Varese

Varese, Serata poetica al Faido, i versi di Prestinoni evocano angoli di città

Prestinoni legge i suoi versi. Accanto a lui Dino Azzalin

Prestinoni legge i suoi versi. Accanto a lui Dino Azzalin

Sotto il portico della Cascina della Poesia al Faido (Varese) si è svolta ieri una serata dedicata alla cultura. Una ventina di presenti invitati dal padrone di casa, Dino Azzalin, hanno ascoltato i versi e le considerazioni sulla poesia di un poeta varesino, Giorgio Prestinoni. Sotto un cielo stellato, con la bella plaquette realizzata da Stampa 2009, e un bicchiere di vino, si è svolta una serata dedicata ad un testo fresco di stampa, raffinato e intrigante, vicino al territorio, ma capace di condurre subito lontano dal Faido, nei cieli tersi della poesia.

L’aureo libretto presentato da Azzalin e poi letto dallo stesso autore, ha per titolo “Hotel Stelvio”, articolato in tre componimenti che hanno per titolo Il danzatore, La gita, Hotel Stelvio, tre testi di notevole interesse arricchiti da una breve prefazione firmata da Maurizio Cucchi, che dalle prime righe non lascia dubbi circa la qualità del testo: “Sottili, raffinate, e insieme tremende – scrive Cucchi – queste nuove, notevoli poesie di Giorgio Prestinoni”. Presenti all’incontro che ha organizzato Azzalin, diversi poeti varesini: dallo stesso Azzalin a Vincenzo Di Maro, da Viviana Faschi a Rita Clivio, da Corrado Guerrazzi al cantastorie Terenzio Cuccuru e a Chiara Bazzocchi.

Poesie che escono ne “I quaderni de La Collana”, una piccola collana che si affinaca a quella che, come ha spiegato l’editore Marco Borroni, è partita anni fa da un’idea dell’indimenticabile Mauro Maconi.

Una poesia, come ha sottolineato lo stesso Prestinoni, che “guarda ad ambiti molto circoscritti, descrive ambienti da me conosciuti, personaggi che ho incontrato”. Versi visionari, che evocano, in un istante, storie lontane, con cesure improvvise e squarci realistici dedicati a personaggi e cose. Nei versi che danno il titolo alla plaquette, l’Hotel Stelvio che sorge in città accanto ai binari delle Nord diventa punto di partenza per un esercizio di memoria, immagine di un passato di ragazzi che, in quella zona, fanno le prime esperienze del mondo, ma anche occasione per raccontare storie di uomini, tra mistero e dolore. Con toni quasi espressionistici, la lunga processione de La gita, con “sciancati e tossicolosi” tutti in fila. Ma non manca neppure un momento quasi fiabesco, ne Il danzatore, quasi i versi di una canzone di Lucio Dalla, un ritmo da Paolo Conte. Ma non dubitate: resta sempre una purezza formale da brividi (che ricorda il grande Maconi): “Il privilegio di essere ciò che siamo/ e ciò che siamo non ha nome,/ solo forma e solo quella“.

 

18 luglio 2015
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Un commento a “Varese, Serata poetica al Faido, i versi di Prestinoni evocano angoli di città

  1. Giovanni Zappalà il 18 luglio 2015, ore 16:03

    Se l’avessi…

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