Varese

Varese, Alla fine Bruno Belli lasciò il partito e tornò ai suoi “Venerdì”

Bruno Belli

Bruno Belli

Dopo dieci mesi di tira e molla con il vertice cittadino del Pd di Varese, Bruno Belli, uno dei due responsabili del gruppo di lavoro dedicato alla Cultura, se ne va e lascia il partito. Diversi i segnali che facevano supporre questo deludente esito dell’esperienza di Belli nel Pd, ultimo tra questi l’assenza dell’umanista varesino alla “Leopolda in salsa bosina” che si è svolta alla Schiranna lo scorso weekend.

Ma Belli non se ne va sbattendo la porta. Ha inviato oggi ai nomi del suo indirizzario un messaggio assai pacato: “Poiché ho ricevuto più inviti da parte di chi frequentava, di colleghi operatori nel settore della cultura e di amici a rinnovare il sodalizio de “I VENERDI’ DI BRUNO BELLI”, dopo alcuni mesi di riflessione, ho pensato di rivolgermi a Voi stessi, con una sorta di SONDAGGIO, affinché, chi lo voglia, mi possa far pervenire la propria opinione o su questa stessa pagina, oppure nella mia e-mail”.

Continua Bruno Belli: “Lo spirito dei “Venerdì”, nel caso che tornassero “attivi” sarebbe esattamente quello “classico”, tramite la massima apertura ad opinioni, idee, confronti, sempre tramite un ospite del mondo “socio culturale” varesino (e non solo), così come gli appuntamenti si sono sempre contrassegnati, tanto più che ho declinato ieri la mia collaborazione con il PD varesino, tornando, di fatto, ad essere un cittadino comune che “opera attivamente nel settore culturale a Varese”. Ringrazio coloro che vorranno esprimere, perché sarà fondamentale anche questo riscontro per prendere la decisione finale (https://www.facebook.com/pages/Bruno-Belli/471143419678032)”.

Un matrimonio finito male, come spesso accade anche nella vita quotidiana, quello tra Belli e il Pd di Varese. Un esito che rafforza la sensazione dell’estrema difficoltà, per i partiti (attenzione: non solo per il Pd), di aprire un dialogo aperto e franco con il mondo della cultura. Eppure a Varese questo costituisce un passaggio obbligato, sempre che i partiti se ne rendano conto adeguatamente. Certo, la vicenda di Belli non può riassumere ogni esperienza, ma certamente appare emblematica. 

 

30 giugno 2015
© RIPRODUZIONE RISERVATA

20 commenti a “Varese, Alla fine Bruno Belli lasciò il partito e tornò ai suoi “Venerdì”

  1. Emiliano il 30 giugno 2015, ore 23:31

    Una buona notizia quando una persona di valore torna ad essere libera e autonoma, senza farsi tarpare le ali da chi le ali non ha, anzi le detesta.

  2. Mariella il 1 luglio 2015, ore 01:04

    Belli è anche in questo caso un autentico signore. “ho declinato la collaborazione”, in altre parole il coraggio di mettersi da parte, nel caso di incomprensioni, piuttosto che inutili polemiche. Non tutti ne sarebbero capaci.
    A me piacerebbe che i Venerdì riprendessero, ma, in ogni caso, c’è da augurarsi, nonostante la riflessione finale dell’articolo (molto corretta), che persone ricche di valore come Belli e gli altri che arricchiscono la città con iniziative e con proposte concrete, non siano più volutamente ignorate da qualunque amministrazione governi Varese, indipendentemente dal colore. Sarebbe un segnale di civiltà e di intelligenza.

  3. Marco Massa il 1 luglio 2015, ore 09:13

    Sono amareggiato nel constatare (come tra l’altro è giustamente scritto nella conclusione dell’articolo) quanto la politica, praticamente tutta (forse ad eccezioni di movimenti come i 5 stelle), nonostante i bei discorsi, resti impermeabile ad ogni sollecitazione di “rinnovamento”, rispetto ai suoi rigidi canoni, da parte di chi non è un politico di professione.
    E credo che sia questo il motivo della sempre minore sfiducia della politica e del disinteresse verso la stessa, che si fa domande e si da risposte in modo autoreferenziale, senza considerare le vere esigenze che i cittadini hanno.
    Quanto a Bruno Belli, deciderà come meglio crede, ma penso che, ancora una volta, sia la città, al momento, ad avere perso un’altra occasione.
    Complimenti vivissimi al PD!

  4. Luca il 1 luglio 2015, ore 10:08

    Mi sembra che l’articolo sia fazioso e tutto dalla parte di Belli, del quale, poi, bisognerebbe valutare realmente che cosa abbia fatto in questi anni per la città. Non sarà mica un oracolo.
    Non credo che i fatti dipendano dalla difficoltà dei partiti, come è scritto nell’articolo. Anche nel PD ci sono numerose persone che, senza mettersi in mostra, lavorano con serietà e con coerenza; anche senza Belli sapranno portare a conclusione un programma culturale degno del rilancio della città.

