Lettere

Addio all’Italia delle vongole

vongoleeeeLa decisione dell’Ue di vietare, in base all’articolo 3 del regolamento europeo 1967 del 2006,  la pesca e la commercializzazione di vongole con un diametro del guscio inferiore ai 22,5 mm millimetri, ha scatenato  la solita campagna menzognera e scandalistica della stampa di destra e dei  politici leghisti, Movimento 5 Stelle ecc., contro la Comunità europea, rea di complottare contro gli italiani. I titoli di molti articoli sono univoci:“ L’Europa ci toglie anche le vongole!” “Quando l’Ue è stupida e matrigna”; “Vongole vietate, l’ultima assurdità della UE. E i nostri parlamentari che fanno?” Questo provvedimento” – dice Stefano Cecchini, direttore della coop Casa del pescatore  – “sta distruggendo l’intero mercato. Sono fermi i due terzi delle turbo soffianti di tutto l’Adriatico. Se non si cambia subito,  la nostra vongola, Chamelea gallina, la più tenera e saporita di tutti i mari, sarà solo un ricordo. Solo nell’azienda Amati di Riccione c’erano 120 donne impegnate a sgusciare le vongole che poi finivano nei vasetti. C’erano altri 3 stabilimenti di lavorazione. Nel 1982 in tutto l’Adriatico, da Chioggia e Brindisi, se ne raccoglievano 120.000 tonnellate. L’anno scorso appena 20.000 e in questo 2015 siamo praticamente fermi. Non si trova una vongola “legale” nemmeno a pagarla a peso d’oro. Negli anni ’80 un peschereccio portava a casa 350 kg al giorno, ora è fortunato se arriva a 30 kg. La vongola è un animale marino che può tollerare abbassamenti di salinità, ma sotto certi valori le valve vengono chiuse, viene ridotta l’alimentazione, spuntano infezioni batteriche e virali accompagnate da morie”.

Sorgono a questo punto alcune domande: E’ colpa dell’Ue se le vongole non raggiungono i 25millimetri? Quali le cause?  “È ormai accertato” aggiunge  –Stefano Cecchini – “ che la causa scatenante sia l’anomalia generata dallo straordinario e perdurante apporto di acque fluviali dalla primavera del 2013 a oggi”. C’è troppa poca sabbia; e troppa acqua dolce è arrivata dal Po, riducendo la salinità del mare e questo impedisce la crescita delle vongole. La portata media del nostro fiume è di 1.500 metri cubi al secondo. Nella primavera 2013 c’è stato un picco di 7.000 mc. Le alterazioni climatiche dell’eco – sistema, e la composizione chimica delle acque non colpiscono solo il nostro Paese, basta vedere cosa succede in Usa. Le ostriche, le capesante, le vongole e gli altri frutti di mare sono minacciati dall’acidificazione delle acque oceaniche.

Uno studio promosso dalla National Science Foundation e pubblicato su Nature Climate Change illustra come il cambiamento della composizione chimica delle acque renda sempre più difficili le condizioni di vita dei molluschi. Pesanti le ricadute economiche: la pesca di queste specie porta alle comunità locali un miliardo di dollari l’anno. A rischiare di più, spiegano gli scienziati, sono ben 15 dei 23 Stati a stelle e strisce che si affacciano sul mare. Un tempo e lo ricordo bene (quando le acque dell’Adriatico non erano inquinate, ma cristalline e trasparenti e si vedeva il fondo sabbioso ad un paio di km dalla costa, i fondali erano ricchi di pesce e di molluschi); allora   la pesca delle vongole  veniva fatta con un  attrezzo composto da una gabbia in ferro e da un lungo palo in legno. Una volta sul fondo l’attrezzo, agganciato alla barca con due cavi detti “venti” veniva trainato mediante il riavvolgimento del cavo dell’ancora con il verricello.

Dall’acqua sporgeva il lungo palo manovrato con movimenti sussultori, dal basso verso l’alto, dal pescatore posto sulla poppa della barca, per permettere con la giusta inclinazione di penetrare nel substrato, raccogliere i molluschi e far fuoriuscire la sabbia. Una pescata durava circa due ore ed era faticosa per i due che erano al verricello sotto il sole.  Di tanto intanto aiutavo un vongolaro, padre di un mio amico; e ricordo che  la fatica si faceva sentire. Le vongole venivano raccolte per il bisogno cittadino senza distruggere l’habitat marino. Negli anni settanta il verricello a mano venne sostituito dalle draghe, con turbo-soffiante come avviene oggi. Pescavano in poche ore quello che si pescava in una settimana con il sistema tradizionale. Ma il gettito d’aria compressa distruggeva la fauna  ittica e le piccole vongole in crescita.

“Il turbo-soffiante utilizza aria compressa per scavare il fondale e far entrare il materiale da prelevare nella gabbia di setaccio. La draga idraulica per la pesca dei molluschi bivalvi è unanimemente riconosciuta come uno degli attrezzi da pesca più dannosi per l’eco-sistema dei fondali sabbiosi lavorando con la totale asportazione delle forme viventi sulla superficie per poi selezionare i soli molluschi bivalvi per il prelievo. I “turbo- soffianti” provocano una vera e propria devastazione dei sedimenti con danni incalcolabili alle forme giovanili e alla fauna dei fondali, la principale fonte d’alimento per molte specie ittiche di grande interesse commerciale”. ù

La sera di fronte a casa mia in riva al mare venivano ammucchiati quintali di vongole, che venivano pescate sino a 50/60 metri dalla  battigia,  caricate su dei camion spagnoli che le portavano in Marocco. Qui venivano lavorate da  donne marocchine, che le mettevano nei vasetti e nelle scatole. Le ditte importatrici poi le commercializzavano nel nostro Paese. L’adriatico, come ho detto, era pescosissimo e i molluschi erano abbondanti; ma la pesca con le reti a strascico dei potenti pescherecci e le draghe con turbo-soffiante ridussero paurosamente la fauna ittica, con il risultato ora che non si trovano né pesci e né vongole a sufficienza per soddisfare il fabbisogno nazionale e devono essere allevati o importati da altri paesi. Al fine di salvaguardare la raccolta delle vongole in Italia – spiega la Federcoopesca -”la taglia minima per le vongole fu introdotta alla fine degli anni ’60 per essere ripresa poi nelle norme Ue – ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è il Regolamento comunitario dei controlli che ha intensificato l’azione delle forze dell’ordine e, quindi, le sanzioni.”

