Varese

Varese, Alessandro Bergonzoni a Convergenze: varesini, state “con-nessi”

Bergpnzoni sul palco di Masnago

Bergpnzoni sul palco di Masnago

Con una punta di eroismo, il pubblico di Convergenze ha seguito ieri sera, sotto scrosci sporadici e lampi al magnesio, l’esilarante monologo di Alessandro Bergonzoni “Nessi” sul palco centrale del Parco Mantegazza. Prima dell’inizio dello spettacolo, l’attore e autore bolognese aveva anticipato qualche tema in un incontro con il pubblico, condotto da Giulio Rossini e Adriano Gallina, in una sala del Castello di Masnago.

“Se non c’è il pensiero attaccato, la parola è morta”, ha detto risoluto Bergonzoni polemizzando amabilmente con la stampa varesina che aveva lanciato l’evento di ieri sera come uno spettacolo di “parole, parole, parole”. Un modo per anticipare, al Castello, che giri e giochi di parole non sono che uno strumento, nel suo teatro, per dire altro e guardare oltre. Ciò che puntualmente è avvenuto sul palco, davanti a cinquecento spettatori: l’attore si è presentato – lunghi capelli al vento e denso fumo attorno – dopo un breve dialogo pronunciato fuori scena tra un uomo imprigionato non si sa dove e un uomo che, da fuori, cerca di farlo uscire. Un dialogo surreale che, finisce per incartarsi su parole e doppi sensi, lasciando al suo destino l’uomo incapace di liberarsi.

Poi è partita una velocissima carrellata di racconti surreali, personaggi nati da capacità di cogliere nella lingua i loro nomi, appelli a “fare nesso” con ciò che abbiamo attorno, vicino e lontano, visibile e invisibile. Bergonzoni si è presentato in scena con le mani “imprigionate” dentro una piccola incubatrice, forse simbolo di quel mondo “con-nesso” che l’attore evoca per tutto lo spettacolo e che, a quanto pare, resta quasi soltanto nei suoi auspici.

Il nemico numero uno di Bergonzoni pare un mondo in cui ognuno di noi vive la sua vita, indifferente e indipendente rispetto agli altri. No, c’è un mondo parallelo, come ha spiegato bene l’attore felsineo, “fatto di frequenze, onde, eletticità, anima, che noi possiamo captare”, nonostante ci sia chi voglia bloccare questo dialogo “spirituale”, a partire da pubblicità e Internet. Un mondo libero (e liberato) con cui restare “con-nessi” facendo insieme tante cose, essendo insieme tanti soggetti. Un’utopia, forse, che Bergonzoni ha raccontato a suo modo, lasciando il pubblico entusiasta, al termine dello spettacolo, con un pensiero: un secondo di silenzio, e poi il funambolo della parola, leggero e surreale, se ne va.

 

 

 

4 luglio 2015
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