Lettere

Sinistra, bella senz’anima

Luigi Pintor

Luigi Pintor

Con l’approvazione da parte del Parlamento dell’accordo tra la Grecia e l’Europa si è chiusa la prima fase della difficile trattativa con l’UE, durata troppi mesi. Purtroppo in questa difficile partita si sono scontrate due distinte, ma simmetriche ed inconcludenti arroganze: quella della forte Germania; e quella della debole ed arruffona greca. Nell’economia di questa mia riflessione vorrei però concentrarmi sugli errori compiuti soprattutto dai greci che hanno perso ogni pur minima  fiducia nei rappresentanti della Ue.

Il giocatore di poker Yanis Varoufakis era convinto di avere un’arma in più dalla sua parte, come  ha del  resto raccontato: la minaccia di uscire dall’euro. Varoufakis ci pensava  seriamente e aveva convinto  A.Tsipras a lavorarci davvero, convinto di poter far breccia sul resto d’Europa grazie al fantasma della Grexit. Il ministro gli aveva spiegato che gli altri governi ne avrebbero avuto talmente paura, che allo scadere del piano di aiuti il 30 giugno avrebbero ceduto per non rischiare una tempesta finanziaria. Ma le cose contrariamente a quello che si aspettavano non sono andate secondo i loro piani. L’Europa ha fatto muro alle loro assurde pretese e richieste, costringendo i greci ad accettare un piano di aiuti dai costi sociali ancora più rilevanti, rispetto a quello  precedentemente proposto  e rifiutato.

Che cosa ha spinto A. Tsipras, divenuto in breve tempo  il leader dei populisti europei, a fare l’ennesima “kolotoumba”( così i greci chiamano la capriola politica del premier) tanto impegnativa quanto politicamente mortificante? La fine di quella squallida illusione che dalla crisi greca si potesse uscire dalla partita con l’asso nella manica di qualche baro pokerista. A riportare Tsipras al realismo della politica è stato il puro e semplice principio di realtà. Il populismo ha dovuto fare il suo bagno di realtà, constatando  che ormai non c’erano più margini dilatori di manovra e di trattative.

L’accettazione e l’approvazione del piano di aiuti ha scatenato la rivolta nelle piazze dei cittadini che avevano votato No al  referendum e degli estremisti capeggiati da Varoufakis e le proteste della “brigata  Kalimera” italiana che si è  recata ad Atene a sostenere il  NO. In Italia gli euroscettici sono rimasti spiazzati da Alexis Tsipras. A gridare più forte contro l’intesa raggiunta è il leader del Carroccio: “Ma il ‘rivoluzionario’ Tsipras che fine ha fatto? Se questa è l’Europa, bella roba…”. Ma non è l’unico. “La strategia dell’eurogruppo, quella del terrore – tuona Beppe Grillo – colpirne uno per educarne 19; questo è un colpo di Stato”.

Lasciamo perdere gli euro  scettici nostrani che hanno mandato avanti Tsipras contro l’Europa ed ora l’accusano di tradimento; ed occupiamoci degli spezzoni di questa dilaniata e mortificante sinistra nostrana che, incapace di un’idea sua, si mette ora ad osannare Syriza, ora a scimmiottare, con “Possibile”, il movimento spagnolo Podemos, anziché decidersi una buona volta a riprendere le capacità di analisi dei nostri  padri fondatori (Gramsci, ecc.) per delineare in forme nuove e riformiste un’idea di sinistra e di Europa per il Terzo Millennio.

Questa nostra sinistra è un po’ strabica: sempre pronta giustamente a stigmatizzare il comportamento xenofobo della Lega che si allea con Casa Pound e poi chiude gli occhi  su  Syriza che è in verità  una nebulosa in cui affluiscono diverse correnti di estrema sinistra ed è alleata ad Alba Dorata, un movimento chiaramente neonazista. Renzi non è da meno in questo vuoto di analisi, di riflessioni e proposte. La Presidenza italiana dell’Ue  non ha sortito alcunché di importante; l’Italia deve battersi con maggior vigore per indurre i Paesi membri d’Europa ad  accelerare i tempi  di  una vera unificazione che non sia  solo monetaria; deve adoperarsi per contribuire a  ripristinare un clima di  fiducia tra i partner europei e la Grecia, battendosi per una dilazionare del debito e  favorire la ripresa economico e sociale  di questo  martoriato Paese.

Per quanto concerne la politica interna,  Renzi, la deve  smettere con la politica degli annunci  e dei patti con gli italiani come quello  proposto sulle tasse che ricalca  la formula del “patto con gli italiani” di berlusconiana memoria. Renzi certamente coglie un malessere forte sul prelievo fiscale in Italia, giunto al 43-44 per cento: una pressione che è anche iniqua; ma occorre equità ,soprattutto su questa abolizione della tassa sulla prima casa. ”Perché le prime case “- dice Visco, in un’ intervista a la Repubblica – “non sono tutte uguali. La mia casa a Roma vale circa un milione, la villa di Arcore ne varrà dieci e un appartamento in periferia vale 100 o 200 mila euro. Un fisco che tratta questi patrimoni nello stesso modo è un fisco profondamente ingiusto. Del resto diceva un fiorentino d’hoc, Don Lorenzo Milani:  “Fare le parti uguali   tra diseguali è una profonda ingiustizia”; ma questo Matteo Renzi, un altro fiorentino, sembra ignorarlo.

