Varese

L’addio di Varese a Luigi Zanzi, grande intellettuale, uomo libero

Scomparso Luigi Zanzi

Scomparso Luigi Zanzi

E’ morto Luigi Zanzi, intellettuale prestigioso, grande studioso, protagonista nel mondo dell’alpinismo, autorevole esponente del federalismo. Zanzi era nato nel 1938 e dunque a settembre avrebbe compiuto 77 anni. E’ morto questa mattina alle 6 e un quarto.

Una lunga carriera, quella di Luigi Zanzi, che era iniziata come avvocato civilista nello studio del padre, in via San Martino. Presto era iniziata per lui anche la lunga avventura dell’insegnamento universitario, essendo diventato docente di Metodologia storica prima all’Università di Genova e poi a Pavia.

Fu uno dei grandi esponenti del federalismo, tematica che approfondì con testi diventati punto di riferimento fondamentale nel mondo accademico e nel confronto politico. Necessario ricordare le lezioni tenute da Luigi nel suo studio varesino, con la partecipazione di grandi intellettuali democratici come Albertini e Spinelli.

Tra le grandi passioni dell’intellettuale varesino anche l’alpinismo, a cui dedicò tempo e fatica. In particolare l’amore per la montagna si associò presto in lui al grande interesse per il popolo Walser, a cui dedicò pubblicazioni indimenticabili. Per quanto riguarda l’alta montagna Luigi è stato un grande amico di Reinhold Messner, con cui affrontò il Monte Rosa. Ma Zanzi scalò anche l’Himalaya.

Fu anche un grande sportivo, in particolare raccolse successi nel campo del tennis. Era stato insignito recentemente della massima onoreficenza cittadina, la Martinella del Broletto, nel corso di una serata di grande commozione in Salone Estense.

I funerali di Luigi Zanzi si svolgeranno domani lunedì 1 giugno alle ore 14, con la cerimonia religiosa che si svolgerà presso la Badia di San Gemolo a Ganna. Per volontà dei figli sarà portato a Domodossola per l’incenerimento. Sua volontà sarebbe stata quella che le sue ceneri fossero disperse sul Monte Rosa.

Luigi Zanzi lascia la moglie Laura Lozito, oltre ai figli Alessandro e Barbara. Lascia anche i fratelli Camilla, Alessandra, Paolo e vari nipoti.

Ma lascia anche la sua città costernata per la sua scomparsa, consapevole di avere perso con lui un grande intellettuale, ma soprattutto un uomo libero.

 

 

31 maggio 2015
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5 commenti a “L’addio di Varese a Luigi Zanzi, grande intellettuale, uomo libero

  1. Zanzi Ambrogina il 31 maggio 2015, ore 18:56

    Voglio ricordarlo così…
    “….Personalmente posso portare al Sacro Monte una testimonianza assidua e così ravvicinata da essere intima, in una memoria personale che suona assai diversa nel variare del tempo della mia vita, dall’infanzia fino ad oggi; con risonanze che tuttavia comporrebbero una musica la cui partitura unitaria sarebbe principalmente intonata da giochi d’eco, più o meno in lontananza, più o meno con improvvisi ritorni distintivi in primo piano sulla scena. La varietà del mio “vivere” il Sacro Monte si è con gli anni complicata ulteriormente per l’intervento di un’attenzione storiografica che ho rivolto alla costruzione delle vicende da cui è sorta l’opera monumentale di tale “teatro montano”….” (LUIGI ZANZI – da: Disgressioni lungo la Via del Sacro Monte sopra Varese tra cronaca e “micro-storia” Tratto da: Concerto di Voci per il Sacro Monte di Varese).

  2. cesare chiericati (@CesareIt) il 1 giugno 2015, ore 10:24

    Brillantissimo intellettuale coniugava conoscenza e creatività. Era con le sue intuizioni quasi sempre in anticipo sui tempi. E per questo poco capito soprattutto nelle sue proposte politiche e amministrative. Lungo tutta la sua vita di grande studioso ha sempre dato prova di tolleranza e grande apertura.Europeista della prima ora non nascondeva la delusione per l’evidente scostamento tra l’Europa “realizzata” e quella ipotizzata dai padri ispiratori come Altero Spinelli.

