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Varese, Bruno Belli: dare più spazio alla società civile nel Pd

Bruno Belli

Bruno Belli

Riceviamo in redazione e volentieri pubblichiamo la lettera che ci ha inviato Bruno Belli, protagonista del mondo culturale varesino e ora impegnato sul fronte della cultura nel Pd di Varese: 

Leggo oggi la dichiarazione del segretario cittadino Luca Paris, dopo l’intervento di Alessandro Alfieri, a seguito della “vicenda Daniele Marantelli”: “Sono anch’io convinto, come Alfieri, che a Varese le decisioni non debbano essere prese da tre, quattro persone”.

Non entro nel merito della gestione delle primarie e della candidature, perché non è mio compito, né mia volontà, ma, quanto alla dichiarazione sopra riportata di Luca Paris, tengo ad affermare che mi auguro veramente che, prossimamente, il segretario cittadino agisca come dichiara.

Personalmente, infatti, negli ultimi sei mesi di collaborazione con il PD varesino, per la mia esperienza, come uno dei due coordinatori del progetto culturale “Vivere Varese” che andrà a formare il programma elettorale, mi sembra che molte decisioni siano state prese “a priori” ed io stesso ne ho “subito” conseguenze.

Evidentemente, torno a ricordare, non c’è ancora una vera consapevolezza del ruolo che il mondo civile possa realmente portare in fatto di ricchezza e di duttilità alla politica, impostazione che, se non condotta realmente, produrrà, a mio parere, ulteriori effetti negativi, soprattutto su partiti di stampo “tradizionali”, ad ogni consultazione elettorale.

Altrimenti non avrebbe senso, da parte dei segretari cittadino, provinciale e regionale, e persino nazionale (mi sia permesso, con tutta la mia modestia possibile, in tali casi) continuare a parlare di “elementi civici”, “partecipazione”, e così via.

Ed, infatti, non è casuale il tema del mio intervento “socio culturale” di una quindicina di giorni fa, pubblicato solo da una parte dei mezzi d’informazione varesini, sul reale rapporto che dovrebbe intercorrere tra la “società civile” e la politica.

Bruno Belli

Coordinatore del capitolo “Risorse culturali varesine” del progetto “Varese da Vivere” del PD cittadino

5 giugno 2015
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15 commenti a “Varese, Bruno Belli: dare più spazio alla società civile nel Pd

  1. Mirella il 5 giugno 2015, ore 17:34

    Ma PD non starebbe a significare “Partito democratico”?
    Certo che è proprio una bella democrazia mettere in un angolo chi gli stessi avevano annunciato, mesi fa, come uno degli esponenti di punta del mondo civile e della cultura cittadina.
    Complimenti per la coerenza!

  2. Marco Massa il 5 giugno 2015, ore 18:00

    “Evidentemente, torno a ricordare, non c’è ancora una vera consapevolezza del ruolo che il mondo civile possa realmente portare in fatto di ricchezza e di duttilità alla politica”.

    Tutto sta qui, ha ragione Belli, perchè in politica, tutto è deciso in un involucro a sè stante, le cui scelte, però, cadono sempre sulla società minuta. Chi lo sperimenta – o lo ha sperimentato – fuori dai palazzi, è una cartina tornasole di ineguagliabile importanza.

    Auguri, Belli: mi sa che ne ha tanta di strada da fare e di “scelte” da dover subire, se lì vorrà restare…

  3. Michele il 5 giugno 2015, ore 18:19

    Caro Belli, Lei dovrebbe sapere (ma penso che lo sappia) che Alexander Pope scrisse che “Un partito politico è la follia di molti per un vantaggio di pochi”.
    Dai suoi scritti che leggo su VARESEREPORT ultimamente, lei “attenterebbe” a questo equilibrio.
    Ecco spiegate le “conseguenze” cui accenna.
    L’importante è che lei continui a ragionare, parlare ed agire negli stessi modi che aveva anche quando per i quali il PD varesino si è “gloriato” di “ingaggiarla”.

    Come a dire: avete voluto la bicicletta? Ora, pedalate!

