Varese

Varese, Forum Cultura in Provincia, Musolino: piccolo cabotaggio, nessun progetto

Giuseppe Musolino

Giuseppe Musolino

Varesereport ha pubblicato una serie di interventi dedicati all’interessante iniziativa organizzata in Provincia di Varese dal consigliere Alberto Tognola. Una serie di incontri che, per la prima volta, hanno dedicato alla cultura e ai suoi protagonisti un giusto spazio, raramente riservato loro dalle amministrazioni locali. Gli interventi che stiamo pubblicando sono soltanto un contributo alla riflessione e alla discussione. Il presente intervento è a firma di Giuseppe Musolino, referente varesino dell’associazione “Un’Altra Storia”.  A lui la parola:

Più che parole servono fatti o, se si preferisce, azioni concrete e coerenti con le parole che devono essere pietre, altrimenti ci si ferma al dibattito sterile, più o meno colto, che qui voglio evitare. La prima affermazione riguarda il primato della Cultura sulla politica – difficile da riconoscere, poco e da pochi riconosciuto – e il valore assoluto di essa su qualsiasi altra componente della “maniera di essere” di un territorio, di una comunità, di una città. Dalle idee, dai valori, dalla concezione della vita e del mondo, dalle cognizioni e conquiste etiche, sociali e culturali discendono le scelte politico-amministrative. Solo da una scelta netta e da una consapevolezza precisa del valore primario della Cultura si può pervenire a una buona Politica. A questa condizione e, quindi, a buon diritto da scriversi con l’iniziale maiuscola, è da intendersi la Politica al servizio vero delle persone, a tutela del Bene Comune, per la difesa e la valorizzazione dei Beni Comuni materiali e immateriali.

Spesso si sono sentite lodevoli affermazioni sulla necessità di scelte culturali appropriate a cui però non sono seguiti fatti relativi coerenti; quel che si è fatto, poi, è stato comunque realizzato in modo sempre autoreferenziale.

Il nostro territorio, le nostre città, a cominciare dal capoluogo, non hanno mai avuto un piano-progetto culturale adeguato a bisogni e vocazioni e risultante da un concorso vero dei vari soggetti in campo: istituzioni e associazioni-organizzazioni con ruoli paritari e capaci di coinvolgere “dal basso” e rendere protagonista tutta la comunità, con ampie componenti e interi settori – invece – volutamente lasciati ai margini, esclusi o per nulla stimolati e motivati alla partecipazione attiva.

In una riflessione che riguarda il passato e il presente, quello che è mancato è un progetto condiviso e costruito dalle realtà che pure sono presenti in gran numero e che in modo encomiabile agiscono nel territorio; un progetto inclusivo e paritario, non a esclusivo appannaggio di chi meno, o per nulla, disturba lo status quo, il manovratore, il detentore del potere ed elargitore di contributi economici e patrocini onerosi: il contrario di progetti, singoli eventi e iniziative che andrebbero sostenuti in modo corretto e trasparente. La mancanza di tutto ciò ha lasciato spazio a manovre e accordi mirati che rispondono ai diversi interessi di chi propone eventi culturali e di chi si preoccupa che siano “innocui”, cioè poco incisivi sulla realtà locale, sull’emancipazione dei cittadini e sulla presa di coscienza delle condizioni miserevoli delle nostre comunità e delle storture del potere costituito che non ha altro interesse che auto-conservarsi e auto-riprodursi. Proposte culturali, occasionali e più o meno strutturate, sono presenti così come i relativi finanziamenti pubblici ma con logiche tese a mantenere, a livello locale, fermo e immobile l’esistente in funzione del consenso e del mantenimento del potere che mai deve essere scalfito, messo in discussione da azioni culturali “alternative”, tese ai cambiamenti e mirate a reali progressi dell’intera comunità (anche per quanto riguarda crescita e sviluppo economico corretti).

Può essere utile, allora – soprattutto se largamente condiviso – un cambiamento di prospettiva, uno scarto … culturale. Per cominciare è necessario attivare collaborazioni e strette sinergie tra le energie individuali e collettive: pubblico – privato – privato sociale; tra e con le eccellenze del territorio e della città: FAI, Premio Chiara e Morselli, per citarne solo alcune. In questa prospettiva un ruolo nuovo e fondamentale è quello dell’Università: alla risorsa Cultura vanno aggiunte quelle relative a ricerca e innovazione di cui c’è enorme bisogno. L’Università è da individuare finalmente come centro propulsore e vitale di una generale crescita culturale e, insistiamo, dello sviluppo anche economico oltre che sociale e politico; assieme all’università indispensabile è il coinvolgimento di tutta la filiera didattico – educativa, degli Istituti scolastici d’istruzione e formativi, puntando moltissimo su giovani e giovanissimi.