  3. giovanni dotti il 1 giugno 2015, ore 15:50

    A Luigi Zanzi mi legava una lunga amicizia, fin dagli anni del Liceo, che poi purtroppo avendo intrapreso strade diverse si è affievolita nel tempo. Conservo gelosamente alcuni suoi volumi di ricerche storiche sulla Badia di Ganna di cui mi omaggiò molti anni or sono, e l’ultimo suo volume sul Federalismo donatomi recentemente durante la malattia. Non sempre ho condiviso le sue posizioni, alcune troppo “idealiste”, perché pensava che gli altri fossero sempre pronti a recepire le sue idee. Credo che per questo abbia subito anche cocenti delusioni. Ma non per questo si è arreso ed ha sempre continuato a lottare con forza fino alla fine. Serberò sempre nella memoria il suo caro ricordo, di un uomo di intelligenza e cultura superiori che si è trovato ad operare in una società condizionata da egoismi e interessi contingenti troppo distanti dai suoi ideali di libertà e di giustizia sociale

  4. martino pirone il 3 giugno 2015, ore 09:04

    Ricordo il Prof. Luigi Zanzi come un eccezionale oratore di impareggiabile eloquenza. Peccato che non ha visto realizzato il suo sogno: gli Stati Uniti d’Europa. Chissà perché i politici di tutta Europa non capiscano una tale importanza !

  5. alberto lavit il 4 giugno 2015, ore 10:01

    mi piace render pubblico il suo contributo al mio libro LA VARESE CHE VORREI :

