Lettere

C’è “politica” e “Politica”

schedaPotrebbe essere l’”ultimo” avviso a tutti i naviganti nel mare magnum della politica? Forse no e, forse, non siamo all’irreparabile e definitivo naufragio della nave, comunque gravemente squarciata in più punti. Bisogna sempre premettere che c’è “politica” e “Politica” (minuscola e maiuscola a distinguere che esiste la cattiva politica e la buona Politica) e che la situazione è complessa e in situazioni complesse non bisogna cercare risposte semplici.

Non è né banale né scontato acquisire quello che è, anzi, il dato di gran lunga più importante: il crescere costante e, al momento, inarrestabile dell’astensione, dell’ area sempre più vasta del non voto. Mediamente si registra il 10% in meno sulle sette regioni in cui si è votato, dal nord al sud e compreso il centro: oggi in Italia vota il 50% per cento degli aventi diritto. Se è vera , a volte, l’aridità dei numeri, è necessario considerare che cinque persone su dieci non esprimono un voto, consapevomente non partecipano. Ecco, la partecipazione! Questo dovrebbe essere la preoccupazione – la cura – principale di chi vuole misurarsi nel campo della Politica! Una risposta importante, forse fondamentale e decisiva, può venire dalle liste civiche, da un rinnovato e genuino spirito civicoal di fuori dei partiti – pur necessari, che restano indispensabili nel gioco democratico e con cui dialogare e rapportarsi ma che non detengono l’esclusività sulla politica.

Partecipazione, dunque, come capacità di ascoltare che vuol recepire concretamente le istanze di tutti e cercare la migliore e più alta mediazione possibile tra le diverse idee, proposte, istanze. La mancanza di questa che è una vera predisposizione, una reale capacità che molti non hanno, è la cosa principale da chiedere alla Politica, a chi si occupa di politica, a tutti i cittadini-elettori: quello di ascoltare e di essere ascoltati è un diritto, tanto quanto un dovere, da considerare primario, fondamentale! Una buona società, una buona comunità, il Bene Comune si costruiscono a partire da questo pre-requisito! Un “codice etico” inderogabile che deve sancire l’incandidabilità di chi ha avuto o ha problemi con la giustizia, dovrebbe riguardare anche chi intende la politica come dovere e servizio alla comunità e chi usa la politica per fini personali: il primo criterio, se c’è la volontà di applicarlo, è facile da rispettare, mentre il secondo è affidato solo ai cittadini-elettori che dovrebbero saper distinguere tra le motivazioni diverse di chi si cimenta nell’agone politico.

Chi ha vinto e chi ha perso.

In generale ha perso – come detto – la politica tutta se pensiamo al non voto. Schematicamente e sostanzialmente hanno vinto Lega e M5S; in termini relativi e in modo contraddittorio ha perso il PD e, anche in termini assoluti, Forza Italia che si può consolare solo con la Liguria (grazie all’apporto decisivo della Lega, con cui pure litiga, e anche di Alfano che a sua volta litiga con la Lega e che è ridotto a cifre insignificanti); molto interessante è il voto confluito alla sinistra del PD (in particolare il 10% in Liguria). In uno scenario tripolare – senza un centro -, inevitabilmente molte attenzioni e aspettative si concentrano sul M5S che potrebbe e dovrebbe fare quelle scelte che potrebbero portare a un reale cambiamento positivo. A destra, o se si vuole nel CDX, continuano e continueranno le convulsioni e si tratterà di vedere come quando e quanto si riuscirà a sanare – per convenienza – fratture che oggi appaiono insanabili (Berlusconi-Salvini, Salvini-Alfano con quest’ultimo che gioca nel campo sbagliato); le ruspe della Lega – pur non da sottovalutare – non potranno andare, per fortuna, molto più lontano. Il PD ha, sostanzialmente, due possibilità: rinnovare il patto del Nazareno (ipotesi invisa anche a gran parte dei propri elettori ma non da scartare) o cambiare e puntare a un progetto di SX (le minoranze interne ma anche tutto quello che c’è al di fuori del PD).

Il quadro che è uscito dalle consultazioni regionali e comunali è assolutamente complesso e, parafrasando Mao, c’è confusione ma la situazione non è certo eccellente: c’è solo da sperare e lavorare perché i sommovimenti che seguiranno, a livello locale e generale, possano portare a migliorare una condizione difficile in generale e molto difficile, in particolare, per larghi settori della società. Primo compito è quello di recuperare almeno una parte dell’astensionismo, creando e favorendo tutte le condizioni possibili di partecipazione reale di tutti i cittadini chiamati a contribuire al Bene Comune, incidendo veramente, da attori protagonisti, con le proprie idee e proposte, con le proprie scelte individuali.

A livello locale.

Fra un anno si svolgeranno importanti consultazioni a livello locale e anche qua da un lavoro collettivo deve discendere una complessiva proposta Politica comprensibile, chiara, attuabile, oltre che – naturalmente – mirata alla difesa e valorizzazione dei Beni Comuni, materiali e immateriali; proposta non finalizzata a interessi personali o di parte e costruita sul lungo periodo, sul futuro oltre che sul presente.

L’appello, fin da ora, è quello di confrontarsi e contribuire a sviluppare questi ragionamenti. Non c’è tempo da perdere: un anno può essere sufficiente se sfruttato bene, se si entra in azione subito!

Giuseppe Musolino 

2 giugno 2015
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2 commenti a “C’è “politica” e “Politica”

  1. Roy1 il 2 giugno 2015, ore 17:34

    Un’analisi con profili interessanti: ma la foto di Cofferati, Pastorino e Civati che brindano alla sconfitta del PD è un’oscenità

  2. Spazio Democratico Varese il 7 giugno 2015, ore 01:57

    Per quanto riguarda i numeri, i risultati sono più controversi di quel che sembra, vedi mio commento al link: http://www.rmfonline.it/?p=24143.
    Ovvero con la seguente presentazione di sintesi su Fb:
    RAGIONIAMO, MA SUI/COI NUMERI – Nel valutare i risultati elettorali del 31 maggio, pur di accusare Renzi di catastrofe, si finge che tra regionali, europee e politiche si tratti di indistinguibile macedonia di frutta anziché di mele artificiosamente comparate con mele e banane. Un’elaborazione minima sui numeri ridimensiona i cali di voti PD e li inserisce nel trend ventennale dell’astensionismo, ormai trasferito in prevalenza sulle regionali, focalizzando sia le aggregazioni locali con liste collegate sia le specificità regionali. Renzi non ha tradito la sinistra-sinistra ma non è riuscito a salvarla dal trend di autodistruzione come alle europee, mancandogli il nemico Grillo che s’è astutamente nascosto per non nuocere più ai M5S, gli unici a guadagnare (in status ma non in incisività politica) pur con leggeri cali in valore assoluto, a parte Salvini con la demagogia della paura che cresce dappertutto tranne in Veneto, dove a vincere è il duca Zaia erede dei Rumor e Bisaglia del veneto profondo. Renzi ha perso forza propulsiva? In realtà ha promesso troppo e in tempi troppo ristretti, dando – a distanza di un anno – l’impressione del fumo perché l’arrosto è ancora agro-amaro, per assaggiarlo bene e apprezzarlo serve radicamento territoriale, donne e uomini più adeguati, e soprattutto tempi giusti.
    Francesco Spatola

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