Lettere

Immigrazione e sicurezza

stranieriIl continuo sbarco di emigranti sulle coste siciliane ha messo in crisi le nostre strutture di accoglienza. La presenza sempre più numerosa di questi extracomunitari tra i nostri cittadini, già duramente provati, impauriti e impoveriti dalla grave crisi economica, sta creando allarme e rifiuto nei confronti dello straniero, considerato alla stregua di un barbaro.

Questa grave situazione di allarme e di rigetto non è purtroppo senza ragione; ed è favorita anche dall’accresciuto aumento di furti nelle abitazioni e borseggi nelle strade e nelle stazioni, ma anche dai ripetuti incidenti mortali, come quello compiuto recentemente da un minorenne di etnia rom che, sfrecciando a 180 km orari, senza patente e senza assicurazione, ha falciato degli indifesi cittadini sulle strisce pedonali. L’incidente, con feriti gravi e la morte della povera filippina, e con la fuga degli autori, ha suscitato la giusta protesta e condanna della cittadinanza che reclama rispetto delle regole, vigilanza, sicurezza, e una severa condanna dei colpevoli.

Siamo di fronte ad un’emergenza sicurezza, molto sentita nel nostro Paese, purtroppo alimentata e strumentalizzata, con un linguaggio xenofobo e razzista, a puri fini elettorali che rischia di innescare processi incontrollabili tra i cittadini. Ancora una volta il nostro Paese e l’Europa si sono trovati impreparati a fronteggiare questo che sta diventando un vero e proprio inarrestabile esodo biblico, che spinge un’umanità disperata a varcare le frontiere e/o a imbarcarsi su barconi fatiscenti per cercare di approdare sulle nostre coste.

I recenti risultati elettorali in Europa e in Italia hanno favorito le forze xenofobe che speculano su questa tragedia umanitaria, inducendo Paesi come la Francia, la Spagna, l’Austria ecc., a tentare di arrestare la crescita dei vari movimenti razzisti, rafforzando i controlli e respingendo alle frontiere quelli che tentano di entrare illegalmente. Che fare? Come affrontare tutti insieme questo fenomeno immigrazione, prima che la questione esploda con esiti imprevedibili per tutti noi europei e non solo? Il problema non è di facile soluzione; perché per dirla con Bauman, viviamo in una società globalizzata “liquida” dove c’è un’ assenza di qualunque riferimento “solido” per l’uomo di oggi. In Italia e in molti altri Paesi quello che è assente è lo Stato. Sta venendo meno un’entità che assicurava ai cittadini la possibilità di vivere con una certa tranquillità e di risolvere in modo omogeneo i vari problemi che la società moderna comportava. Con la crisi dello Stato sono venute alla luce le crisi delle ideologie, e dunque dei partiti, e in generale di “ogni appello a una comunità di valori che permetteva al singolo di sentirsi parte di qualcosa che ne interpretava i bisogni.”

Basta vedere i livelli di corruzione dei rappresentanti politici di destra, sinistra e centro, inquisiti ed incarcerati per fenomeni delinquenziali come quelli venuti fuori con Mafia-Capitale, per capire a quali livelli di aberrazione e di miseria morale è arrivata una certa classe politica e la nostra stessa convivenza civile. Bauman non sa che cosa si potrà sostituire a questa grave crisi economica politica e morale di liquefazione di queste nostre realtà globalizzate; sa che questa fase di transizione ed interregno durerà abbastanza a lungo e creerà movimenti di indignazione di protesta, incapaci però di risolvere i problemi planetari delle nostre società.

Quindi, come si può capire, una questione epocale (come il fenomeno immigratorio) non la si risolverà con la semplice indignazione, né spianando con le ruspe i campi rom, né con chiusure delle frontiere del resto inefficaci ed impossibili, né con il bombardamento dei barconi, né mettendo la corrente ad alta tensione lungo le coste, né eleggendo a presidente del Consiglio uno che dice che l’emigrante è un gerundio (sic!) e non il participio presente del verbo emigrare. Per tragedie mondiali del genere bisognerà “ripensare il mondo” in termini di eco-sostenibilità, rivedendo il suo modo di produzione e di utilizzo delle risorse, abbandonando quel consumismo sfrenato tanto caro all’Occidente che spinge le società a buttare tonnellate di cibi in scadenza e dove il “singolo passa da un consumo all’altro in una sorta di bulimia senza scopo”; mentre certe popolazioni subsahariane non hanno di che mangiare e spesso nemmeno l’acqua da bere!

