Varese

Varese, “Strìa”, Claudia Donadoni ci riporta alla caccia alle streghe

La bravissima Claudia Donadoni

La bravissima Claudia Donadoni

Rusina, una giovane fanciulla contadina, è cresciuta tra pratiche di medicina povera, intrisa di una sapienza naturale antica, fatta di superstizioni legate alle terra, erbari di sopravvivenza, feste arboree. C’è un legno sacro nella radura dove le donne a volte si riuniscono. Quel legno, quei raduni femminili, sono da tempo sotto l’attento controllo della Santa Inquisizione. Cosima un’ amica d’infanzia di Rusina, viene violentata brutalmente da un uomo uso a simili atti. Le donne, preparano una vendetta. L’innocenza di Rusina è l‘esca per attirare il colpevole e colpirlo, non avendo altro riscontro di giustizia. Rusina viene accusata di stregoneria e immolata sul rogo.

Terribile ed efficace il cuore di questa vicenda. Una vicenda straziante a cui potremo partecipare, come in un salto all’indietro, grazie ad un evento teatrale dal titolo “Strìa” di e con l’attrice e regista Claudia Donadoni, ottima interprete già più volte apprezzata in passato, che ha scelto di confrontarsi con un tema importante e difficile grazie allo spettacolo in scena il 29 luglio, alle ore 21, presso il Salone Estense a Varese (ingresso libero).

Si tratta di un interessante progetto teatrale a cura di Claudia Donadoni, con Claudia Donadoni e Giovanni Bataloni, che esegue musiche originali.

Lo spettacolo proposto da Claudia Donadoni non traduce una drammaturgia frutto di pura fantasia: “Stria” è il frutto di una ricerca storica documentata sul territorio Insubre, con particolare riferimento alla zona del Seprio fino al confine con il Canton Ticino, da una parte e al confine con Milano dall’altra, luoghi di numerosi processi della Santa Inquisizione e di episodi di caccia alle streghe, sino dai primi del ‘500.

Lo spettacolo utilizza la tecnica della narrazione e ha la peculiarità di inserire la scrittura drammaturgica in una “drammaturgia musicale” dove la musica, rigorosamente eseguita dal vivo, non è solo contorno, commento, sfondo, ma assume una funzione narrativa. Monologhi, dialoghi, canzoni in italiano o in “lingua matris” (una traduzione curata dalla brava Luisa Oprandi) si alternano, attraverso continui flashback, a riflessioni sul senso dell’esistenza, sull’esperienza spirituale in un difficile contesto storico e religioso.

Insomma, uno spettacolo da non perdere e che Claudia ha dedicato, come si legge nel programma, alla mai dimenticata attrice e regista Silvia Donadoni, interprete di diversi spettacoli della compagnia Arcobaleno Teatro, scomparsa prematuramente due anni fa.

18 luglio 2015
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