Varese

Varese, “Cosa nutre la vita”, mostra del Kolbe alla Madonnina in Prato

La locandina della mostra

La locandina della mostra

Mostra legata alle tematiche Expo in un’ottica cristiana. Il suo titolo è “Cosa nutre la vita. Il cibo, l’Arte Sacra nel Varesotto e nel Canton Ticino”, una rassegna organizzata dal Centro Culturale Massimiliano Kolbe di Varese, in collaborazione con la Fondazione Comunitaria del Varesotto, con il Comune e la Provincia di Varese. La sua inaugurazione è in programma venerdì 22 maggio, alle ore 18 alla Sala G. Montanari a Varese.

Interviene Robi Ronza, saluti di Camillo Fornasieri, Associazione Italiana Centri Culturali, Maria Bardelli, Presidente Centro Culturale M. Kolbe, Vittorio Pasqualotto, Presidente Centro Culturale T. Moro, Marco Pippione, Dirigente scolastico liceo Sacro Monte, Mons. Gilberto Donnini, per il Decanato di Varese. La mostra dal 23 maggi  al 7 giugno sarà visitabile presso la Madonnina in Prato a Biumo Inferiore a Varese, con ingresso libero.

Nel cristianesimo il cibo occupa un ruolo assai rilevante a partire dalla stessa narrazione evangelica: il bisogno del cibo rimanda metaforicamente al bisogno di soddisfazione e compimento che costituisce la natura umana nella sua essenza. Gesù che provvede a sfamare l’uomo, infatti, evidenzia non solo l’attenzione di Dio ai bisogni concreti dell’uomo, ma, con l’istituzione del sacramento dell’Eucaristia, il Suo sacrificarsi per fornire all’uomo l’unico vero pane che possa sfamarlo.

L’arte cristiana riflette questa situazione non solo illustrando i principali passi narrativi Vangelo che toccano il tema del cibo, come le Ultime Cene, il miracolo dei pani e dei pesci, le nozze di Cana…, ma inoltre inventando a scopo devozionale nuovi motivi iconografici che conobbero una vasta diffusione e furono oggetto di grande venerazione, come per esempio le Madonne del latte.

La mostra si propone di indagare la presenza di queste immagini nell’area settentrionale dell’antica diocesi di Milano, mettendo in evidenzia i significati religiosi che si volevano veicolare attraverso di esse e l’aspetto devozionale.

La mostra, che si compone di una ventina di pannelli, si articola in tre sezioni: dopo una breve introduzione sulla presenza del cibo e il suo significato nel contesto evangelico, la prima sezione è dedicata all’iconografia tipicamente devozionale della Madonna del Latte, di cui solo tra Varesotto e Ticino possiamo contare più di cento attestazioni. La tenera immagine della Vergine che allatta il Figlio divino, diffusasi in Occidente a partire dal Trecento, esprime con forza evidente tutta la concretezza del mistero dell’Incarnazione: Dio per poter salvare l’uomo è diventato un bambino con gli stessi bisogni ed esigenze di tutti gli altri bambini, a partire dal bisogno del latte materno.

La seconda sezione invece approfondisce le immagini dell’Ultima Cena: abbastanza diffuse nel Canton Ticino, risultano invece piuttosto rare nel Varesotto, dove comunque sono attestate. L’amore di Dio non si è limitato soltanto al venirci incontro, ma, attraverso il Suo sacrificio, all’averci reso accessibile l’unico cibo che può realmente e definitivamente saziare il sempre affamato cuore umano: Se stesso.

La terza e ultima sezione infine vuole rilanciare quella che è la responsabilità personale dell’uomo: se è infatti vero che l’uomo è desiderio e bisogno, è pur vero che proprio per questo ha una responsabilità sul modo in cui si muove per soddisfare questo bisogno. Il cibo, sia spirituale che concreto, è ultimamente un dono, ma allo stesso tempo tuttavia è anche il frutto di una ricerca, di un protendersi e di un lavoro. Compito dell’uomo infatti è perseguire nel tempo che gli è dato la propria natura fino in fondo, inseguendo la soddisfazione piena del proprio bisogno—concreto come spirituale—attraverso il proprio lavoro e agire. L’iconografia che illustra questa ultima sezione è quella, assai significativa, del ciclo dei mesi.

18 maggio 2015
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi

 
 
kaiser jobs