Lo scarto decisivo deve poi riguardare la concezione della Cultura affrancata dal potere, tanto libera e forte da essere perfino capace di rovesciarlo, se inetto o iniquo. In un progetto e in un disegno culturale complessivo di questo tipo, l’Ente locale non è gestore delle attività ma ha solo ruolo e compito di indirizzo, di coordinamento, di facilitatore dei corretti processi culturali. La responsabilità delle scelte, come in tutti i campi, rimane alla politica che si assume l’onere – oltre che l’onore – della decisione che deve prendere ma soltanto come atto finale di un processo articolato che coinvolge associazioni e organizzazioni, privato sociale e Terzo Settore, così come tutte le singole energie di cui la città e il territorio più vasto sono ricchi, con figure di alto spessore incredibilmente ignorate e dimenticate, da Giannantoni a Fo, anche qua citandone solo alcuni.

Le logiche da sovvertire sono quelle che coinvolgono e premiano gli amici, quanti non avanzano dubbi o emettono critiche sulle scelte, o sulle non – scelte di chi comanda che in alcun modo – per ignavia o per interessi, quasi sempre economici – viene disturbato. Al contrario, le singole iniziative tanto quanto un progetto, non devono essere decise negli uffici chiusi di funzionari e assessore per poi essere, con magnanimità (un po’ di circenses) al popolo, solo fruitore passivo, quando va bene, di proposte più o meno di qualità. La Cultura in tutte le sue accezioni, bene primario e fondamentale e, quindi, i progetti e i processi culturali relativi, devono essere costruiti e agìti con la più larga partecipazione e il massimo coinvolgimento – decisionale e non solo consultivo – dei cittadini, utilizzando tutte le opportunità democratiche disponibili.

L’Assessorato alla Cultura e alle Culture – non deve esserci una sola cultura o una sola concezione culturale dominante o, peggio, esclusiva – dev’ essere costituito da commissioni, gruppi permanenti e qualificati di lavoro e si deve caratterizzare dalla capacità di rilevazione e di ascolto dei cittadini: buona prassi che è parte fondamentale dello scarto culturale necessario e possibile qui proposto. Si tratta di necessità vitale in una città che quando ho iniziato a proporre e agìre iniziative culturali non aveva un Assessore ma solo un delegato alla cultura, l’ottimo ing. Speroni.

Pochi i nomi di assessori che si sono succeduti e che si ricordano: Caminiti, Bortoluzzi, Armocida, Baj – una meteora e, per inciso, mai una donna; non per scarso valore di tali figure ma a causa di considerazione, peso e importanza che tale assessorato non ha mai avuto per le varie amministrazioni succedutesi e che hanno considerato la cultura come accessorio, orpello e, sempre e comunque, funzionale al mantenimento del potere che può e deve elargire al popolo solo qualche “diversivo”, con attenzione a non suscitare stimoli pericolosi di emancipazione. La Cultura è libertà; la conoscenza – il sapere – i saperi risvegliano le coscienze, servono a non essere schiavi, asserviti ad alcun potere – gruppo di potere – padrone – “chiesa” e, forse, è proprio questo che impedisce un largo dispiegarsi dell’”energia cultura”: l’aria della città che dovrebbe rendere liberi perde questa sua potenzialità se quella che si respira è ammorbata e soporifera: il potere autoreferenziale non può essere messo in discussione o, peggio, sovvertito.

Dalla Cultura, da politiche culturali adeguate e rispondenti ai bisogni dei cittadini, protagonisti e non solo occasionali fruitori, dipende il progresso complessivo, lo sviluppo e la crescita etico – morale oltre che economica della comunità, della società e della comunità coesa, dove viggono uguaglianza, giustizia, libertà e solidarietà. Cultura, beni culturali, patrimonio storico artistico architettonico, paesaggistico – ambientale e centri culturali sono fondamentali per la rinascita e il rifiorire della Città, per un nuovo Rinascimento. Occorrono idee e intuizioni decisive, di valore: come es., ricordo, all’inizio della mia attività culturale, l’Estate Varesina mutuata dall’idea dell’Estate Romana di Renato Nicolini come risposta alla cupa atmosfera degli anni di piombo.

Occore, allora, un’inversione totale di direzione. Quando il dibattito viene opportunamente stimolato come in occasione dell’iniziativa del consigliere provinciale Alberto Tognola e del Forum di Varese Report, emergono energie positive della città e del territorio. Il limite è forse proprio nell’incapacità autonoma di voci autorevoli che rompano il silenzio assordante di una classe dirigente che non ha voluto – saputo dare un’alta dimensione e una precisa identità culturale alla città.