  5. Mirka Kritika il 1 luglio 2015, ore 10:21

    Quello che secondo il mio modesto parere è sintomatico della particolare situazione della cultura a Varese è dato dalle stesse associazioni e dimostra che quando si parla di orticelli (fatte salve poche eccezioni) sia la verità.
    Tranne Adriano Gallina ed Ombretta Diaferia, che hanno espresso un loro parere anche nei giorni scorsi su alcuni punti di vista di Belli (non importa se fossero d’accordo, o critici, ma importa che si siano fatti sentire, che abbiano espresso un parere scritto, chiaro, il loro punto di vista), non mi pare di avere letto alcun pensiero da altri che dovrebbero esprimere realtà associative.
    E penso che, anche in questo caso, ci sia il silenzio. Si preferisce un forum, una leopolda, ecc.ecc. ad un discorso serio “vis a vis” ad un sostegno reciproco, ad un progetto che possa accomunare indipendentemente che vi sia presente la stampa o no.
    E questo è la delizia dei partiti, secondo il vecchio adagio “Divide et impera”.
    Mi scuso per il disturbo.

  6. giulio moroni il 1 luglio 2015, ore 10:28

    Ti prego cortesemente di inserire nuovamente il mio indirizzo nella tua mailing list di amici.
    Sarei felice di poter partecipare in qualche occasione ai tuoi “giovedì” visto che dall’anno venturo dovrei avere meno impegni e potrò dedicare più tempo alle cose belle.
    giulio moroni

  7. giulio moroni il 1 luglio 2015, ore 10:30

    ho scritto “giovedì” ma ovviamente leggasi “venerdì”…. (sono condizionato dall’impegno del giovedì in Consiglio Comunale)
    g.m.

  8. Giuseppe, Pippo Pitarresi. il 1 luglio 2015, ore 12:44

    Come ho già espresso personalmente a Bruno, alcuni dei partiti politici, a tutti i livelli, sono impermeabili nel momento in cui hanno acquisito una “linea” di attività ben consolidata.
    Quindi diventa difficile che persone di diversa estrazione culturale, non propriamente allineata, possano far valere il loro “valore”, a meno che sia conveniente!!!.
    In questo caso al pd varesino, e, come accade a tutti il livelli dello stesso partito.
    Belli comunque non deve preoccuparsi tanto se non è “stato compreso”, continui sulla sua strada “culturale” come sa fare, avrà sempre chi lo seguirà e comprenderà.
    Giuseppe, Pippo Pitarresi.

  9. a.g. il 1 luglio 2015, ore 13:21

    Cara Mirka Kritica: parli di Ombretta Diaferia e Adriano Gallina…e ti pare poco?

  10. a.g. il 1 luglio 2015, ore 13:22

    Grande Moroni…

  11. Mirka Kritika il 1 luglio 2015, ore 16:52

    Ha ragione direttore: bastano pochi, ma buoni. E forse, per la verità, è più indicativo il silenzio assoluto di questi mesi da parte dei “papaveri” del Pd varesino. Orribile, se pensiamo che gli stessi pretendono di essere in grado di dialogare con i cittdini e le realtà. O, chi tace acconsente, perchè ha la coda di paglia?

  12. Emiliano il 1 luglio 2015, ore 22:42

    Un’ altra considerazione: le persone che si occupano di cultura veramente “libere” son proprio quelle non legate ad alcun partito… e i politici se ne facciano una ragione.
    Chi si auto-definisce “libero” ma legato a un’ideologia (?) non sa di che parla o, semplicemente, mente sapendo di mentire.
    Di questi occorre diffidare sempre, perchè son solo strumenti del nulla e niente più.

  13. Bruno Belli il 2 luglio 2015, ore 09:19

    Caro Moroni, inserirò il tuo indirizzo con piacere.
    Mandamene, però, una all’indirizzo bellibruno@tin.it (lo stesso per chi mi voglia scrivere su “I Venerdì”), così la metto nella rubrica dei destinatari.

    Quindi, hai deciso di passare da un “consiglio” comunale ad un “consiglio” culturale?
    Chissà chi ci guadagna e chi ci perde? Mah! :-)

    Attendo di ricevere la tua mail. Grazie. B. B.

  14. Sergio ghiringhelli il 2 luglio 2015, ore 17:32

    L’epilogo di questa vicenda era largamente previsto e prevedibile.
    Sinceramente , sorprendono non poco i tempi veramente stretti in cui tutto si è consumato
    Ma Belli , esce da questa vicenda con la testa alta e la schiena diritta.
    Caro Bruno , ( mi permetta di chiamarla così ) , Varese ha ancora bisogno di effervescenze come la sua, non ingabbiate e libere di dare un contributo anche irriverente ma sempre non condizionato. E chissà che in futuro , non sotto la bandiera di partiti , ma sotto altre vesti si possa anche collaborare.

