Varese

Varese, In Prefettura presidio dell’Altra Europa per il popolo greco

 

Il premier Tsipras

Il premier Tsipras

Parliamo di Grecia, ma in realtà parliamo di greci: di quelli che addirittura sono morti a causa della crisi, e di quelli che non ce la fanno più: degli indigenti in primis, dei meno abbienti, dei pensionati al minimo, degli ammalati senza medicine e così via. Parliamo e ci occupiamo delle persone, appunto. Non sterili numeri, ma uomini donne bambini e anziani in carne e ossa. Delle persone letteralmente strozzate dalle scelte politiche sbagliate di un’Europa solo finanziaria e monetaria, che di politica non ha nulla. Della politica delle banche e dei banchieri, dei ricchi – più semplicemente – che vogliono continuare a esserlo e che vogliono arricchirsi sempre di più a spese completamente –e semplicemente – dei poveri sempre più poveri. Spirale infernale inarrestabile?

No! Ed è questo in sostanza il NO che gran parte del popolo greco si appresta a segnare sulla scheda del referendum di domenica. NO all’austerità che non produce crescita economica e sociale per le classi più disagiate e, a ben vedere, per il popolo intero per il Paese. In un approccio culturale e politico glocale,sì, parliamo di Grecia e di greci, di solidarietà tra popoli (internazionalista si sarebbe detto in altri tempi con un’accezione che deve valere anche per l’oggi e per il futuro), ben sapendo che quelle persone siamo noi: quello che da tempo si sta vivendo in Grecia lo stiamo vivendo anche noi (con gradi di sofferenza certo diversa tra i più e i meno “fortunati” e la situazione drammatica del Paese greco potrebbe essere a breve quella di altri Paesi. Anche in Vaticano si sta affermando che “l’imperativo è quello di cambiare rotta”.

“Prima le persone” e “l’imperativo di cambiare rotta” si saldano in modo molto stretto e in modo inoppugnabile. La presa di coscienza di questi assunti è fondamentale: i popoli, con la partecipazione massima e più diretta possibile, devono prendere in mano il loro destino e decidere del presente e del futuro proprio e di quelli che verranno. Questo è, ancora in sostanza, l’altro senso e significato del referendum a cui i greci sono chiamati. Alla base di tutto c’è una questione in particolare: la dignità che a nessuno può essere negata, a un singolo individuo, così come a un interi popolo. Nessuna persona deve restare indietro o esclusa da una condizione civile – e dignitosa – di vita: si tratta di opportunità pari per tutti, di solidarietà (quando qualcuno incontra difficoltà), di coesione sociale. Gli errori commessi anche, ma non solo, in Grecia da intere classi dirigenti degli ultimi decenni, non possono, oggi, essere una motivazione-giustificazione sufficiente per affamare un intero popolo, prostrato, con il cappio al collo.

Il referendum non è sull’Europa: la Grecia vuole e deve restare nella comunità europea. Il referendum, dunque, è su quale Europa, sull’Europa come: non quella dell’austerità, solo monetaria, solo economico-finanziaria (che, tra l’altro, non funziona) ma quella Politica e Sociale, quella realmente dei Popoli e per i Popoli. C’è bisogno di un’Europa Politica capace di mondarsi e rendersi indipendente dal potere finanziario e capace, quindi e soprattutto di perseguire il Bene comune attraverso la difesa e la valorizzazione dei Beni comuni materiali e immateriali essenziali, dal clima all’acqua pubblica (diritti essenziali e fondamentali dell’uomo e perciò non disponibili), dalla Storia alla Cultura, altrettanto essenziali e fondamentali e, quindi, accessibili a tutti. In una parola, la cura dell’umanità in tutte le sue componenti e con uno sguardo rivolto a un futuro anche molto lontano contro l’dea e la pratica imperante del solo profitto economico rapido e facile che, naturalmente, nulla ha di umano. Tutto viene scaricato sui più deboli e sugli ultimi nei singoli Paesi – e anche su Paesi interi e non solo nel Terzo (o Quarto) mondo – che pagano per intero i costi sociali e ambientali sotto gli occhi che non vogliono vedere o incapaci di porre limiti e di imporre un reale e deciso cambio di rotta di interi ceti politici e classi dirigenti.

L’imperativo, allora, deve essere il Bene Comune. C’è il bisogno fondamentale di un dialogo vero e sincero, costruttivo tra la politica e l’ economia che necessariamente e ineludibilmente siano unicamente e decisamente al servizio della vita, dell’uomo, dell’umanità. Il dominio assoluto della finanza (il salvataggio ad ogni costo delle banche è un costo che grava e viene pagato tutto intero dalla popolazione, da tutti noi) non ha alcun futuro e non potrà che generare nuove crisi, dopo un’apparente cura “lacrime e sangue”, lunga e costosa, e che non fa altra che incancrenire la situazione. Sono questi sentimenti comuni, oramai sempre più diffusi e condivisi, da larghissimi settori, di tantissime persone anche con esperienze e percorsi culturali e politici diversi: è su questa saldatura che si può pensare di costruire, assieme, il futuro (se un futuro, oltretutto degno di questo nome, vogliamo avere)!

Giuseppe Musolino

Di seguito, il Comunicato Stampa del Coordinamento Provinciale Altra Europa:  

I diktat e i ricatti della Troika non hanno piegato la determinazione con cui il governo greco, guidato da Syriza, si sta opponendo alle politiche liberiste che impongono l’austerità ai ceti popolari per salvaguardare ricchi e grande finanza. Nel braccio di ferro imposto alla Grecia è in gioco la stessa democrazia, la possibilità per i popoli d’Europa di decidere il proprio futuro. La battaglia che il popolo greco ed il suo governo stanno conducendo contro la Troika ed i paesi allineati e sostenitori di queste politiche, è anche la nostra. Una vittoria della Grecia sarebbe la vittoria di tutti i popoli Europei. Diciamo NO ALLA TROIKA E ALL’AUSTERITÀ; SIAMO CON LA GRECIA PER UN’ALTRA EUROPA.

Venerdì 3 luglio, alle ore 18.30, davanti alla Prefettura di Varese ci mobilitiamo con un presidio a fianco della Grecia, del suo popolo e della democrazia!

Il Coordinamento Provinciale AE Varese

2 luglio 2015
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