Responsabilità vi sono anche dalla parte della cosiddetta società civile. Il modo meno nobile di approcciare la questione cultura è quello che chiede sostegno economico alle iniziative e proposte culturali, ciascuno soprattutto alle proprie. Certo è più facile organizzare eventi se si hanno molti soldi , così come è più meritevole farlo senza, con il puro volontariato, anche se, naturalmente, il problema delle risorse e dei finanziamenti è reale. Soluzioni vi possono essere anche al di fuori della spesa pubblica – mucca da mungere. Ad esempio ai privati si può proporre un ruolo di nuovi mecenati: donazioni liberali non condizionate a fronte di sgravi fiscali anche totali per chi finanzia attività, opere e servizi alla comunità, avendone riconosciuto il merito sociale: un intervento anche rispetto al problema dell’evasione fiscale. In ogni caso, occorre comunque rivedere i criteri – non clientelari ma quanto più possibile oggettivi, quali appalti trasparenti – di finanziamento pubblico, pur necessario. Hanno sempre prevalso, invece, criteri discutibili e una mediocrità funzionale all’auto-riprodursi autoreferenziale di dirigenti senza classe interessati soltanto a garantirsi proprie posizioni di comodo e di rendita, senza alcun progetto di lungo periodo.

Quella che manca è la visione di una nuova vita amministrativa, con tutte le persone – nessuna esclusa – veramente al centro; manca uno sguardo rivolto al futuro anche lontano, ciò che distingue il Politico – “statista” dal politicante, semplice controllore dell’effimero potere esercitato per fini personali e per interessi del gruppo di potere rappresentato. Nessuno storicamente si ricorderà – pur con qualche eccezione – di meteore poco luminose, chiuse nelle stanze politiche e negli uffici. In definitiva manca una cognizione e una teoria, consapevolezza e pratica – necessarie e possibili – di modi ”rivoluzionari”, di tipo culturale, in un’accezione ampia che riguarda, sì, la cultura ma con la convinzione che un cambiamento così inteso e realizzato muterebbe il modo stesso d’intendere e condurre l’amministrazione pubblica, l’amministrare partecipato di tutti i cittadini.

Occorre in questa direzione un “governo del Futuro”, del presente che diventa futuro e che – in netta discontinuità con i decenni passati – guardi al Futuro con il suo carico meraviglioso di cambiamenti positivi, se tutti e tutte sapremo e vorremo rivolgere questo sguardo. Tutto ciò può essere di disturbo al potere costituito e irriformabile di classi dirigenti e di gruppi di potere passati e – ancora per poco – presenti che cercheranno ancora una volta, come sempre, di fermare un processo che cercheremo di rendere inarrestabile.

Giuseppe Musolino – referente Associazione “Un’Altra Storia” 

 

18 luglio 2015
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8 commenti a “Varese, Forum Cultura in Provincia, Musolino: piccolo cabotaggio, nessun progetto

  1. dino il 18 luglio 2015, ore 11:11

    Il valore primario della Cultura sulla Politica è un concetto veramente “rivoluzionario” che mi trova perfettamente d’accordo con Musolino. Dobbiamo tenerlo presente e riaffermarlo con forza come cittadini e futuri controllori delle risorse non soltanto come creatori di cultura. Togliere all’Urbanistica per esempio e dare di più alla Cultura. Ma è solo un esempio.
    Dino Azzalin

  2. Sergio ghiringhelli il 18 luglio 2015, ore 13:02

    Togliere che cosa? Se di risorse si parla. Il badget del” Urbanistica nel Comune di Varese è zero. Se invece di altre cose si tratta , si specifichi quali ! Certo la programmazione Urbana ( ad esempio ) deve tenere conto di una vocazione culturale , come altri fattori che se ben utilizzati potrebbero essere volano culturale , vedi il Commercio o la recettivita’.

  3. giuseppemusolinounaltrastoria il 18 luglio 2015, ore 22:28

    Credo sia fin troppo chiaro (e assolutamente condivisibile) cosa intende Azzalin con “togliere all’urbanistica”: un ragionamento e una riflessione da riprendere in modo articolato e in specifico. La “programmazione urbana” (Ghiringhelli), se mai è esistita, ha per caso tenuto conto di una qualsivoglia “vocazione culturale”? E se qualcuno vuole provare a far credere che mai ciò si sia verificato, di grazia ci spieghi di quale vocazione culturale si tratterebbe…
    Recettività? L’anno scorso, dovendo trovare ospitalità per un gruppo, ho trovato quasi tutti gli alberghi chiusi!