  4. Mirko il 7 giugno 2015, ore 10:23

    L’analisi di Belli è attenta e pratica. La realtà è come la descrive: non è casuale l’astensionismo aumentato anche in questa tornata elettorale. O la politica si fa partecipe dei problemi e delle necessità concrete, o è chiaro che avranno sempre più forza le nuove forme “populiste” (ad esempio i 5 stelle ecc, che, per lo, meno, parlano di “necessità” umane).

    Infine, indipendentemente dal suo rapporto con la segreteria del PD Belli resta una ricchezza che sarebbe autolesionistico lasciare andare. E questa credo che sarà ben considerato.

  5. Emiliano il 7 giugno 2015, ore 11:07

    Credo che il problema dei partiti “attuali” – e uso le virgolette volutamente perchè di attuale non c’è proprio nulla in essi, in quanto non è possibile richiamarsi ancora oggi a “valori” di un secolo fa’ in un mondo che cambia a velocità incontrollabile – stia proprio nel loro “immutabile involucro”, che tuttavia permette loro ancora di avere buon seguito nella popolazione, cui piace a quanto pare vedere e sentire gente che litiga, strilla a ogni cosa, salvo poi mangiare allo stesso tavolo.
    Il problema, dunque, non sta sempre e solo nei partiti, ma nella gente stessa, divenuta a sua volta “politici dilettanti” in quanto ogni gesto e pensiero alla politica si richiama, senza un briciolo di indipendenza mentale e freddo raziocinio. Ragionare con lo stomaco non ha mai fatto bene a nessuno, e mai lo farà. Non cambiano i partiti, ma non cambia nemmeno la gente (gli elettori) insomma.

    Allo stesso Belli chiedo, dunque, di evitare di esprimersi con termini tipo “società civile” – per dirne una – più che altro perchè puzzano di vecchio (e di fumo) come i partiti stessi ed essere più naturale ed eloquente, come lo è sempre stato e spero continui ad esserlo.

  6. Bruno Belli il 7 giugno 2015, ore 14:08

    Caro Emiliano,
    leggo il tuo commento e la richiesta che tu mi rivolgi. Ebbene, hai senza dubbio ragione. Nell’intervento precedente, parlavo di “intellettuali” (un termine,che, però, non amo molto, perchè restrittivo ed al tempo stesso, a mio parere, piuttosto “classista”, sebbene lo utilizzi giacchè chiaro a tutti): VARESEREPORT, una delle uniche due testate varesine che lo colse (perchè, devi sapere che non tutti permettono che si dica pane al pane e vino al vino, altrimenti si romperebbero certi “equilibri” che hanno prodotto proprio l’immobilismo di cui tu parli), lo intitolò “intellettuali e partiti”.
    “Società civile” è un termine che comprende l’insieme dei cittadini e si contrappone a “società politica” (di fatto, ci sono due “Italie”, quella “civile” e quella “politica”) e per questo l’ho usata.
    Ti chiedo di dirmi tu, come avresti preferito che mi esprimessi. In questo caso, essendoci un riferimento delicato anche alla mia personale esperienza, ho cercato di evitare il consueto stile “provocatorio” cui tu, come molti lettori, ed amici, sono abituati.
    Quindi, aspetto di rileggerti…

  7. Gabriella il 7 giugno 2015, ore 17:16

    Penso che Belli debba continuare ad agire come ha fatto sinora, soprattutto anche grazie all’esperienza maturata nei “Venerdì”, senza che un qualunque segretario cittadino di qualsiasi partito pretenda di metterlo all’angolo.
    Se le idee espresse anche in questo intervento si possano rendere concrete non è dato ora saperlo, ma, se Belli saprà incidere come ha fatto per gli 11 anni da tanti di noi frequentati come se fossimo sempre a casa nostra, le novità saranno possibili.