Che fare? Nel 1983 Luigi Pintor – uno dei più grandi giornalisti italiani, fondatore e direttore del Manifesto - inventò un memorabile titolo: “Non moriremo democristiani.”. Purtroppo a trent’anni da quella sua affermazione la situazione si ulteriormente deteriorata. La sinistra è divisa, tramortita e senz’anima. Non è un’opposizione e né un argine a questo marasma; ha raggiunto un grado di subalternità e soggezione alle politiche della destra veramente preoccupante.

Dall’89 ha perso la propria collocazione storica e i propri riferimenti sono stati fatti propri da altri. Purtroppo c’è il rischio non di morire democristiani, che poi viste le altre prospettive…ma di morire  renzusconiani,  leghisti o grillini.  La sinistra è ancora in tempo per evitare questo triste esito all’Italia? Può farcela anche se la storia della sinistra europea è contrassegnata – come ricorda Marc Lazar – dalle ricorrenti rivalità tra due sinistre: l’una riformista e di governo, l’altra radicale; ma queste due componenti hanno saputo in passato trovare un’intesa. “Sarà in grado di farlo anche stavolta? Il presupposto sarebbe quello di ripensare, più di quanto abbia fatto finora, la sua strategia, il suo programma, il suo progetto, la sua identità, la sua cultura, le sue forme organizzative e il modo stesso di fare politica. Ma dovrebbe anche essere in grado di riprendere contatto con tutta una parte della società che ha perso di vista, a incominciare dai ceti popolari e dai giovani. Sono questi i soggetti che dividono, o addirittura lacerano i partiti, come attesta ciò che sta accadendo nel Pd” Una riflessione può venire dalla metamorfosi di A.Tsipras che vuole provare a trasformare la rabbia sterile del suo popolo in dinamica di modernizzazione europea.

Romolo   Vitelli

21 luglio 2015
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5 commenti a “Sinistra, bella senz’anima

  1. giulio moroni il 22 luglio 2015, ore 11:39

    Nell’analisi del signor Vitelli c’è qualcosa che stona, ovvero considerare che il PD sia un partito di sinistra e che sia ancora possibile ed attuale una catalogazione dei partiti di destra o di sinistra.
    Dal tramonto delle ideologie non esistono più partiti di destra o di sinistra, ma solo partiti.

  2. Sergio ghiringhelli il 22 luglio 2015, ore 16:25

    Certo Giulio esistono solo partiti. Alcuni con chiare idee e risultati da raggiungere, altri il cui unico obiettivo è la conquista del potere. Ai cittadini stabilire chi fa parte dell’ una o dell’altra
    Sponda.

  3. Rocco Cordì il 22 luglio 2015, ore 20:43

    Il giudizio sulla drammatica situazione greca, il ruolo di Tsipras ed anche i contrasti interni a Syriza, meriterebbero una riflessione un po’ più ancorata alle dinamiche ed ai processi che hanno portato alla situazione attuale. Lasciamo pure perdere le responsabilità della destra (che per noi penso siano scontate), ma non si può certo ignorare quelle dell’altra “sinistra” che ha governato a lungo e siede a fianco del PD nel PSE? La sinistra di Tsipras che da cinque mesi (5 mesi!) governa la Grecia ha certamente tanti limiti, ma non penso per questo che meriti di essere ridicolizzata o accostata ad esperienze e partiti ad essa estranei (mi riferisco ai populisti di varia natura). Una critica forzata oltre ad essere ingenerosa può portare anche al punto di affermare che Syriza è alleata di “Alba Dorata”, cosa assolutamente falsa.

  4. Rocco Cordì il 23 luglio 2015, ore 08:49

    Il commento di Giulio Moroni è alquanto sorprendente. Non è infatti facile trovare un esponente leghista, ossia di un partito che per antonomasia è nemico della globalizzazione, che si ispiri alla teoria di Fukuyama sulla fine delle ideologie o della storia che dir si voglia. Una teoria che, come è noto, è servita ad affermare una nuova ideologia, quella del “pensiero unico”. Cioè delle tesi su cui si fondano le politiche che hanno accompagnato e reso possibile il trionfo della “globalizzazione”. In realtà la fine delle ideologie e dunque il superamento dei concetti di “destra” e “sinistra” sono servite soltanto a “mascherare” il potere delle nuove classi dominanti o, detto più banalmente, a consentire alla destra di non rivelarsi come tale e a certa sinistra di fare cosa di destra. Comunque checchè ne pensi Moroni destra e sinistra esistono ed esisteranno per la semplice ragione che la “globalizzazione” non ha pacificato né le società nazionali, né tantomeno il mondo.

  5. giulio moroni il 24 luglio 2015, ore 12:10

    Guarda Rocco che il mio era un commento “triste”, ovvero rammaricato e non certo favorevole alla situazione che si è venuta a creare.
    Non mi piace affatto la globalizzazione, né tantomeno chi ce la vuole imporre, (anche) per questo sono Leghista e rivendico il diritto-dovere di vigilare e di essere contro questo andazzo.
    Ma chi ha interesse a farci addormentare è molto forte, mentre le nostre motivazioni per resistere sono sempre più deboli, soprattutto perché c’è una gran parte di “politici” che non ha più una bandiera da sventolare.
    Senza ideologia muore il concetto di destra e sinistra e muore la politica “sana” e tutti verremo risucchiati nell’avido pensiero globalizzante, con il rischio per qualcuno di noi di finire come Fantozzi quando, al termine della sua conversione politica, pensò bene di fare un estremo gesto rivoluzionario tirando un sasso contro la vetrata degli uffici della multinazionale in cui lavorava da decenni….
    Risultato: i dipendenti attoniti corrono dentro a lavorare, la multinazionale cambia il vetro e Fantozzi verrà espulso dal mondo del lavoro.
    Fantozzi contro tutti….. ma viva Fantozzi!

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