  4. Sergio ghiringhelli il 19 luglio 2015, ore 02:54

    L”anno scorso ( e questi sono numeri) nella sola Città’ di Varese si sono vendute 254.000 camere nelle strutture cittadine. Dieci volte di più’ di quello che si faceva 20 anni fa. Poi , proprio non credo che quasi tutti gli alberghi possano essere stati chiusi in contemporanea.
    Più’ facile che non abbia trovato camere libere. E se cosi’ fosse , da un certo punto di vista
    Sarebbe positivo. Sulla programmazione Urbana , sono parzialmente d’accordo , è’ cominciata ad esistere solo da circa 20 anni. Ricordo fin troppo bene l’ ultimo tentativo di Piano Regolatore prima della Lega.
    Ma, visto che la campagna elettorale è già iniziata avremo modo di dibatterne.
    Con dati di fatto , e non con i soliti parolai…..

  5. ombretta diaferia il 19 luglio 2015, ore 11:13

    è molto culturale sostituire un cubo di cemento ad un’area boschiva protetta e chiamarla “valorizzazione del comparto”: non solo non c’era l’autorizzazione per l’abbattimento di tre delle 23 piante del parco sud di Villa Recalcati (ma l’urbanistica ha dato il via senza consultare l’ambiente e men che meno chi respirava grazie a mere essenze! – ovviamente il tutto archiviato come “mancanza di comunicazione tra gli uffici comunali…), ma in soli 200 metri son sorti ben tre parcheggi e l’antica castellanza di Casbeno è diventata irrespirabilmente cementificata.
    giusto per far esempi di cultura prealpina equivalente alla tutela del proprio territorio e dei cittadini.

    è molto culturale intendere “l’identità di una cittadinanza” come mero marketing (peraltro non sapendo neppure cosa sia ed a cosa serva) e vessillarla per una supposta land of tourism che mette tutti in competizione: la cultura è il risultato di una collaborazione (vedasi quella splendida comunità di Cunardo che in queste settimane porta il mondo a Varese nell’indifferenza totale)!

    uso il titolo di uno dei più bei libri che abbia mai pubblicato da editore per esprimere il mio disappunto totale nei confronti di un’amministrazione esclusivamente d’immagine e poco fattiva: “Nei boschi tra il bene e il male” di Thomas Maria Croce denunciava già nel 2012 lo scempio in corso!

    (una che di cultura in azione ne ha fatto una ragione di vita)

    od

  6. Sergio ghiringhelli il 19 luglio 2015, ore 19:17

    A proposito di abbattimento delle piante e di cementificazione dove erano lor signori. Quando agli inizi degli anni 90 noi della Attuale Amministrazione ci battavamo contro il disboscamento in via Crispi, dove eravate quando difentavamo i platani di via Dandolo , oppure quando in cons. Comunale revocavamo una gara gia’ assegnata per la costruzione di un enorme palazzo sulle ceneri del’ ex mercato coperto, assumendoci rischi personali che ancora oggi incombono . Non vi ho neppure intravisti nelle lunghe giornate di lavoro dedicate all’area Cagna, al ripristino della ferrovia della Valmorea o alla pulizia dell’Isolino.È ancora non ho visto nessuno di voi ad occupare il casello di Gallarate per impedire la costruzione di altre inutili barriere , e nemmeno ho notato la nostra ombra nelle battaglie fatte contro il proliferare della grande distribuzione.
    Datemi retta , meno parole e qualche fatto in più’. Uscite dal guscio e invece di pontificare ( per altro a senso unico), battetevi davvero.

  7. giuseppemusolinounaltrastoria il 19 luglio 2015, ore 22:57

    Esattamente un anno fa, d’estate, il problema non è stato trovare camere libere ma alberghi che, quasi tutti, non fossero chiusi… Forse sarebbe il caso – anziché difese d’ufficio e parziali ammissioni sulla programmazione urbana – di cercare di capire cosa non funziona in una città che, malgrado tutto, conserva potenzialità enormi, vocazione e identità da scoprire, costruire e proporre – certo – con convinzione e determinazione. E sarebbe utile chiedere ai cittadini cosa pensano della qualità degli interventi urbanistici, della mobilità, del verde pubblico e così via. Ottima, poi, l’opportunità – non frequente in questi anni, ma ben venga – di poterne dibattere: disponibili in qualsiasi momento, pronti a batterci davvero, anche se si è in campagna elettorale (in democrazia, ogni tanto, ci sono anche le campagne elettorali…). Certamente con dati di fatto, ad es. quelli forniti da Diaferia.

  8. Sergio ghiringhelli il 20 luglio 2015, ore 00:42

    Esattamente un anno fa . I giornali titolavano– Il mondo alla Schiranna- in occasione nei Mondiali di canottaggio che li si tenevano. E , mi si dice che in quella occasione quasi tutti gli alberghi di Varese erano chiusi. Suvvia , i nostri albergatori mica sono ……..

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