Varese

Varese, A dieci anni dalla morte un volume su Floriano Bodini

Floriano Bodini

Floriano Bodini

Giovedì 2 luglio 2015 alle ore 18 presso Villa Recalcati, sede della Provincia di Varese, verrà presentato il volume “Floriano Bodini. L’ansia della ricerca”, a firma di Arturo Bodini (fratello dell’artista) e di Stefano Bodini. Il volume ripercorre le tappe fondamentali del cammino artistico di Floriano Bodini, dagli esordi negli anni Cinquanta agli inizi degli anni Ottanta, riportando particolari inediti della vita dell’artista e di alcune opere, affiancate dall’analisi di alcuni dei più importanti critici a lui contemporanei.

La pubblicazione è legata alla mostra di opere grafiche organizzata da Varese Può e allestita alla Sala Veratti (fino al 6 settembre), in occasione del decimo anniversario della scomparsa dell’artista (2 luglio 2005). La mostra si è sviluppata in collaborazione con il Comune di Varese – Assessorato alla Cultura e con il patrocinio di Fondazione Cariplo, della presidenza del Consiglio Regionale, della Provincia di Varese, del Pontificio Consiglio della Cultura, della Camera di Commercio di Varese e dell’Associazione Amici Museo Bodini di Gemonio.

Ubaldo Rodari, curatore della mostra a Sala Veratti, che interverrà alla presentazione con una breve rassegna dell’opera grafica di Bodini:  « La mostra allestita recentemente a Varese vuole essere un omaggio allo scultore Floriano Bodini e in particolare alla sua produzione grafica, contrassegnata da una lunga ed attenta ricerca di quel segno che ne avrebbe poi caratterizzato l’espressione. L’allestimento vuole condurre il visitatore lungo un percorso che si dipana nell’arco di circa venticinque anni di sperimentazione e di ricerca che fa di Bodini uno degli artisti tra i più interessanti di quel periodo storico compreso tra la fine degli anni Cinquanta e la prima metà degli anni Ottanta. Terminato il primo periodo legato agli studi accademici che vedono una produzione grafica più attenta alle soluzioni della pittura che della scultura, Bodini inizia, partendo dal 1959 circa, una stagione di produzioni incisorie che segnalano una maggiore attenzione all’uso di un segno più vicino alle problematiche socio-esistenziali dell’immediato dopoguerra. Abbandonata la tecnica di incisione diretta (puntasecca) l’artista si concentra sull e possibilità espressive dell’acquaforte, individuando una grammatica del segno che porterà a una accentuazione espressiva delle forme rappresentate. La successiva scoperta della tecnica litografica su pietra gli consentirà di arricchire questo complesso vocabolario formale. La linea si fa robusta, forte nei suoi spessori, decisa nel suo svolgersi che egli tornerà a trasferire verso le metà degli anni sessanta sulle lastre in acquaforte, arricchendo ulteriormente il suo alfabeto compositivo e realizzando quei fogli importanti che saranno considerati nella produzione grafica, tra i più interessanti in Europa ».

Per informazioni www.mostrabodini.it

18 giugno 2015
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