Varese

Varese, Il ministro Orlando: oltre le correnti, il Pd lotta per il cambiamento

Il ministro Orlando alla Festa della Schiranna

Il ministro Orlando alla Festa della Schiranna

Una serata, quella alla Festa Democratica alla Schiranna di Varese, dedicata alla memoria di Laura Prati, con la presenza del marito Pinuccio e del figlio Massimo, che ha preso la parola davanti al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il deputato Daniele Marantelli, da pochi giorni anche tesoriere del gruppo parlamentare del Pd, e il segretario provinciale, Samuele Astuti.

Il figlio della sindaca di Cardano al Campo, Massimo, ha sottolineato: “Mia madre ha dato molto al partito, ed è bello vedere tante iniziative come questa organizzate in sua memoria”. Nella sala della festa dedicata alla Prati erano presenti anche il segretario cittadino Paris e il segretario regionale Alfieri. In prima fila era seduto il rettore dell’Università dell’Insubria, Coen Porisini.

E’ intervenuto Daniele Marantelli, deputato Pd, che ha introdotto il ministro con un discorso che a molti è parso un intervento ancora da candidato sindaco della città. Marantelli ha rimarcato elementi che non ne facessero un generico esponente renziano: dal fatto che non si considera tra “i politici che usano facebook e altri strumenti di questo genere, perchè con il mi piace-non mi piace è difficile trasmettere certe sensazioni”, alle persone che politicamente sente più vicine, Laura Prati e Stefano Tosi, fino a precisare, facendo un lungo elenco delle apprezzabili misure adottate dal governo Renzi, considerazioni come “non ho mai nascosto le mie perplessità sui licenziamenti collettivi” o “sulla scuola non mi nascondo che ci sono state discussioni”.

Nel discorso di Marantelli, non appiattito ma neppure avverso all’estlablishment renziano – una linea che si ritroverà anche nell’intervento del ministro -, anche una battuta di vicinanza a Renzi: “Ho proposto il concetto di Stati Uniti d’Europa che Renzi ha rilanciato all’Assemblea che si è tenuta ad Expo”.  Marantelli ha concluso con “quando si è in battaglia, si combatte”, una frase che potrebbe essere letta come l’ammissione di essere ancora in gioco sulla partita delle amministrative del prossimo anno.

E’ venuto il momento dell’intervento di Orlando, con una linea già seguita da Marantelli, ha proposto una riflessione non appiattita, ma neppure in contrasto con il renzismo, una posizione che, nella geografia del partito di Renzi, sta facendo da ponte tra maggioranza e minoranza interne al Pd. L’intervento del ministro, pacato e articolato, ha puntato soprattutto a fare del Pd il punto di coagulo di un fronte ampio, in grado di impedire che la crisi economica e sociale possa trasformarsi in crisi democratica. E questo passando da un’Europa ripensata e riqualificata, soggetto politico eletto direttamente.

Nessuna critica al segretario, alle sue politiche, alle sue scelte. Per Orlando “la battaglia principale è la lotta alle diseguaglianze”. Ma nel suo intervento non sono mancati accenti critici: “Il Pd non è all’altezza di questa sfida – ha sostenuto il ministro -, un partito che fin dalle sue origini, e non solo da quando è arrivato Renzi, è una federazione di correnti”. Che fare, dunque? Debole l’approdo del ragionamento: “dobbiamo riuscire a mettere insieme tutte le forze che vogliono il cambiamento”, che intendano battersi contro “quel blocco di classi dirigenti del Paese che non vogliono si trovi una via d’uscita dalla crisi”. Orlando ha chiamato questa azione una “offensiva unitaria”, un partito capace di offrire “un luogo di mediazione”.

Una relazione ampia e articolata che è stata seguita da brevi parole del segretario Astuti che ha chiuso la serata senza domande né dibattito.

25 luglio 2015
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