Lettere

Sofocle, Socrate…e Tsipras

mascheraAlexis Tsipras ha detto nel suo intervento al Parlamento Europeo: “Io rispetto le norme che disciplinano l’Eurozona. Ma Sofocle ci ha insegnato che esiste un momento in cui il diritto degli uomini vale sopra la legge. Questo è uno di quei momenti”. Nella tragedia di Sofocle, com’è noto, Antigone dà sepoltura al cadavere del fratello Polinice, sfidando il divieto della legge di Creonte, re di Tebe.  Scoperta, Antigone viene condannata dal re a vivere il resto dei suoi giorni imprigionata in una grotta dove si  suicida.

Il filosofo  tedesco Hegel, che ha analizzato la tragedia sofoclea, individua in Creonte il rappresentante della legge dello Stato; e in Antigone la rappresentante della Famiglia, entrambe giuste se considerate nella loro assolutezza, ma contemporaneamente ingiuste in quanto unilaterali. Antigone è descritta come una “realtà singolarizzata” e “coscienza individuale”. Se ogni Stato dell’Unione si appellasse all’Antigone di Sofocle,  infrangendo la legge per affermare la propria  autonomia, ed individualità, verrebbero meno le ragioni dello stare assieme.

Oggi in un mondo globalizzato interconnesso nessuno “è un’isola nell’isola” e le decisioni di uno Stato si ripercuotono inevitabilmente su quelle degli altri. Occorre che ogni Paese segua un’etica della responsabilità, facendosi  carico delle conseguenze che i propri atti hanno sugli altri Stati. Perciò ritengo che Tsipras piuttosto che citare Sofocle, avrebbe dovuto citare Platone, in particolare il Critone. In quel dialogo Critone invita Socrate a fuggire dal carcere per sottrarsi alla morte. Ma Socrate, pur sapendo di essere stato condannato ingiustamente, non vuole infrangere le leggi della sua Atene. Il rispetto della legge, insegna Socrate, non è subordinato al nostro interesse particolare: essa va rispettata anche quando la si ritiene ingiusta, ma nel contempo è nostro dovere fare di tutto per modificarla col consenso degli altri (…).

Alexis Tsipras, indicendo il referendum ha cercato una via d’uscita furbesca, semplicistica  e demagogica dalle sterili e improduttive trattative con la Comunità, pensando così di alzare un polverone populista per far dimenticare le sue infinite promesse  elettorali. Ma prima o poi la verità viene alla luce  perché i fatti, come dice Lenin, hanno ostinatamente la testa dura. Questo un marxista lo dovrebbe sapere.

Passata la sbornia euforica della vittoria del “No”, la Grecia ora è costretta ad accettare condizioni più pesanti di quelle proposte nei lunghi mesi di trattative precedenti. Ecco quali sono le nuove proposte greche consegnate a Bruxelles: via lo sconto Iva alle isole entro il 2016, aliquota aumentata al 23% per ristoranti e catering, e per gli alberghi al 13%. I tagli alla difesa salgono a 300 milioni di euro entro la fine del 2016. C’è anche l’aumento delle tasse sugli armatori, della tassa sui beni di lusso (dal 10 al 13%), di quella sulle imprese (dal 26% al 28%), ma anche del contributo di solidarietà sul reddito e, se necessario, della tassa sugli immobili dopo la revisione  catastale.

Sono previsti risparmi su pensioni tra lo 0,25-0,50% del pil nel 2015 e l’1% dal 2016 in poi, tagliando progressivamente le baby pensioni (creando disincentivi) e innalzando l’età pensionabile a 67 anni entro il 2022. C’è anche l’abolizione del contributo di solidarietà per pensionati entro il 2019. L’Eurogruppo dovrà valutare se autorizzare il programma triennale di aiuti. La Grecia, in cambio delle riforme proposte, chiede ai creditori 53,5 miliardi per onorare prestiti fino a giugno del 2018 e di rivedere l’obiettivo primario di un surplus per i prossimi 4 anni.  Queste proposte il governo greco doveva e poteva farle prima, evitando di far incancrenire la crisi; ma questo è il prezzo che il popolo greco deve pagare ai populisti di ieri e di oggi. Oggi le proposte greche- ha detto Hollande –  sono «serie e credibili», perché mostrano la determinazione della Grecia a restare nella zona euro. “Il fatto che i greci vogliano «sottoporre al Parlamento» il programma dimostra «la forza del loro impegno e direi anche il coraggio». Perciò questo tentativo di risolvere problemi del martoriato popolo greco va incoraggiato e portato a buon fine. Ma la soluzione positiva della questione greca non risolverà i problemi della crisi dell’Unione europea.

Il referendum greco ha avuto il merito di portare allo scoperto la crisi di quel modello d’Europa delle finanze, delle banche e dell’austerità, che si è rivelato inadeguato a rispondere democraticamente ai bisogni di tutti i popoli della Comunità. La Crisi del modello di Unione può essere superata  in quanto  nelle situazioni di crisi c’è sia  il  pericolo che la situazione si avviti su se stessa  e precipiti; ma anche l’opportunità  che si esca  rafforzati e potenziati.

Le leggi sbagliate della Comunità si possono cambiare tutti assieme (come raccomandava Socrate per  le  leggi da mutare)  è questo è il momento. Ma per raggiungere questo difficile traguardo è necessario che la sinistra europea nel suo insieme si rinnovi e si mobiliti, definendo  un  progetto politico credibile e realizzabile  di quegli  Stati Uniti  d’Europa, delineati dai padri  costituenti, cui i vari governi nazionali dovranno cedere parte della loro sovranità.

Romolo Vitelli

11 luglio 2015
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