Quindi nessun complotto dell’Unione europea contro lo spaghetto alle vongole italiano, come sbraitano i soliti demagoghi anti – europei. A fare il punto sulle sterili polemiche è intervenuta la Rappresentanza in Italia della Commissione europea. L’Ue non vieta di certo questo piatto della tradizione culinaria italiana, anzi, nel caso delle vongole, la normativa europea ha l’obiettivo di preservare la specie, particolarmente vulnerabile, e assicurare il mantenimento dello stock nel lungo periodo. L’Ue non sta cercando, di imporre all’Italia o ad altri Stati membri di adeguare le sue ricette culinarie a quelle del Nord Europa, come è stato ironizzato in alcuni articoli, aggiunge la Rappresentanza della Commissione Ue in Italia. Anzi, le misure previste dalla normativa europea sul pescato, oltre ad essere state pensate sulla base di pareri scientifici, hanno lo scopo di far sì che in futuro in Italia si possa ancora mangiare un buon piatto di spaghetti con le vongole”. Per la Commissione infatti “la pesca di vongole di dimensioni inferiori a 25 millimetri provocherebbe, nel lungo periodo, una penuria di vongole che inciderebbe ancor di più sulle tasche del settore della pesca”.

Che fare? Innanzitutto bisogna rispettare, contrariamente a quello che reclama la Federcoopesca, il divieto di pesca entro le tre miglia, come impone il regolamento europeo del 2006, proprio perché in questa fascia la salinità per effetto del sole sull’acqua bassa favorisce, come in un vivaio, la crescita in abbondanza del vongole. Cercare di creare invasi per imbrigliare e conservare i milioni di metri cubi d’acqua del Po e degli altri fiumi che si riversano nei nostri mari, pensando anche ai danni che le possibili e frequenti siccità future creeranno all’economia agricola dell’Italia. Quest’acqua se venisse imbrigliata, trattenuta, convogliata e governata renderebbe l’acqua dei mari più salata, favorendo la crescita dei molluschi. E l’irrigazione dei campi. Dotare i centri rivieraschi d’impianti di depurazione, evitando così di inquinare le nostre coste.

Bisogna altresì introdurre nuove tecnologie nella pesca delle vongole. Una proposta interessante potrebbe essere la draga vibrante, studiata dalla Dottoressa Giansante dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo, e presentata alla  Conferenza Regionale della Pesca in Abruzzo: “con questa novità le vongolare non praticheranno più la pesca con turbo-soffiante,”- dice Walter Squeo di Federpesca e Cogevo.

Infine bisognerebbe ridurre il numero ormai eccessivo di barche vongolare, indennizzando i proprietari con un giusto ed equo compenso. Anche questa questione delle vongole ha dimostrato a che livelli di mistificazione e di manipolazione della verità è arrivata la propaganda politica in Italia. E’ necessario che i demagoghi e i pifferai di turno la smettano di sparare sulla Germania e sull’Europa perché questa velenosa polemica sta avvelenando l’opinione pubblica e sta seriamente danneggiando la reputazione delle Istituzioni europee, delle quali abbiamo più che mai bisogno, come dice Gianni Toniolo sul Sole 24 ore del 23 luglio. L’avere giustificato ogni scelta indispensabile ma impopolare dicendo “ce lo impone l’Europa” invece che “ce lo impone l’Interesse nazionale, dobbiamo cambiare sia che l’Europa lo chieda sia che non lo chieda”.

Romolo Vitelli 

25 luglio 2015
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3 commenti a “Addio all’Italia delle vongole

  1. giovanni Dotti il 25 luglio 2015, ore 13:20

    Sono piacevolmente sorpreso dell’interesse e della competenza del prof. Vitelli in un settore ittico-gastronomico come quello delle vongole che esula dai suoi normali campi di attività. Mi complimento vivamente col lui, sperando di poter continuare a gustare il tipico piatto “spaghetti con le vongole” della nostra buona cucina mediterranea… e …. buon appetito!

  2. Martino Pirone il 25 luglio 2015, ore 15:03

    Aggiungo i miei complimenti e ringraziamenti al super dotto Romolo Vitelli che ci aiuta a dissipare tanti fraintesi. Ora è di turno anche quello della presunta tassa sui condizionatori d’aria. Per evitare e prevenire le errate interpretazioni dei Cittadini o dei falsi esperti sarebbe opportuno che i nostri rappresentanti al Parlamento europeo e Commissione illustrassero, tramite la stampa le giuste finalità di ciascun provvedimento che ci possa interessare prima che questo venga emanato o promulgato

  3. Romolo Vitelli il 25 luglio 2015, ore 22:00

    Siete al solito molto cari tutti e due Martino e Giovanni Come dice il poeta latino a me umano nulla mi è estraneo;poi avendo fatto pesca subacquea e pescato tante vongole; non mi è stato difficile smascherare le panzane di questi anti europei d’accatto. Grazie comunque RV

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