Lettere

Il Pd varesino, la cultura, l’arte

biblioNella lettera (Una politica bella è possibile) del signor Giulio Moroni c’è un’affermazione che personalmente confesso di non aver compreso. L’affermazione in questione è la seguente: “Tanto per essere chiaro, penso che chi facesse politica dopo la Guerra fosse guidato, anche senza saperlo, da ciò che Marx affermava nel concetto di materialismo storico con il termine “sovrastruttura”, cioè da quell’approccio sostanzialmente ideologico alla “realtà” fatta di rapporti economici ( struttura).”

Poiché non mi è chiaro ciò che lo scrivente vuol  dire, sento il bisogno di sgombrare il terreno da eventuali malintesi sulla concezione marxiana del rapporto tra struttura e sovrastruttura, che purtroppo non da oggi è stata oggetto  di varie distorte interpretazioni. Karl Marx negli ultimi anni della sua vita è stato costretto a prendere le distanze dalle varie interpretazioni dogmatiche che gli erano attribuite e che già  erano  state definite come “marxismo”.

Ricorda a tal proposito Friedrich Engels, in una lettera a Eduard Bernstein, del 2-3 novembre 1882: “Ora, ciò che in Francia va sotto il nome di ‘marxismo’ è in effetti un prodotto del tutto particolare, tanto che una volta Marx ha detto a Lafargue: “ce qu’il y a de certain c’est que moi, je ne suis pas marxiste”  (ciò che è certo  è che io non sono marxista). Engels nel 1890, fu costretto nuovamente a intervenire contro le distorte concezioni della dottrina di Marx. In una lettera a J. Bloch scrisse: “ al  punto II, preciso così la Sua prima proposizione principale:  secondo la concezione materialistica della storia la produzione e riproduzione della vita reale è nella storia il momento in ultima istanza determinante. Di più né io né Marx abbiamo mai affermato. Se ora qualcuno distorce quell’affermazione in modo che il momento economico risulti  essere l’unico determinante, trasforma quel principio in una frase fatta insignificante, astratta e assurda.

La situazione economica è la base, ma i diversi momenti della sovrastruttura – le forme politiche della lotta di classe e i risultati di questa – costituzioni stabilite dalla classe vittoriosa dopo una battaglia vinta, ecc. – le forme giuridiche, anzi persino i riflessi di tutte queste lotte reali nel cervello di coloro che vi prendono parte, le teorie politiche, giuridiche, filosofiche, le visioni religiose e il loro successivo sviluppo in sistemi dogmatici, esercitano altresì la loro influenza sul decorso delle lotte storiche e in molti casi ne determinano in modo preponderante la forma (… )”. 

Sulla questione della rottura tra Belli e il Pd, non conoscendo la natura dei rapporti tra i due; e non conoscendo il Belli,  non intendo  addentrarmi nella diatriba; mi limiterò  però a ricordargli benevolmente che “si litiga in due”; e con questo non  intendo assolvere il Pd varesino dalle sue responsabilità. Ho conosciuto per ben 40 anni il Pd locale e posso tranquillamente affermare che si tratta di un partito immobile, auto-referenziale. Un partito gestito da una cerchia ristrettissima di persone pronta e solidale a fare terra bruciata intorno a sé; e che ha sempre avuto un rifiuto pregiudiziale per ogni momento teorico – culturale ( quasi nessuna e/o rapsodica riflessione e attenzione e progetti locali per la cultura, l’arte, la scuola,  l’antifascismo, l’immigrazione, l’Olocausto ecc.).

Nella migliore delle ipotesi, per dirla con Gramsci, il Pd locale e non solo locale, ha concepito la “ teoria come ‘complemento’ della pratica, la teoria come ‘umile ancella’ della pratica”, in nome di una falsa e distorta visione “operaistica” del partito.

Il problema della funzione della cultura e quindi della funzione del ceto intellettuale che socialmente la incarna, il problema dell’autonomia della cultura e dell’arte sono state questioni ignorate o peggio viziate, ad insaputa dei dirigenti locali, dalle dichiarazioni di principio di Lenin sulla “partiticità dell’arte e della cultura”. Marx e Gramsci concepiscono in verità la politica come il luogo di saldatura fra il momento sovrastrutturale e quello strutturale. Non a caso nei “Manoscritti del 1844, Marx scrive: “L’uomo fa l’uomo, fa se stesso e l’altro uomo, e la materia del lavoro umano e l’uomo quale soggetto sono tanto il risultato che il punto di partenza del movimento come la società stessa produce l’uomo in quanto uomo così essa è prodotta da lui”.

Romolo Vitelli

 

6 luglio 2015
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2 commenti a “Il Pd varesino, la cultura, l’arte

  1. Bruno Belli il 6 luglio 2015, ore 10:44

    Gentile prof. Vitelli,
    Lei ha perfettamente ragione e la ringrazio per averlo ricordato (altrimenti passerebbe un messaggio antidemocratico, contrario ai miei principi personali), quando afferma che “si litiga in due”, anche perchè le ragioni stanno sempre da entrambe le parti, come ci ricordava persino un drammaturgo, Pirandello.

    Senza volermi dilungare, però, non sfugge che Lei completa la riflessione con un ampio ed articolato periodo – “..e con questo non intendo, ecc”, cui segue il nocciolo, che il direttore Giacometti pone in vista nell’occhiello di apertura della pagina principale – periodo che, in fine, è l’ “assoluzione” alla mia scelta.

    Ma, più importante, e quello che maggiormente mi fa riflettere – e che ha già sollecitato il centro destra varesino, non solo tramite gli interventi su Varesereport di Moroni e di Ghiringhelli, ma persino alla mia posta personale – è il problema di come risolvere il nodo della cultura nella nostra città.
    Tra l’altro, non posso che leggere con estremo piacere (egocentrico, forse) il “rumore” che percepisco ogni qual volta esce una notizia legata ad una mia scelta, o intervento (polemico o sereno che sia).

    In altre parole, al lato pratico, ed è un fatto che non andrebbe mai ignorato è che, nelle scelte “pubbliche”, molti possono affermare la medesima cosa, ma, come ricordava Goethe, l’importante è COME la si esprima, e CHI la dica.

    Cordialmente. B.B.

  2. Emiliano il 6 luglio 2015, ore 13:30

    Commento importante.
    Però una constatazione: Marx è stato un importante filosofo del XIX° secolo, ma il XX° secolo non ha espresso altri importanti filosofi più al passo coi tempi? E oggi non abbiamo filosofi?
    Dove vogliamo andare se continuiamo a guardare sempre e soltanto indietro, dimenticandoci i cambiamenti enormi che abbiamo sotto gli occhi oggi? E più guardiamo indietro più ripercorriamo gli errori del passato: errare è umano, ma perseverare è diabolico.

    Ne abbiamo bisogno?

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