Lettere

Intellettuali e partiti

belli-300x204Luciano Canfora, durante un convegno a Cividale del Friuli nel 2009, trattando della figura politica di Giulio Cesare e del rapporto tra il dittatore e Cicerone, rilevava, esponendo la teoria anche tramite le pagine del “Corrierone”, l’ambigua attrazione che s’instaura tra intellettuali e potere, tramite un’“eterna storia di fascino, di adulazione e di condanna”.

Diversi aspetti di un unico fenomeno, dunque, il potere politico e quello culturale che si attraggono e si respingono in modo reciproco.

La “buona politica”, quella che dovrebbe rispondere alle reali esigenze dei cittadini, è materia che ha percorso, ieri ed oggi, le teorie espresse dai pensatori di varia provenienza, ascendenza e bontà. Al lato pratico, però, è altrettanto comune la sclerotizzazione stessa dell’idea di politica: essa sostituisce il governare con il comandare, l’amministrazione del “pubblico” con il potere, spesso puramente personale.

L’intellettuale (per comodità e praticità uso il termine di cui si serve Luciano Canfora, sebbene non sia tra i miei preferiti) il cui compito primario, l’“esigenza dominante”, è comprendere la storia nel suo svolgersi, finisce con trovare la possibile “buona politica” in determinati individui, o in particolari epoche, laddove convengano molteplici risorse e qualità, quando si attui quella “coesione del gruppo” che teorizzava il damasceno Ibn-Khaldun, al cospetto di Tamerlano, coesione mantenuta grazie ad “princeps”, identificato, dalle soglie del XX secolo in poi, con il “capo carismatico”.

Personalmente credo che i “capi carismatici” difettino nelle democrazie, giacché, altrimenti, si attuerebbe il primo passo verso un qualunque tipo di dittatura (reale, velata, travestita di finta democrazia).

Purtroppo, però, date le mie esperienze personali, mi accorgo che l’attuale politica, a tutti i livelli, non sia ancora pronta al confronto diretto con gli esponenti della “società civile”. Ad esempio, la fondamentale “dialettica” tra gli intellettuali ed il potere non si attua altrimenti che nel caso in cui i primi si assoggettino al secondo.

L’“intellettuale” dovrebbe esprimersi come il deuteragonista del politico, come chi interagisca affinché questi scelga sulla base dei precetti che sono ispirati dalla ragione e dall’umanità, per giungere, nel modo più ampio possibile, alle esigenze della stessa popolazione che, con il voto, sceglie a chi demandare l’amministrazione delle “cose pubbliche”.

Purtroppo, gli stessi “intellettuali” hanno più volte abdicato al ruolo di “osservatori” e di “deuteragonisti”, per la delusione verso una politica in sostanza inetta e per nulla, disposta a modificare il corso delle cose (si pensi ai vari privilegi). Oppure assoggettandosi in modo completo alle ragioni del potere sono trasmigrati dalla “società civile” a quella degli “oligarchi” (gli stati europei sono, di fatto, oligarchie, checché se ne chiacchiera).

Già Gramsci, curando una rubrica di scritti polemici e di commenti di costume sulle pagine torinesi dell’“Avanti!” tra il 1916 ed il 1918 – nel pieno della guerra di cui cade quest’anno per noi Italiani il primo centenario – scriveva, il 26 agosto del 1916, che “i destini di un’epoca sono manipolati secondo le visioni ristrette, degli scopi immediati di piccoli gruppi attivi, e la massa dei cittadini ignora”: sembrerebbe un’analisi sulla politica odierna, a tutti i livelli.

Così credo che, ad oggi, non ci sia la volontà di interagire con chi sollevi con spirito critico le questioni affinché siano risolte per i cittadini e non “accomodate” per gli equilibri tra i diversi poteri.

Questo avviene dal parlamento scendendo fino ai segretari cittadini dei vari partiti.

Per questo motivo senza dubbio né secondario, nè trascurabile, prevedo, almeno allo stato attuale dei fatti, altre defezioni ed abdicazioni da parte degli individui della “società civile” che abbiano provato ad impegnarsi per una “buona politica”.

Bruno Belli

16 maggio 2015
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15 commenti a “Intellettuali e partiti

  1. Mariella il 17 maggio 2015, ore 01:06

    Già terminato l’idillio tra Belli e il PD?

