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Regione, Riforma sanità in Aula, ecco il decalogo targato Pd

Il segretario regionale Pd Alessandro Alfieri

Il segretario regionale Pd Alessandro Alfieri

In vista della discussione in Aula delle modifiche al testo unico della sanità lombarda, calendarizzata a partire da martedì 14 luglio, il Partito Democratico presenta un decalogo di ”punti irrinunciabili” per poter dire che la sanità lombarda viene riformata davvero. Il Pd conferma anche l’utilizzo di ciò che in gergo consiliare viene chiamato “Jolly”, ovvero la sospensione degli strumenti di programmazione dell’aula che ogni gruppo può richiedere una volta a legislatura per i casi che ritiene più rilevanti: ciò comporta che la discussione non avrà i consueti limiti di tempo e potrà protrarsi per diversi giorni.

“L’opposizione non starà a guardare mentre si tradiscono le aspettative di cambiamento dei lombardi – spiega il segretario regionale del Pd Alessandro Alfieri –. Noi vogliamo riformare davvero il nostro sistema sanitario a partire dalle liste d’attesa troppo lunghe, dai ticket troppo costosi e iniqui, dall’ingerenza della politica negli ospedali. Per questo daremo battaglia in Aula, ma con le nostre proposte, che abbiamo riassunto in dieci punti irrinunciabili per poter dire di avere davvero riformato la sanità lombarda”.

Ecco il decalogo del Pd

SANITÀ, DIECI PUNTI PERCHÉ SIA UNA VERA RIFORMA

1. Occorre semplificare, non complicare. Le Agenzie di Tutela della Salute e le Aziende Socio-Sanitarie Territoriali moltiplicano i livelli di governo, comportano una riorganizzazione complicata, lunga, costosa e sgradita ai territori.Sono sufficienti le Asst, una per ogni area vasta e un’organizzazione specifica per la montagna e la città metropolitana;

2. La partecipazione dei Comuni fa bene ai servizi. L’attuale proposta cancella i Distretti Sociosanitari: è una follìa. Sono la dimensione consolidata ormai da anni dell’organizzazione dei servizi territoriali e dei Piani Sociali di Zona dei Comuni: i Distretti Sociosanitari vanno mantenuti e riorganizzati in coerenza con la riorganizzazione delle aree vaste e della città metropolitana;

3. Più merito, meno ingerenza. E’ rimasto invariato il sistema delle nomine dei Direttori Generali: è il merito che va premiato, il ruolo della politica deve essere ridimensionato. Va creata una short list dei migliori candidatiall’interno della quale la Giunta può fare le proprie scelte. I manager in carica vanno valutati attraverso indicatori di risultato che devono riguardare l’efficienza, la qualità dei servizi, la riduzione delle liste d’attesa e gli esiti sulla salute dei cittadini e non esclusivamente il rispetto dei budget;

4. Una programmazione a misura di territorio. Per un disegno dei servizi che garantisca l’integrazione, va istituito il Piano Socio-Sanitario Territoriale di ogni ASST che va costruito in modo da assicurare una programmazione coordinata e condivisa con i Piani Sociali di zona dei Comuni;

5. L’ospedale che cura meglio va premiato. Per combattere l’inappropriatezza e gli abusi, che bruciano oltre un miliardo di euro destinati alla sanità vanno elaborati dei DRG particolari o più dettagliati secondo indicatori che misurino le performance, i tempi di attesa e la qualità, premiando le migliori prassi e penalizzando le peggiori;

6. Controlli frequenti ed indipendenti. Per evitare gli scandali del passato: l’Agenzia di Controllo deve essere un organismo indipendente che faccia le verifiche amministrative e di appropriatezza clinica direttamente sugli erogatori dei servizi;

7. Meno discrezionalità, meno corruzione. Per stabilire un finanziamento più corretto e non discrezionale alle strutture, vanno eliminate le funzioni non tariffate (un miliardo di euro l’anno) che sono state alla base di molti scandali. Vanno sostituite modulando le attuali tariffe in base alla complessità delle funzioni.

8. Meno code, più servizi online e in farmacia. Per facilitare il paziente-cittadino va prevista la possibilità di prenotare visite ed esami, pagare il relativo ticket e ottenere i referti on-line, oppure direttamente in farmacia

9. Accorpamenti sì, ma con criterio. La rete ospedaliera va ridisegnata non in base agli interessi di campanile ma ad indicatori di mobilità sanitaria dei cittadini che già oggi scelgono le strutture in base alla qualità e non solo in base alla vicinanza. Sia precisato il ruolo e l’identità dei singoli presidi

10. La Salute non sia un privilegio. La compartecipazione dei cittadini lombardi oggi è troppo alta e iniqua. Bisognarimodulare tutti i ticket in base al reddito esentando tutti coloro che hanno un reddito sotto i 30 mila euro annui.

 

 

7 luglio 2015
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