Non a caso ha ricordato il Presidente della Repubblica On. Mattarella che “Oggi la sostenibilità è la condizione stessa della pace, così come la giustizia, la cooperazione, il rispetto dei diritti della persona”. Sostenibilità, per Mattarella, vuol dire lotta allo spreco “che è un insulto alla società e all’economia dei paesi”. In attesa di questo rivolgimento economico, sociale e culturale, spetta all’Europa e all’Onu, pacificare, per quanto possibile, le zone e i focolai di guerra, assistendo in loco i Paesi poveri, dando così una speranza di un futuro migliore agli abitanti dell’Africa. Ma lo potranno fare solo se le nazioni coinvolte saranno capaci di riacquistare un po’ di quell’umanità smarrita e se smetteranno di “guardare la nuova realtà mondiale dallo specchietto retrovisore” (Chomskj). E’ necessario che tutte le forze politiche democratiche si rendano conto che si vive in una società globalizzata liquida che richiede, per essere capita e forse superata, nuovi strumenti e nuove capacità di analisi. Purtroppo la politica, specie da noi, autoreferenziale com’è, non ha ancora compreso la portata del fenomeno e non sembra preoccupata di elaborare nuovi paradigmi culturali umanitari. Oggi la crisi del concetto di comunità ha fatto emergere un individualismo sfrenato, dove nessuno è più solidale con l’‘Altro’, ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi e difendersi.

Il Governatore della Lombardia Maroni ha dato una dimostrazione plastica di questa mancanza di umanità, inviando una lettera con la quale si diffidano sindaci e prefetti ad accogliere gli immigrati pena il taglio dei contributi regionali ai comuni. Come può Renzi di fronte a questo atto irresponsabile, chiedere all’Europa di accollarsi i richiedenti asilo, quando noi italiani, che abbiamo meno immigrati rispetto agli altri, ci rifiutiamo di accogliere i nostri?

Che fare? Lo Stato e la politica italiana devono aderire alla richiesta della Comunità Europea, che da anni reclama una dignitosa sistemazione dei campi rom. Questi campi, anche quelli autorizzati, sono diventati per lo più, salvo eccezioni, ricettacoli di diseredati che pensano che per sopravvivere si possa rubare, uccidere, rapinare impunemente.

Nelle nostre città si vede di tutto: si vende roba contraffatta persino nei luoghi storici, vicino ai monumenti, diventati dei Suk a cielo aperto, questuanti da per tutto: ai semafori, nei ristoranti in genere e sulle nostre spiagge, dove ogni due minuti passano avanti ed indietro venditori extra – comunitari. E’ un’umanità disperata che spesso, con petulanza insistente a volte anche asfissiante, chiede di essere aiutata e che spesso finisce con l’infastidire non poco i cittadini. Queste cose si vedono solo da noi e non in Germania e negli altri paesi evoluti. Tutto ciò esaspera il cittadino comune e non solo. Il disagio dei cittadini di fronte a questi fatti è reale ed ha sbagliato la sinistra nel suo complesso a sottovalutare il fenomeno, che ora ha preso delle pieghe razziste incontrollabili.

Lo Stato deve farla finita con questi questuanti abusivi, rimettendo ordine, utilizzando la forza pubblica non per dividere le tifoserie sportive agli stadi e fuori, ma per tutelare la legalità nel territorio contro ogni forma di non rispetto delle regole, controllando ad esempio con un casellario centralizzato nazionale quali guidatori e quali vetture circolano non in regola (ritiro- patenti, auto non assicurate ecc.). Intanto in attesa di misure opportune si può cominciare ad allentare la tensione xenofoba, cercando di evitare che si spargano nella società ulteriori dosi letali di veleni e razzismo. La misura è colma e tutti devono cominciare a fare un passo in dietro e ad abbassare i toni.

Lo devono fare i politici e lo devono fare soprattutto la stampa e le televisioni. I mass media hanno alimentato un’opinione comune che la criminalità sia favorita dall’immigrazione e che il forte aumento della criminalità, registrato in Italia nell’ultimo decennio, sia stato causato dagli immigrati; che oggi gli immigrati nel nostro Paese commettano alcuni reati più frequentemente degli italiani. Così l’evento criminoso che vede protagonista l’immigrato contribuisce a diffondere un senso di sfiducia nei confronti degli stranieri. Questo condiziona la percezione di questi diseredati da parte dell’opinione pubblica, anche se non c’è alcuna prova che certi crimini debbano per forza essere commessi solo dai rom o dagli extra comunitari.

Romolo Vitelli

 

9 giugno 2015
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