale sono stati i due terzi di quelli del Centro-Nord. E non si fanno più figli. La pressione fiscale nel Paese non è diminuita anzi la Corte dei conti ha rilevato che le “Tasse sono  al limite per i Comuni”. In tre anni la pressione fiscale  è cresciuta da 505.5 euro (2011) a 618.4 euro pro capite nel 2014”.

Il Pd è allo sbando, senza un progetto per l’Italia. La base è disorientata dagli scandali; e molti iscritti non hanno rinnovato la tessera e alle elezioni si sono astenuti. Oggi stiamo assistendo al logoramento di quella politica tutta “renziana” della “rottamazione,” messa in campo dal Premier che l’ha portato da Presidente della Provincia di Firenze, a Sindaco di Firenze a segretario del Pd e infine a Palazzo Ghigi. Qual è la caratteristica di questa politica? Molto sinteticamente e schematicamente diremo che essa è figlia e tipica di un “populismo democratico”. Il populista com’è noto per prendere e mantenere il potere deve sempre e comunque cercare un “nemico”, da offrire in pasto ai cittadini. Per Renzi gli avversari e nemici erano all’origine i vertici Ds, “arroganti e “ bolliti”, la “casta” che aveva fallito e per questo andava rottamata; ora i “gufi” e i “rosiconi”. C’erano e ci sono sempre nemici in agguato: “i burocrati” i “poteri forti” ecc. che vogliono impedire le riforme, boicottare l’azione del Governo. Con questa politica Renzi, da buon populista, ha dato un credo alle truppe, ne ha sostanziato una causa, ne ha approfittato per parlar d’altro, portando avanti un’efficacissima opera di distrazione di massa.  Ma oggi questo trucco  mostra la corda; e dopo la retromarcia su Azzollini, e la disoccupazione crescente giovanile, il suo carisma è in crisi.

Renzi per uscire dall’angolo dove si  è  cacciato  da solo  ha ricominciato a tuonare contro sindacati e minoranza interna, pensando forse  di “fare il botto”,  come scrivemmo in tempi non sospetti.  Che significa “fare il botto? L’ha spiegato in un’ intervista del 13 marzo 2014 a l’Espresso l’ autorevole ex-dirigente del P.C.I. “La mia preoccupazione”- disse Macaluso – “è che andrà a fare il botto, come si dice in Sicilia. Dirà: Non mi fanno fare le cose, con questi non posso lavorare, andiamo al voto ’. Per questo ha cominciato con la legge elettorale”. Del resto di andare subito  al  voto gliel’ ha suggerito il suo fido Giachetti, proprio in questi giorni tormentati. Però oggi, com’è strutturata l’Italicum, Renzi  corre il rischio di andare al ballottaggio con Salvini o Grillo.

Il premier   dovrebbe, invece di imbarcare transfughi e i vari Verdini, provare ad unire il Pd, lasciando la guida del partito e lavorando a tempo pieno per risolvere la crisi del Paese e fare  le riforme di cui ha  urgente  bisogno l’Italia. Ma il premier la deve smettere di pensare come il Marchese del Grillo, impersonato da Alberto Sordi: « Ma io so’ io… e voi non siete un cazzo! » Purtroppo ha  ripreso a dire: “Non mi  fermeranno, andrò avanti da solo e farò le riforme”.

Le riforme di cui ha  bisogno il Paese, specie quelle costituzionali e non solo quelle, non devono essere approvate da una maggioranza raccogliticcia e risicata, ma essere la risultante di una larga condivisione. Invece di dire “ ghe pensi mi”,  abbandonando il toscano per il  lombardo, segua il consiglio che gli ha dato pubblicamente il Presidente della Repubblica Mattarella: ”Nessuno nel nostro Paese è un uomo solo al comando, non è possibile. L’equilibrio tra i poteri dello stato è una garanzia che presidia il carattere autentico della democrazia così come è designata in Costituzione” Le scappatoie elettorali non servono ora a risolvere i problemi del Paese. Renzi la smetta con la propaganda e faccia un discorso serio, onesto e veritiero ai cittadini sulla nostra crisi  richiamando tutti all’unità per  risolvere i gravi e drammatici problemi della nazione.  Se non lo  farà dovremmo rivolgerci a Socrate  ed invocarlo come era solito fare Erasmo da Rotterdam nei momenti bui: “Sancte Socrates, ora pro nobis”.

Romolo Vitelli

 

 

2 agosto 2015
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6 commenti a “Renzi, ritratto di un populista democratico

  1. Luca il 3 agosto 2015, ore 10:25

    Se la situazione nel nostro paese è quella che è, è anche perché la maggior parte delle classi dirigenti e intellettuali (che non sempre sono la stessa cosa) vogliono strenuamente solo “che tutto cambi perché nulla cambi” o immaginare un eden socialdemocratico (i secondi). Qualsiasi tentativo di cambiamento è e sarà sempre visto come un intrusione irrispettosa del bene comune (magari il proprio). Rimane la speranza che le nuove generazioni spezzino queste catene ideologiche e conformistiche, forse anche solo per necessità.

  2. a.g. il 3 agosto 2015, ore 12:47

    io mi accontento dell’eden socialdemocratico (non avendo noi mai avuto una Bad Godesberg)…

  3. ombretta gianni il 3 agosto 2015, ore 23:33

    Renania vs Sassonia?

  4. Roy il 4 agosto 2015, ore 16:06

    Scrivere palazzo “Ghigi”, attribuire a Sordi – marchese del Grillo un verso di Giuseppe Gioacchino Belli, proclamare il valore salvifico di un arresto non giustificato e godere delle (presunte) difficoltà del segretario che ha finalmente portato il PD nel PSE: mi sembra tutto coerente…

  5. Emiliano il 4 agosto 2015, ore 18:12

    Il PD ben rappresenta la repubblichetta nata sulle macerie della monarchia.
    Nemmeno 70 anni e camminiamo su altre macerie… Idee nuove, a parte il penoso “eden socialdemocratico” che ha ucciso l’Italia?

  6. giovanni dotti il 7 agosto 2015, ore 22:38

    Suvvia, Renzi non è un ducetto in stile mussoliniano. Certe sue uscite spavalde sono da attribuirsi al carattere esuberante e all’età. Per il resto mi sembra che egli si sforzi sempre di agire con metodi democratici, cercando l’approvazione del Parlamento. Che è quello che è, formato in gran parte da “nominati” che sono aggrappati alle loro poltrone e ai loro privilegi, che cercheranno sempre di difendere strenuamente. E’ costretto quindi a navigare tra mille difficoltà, tra mille compromessi, per cui i provvedimenti che vengono varati non saranno mai quelli che molti di noi auspicherebbero. Deve combattere su due fronti, esterno e interno, perché nel suo partito parecchi (anche se spesso a ragione) gli si oppongono. Gli si deve però dar atto di aver smosso le acque stagnanti dopo tanti anni di immobilismo, di inefficienze e di corruzione (con un’opposizione della Sinistra al berlusconismo quasi inesistente), promuovendo riforme strutturali che nessuno prima di lui aveva mai osato. Avrà senz’altro commesso degli errori, avrà deluso tante aspettative (me compreso), ma nel complesso non gli darei una valutazione così severa come quella del nostro caro prof. Romolo Vitelli.

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