Lettere

Profughi, né Lega, né ’68

stranieriIn politica ci sono argomenti impopolari. Lo sono perché suscitano emozioni contrastanti e perché è anche difficile trovare soluzioni. Il tema dell’immigrazione è uno di questi. Francamente trovo sempre più difficile accettare quello che sta accadendo. Vedo gente che si definisce “politici” non perdere occasione per lanciare messaggi capaci solo di esaltare i “mal di pancia” dei cittadini. Vedo politici che banalmente rispondono a chi dice che gli immigrati vanno accolti, “perché non gli dai casa tua?”.

Vedo politici che non perdono occasione per sfruttare le paure dell’uomo e della donna comuni per “radicalizzare” ogni confronto politico e ridurre tutto semplicemente a chi urla di più.

Nella nostra perdita di senso siamo riusciti contemporaneamente ad esaltare e stigmatizzare anche la Merkel che dice ad una bambina palestinese “cara, non c’è posto per tutti in Germania”.

Francamente, sono stanco delle banalità che ci buttano in faccia la Lega e suoi alleati, ma anche delle banalità che costantemente ci sono propinate da tutti quegli ex ragazzi del sessantotto che oggi la fanno da padroni sui mass-media.

L’Italia è al centro del Mediterraneo e questo ci porta ad essere in prima linea per tutto quello che accade in questo mare. Siamo in prima linea da sempre, nel bene e nel male. Lo siamo da secoli tant’è che in Italia sono passati tutti. Dal nord al sud sono passati, saliti e ridiscesi tutti. Popoli ed eserciti. Tant’è che nel nostro dna c’è un po’ di tutto e con buona pace dei puristi leghisti possiamo dirci “figli naturali e dei sanguemisto” della prima globalizzazione mondiale, vissuta secoli prima di quella attuale. Per non parlare poi di quanto abbiamo saputo prendere da tutte le civiltà che si sono affacciate sul Mediterraneo, vero bagaglio culturale della capacità innovativa e creativa degli italiani di ieri e di oggi. Apro una piccola parentesi, consiglio una lettura un po’ dotta agli amici leghisti, leggetevi Braudel “Il Mediterraneo. Lo spazio e la storia, gli uomini e la tradizione”, forse imparereste qualcosa .

Dunque la globalizzazione non è un fenomeno nuovo, anzi è antica come lo è il Mediterraneo e così anche l’immigrazione non è certamente un fenomeno nuovo e solo moderno.

I popoli si sono sempre spostati, si sono sempre mossi da dove si trovavano per migliorare le proprie condizioni di vita e le proprie aspettative.

Non è qui il caso di fare un trattato su questo tema e sul fatto che sono gli Stati Nazione che stabiliscono le regole per trasformare i popoli in cittadini stanziali. Il tema è un altro. Il tema è perché oggi non si riesce più a governare questo fenomeno e perché è vissuto solo con paura e senso di minaccia e perché la politica che dovrebbe trovare soluzioni è invece in mano a chi lo usa come spauracchio e banale catalizzatore di voti.

Diciamola tutta. Risposte semplici non esistono e questo con buona pace di tutti. Noi, la civiltà occidentale, quella che si ritiene la migliore in assoluto in fatto di diritti e benessere, quella nata dai lumi – già come se prima non esisteva nulla – negli ultimi decenni ha deciso di trasformare l’Europa in un “continente fortezza”, un continente chiuso nelle proprie certezze e nella propria ( sempre menore) ricchezza.

E questo alla faccia dell’idea di Europa e dell’idea di essere protagonisti di una nuova missione nella globalizzazione moderna.

In questo frangente, poi, di crisi economica si sono innestati altri fenomeni destabilizzanti. Le guerre nel mondo mediorientale, gli scontri settari nel mondo mussulmano e il terrorismo jihadista, per non parlare poi del vero dramma. La scommessa che, di fronte alla morte certa, anche una sola possibilità di sopravvivere sia meglio di un destino già segnato, fa si che milioni di persone vedano il vecchio continente come il possibile sbarco per le proprie stanche ossa.

Dunque siamo di fronte ad un esodo biblico di milioni di persone, uomini, donne e bambini tutti alla disperata ricerca di quello che per noi è un fatto assodato. Stare meglio, stare bene, avere la possibilità di vivere in maniera dignitosa e avere la speranza di migliorare la propria vita.

Insomma, messa così sembra banale scriverlo, ma questa ricerca, questo stato si può definire in una parola sola: è semplicemente la ricerca della felicità. Quindi stiamo affrontando un fenomeno inarrestabile.

Un tema come quello dell’immigrazione dovrebbe essere affrontato con diversi obiettivi. Il primo elaborare una risposta capace di rispondere alla emergenza e questo non può che essere una risposta umanitaria. Secondo riprendere delle politiche di sviluppo capaci di abbattere la desolante povertà che queste popolazioni si trovano ad affrontare oltre che lo stato di guerra perenne in cui sono cadute. Terzo, sconfiggere culturalmente tutto quel substrato che determina i rigurgiti razzisti che ogni volta si scatenano quando si verificano eventi come quelli che stiamo vivendo in questi ultimi mesi.