    Luigi Zanzi
    COME VORREI VARESE
    Come vorrei Varese: la provocazione, a prescindere da ogni e qualsiasi intento polemico, torna certamente in puntuale rispondenza alla situazione nella quale si vengono a trovare attualmente tutti i cittadini di Varese che siano, per loro esperienza e storia, presi da un legame anche di partecipazione affettuosa alle sorti attuali della città.
    Ormai i cittadini di buona intenzione vivono più dell’immaginazione di come vorrebbero Varese che non di come Varese effettivamente si propone nelle sue concrete prospettive di futuro.
    Credo di non essere il solo a provare sentimenti di insistente melanconia nel ricordo di come era tempo fa e di come avrebbe potuto essere Varese.
    Tale sentimento melanconico (radicato forse anche nella mia vecchiaia) s’intreccia anche con un sentimento di indignazione per i troppi guasti, le troppe trascuratezze, i troppi abbandoni a cui Varese è stata ridotta negli ultimi anni.
    Per mia consuetudine di pratica storicizzante, sono alieno dal ritenere di poter imputare le colpe di tale situazione a singoli individui, più o meno protagonisti dominanti nella scena politico-amministrativa della città.
    Le situazioni che condizionano l’attuale sorte di Varese e la sua così deplorevole deca-denza sono complesse e riguardano un ampio contesto territoriale, nel quale, comunque, si possono ritrovare, a mio parere, alcune virtualità che potrebbero consentire, ancora una volta, una “rinascita” della città e dei suoi “dintorni”.
    Tuttavia, pur consapevole della complessità di tali condizioni storiche dell’attuale situa-zione di Varese, ritengo comunque imprescindibile l’esercizio di una critica politica che miri ad evidenziare quali potrebbero essere le iniziative che comunque i responsabili della gestione amministrativa della città dovrebbero intraprendere per tentare di rimediare ad una sorte di degrado, di trascuratezza, di abbandono che la “mia” città non merita.
    A suo tempo, quando, per una straordinaria congiuntura politico-amministrativa, fui chiamato, proprio perché al di fuori da ogni schieramento partitico, a partecipare al la-voro della Giunta Municipale (era Sindaco Raimondo Fassa, primo esponente di una “novità” di forze locali nel gioco delle lotte politiche cittadine), avevo elaborato il cd. “Piano Zanzi”, che era stato in quell’occasione approvato quasi all’unanimità dal Con-siglio Comunale, dopo lunghissimo e serratissimo dibattito.
    L’approvazione di tale “Piano Zanzi” fu uno degli ultimi atti del “Governo Fassa” della città.
    Purtroppo tale “Piano Zanzi” è stato del tutto abbandonato dalla successiva Giunta Mu-nicipale condotta dal Sindaco Aldo Fumagalli: la maniera pretestuosa con cui si volle “cestinare” tale “Piano Zanzi” fu quella di dar voce, in ambito “leghista”, ad un’istanza di ripensamento discussorio che avrebbe dovuto svolgersi con i comuni confinanti.
    Nulla fu fatto in proposito e la gestione “leghista” condotta da Aldo Fumagalli si avviò con disinvoltura verso le acque chete di una laguna in cui per anni ci si mantenne in to-tale inerzia, con abbandono di qualsiasi iniziativa di programmazione dello sviluppo della città di Varese.
    Prese allora corpo una svolta nella politica “leghista”: se, in un primo tempo i “leghisti” puntavano a rivendicare un’indipendenza radicale del governo locale dall’oppressiva centralizzazione e gerarchizzazione del governo nazionale, in quel tempo essi comincia-rono invece propriamente una politica di “occupazione” del potere locale solo a fini di dimostrazione della propria capacità di dominanza (e ovviamente a fini di gestione delle strutture burocratiche locali).
    Purtroppo l’incompetenza cultura, la mancanza di preparazione politica, la totale indif-ferenza alle problematiche di sviluppo socio-urbanistico, nonché la gravissima incom-prensione delle più profonde ed importanti virtualità ambientali della regione “pre-alpina”, provocarono sempre più gravemente il decadimento delle potenzialità di svi-luppo “strategico-territoriale” di Varese e dintorni.
    Sciagurata è stata la rovina, da parte del governo “leghista”, di tutte le virtualità di svi-luppo di Malpensa come grande aeroporto europeo (per Varese avrebbe potuto essere uno dei nodi più importante di sviluppi in chiave “turistica”); così pure la trascuratezza di tutte le esigenze di ristrutturazione delle vie di traffico (stradale e ferroviario) tra Va-rese e Milano, tra Varese e Lugano, tra Varese e Como, tra Varese e Novara; così pure la totale rovina di qualsiasi iniziativa di studio di piani di ristrutturazione urbanistica della città di Varese, nonché di rimedio ai guasti ambientali da decenni praticati in maniera dissennata.