  8. Emiliano il 7 giugno 2015, ore 22:00

    Sottolineo che il mio era solo un esempio per intendere appunto che questo tipo di terminologia è, a mio modesto parere, piuttosto generico e privo di un suo significato preciso: più uno “slogan”, insomma, che altro. Un po’ quando parliamo di “popolo” o di “cittadini”, spesso a casaccio. O, come ho spesso detto, persino lo stesso termine “cultura”. Parole utili ad essere strumentalizzate dalla politica e nulla più.
    La lingua italiana è bella proprio perchè ogni parola ha il suo significato, senza “trappole” linguistiche come ad esempio l’inglese o (ma in misura inferiore) il tedesco: l’uso che la politica fa della lingua italiana è troppo spesso retorico, ed influenza negativamente anche chi – come Belli – l’italiano lo conosce benissimo e non ha certo bisogno di chi – come il sottoscritto – gli insegni ad usarlo.
    Venendo al termine di “società civile” esso per me ha lo stesso significato, ad esempio, di “classe operaia” o di tanti altri modi di dire analoghi: uno slogan fatto di nulla, per sedurre coloro cui piace essere abbindolati.

  9. Bruno Belli il 8 giugno 2015, ore 11:22

    Allora, caro Emiliano, sarò brutale e diretto.
    La politica ha bisogno di persone intelligenti che provengano dal mondo comune e che possano inserire un apporto pratico sulla base dell’esperienza personale acquisita nei vari settori.
    C’è bisogno, pertanto, soprattutto, di persone che sappiano, all’occorrenza, non “obbedire” in toto a dettami che ritengono inutili, o inopportuni, verso i problemi del popolo solo per equilibri interni ad un partito (popolo ti piace? o è troppo “di sinistra” per un uomo di “destra storica” come sei tu, preferisci “gente”?, ma è, per me, troppo qualunquistico).

    C’è bisogno di politici meno arroganti, supponenti, auto referenziali…c’è bisogno, insomma, di fare politica per amministrare la “cosa pubblica”, non facendone soltanto un mezzo per stringere tra le mani il potere.
    C’è bisogno di politici che non si sottomettano a chi stringe nelle mani l’economia, avendo trasformato, in funzione di essa, l’”autodeterminazione dei popoli” (sancita, a suo tempo, dall’UNESCO e bellamente ignorata e violata quotidianamente) nella mancanza di rispetto delle peculiarità dei popoli stessi (si veda QUESTA Europa, che si potrebbe pensare differente da come si è composta).

    E, siccome penso che tutto questo sia molto difficile da ottenere, e che forse ci vorranno alcune decine di lustri, forse c’è anche bisogno che Belli “spernacchi” l’attuale politica e torni soltanto a studiare che cosa significherebbero parole come “politica”, “popolo”, “economia”, “gente”, “umanesimo” per scoprire che il più fortunato della terra è chi non abbia cercato di indagarne i significati, sovente chiarissimi soltanto nei libri.

    Forse sarebbe meglio, addirittura, propagandare l’analfabetismo (ché non cambierebbe alcunché), giacché all’uomo, per vivere, è sufficiente soddisfare le funzioni vitali principali (mangiare, bere, dormire, orinare, defecare) ed naturali (“trombare”: hai visto come sono diretto?).
    Tutto il resto sarebbe “superfluo”.

    Però, ahimè, un certo signor di Voltaire mi ha detto che “il superfluo è cosa assolutamente necessaria” e, per Domineddio!, questa è la MIA politica: cercare di riportare a tale “superfluo” quella “necessità” che ci spinge a completarci oltre le funzioni vitali e sessuali…

    Mi fermo, qui, perché credo di essermi spinto in una filosofia da quattro soldi che mi annovera tra il gruppo eterno dei “matti” compatiti…

  10. Emiliano il 8 giugno 2015, ore 16:51

    Quando dico che la politica, ahimè, ha il potere di dividere gli uomini e distogliere dai problemi reali credo di non sbagliare e ne stiamo dando perfetto esempio… pur NON essendo politici. E la politica tira fuori sempre il peggio dell’uomo, ahimè.
    Infatti siamo qui a dire se sia meglio o peggio dire “popolo” o “gente” (non sapevo che il secondo termine sia più da “destra storica”, ma se anche così fosse non trovo il termine migliore di “popolo”: è l’uso strumentale che se ne fa e se ne è sempre fatto ad essere genericamente discutibile), “società civile” o “mondo comune”.
    In Italia, purtroppo, siamo abituati a diffidare di chiunque: abbiamo il vizio, forse, di “annusarci” troppo per cercare di capire se uno sia di destra, centro o sinistra, come se questo fosse un problema insormontabile per collaborare reciprocamente.
    Dunque non vorrei che da una mia frase forse espressa male (dunque equivocabile), riferita a un modo di dire e non alla persona, nascesse un ennesimo problema che non è tale, ma soltanto un mio banale punto di vista – che non è senz’altro di sinistra (cioè?) ma neanche di “destra storica” (cioè?).
    E poi se devo proprio rincorrere i morti, grazie no, preferisco tenermi stretti Mozart e Luchesi. Loro, senza volerlo, hanno capacità di unire e armonizzare tutto (e non è un caso: ai loro tempi sinistra e destra erano concetti non ancora nati seppur nascenti): il resto è noia.