  2. Marco Massa il 17 maggio 2015, ore 11:00

    Come sempre, l’analisi di Belli è chiara e razionale. Vera. Però, non credo, e mi auguro che sia così come penso, che Belli si stia allontanando dal PD, dove sembra che noti le stesse “incongruenze” che ci sono negli altri partiti, da quanto scrive.
    Mi auguro, invece, che non si stanchi di battere il chiodo.

    Certo, le responsabilità maggiori delle sue scelte vanno a chi dovrebbe fare tesoro della presenza di individui che, come Belli, hanno dimostrato di potere dire e fare qualcosa di serio e vantaggioso per la nostra città.
    Sono Mirabelli ed il segretario cittadino, che hanno “ingaggiato” Belli, quelli su cui stanno le maggiori responsabilità relative a quello che questi sceglierà di fare, a mio parere.

    Mi auguro veramente che si sappia dare ascolto a Belli, nonostante i vari equilibri di partito: da semplice varesino, guardo con maggiore interesse uno come lui che il solito politico di turno.

  3. Alex Silvani il 17 maggio 2015, ore 13:52

    Per come lo consociamo, da giornalista, Belli è un fine provocatore.
    Quindi non sta lasciando senza dubbio alcun partito, tanto meno il PD. E’ una semplice riflessione ed uno stimolo nel suo stile “maieutico”, usato sui giornali e nei vecchi suoi “venerdì”.
    Però, siccome è un provocatore intelligente, nulla è fatto solo per sorprendere: sono i destinatari che dovranno ben comprenderne il messaggio.

    Vada avanti Belli – è una persona preziosa per Varese, e, di certo, anche per il PD.

  4. Bruno Belli il 17 maggio 2015, ore 18:23

    idillio? allontanamenti?…ma io non sono un “intellettuale”!
    Per ora, osservo. S’impara tanto…

  5. Mirka Kritika il 18 maggio 2015, ore 10:46

    Mi sa, semplicemente che le cose siano molto semplici: quei volponi di politici navigati, Paris e Mirabelli, si sono serviti del prestigio di una figura come Belli che non è proprio il più cretino (senza offesa alcuna e culturalmente parlando) tra i varesini, al momento del lancio dei tesseramenti.
    Poi, hanno continuato secondo le regole del gioco prestabilite ed hanno già messo da parte gli elementi “difficili”. Come sempre avviene.
    Parlano tanto, concludono solo quello che interessa.
    In questo, PD o non PD, sono tutti uguali: e poi pretenderebbero ancora fiducia da parte degli elettori.

  6. giulio moroni il 19 maggio 2015, ore 12:41

    Belli conserva una concezione un tantino “romantica” della Politica, rivendicando (anche per sé) il ruolo dell’ “intellettuale” tradizionale come figura di ispiratore del Principe che dovrebbe scegliere e decidere anche sulla base dei buoni consigli.
    Ma dalle sue parole non leggo ripensamenti o rinunzie.
    La riflessione che Belli ci pone è più una questione di metodo e di approccio, ma soprattutto di critica verso un sistema che tenderebbe ad emarginare una certa categoria di persone dalle scelte politiche.
    Avevo molto modestamente già avvertito Belli degli ostacoli che avrebbe potuto incontrare una volta deciso di scendere nel campo della Politica, terreno per lui decisamente vergine, travestendo l’Umanista (intellettuale classico e romantico) da Politico.
    Ma come diceva Gramsci siamo tutti intellettuali, cioè non esistono i non intellettuali, posto che qualsiasi azione della vita necessita di un’attività di elaborazione intellettuale-cerebrale o di sforzo muscolare-nervoso; la differenza la fa solo la funzione sociale che ciascuno di noi riveste (non si può separare l’homo faber dall’homo sapiens).
    Per me Belli è, e resta, un intellettuale classico, uno “specialista”, sebbene sia apprezzabile il suo sforzo di trasferire detta sua peculiarità a servizio della Politica; ma ciò non sembra sufficiente a fare di lui un intellettuale organico.
    E qui sorge il problema che Belli ha ben rappresentato nel suo intervento, ovvero la difficoltà per chi “sta fuori” di farsi sentire dalla Politica attuale; aggiungerei che essere un intellettuale ed avere una tessera in tasca non basta per poter sedersi al tavolo da gioco.
    Personalmente condivido in pieno questa tesi, sebbene non veda – allo stato – in che modo si possa bypassare il problema se non sposando la Politica che significa, alla fine, dover rinunziare ad un certo tipo di indipendenza intellettuale.
    Gli intellettuali classici (specialisti) non potranno mai cambiare la Politica se non diventando “dirigenti”, ovvero specialisti della Politica.
    Ma ciò significherebbe diventare organici, rinunziando ad un certo tipo di “neutralità”, abdicando necessariamente alla propria autonomia ed indipendenza di pensiero in favore di un progetto funzionale ad ottenere un successo, ovvero la supremzia di un Partito su un altro.
    E non tutti gli Intellettuali (in quanto persone della società civile) sono disposti a tanto.
    Bella scommessa quella di Belli che seguiremo attentamente.