    Ci si trova così, oggi, di fronte a una situazione di decadenza della regione “pre-alpina” e della città di Varese quale mai si era vista prima: hanno concorso a tale guasto anche altri fattori, quali, principalmente, la crisi dello sviluppo industriale (già fiorente preva-lentemente nei “dintorni” di Varese), nonché alcune profonde trasformazioni dei flussi popolazionali, degli andamenti di mercato, e così via; tuttavia, proprio tali situazioni di crisi e di incessante trasformazione avrebbero dovuto suscitare un’intensa iniziativa di studî adeguati a “inventare” nuove sorti per la città di Varese.
    Tutto ciò è mancato e, attualmente, la comunità locale soffre profondamente di tale si-tuazione di decadenza, che si riscontra anche in aspetti della qualità della vita che si può condurre in città (sembra addirittura venir meno la qualifica di Varese come “città”: i luoghi cittadini sono continuamente invasi da manifestazioni di “stra-paese”, di merca-tini ambulanti che non hanno alcun collegamento con la tradizione locale e che servono soltanto per far confluire nelle casse comunali i compensi per le concessioni di occupa-zione del territorio; il traffico locale è sempre più caotico e malamente gestito senza al-cuna capacità di strutturazione adeguata di aree pedonali; finanche il panorama urbano è sconciato da sporcizia, da imbrattamenti murali, e così via: squallore e abbandono sono le qualifiche che più immediatamente vengono in mente).
    In tale situazione diventa davvero difficile ragionare di proposte da rivolgere attualmen-te a Varese per intervenire “in corso d’opera” sull’andamento futuro della città, sopra-tutto perché non vi è nulla che si possa considerare “in corso d’opera” (sono in corso, ben si sa, alcuni progetti che l’attuale governo municipale ha tentato di elaborare in una nuova strategia di connessione con il governo della Regione, sopratutto al fine anche di ottenere aiuti di risorse finanziarie; ma tali progetti non sono stati né studiati in maniera adeguata, né discussi con la città in maniera aperta e capace di fruire del contributo “creativo-inventivo” che pur sempre potrebbe fiorire qua e là a livello locale).
    Così stando le cose non rimane altro che rifugiarsi in una sorta di sogno di “come vorrei Varese”.
    In risposta all’invito che mi è stato rivolto, mi permetto di confidare alcune linee princi-pali del mio “sogno”.
    Primo: vorrei che il governo della città avviasse il più presto possibile un dibattito aperto e continuamente rinnovato in punto alla consapevolezza che occorre raggiungere per la città di Varese in punto alla sua vocazione, ed in particolare alle nuove destinazioni che essa può intraprendere per rimediare alle sue crisi (senza tale consapevolezza verso il futuro nulla si può fare per rimediare all’attuale decadenza).
    Secondo: vorrei che si ripensassero le virtualità di Varese come “città giardino”, nonché come “città di ville” (due tratti inconfondibili della sua storia urbana: basti pensare alla “meraviglia” dell’“acropoli villereccia” del colle di Biumo); da anni mi batto (e lo feci anche con il cd. “Piano Zanzi”) per l’acquisizione alla città del parco di Villa Baroggi e della Villa Craven in continuità con il giardino estense (operazione che, tra l’altro, oltre a qualificare Varese come “città giardino”, con un intervento in prospettive nuove di concezione strategica del verde pubblico, consentirebbe anche una nuova soluzione del traffico pedonale degli studenti dalle scuole al centro città, una delle problematiche che, attualmente, nelle ore di punta della giornata, intoppa gravemente il traffico cittadino; e consentirebbe, inoltre, la realizzazione in mezzo al “verde” di una biblioteca civica degna di questo nome e di una “città universitaria”).
    Terzo: vorrei che Varese fosse capace di avvalersi delle risorse di “ville”, già proprie della “città di ville” del passato, per impiantare, con nuove modalità, l’esperienza dell’Università dell’Insubria, assumendo come fondamentale la struttura “collegiale”, collocando i collegi nelle ville dei dintorni. Ciò richiede il ripensamento della vocazione di Varese come “città universitaria”: tale prospettiva implica anche il ripensamento strutturale di piazza della Repubblica in funzione dell’ospitalità degli studenti universi-tarî, nonché in funzione delle principali sedi di valenza culturale significativa per la città (del tutto insufficiente è la concezione attuale di trasformazione dell’ex Caserma Gari-baldi, metà in teatro, metà in sede universitaria, peraltro ancora incerta; le due funzioni andrebbero tenute distinte e, se congiunte, andrebbero concepite con ben più ampio re-spiro di quanto non si sia fatto fino ad oggi, comunque in carenza di studi progettuali adeguati, discussi con la città).