Aggiungo una banale ulteriore considerazione. Esiste una differenza tra immigrazione e richiedenti asilo, i cosidetti rifugiati. I primi sono tali per ragioni economiche, i secondi sono persone che fuggono dal loro paese perchè c’è una guerra, per la violenza o per violazioni dei diritti umani. Nel nostro Paese manca ancora una legge organica sull’asilo e questo complica ulteriormente le cose. “Se il salvataggio in mare funziona, non altrettanto si può dire dell’accoglienza e dell’integrazione” ( Maurizio Ambrosini )

Ovviamente tutto questo si scontra con le nostre debolezze e con la voglia matta di Salvini e c. di manipolare il voto degli italiani giocando sulle paure e i demoni che sono in ciascuno di noi. Vergognoso al riguardo il comportamento di Maroni, Toti e Zaia.

Nel contesto politico del Mediterraneo l’Italia può giocare un ruolo importante, un ruolo di stabilizzatore di un’area strategica e di stabilizzatore non solo militare, ma anche politico ed economico.

Personalmente vedo così anche il viaggio di qualche giorno fa del nostro Presidente del Consiglio in Israele immediatamente dopo la firma degli accordi sul nucleare con l’Iran. Renzi è stato il primo a muoversi e di questo dobbiamo riconoscergli il merito. Certo, non siamo una grande potenza, anzi, ma il solo fatto che vogliamo porci come elemento di mediazione tra le ( giuste ) paure di Israele e tutto quello che sta accadendo intorno alle sponde del Mediterraneo fa si che si stia riprendendo una iniziativa politica che può vederci veramente “pacificatori” per tutti i Paesi del bacino e quindi anche per l’Europa.

Questo è un piccolo passo, certamente, ma è anche il passo concreto di chi sa che senza recuperare credibilità e prestigio anche in politica estera non è possibile affrontare un tema come quello dell’immigrazione e dell’emergenza che stiamo vivendo. Dunque una prima risposta politica. La ripresa di iniziativa capace di mettere mano e di spingere i

Paesi che si affacciano sul Mediterraneo a collaborare tra loro per fermare le guerre, le infiltrazioni terroristiche, rilanciare la presenza di Istituzioni statuali e riprendere lo sviluppo economico. E questo è cosa ben diversa dal proporre oggi, in maniera irrealistica e irresponsabile, l’occupazione manu militare delle coste libiche per fermare l’esodo.

Sulla risposta umanitaria francamente non mi sento di buttare la croce addosso al Governo. Certo si può fare tutto e meglio avendo strutture preparate, soldi e uomini. Quello che però mi sento di dire è che, ancora una volta, in momenti difficili, viene fuori il meglio degli italiani e soprattutto quando non te lo aspetti. Decine sono gli esempi, ormai, di solidarietà, ma anche di buona organizzazione di apparati dello Stato che, alla richiesta di rispondere all’emergenza, hanno agito e agito bene e in silenzio.

“Chi sa accogliere non fa chiasso. Non ne ha il tempo, meno che mai ne ha la voglia. Dall’Alto Adige alla Campania, si vanno moltiplicando le iniziative pensate per offrire un’orizzonte sgombro dalle nuvole nere che molte volte di addensano sulla sorte dei migranti” (Avvenire del 21 luglio 2015 ). E questa è la risposta migliore ai professionisti della polemica e della provocazione. Certo non si può continuare a vivere di emergenza. Occorre creare strutture in grado di accogliere con dignità, occorre creare una rete di protezione intorno a queste persone perché possono essere facilmente preda della delinquenza e occorre trovare un modo legale per cui non se ne stiano con le mani in mano, ma ripaghino in qualche modo il Paese che li accoglie in attesa di tutti i riscontri del caso sulla loro situazione. Così come occorre sempre più lavorare sui processi e i progetti di integrazione.

L’Italia è in prima fila, ma se pensiamo al numero dei profughi che attualmente stanno ospitando il Libano e la Turchia forse qualche riflessione in più i nostri politici e i nostri concittadini potrebbero fare. Oggi noi possiamo affrontare l’emergenza solo tutti insieme. Mettendo insieme le Regioni, tutte, e tutte le strutture dello Stato di modo che attraverso la diffusione capillare sul territorio e il controllo continuo si possano evitare gli incidente capitati di recente a Quinto di Treviso o a Roma.

Il mondo del volontariato e quello cattolico stanno facendo molto per rispondere alla situazione, ma uno Stato civile non può puntare sempre e solo sul volontariato. Se così fosse non sarebbe uno Stato. Ecco perché alla banale domanda di qualche leghista magari con un bel seggio in Parlamento sul “perché non te li prendi in casa tua?”, la risposta può essere sempre una e una sola, perché pago le tasse e pretendo che sia il mio Stato ad intervenire e intervenire con civiltà perché è questo che distingue le nazioni civili da altri contesti.

Roberto Molinari

Direzione P.le PD Varese

26 luglio 2015
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