Varese

Varese, “Natura naturans”, 28 opere di Webster e Paine a Villa Panza

Da destra Paine, l'interprete, Webster e Bernardini

Da destra Paine, l’interprete, Webster e Bernardini

Merita grande attenzione la mostra inaugurata oggi a Villa Panza, bene di proprietà del Fai, con il titolo suggestivo ed evocatorio, “Natura naturans”, che offre al pubblico 28 installazioni di due artisti americani, Roxy Paine e Meg Webster. Una serie di opere, è il caso di dire in questo caso, davvero disseminate nella dimora del conte Giuseppe Panza: nel grandioso giardino, nelle sale dell’appartamento, nelle rimesse che sono state rinnovate e ristrutturate. Ed è stato bello, all’inaugurazione, conoscere le opere in un giro insieme ai due autori, che – come nel caso di Paine – rivedevano proprie opere a diversi anni di distanza dalla loro nascita.

Opere che evocano la natura, forza positiva di cambiamento, ma anche realtà oscura ed inquietante. Insomma, madre e matrigna. Due modi diversi, due approcci quasi opposti al tema da parte degli artisti di questa doppia personale. Come dice, con il consueto stile diretto, il vice presidente del Fai, Marco Magnifico, “qui la natura creativa aiuta se stessa e ci suggerisce una riflessione sulla crosta terrestre che ci ospita”. Una riflessione, continua Magnifico, “che avremmo amato vedere nei padiglioni di Expo in cui il frastuono distoglie dalla riflessione”. Dopo l’intervento di Piercarlo Alessiani, presidente e amministratore delegato diJti Italia, main sponsor di Villa Panza, e dell’assessore Sergio Ghiringhelli – che sostituisce l’assessore alla Cultura Longhini -, le parole del direttore di Villa Panza, Anna Bernardini, che propone un diorama di straordinaria ricchezza sull’opera dei due artisti.

Come sottolinea la Bernardini, il titolo della mostra deriva dal grande pensatore del Seicento, Baruch Spinoza. E nelle opere diverse e quasi diammetralmente opposte Bermardini legge un elemento comune: “la natura come ciclo continuo di crescita e decadimento, dal volto mutevole e dinamico”. Ma è il critìco Angela Vettese, in collegamento precario da Venezia, che propone quasi due parole-chiave per descrivere le opere dei due artisti: la natura come utopia nella Webster, e la natura tagliente e neutrale quanto a moralità in Paine.

Poi la parola passa ai due artisti, che si soffermano sulle loro opere e sul rapporto tra la loro arte e la collezione del conte Panza. Ed è incredibile come Paine si esprima con termini che ricordano da vicino il pensiero di Spinoza. “Forze”, “campi”, “potenze”: pronuncia queste parole in inglese fissando, concentrato, un testo scritto. Più soave e allegra la Webster: “la miglior curatrice che si potesse desiderare”, definisce Anna Bernardini. Al termine delle riflessioni e delle risposte alle domande, la presentazione si chiude con la rivelazione, da parte di Marco Magnifico, della prossima morte della grande quercia di Villa Panza, che si erge senza foglie nel giardino. Per accompagnarla alla morte eventi, iniziative, incontri. Poi la visita dei presenti alla mostra insieme agli artisti.

Un itinerario lungo e articolato, con opere in giardino, ma anche sui muri, nei corridoi e nelle sale. Opere sorprendenti, in alcuni casi, divertenti, in altri, addirittura inquietanti, in altri ancora. E’ il caso dell’opera di Paine “Dinner of the Dictators”, una tavola imbandita sotto ad una teca di vetro. Tanti piatti e bicchieri pieni, come se i convitati si fossero assentati per un attimo e fossero usciti dalla sala. Ma sul muro una legenda spiega a chi appartengono piatti e cibi, bicchieri e bevande. Lasciamo ai visitatori il compito di scoprire l’orrenda bevanda di Adolf Hitler.

 

 

11 giugno 2015
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