    Quarto: vorrei che Varese avesse la capacità di valorizzare di nuovo alcune attrazioni ambientali proprie della regione “pre-alpina”, nonché alcune attrazioni culturali che sono state riconosciute a livello internazionale nel loro cospicuo valore ma non vengono per nulla curate come tali dal governo locale: così ad es. il Sacro Monte, Castelseprio, Castiglione Olona, l’Abbazia di San Gemolo in Ganna, il Chiostro di Voltorre, Santa Caterina del Sasso, ecc.; né si dimentichi la meraviglia “liberty” – uno dei capolavori del Somamruga – del Grande Albergo Campo dei Fiori (che, tra l’altro, potrebbe essere destinato ad essere sede di un centro internazionale di studi di ecologia delle zone indu-striali). Si tratta di risorse preziosissime che, in qualsiasi altro luogo del mondo, sareb-bero valorizzate con un flusso turistico (di grande rilievo anche a fini economici). La cura ambientale dovrebbe, d’altra parte, rivolgersi principalmente a innovare tutte le modalità di frequentazione del Campo dei Fiori e del lago di Varese, due luoghi di va-lenza paesaggistica straordinaria ed anche di fruizione decisiva per la qualità della vita.
    Quinto: vorrei che Varese affrontasse in maniera “sistematica” il problema della circo-lazione automobilistica, che è attualmente in una situazione del tutto inaccettabile, senza che alcuno se ne occupi. A tal proposito, occorre saper “sognare”: ad es. saper immagi-nare un tunnel che passi sotto il nuovo nucleo di verde urbano in estensione del giardino estense, così da collegare rapidamente il traffico in uscita verso occidente in collega-mento con una nuova direttrice di sviluppo di viale Europa verso Casciago, Luvinate, ecc.; ad es. saper immaginare un altro tunnel che colleghi viale Europa con piazza Re-pubblica, passando sotto al colle di Bosto; ad es. saper coprire il tratto ferroviario in pa-rallelo alla via Magenta, così da trasformare tutta quell’area in una zona di flusso di traf-fico con adeguate attrezzature urbane di varia sorta concepite anche come gravitanti sul nuovo centro unificato delle stazioni delle Ferrovie Nord e delle Ferrovie dello Stato; ad es. saper ideare nuovi transiti a tunnel sotto il colle di Giubiano per collegamenti con le vie di transito verso oriente. Senza tali interventi strutturali non vi è alcuna possibilità di risolvere il problema del traffico locale in Varese.
    Sesto: vorrei che Varese sapesse ideare sé stessa secondo un piano “policentrico” di svi-luppo ripensando tutto l’assetto urbanistico della città: ritengo improrogabile il muta-mento della sede carceraria, con trasformazione di quella zona in un nuovo centro di grande rilevanza anche a fini di uffici amministrativi municipali; così pure ritengo im-prorogabile la trasformazione dell’area “ex Aeronautica Macchi” in un nuovo “centro” adeguatamente progettato; così pure ritengo improrogabile il risanamento di tutte le aree variamente dismesse in abbandono nella zona che dal centro ferroviario va verso Belfor-te, nonché della zona che si distende verso Bizzozero.
    Settimo: vorrei che Varese avesse la capacità di studiare e mettere a punto (come già suggerivo nel cd. “Piano Zanzi”) un piano finanziario adeguato a risolvere con risorse locali le grandi problematiche di investimento che richiederebbe l’attuazione dei punti di ristrutturazione qui sopra indicati. Si tratta di avere il coraggio di emettere un grande prestito obbligazionario comunale promuovendo adeguati sindacati di collocamento d’intesa con le banche locali. Si tratta altresì di attivare piani di intervento con risorse provenienti dall’Unione Europea. Si tratta, infine, di saper mobilitare nuove iniziative di investimento dei privati: ciò torna di grande rilievo ad es. per la trasformazione dell’Università dell’Insubria in una struttura di alto livello internazionale, con modalità “collegiali” (a tal fine occorrerebbe saper concepire l’Università dell’Insubria non più in chiave esclusivamente “locale”, ma anche in chiave di collegamenti internazionali con istituti di varia sorta che potrebbero senz’altro essere coinvolti).
    L’elenco dei “sogni” potrebbe continuare: ma credo che basti.
    So bene che si usa dare del “sognatore” a chi dice cose a cui non si vuole prestare orec-chio: tuttavia, io mi ostino a “sognare”, una delle attività più importanti per tener sveglio il proprio spirito senza rassegnarsi alla decadenza della situazione di mondo in cui si vive.

    Luigi Zanzi

    Dedicato alla memoria dell’arch. Guglielmo Mozzoni, appassionato ideatore di iniziative progettuali per far “rinascere” Varese nelle sue più vive radici eco-storiche.

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