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Crisi greca, lab politico

Il premier greco Tsipras

Il premier greco Tsipras

La sinistra estrema, la destra neofascista e leghista, Forza Italia e il M5Stelle si sono affrettati a definire il risultato del referendum in Grecia “una grande vittoria della democrazia e del governo.” Possiamo definire una vittoria della democrazia quella conseguita su un referendum proposto in una settimana a tamburo battente su una falsa alternativa molto furbescamente espressa?

Dice a tal proposito lo scrittore greco Apostolos Doxiadis sul Corriere: “Una vera vittoria per il governo sarebbe stata quella di ricevere un voto su un’alternativa chiara e onestamente espressa. E così non è stato. Il governo ha posto al popolo greco una domanda fasulla: siete d’accordo con le misure di austerità che i creditori europei e internazionali vogliono imporci? Più o meno è come chiedere a un individuo una cosa del genere: vuoi ricevere metà del tuo stipendio? Vuoi trasferirti in una casa molto più piccola e pagare il doppio di affitto? Vuoi prenderti una brutta malattia? risponderà certamente No. E così ha fatto il popolo risponderà certamente No. E così ha fatto il popolo greco a questa domanda”.

Tsipras aveva un’altra possibilità? Certamente avrebbe dovuto, come suggerisce Ezio Mauro, continuare a trattare con l’Europa, per raggiungere un accordo scomodo, ma utile a far uscire la Grecia dalla palude, “assumendosene  la responsabilità: e poiché quell’accordo si sarebbe discostato dalle promesse e dal mandato elettorale a quel punto avrebbe dovuto chiedere un referendum di conferma al suo popolo sull’impegno raggiunto e sulle sue conseguenze.” Purtroppo niente di tutto questo, ma solo cinque mesi di sterili, estenuanti e furbesche trattative per non prendere atto della realtà. Tsipras ha scelto quel tipo di referendum che gli serviva a concedere al governo una via d’uscita dal vicolo cieco in cui si era cacciato, dopo le sue infinite promesse, scaricando il peso delle responsabilità per le eventuali conseguenze delle sue scelte politiche sull’elettorato greco. Questa è la triste realtà.

Ma un merito questo referendum l’ha avuto: è riuscito a mettere allo scoperto la crisi di un’unione dell’Europa, che però ha avuto  il merito di assicurare anni di pace al nostro continente. Ma oggi è un’Istituzione che non risponde più alle esigenze mutate di una società globalizzata del Terzo Millennio, com’è l’attuale. Ci sono in tutto questo le responsabilità passate delle destre europee che hanno contribuito (con l’avallo dei vari Sarkozy, Merkel e Berlusconi) a mantenere in piedi ed imporre un’Europa dell’austerità e dei sacrifici; e ci sono anche le responsabilità pesanti delle sinistre socialdemocratiche  europee ed in particolare di quella  italiana, che insieme  non hanno saputo  contrastare questa disastrosa politica. Come si esce da questa crisi? Non certamente cacciando la Grecia dall’Europa, né come suggeriscono le forze anti-europee rinserrandosi nel proprio fortino nazionale, né rilanciando un vertice di emergenza franco- tedesco, Hollande – Merkel, come quello deciso subito dopo l’esito del referendum con la vittoria del No. Bisogna prendere atto che oggi viviamo in un mondo globalizzato interconnesso, dove le parti incidono sul tutto; e il tutto sulle parti.

L’uscita della Grecia dall’Europa potrebbe avere ripercussioni economico-politiche non facilmente prevedibili né calcolabili per il nostro continente e non solo per il nostro. Abbiamo bisogno di una politica e di un pensiero al passo con i tempi in grado di abbracciare la complessità dei problemi politici, abbandonando, per dirla con il sociologo  E. Morin, il modo di pensare e di conoscere “ parcellare, e  compartimentato”. Si esce dalla crisi della Comunità, andando verso gli Stati Uniti  d’Europa, a cui i vari governi nazionali dovranno cedere parte della loro sovranità.

Per quanto concerne la crisi greca, l’Europa dovrà dimostrarsi solidale e inclusiva; ma i greci dovranno comportarsi responsabilmente, facendo quelle riforme che sinora non hanno messo in cantiere, ma che altri Paesi della comunità  hanno fatto.

Romolo Vitelli

 

 

8 luglio 2015
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