Milano

Milano, Ad Expo il progetto “Ricominciamo dalla terra” targato Gulliver

I prodotti presentati alla Cascina Triulza

I prodotti presentati alla Cascina Triulza

Sabato 18 luglio la Cascina Triulza di Expo ha ospitato la presentazione di “Ricominciamo dalla terra”, un progetto di agricoltura sociale elaborato dalla Fict – Federazione Italiana Comunità Terapeutiche, che mira a dare opportunità lavorative e inclusione sociale a soggetti svantaggiati e psichicamente fragili.

Il Centro Gulliver di Varese era presente con il suo presidente don Michele Barban, alcuni collaboratori e una rappresentanza degli ospiti delle comunità terapeutiche. Oltre al Centro Gulliver di Varese, hanno partecipato il Centro di Solidarietà di Arezzo e il CeIS di Viterbo. Il Seminario, coordinato da Mariafederica Massobrio della Fict, ha visto la partecipazione del prof. Saverio Senni dell’Università della Tuscia, di Martino Rebonato, esperto di politiche sociali e di Matteo Pisciotta, rinomato Chef del Ristorante “Luce” di Varese. L’evento è stato accompagnato da brevi intermezzi del gruppo vicale a cappella Voicefull Quintet.

“Contatto con la natura, fatica, pazienza, necessità di fare le cose insieme e darsi delle regole: l’agricoltura è già in se stessa una scuola di vita – spiega Mariafederica Massobrio – ma in particolare lo può essere per persone che hanno intrapreso un cammino di liberazione dalle dipendenze. Alcune delle nostre comunità avevano potenzialità agricole e con determinazione abbiamo elaborato il progetto, selezionato le persone motivate e trovato finanziatori a cui saremo sempre grati. L’ultimo traguardo raggiunto è il nostro marchio: A mani nude, che stiamo utilizzando per commercializzare i nostri prodotti, in particolare i mirtilli a Varese per i mirtilli, il miele ad Arezzo e l’olio a Viterbo”.

“Per me l’agricoltura sociale – ha raccontato Senni nella sua ricca relazione – è come il passaggio da un un’agricoltura in bianco e nero a una a colori, perché realizza pienamente la multifunzionalità dell’azienda agricola. Il lavoro agricolo ha innate proprietà terapeutiche, perché ci aiuta a capire la vulnerabilità, la reciprocità e la responsabilità: mirtilli, api e ulivi richiedono di essere curati e loro curano noi. Tra poco avremo una legge nazionale sull’agricoltura sociale e in questo quadro potremmo sviluppare grandi potenzialità”.

“L’approccio classico alla terapia psicologica ha dato molta importanza alla parola – ha spiegato Martino Rebonato – mentre sono state sottovalutate le proprietà educative e riabilitative del lavoro manuale, in particolare di quello in campagna. L’agricoltura sociale non può certo risolvere ogni problema, ma può innescare una grande svolta, soprattutto perché il nostro sistema di welfare sia più integrato ed efficace”.

“E’ stata una bella giornata – sintetizza don Michele Barban – perché abbiamo potuto illustrare in un contesto internazionale il nostro impegno nell’agricoltura sociale. Per le persone accolte nelle nostre strutture l’azienda agricola è uno strumento importante che integra l’azione terapeutica con l’attività produttiva e offre migliori prospettive per un vero reinserimento sociale”.

25 luglio 2015
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