  7. Lucia M. il 19 maggio 2015, ore 13:30

    Eh, caro Belli, se proprio vuole, torni ad organizzare alcuni appuntamenti culturali in Varese: abbiamo bisogno della varietà di proposte che da Zamberletti Lei forniva, senza limitarsi ad una cerchia di 2 o 3 materie come fanno la maggioranza dei circoli attivi ancora.
    La sua chiarezza ed il suo essere sempre diretto non fanno per questi politcanti piccini piccini.
    Credo che Lei possa dare di più alla città da privato cittadino che da “numero” in un partito che forse non la vuole, o non la capisce, o non la merita minimamente.
    Lucia.

  8. Emiliano il 19 maggio 2015, ore 18:52

    La democrazia italiana (e sottolineo italiana), diciamolo pure, ama i mediocri e tralascia i migliori.
    E con questo mi pare d’aver sintetizzato crudamente una situazione disperante da vari decenni… o meglio, ho scoperto l’acqua calda.

    Saluti.

  9. cittadinosuperpartes il 19 maggio 2015, ore 19:28

    Facciamola breve, per vincere le elezione occorrono poche idee, ma chiare,onesta’ intellettuale,ed essere al servizio dei cittadini e non di se stessi. Chi ha queste doti si candidi alla carica di sindaco. Di nominati, di incapaci, di leccatori e indagati non se ne puo’ piu’

  10. Emiliano il 19 maggio 2015, ore 23:17

    @cittadinosuperpartes: dunque attendiamo che il prossimo sindaco venga dalla Svizzera.
    Che non è neanche una brutta idea, in fondo.

  11. Bruno Belli il 20 maggio 2015, ore 10:54

    Noto con piacere che riesco ancora a muovere una discussione, chè è sempre cosa positiva.

    Ringrazio Giulio Moroni per la sua puntuale analisi e per la stima che nutre nei miei confronti,così come io l’ho per Lui.
    Forse è proprio per quello che afferma con ragione che il segretario della Lega non si chiama Giulio Moroni, ma Matteo Slavini.
    E spero che Moroni ci ripensi e che si candidi nuovamente alla prossime comunali, perchè avremmo bisogno di teste razionali più che omologate.

    Per il resto, quanto affermano Emiliano e “Cittadino super partes” è così pertinente che non si può che condividere fino nel dettaglio.

  12. Marco Massa il 20 maggio 2015, ore 13:55

    Sopra mi auguravo che quelli che l’hanno presa, un qualche ascolto glielo dessero. Dicevo:” Mi auguro veramente che si sappia dare ascolto a Belli, nonostante i vari equilibri di partito: da semplice varesino, guardo con maggiore interesse uno come lui che il solito politico di turno”.

    Ora è chiaro che sono altre le considerazioni che fanno.

  13. Mariella il 21 maggio 2015, ore 10:41

    Credo che nel PD a Varese ci sia abbastanza confusione, almeno nei programmi.

  14. Marco il 22 maggio 2015, ore 11:13

    Macchè confusione, sig.ra Mariella!
    I “capi” avranno già stabilito le regole.
    E la presa in giro a Belli non è che un aspetto della presa in giro di tutta la politica verso i cittadini e le persone serie!

  15. giovanni dotti - Varese il 25 maggio 2015, ore 10:49

    Condivido gran parte dei commenti, auguro con tutto il cuore a Belli di non fare la fine di Seneca (metaforicamente parlando) con Nerone !

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