  15. a.g. il 2 luglio 2015, ore 17:39

    Se un politico esce dalla politica (pur restando un politico), è un buon segno…

  16. Bruno Belli il 2 luglio 2015, ore 18:29

    Caro Sergio (mi permetta di risponderle così), La ringrazio per il suo intervento e perchè mi riconosce di uscirne a testa alta: mica male, credo.

    Inoltre, mi annoto al taccuino, ora, le sue ultime 4 righe (sempre consultabili, anche in futuro, sul “nostro” VARESREPORT):
    Le conserverò con molta attenzione (soprattutto il nocciolo: “non sotto la bandiera di partiti, ma sotto altre vesti”), fino dopo le prossime amministrative.
    Cordiali saluti.
    B.B.

  17. ombretta diaferia il 2 luglio 2015, ore 18:29

    Bruno,
    volevo evitar di commentar questa tua scelta dolorosa, proprio perché ne ho “operate” tante (molte anche estreme) per “restar umana” (anche se ho imparato a fare i conti con l’ansia ontontogica, da ben 28 anni mi becco una bella colica renale ad ogni bivio!).

    Procedi per la tua strada, perché come ribadisco sempre, una “rivoluzione culturale a piccoli passi in cultura civile” porta sempre gran bei frutti: anche se non amo il dopolavorismo, solo con il pullulare di “esempi” si combatte quest’imbarazzante classe dirigente, priva della benché minima azione, figurarsi culturale.

    Ma a quanto pare son stata tirata in ballo, proprio perché m’han messo in testa sin dal liceo che anche se disapprovassi la tua opinione, la difenderei fino alla morte (evito di citare quel mascalzone, eretico, satiro, a cui mi rifaccio spesso, perché la frase è del suo biografo Tallentyre – alias Evelyn Beatrice Hall – che la usò per definire la filosofia di Voltaire – alias François-Marie Arouet).

    Ti ho sempre invitato a distinguere politica e partitica nei nostri confronti su quest’esempio di “quotidiano indipendente”, ma noi “restiamo umani” e purtroppo “fino alla bara s’impara” e “se non si cade, non si conosce il dolore)!
    Ho definitivamente imparato la lezione nel maggio del 2009 (perdendo peraltro un bel po’ di soldi), ma ho archiviato l’esperienza nella cartella “rischio imprenditoriale”, confermando che il nostro progetto poteva funzionare solo nell’autonomia totale (che significa maggiore sforzo per minimo rendimento). Pensa che il mio impegno nel difendere il gesto del giovin tree-climber da ogni “strumentalizzazione partitica” ha avuto un solo risultato: dal 12 settembre 2014 non un solo volume è stato venduto ad un varesino…

    Ma c’è un’altra gran bell’espressione da cui traggo la mia forza d’azione quotidiana: “ogni crisi è un’opportunità”, te la invio come auspicio di buon venerdì, caro Bruno!

  18. Enzo Bernasconi il 6 luglio 2015, ore 15:13

    Cultura e politica difficilmente vanno di comune accordo, anche perché i politici dello stesso partito, e lo abbiamo visto in questi ultimi mesi, spesso stanno assieme solo per la poltrona, quindi “un’estraneo” ai giochetti di potere
    non è visto di buon occhio. Come Le avevo già espresso meglio ritornare sui propri passi e continuare da uomo libero e senza “movimento” sulla vecchia via, che porta al mestiere che secondo il mio modesto parere Lei sa far meglio, anche se con meno visibilità. Auguri e buon ritorno!

  19. Gemma il 10 luglio 2015, ore 16:31

    Credo che Bruno Belli sia un valore per la città (come anche altri operatori a lui simili, del resto) e che non possa essere “dimenticato” da chiunque, domani, la governi.
    Chi abbia seguito “I Venerdì” oppure altri interventi pubblici, chi ne abbia letto soltanto un libro o qualche articolo non potrà ignorare la capacità di un individuo che è in grado di rapportarsi con molte materie, grazie, evidentemente, ad una sua passione personale per lo studio, una caratteristica poco comune, oggi, in un’epoca nella quale si guarda solo ad una “specializzazione” con il risultato che si sappia tutto di una materia e quasi nulla delle altre.
    Giulio Moroni afferma nella sua lettera qui pubblicata che Belli è un “umanista politico”: forse, vedendo anche quello che sta accadendo in Europa (Grecia, Austria, alcuni partiti italiani), avremmo bisogno di qualche “umanista” in più, con menti elastiche che sappiano aprirsi “a ventaglio”.

  20. Andrea il 14 luglio 2015, ore 13:17

    Ho appreso la notizia solo ieri (ero via da un mese per lavoro) e devo dire che sono contento che una persona con le qualità di Belli se ne sia tornata libera, per prestare eventualmente le sue capacità, indipendentemente da un partito, tanto più che il PD di democratico ha soltanto il nome.

Rispondi

 
 
kaiser jobs