Varese

Varese, Nietzsche che dice? Chiedetelo al suo badante al Teatro Nuovo

Stefano Panzeri

Stefano Panzeri

A chi abbia letto o conosca abbastanza bene il filosofo Friedrich Nietzche, il suo pensiero affascinante e complesso, un fiume in piena tortuoso e ricco di sfumature e ripensamenti, occorreva molto coraggio per andare a teatro e vedere lo spettacolo che ieri sera è stato rappresentato – in prima assoluta – al Cinema Teatro Nuovo. “L’ultima aurora. Omaggio a Friedrich Nietzsche” è lo spettacolo che ha chiuso, insieme, la bella stagione “Gocce” dell’associazione Rag Time e l’iniziativa Pensiero in scena, organizzata da Rag Time in collaborazione con il Liceo Classico Cairoli di Varese.

Andare a teatro aspettandosi di vedere un “bigino” del grande filosofo è già dura, per non parlare poi del fatto che abbiamo a che fare con un filosofo che, in parte per operazioni postume (la diabolica sorella Therese Elisabeth Alexandra Förster-Nietzsche in primis) e in parte per alcune posizioni dello stesso filosofo, è stato un ingrediente del potere nazista, in particolare del suo lato peggiore, l’antisemitismo. E invece no: le aspettative più terribili sono state fugate dallo spettacolo. Adesso, se avete un po’ di pazienza, vi spieghiamo come e perchè.

Lo spettacolo interpretato, solo in scena, dall’attore Stefano Panzeri, che ha scritto il testo con Adriano Gallina (voce fuori campo di Tindaro Granata) in realtà opera subito una scelta obliqua azzeccatissima: non il filosofo, ma il suo badante è il protagonista dello spettacolo, un giovane attore che, alla ricerca della possibilità di arrotondare, accetta di seguire il filosofo già rincitrullito. Uno spiazzamento che mette al riparo da letture didascaliche che pure si sono viste in giro.

Non solo: il rapporto tra il giovane badante e il vecchio filosofo è decisamente confilttuale. Per tutto il tempo il filosofo “rompe i coglioni” al badante, scampanella per qualsiasi bisogno, tira algidi aforismi scritti su carta appallottolata come noccioline ad una scimmia, vive di apparizioni in pubblico con occhi spiritati e atteggiamenti da guest star televisiva. Dunque nessun coinvolgimento tra i due personaggi, ma disprezzo del protagonista verso il “vecchiaccio” della filosofia, che non appare mai in scena, ma vive nascosto dietro un vecchio paravento.

Per quanto riguarda la filosofia del filosofo, certo, lo spettacolo opera delle (inevitabili) scelte. Diciamo (lo diciamo sottovoce) che la lezione anni Settanta-Ottanta italiana su Nietzsche è stata digerita, da Krisis al Pensiero debole, una lezione di sinistra che ha svecchiato e de-nazistizzato il pensatore. Il badante offre una serie di aforismi che riescono, con una strizzatina di occhio ai passi più celebri, a fornire una lettura comprensibile e coerente del filosofo. E va bene così: non si poteva chiedere ad uno spettacolo di acquisire anche contraddizioni e silenzi, ripensamenti e fissazioni, peraltro presentissime in Nietzsche. Esce, dallo spettacolo, un pensatore a chiave, e la chiave di lettura è il nichilismo.

Ora tutto questo che abbiamo scritto, relativamente alla drammaturgia, potrebbe tranquillamente essere saltato, non è così rilevante quando si ha a che fare con la magia del teatro, con quel “prima” e quel “dopo” lo spettacolo che viene evocato così bene sul palco. Alla fine conta davvero ciò che accade in scena, e Panzeri è bravissimo, una vera vittima in mano ad un carnefice furbastro per ragioni occupazionali (e non c’era stato ancora il Jobs Act di Renzi). Una vittima che vive ad occhi aperti il sogno di fare l’attore e che scopre come quella singolare vicinanza, con il filosofo pazzo e la sorella nazi, gli offra una preziosa chance. Al punto che lo spettacolo si conclude con il badante che si trasforma nel filosofo, esito finale di un percorso estremo alla Stanislavskij.

E così, tutti noi che eravamo al Nuovo, autori, attore, pubblico, capiscono di essersi salvati dall’abisso in cui rischiavano di cadere: Nitetzsche è restato un enigma, e non è diventato un Pippo Baudo della filosofia. Scusate se è poco.

 

 

 

 

8 maggio 2015
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2 commenti a “Varese, Nietzsche che dice? Chiedetelo al suo badante al Teatro Nuovo

  1. Daniele zanzi il 8 maggio 2015, ore 18:41

    Ho molto apprezzato l’idea di avere una presenza -non presenza del filosofo in scena e la passionalità del “badante” Stefano Panzeri, veramente bravo !…ed è giusto che Nietzsche sia rimasto in fondo un mistero con molte chiavi di lettura e di suggestioni, uscendo da schemi e gabbie in cui troppo spesso colpevolmente e volutamente è stato rinchiuso – proprio lui che si defini ed è dinamite pura -.

  2. Adriano Gallina il 9 maggio 2015, ore 10:16

    Grazie Daniele e grazie, soprattutto, ad Andrea per il bellissimo articolo.

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