  11. Bruno Belli il 8 giugno 2015, ore 17:19

    Non ho fatto distinzione di destra o di sinistra – forse mi sono espresso male – oppure hai frainteso tu, ma un discorso ben più sottile che la fretta senza dubbio non ti ha fatto comprendere. Rileggi, per piacere, con più attenzione i passaggi dove affermo di quali “politici” ci sia bisogno, e di quale sia la mia posizione.
    Questa volta ho mantenuto il mio stile un po’ provocatorio…e tu, che eri direttamente chiamato in causa, hai frainteso.

    Ora, se lo hai fatto tu, la cui amicizia è provata e di lunga data, figurati, se mi fossi espresso nella lettera che il direttore ha pubblicato con uno stile provocatorio il pandemonio che ne sarebbe scaturito…

    Quindi, “gente”, o “popolo”, io penso che si debba lavorare per le persone comuni, non per coloro che vivono di privilegi perchè questi non verranno mai meno e la differenze sociali e culturali non saranno MAI risolte.

  12. Emiliano il 8 giugno 2015, ore 18:20

    L’ultima tua frase chiarisce perfettamente ciò che “dovrebbe” essere un concetto e pensiero comune, ne di destra ne di sinistra (o sia di destra che di sinistra): ma la politica ci permetterà di arrivare a questo obiettivo?

    Non dispero ma… non sono ottimista.

  13. Marco Massa il 10 giugno 2015, ore 10:42

    Caro Belli,
    mentre Lei, giustamente sottolinea l’importanza di un governo composto di persone serie ed impegnate, provenienti anche dalla società comune, l’amministrazione varesina vorrebbe chiamare l’esercito non avendo fatto nulla di concreto sul piano della sicurezza e lei interviene con una ironica frustata.
    Ma, ci chiediamo noi cittadini, e, personalmente, lo chiedo anche a Lei: dopo questa giunta, anche cambiassero gli uomini ed i colori, saremo certi che non ne arrivino dei simili? Il cittadino come si può comportare?
    Evidentemente, ne 2011, riconfermando il sindaco uscente, i Varesini non erano poi così scontenti dell’operato de primo cittadino.
    Non è anche colpa nostra, di noi Varesini, intendo?
    Grazie se mi vorrà rispondere.
    M.M.

  14. Bruno Belli il 10 giugno 2015, ore 19:49

    Gentile sig. Massa,
    vedo solo ora il suo post che mi sembra meriti una risposta completa e piuttosto articolata. Le dico sono che, secondo me, sì, la colpa, spesso, è nostra.
    Però, mi ha sollecitato un pensiero che dovrò esprimere con maggiore calma.
    Mi lasci un paio di giorni di tempo (non mi aspettavo un intervento che merita, a mio parere, di non essere liquidato con 2 righe) e manderò al direttore Giacometti (se la vorrà accogiere con esito positivo) qualche riga che si muoverà proprio dalla sua richiesta e dalla sua riflessione.
    B.B.

  15. enzo il 25 giugno 2015, ore 09:45

    I politicanti di professione da 14 lustri a questa parte mi hanno insegnato una cosa “mai dire mai” perché a volte si esce sbattendo la porta per rientrare con tanto di benvenuto come se niente fosse dalla finestra. Farsi desiderare può alla fine pagare, quindi non mi meraviglierei più di tanto che pure a Varese strategicamente
    possa succedere. Mentre stavano scavandogli la fossa a Letta dicevano di stare tranquillo…

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